Bilinguismo
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Una seconda lingua in età precoce: crescere bambini bilingui

Crescere bambini bilingui

I bisogni della prima infanzia

Come succede ad ogni genitore, quando sono nati Ettore e Giulio, ed ho visto per la prima volta la loro faccina rossa e grinzosa, ho subito pensato che a queste due creaturine avrei voluto dare tutto il meglio. Nei primi mesi di vita si pensa che “il meglio” corrisponda essenzialmente a: nutrimento, un ambiente sereno, pulito e confortevole, le braccia di mamma e papà pronte a cullare e confortare e le cure attente di un pediatra competente. Nel nostro caso dare il meglio ha coinciso anche con il cedere una quantità considerevole delle nostre ore di sonno: nei primi quaranta giorni le due scimmiette mangiavano 8 volte al giorno … per ciascuno! 16 pasti giornalieri, un pasto ogni tre ore, cambio pannolino ad ogni pasto (che mangiare stimola la peristalsi, mannaggia, mancava anche quella): fate un po’ voi i conti!

Un bisogno a volte trascurato

Ma nell’abbaglio di meravigliosi e teneri completini (e chi se ne frega se sono costantemente imbrattati di vomito, sono comunque carinissimi), c’è una cosa che spesso non ci viene detta: i bambini, fin da appena nati, hanno bisogno di parole. Possibilmente tante, tantissime parole: non parlo dei “bu-bu settete”, parlo di parole vere, con suoni e significati reali. Meglio ancora una seconda lingua completamente diversa!

A cosa serve parlare ai bambini

Il processo di memorizzazione dei vocaboli inizia nel bambino fin dal secondo mese di vita: vi rendete conto? Io e mio marito abbiamo messo il bando alle parolacce in casa a partire dai due anni dei gemelli: troppo tardi, questi si erano già imparati le parole vietate a due mesi, e adesso cominciano a tirarle fuori! Insomma aspettavano solo il contesto giusto dove usarle. Scherzi a parte, raramente i pediatri, o le altre figure che affiancano i genitori nei primi mesi di vita dei propri pargoli, mettono l’accento su quanto sia importante parlare ai bambini piccolissimi.

Parole e quoziente intellettivo

Alcuni studi hanno collegato direttamente il quoziente intellettivo alla quantità di parole a cui un bambino viene esposto nei primi tre anni di vita: più il vocabolario è ampio, maggiore è la quantità di suoni diversi che il bambino sente, maggiori saranno le abilità cognitive del bambino. Parlare da subito una seconda lingua o anche una terza, moltiplica esponenzialmente la quantità di suoni e vocaboli.

Una seconda lingua: un regalo prezioso

Torniamo al desiderio di ogni genitore di dare il meglio al proprio bambino. Cosa pensereste se vi dicessi che esiste uno strumento in grado di rendere il cervello più abile nel passare da un compito all’altro (quello che viene comunemente chiamato multitasking)? Che aumenta la concentrazione anche in un ambiente affollato, e che migliora la memoria? Uno strumento che rende capaci di intuire meglio le intenzioni del proprio interlocutore e che addirittura può preservare dalla demenza senile e dall’Alzheimer? (se volete approfondire questo particolare aspetto: cliccate qui). Non vorreste la possibilità di fare al vostro bambino questo meraviglioso regalo? Queste sono solo alcuni dei super poteri che potete regalargli semplicemente sottoponendolo ad una seconda lingua. Ma se non vi ho ancora convinto, ecco un articolo su altre mirabolanti testimonianze di quanto, potendo, il bilinguismo sia un vantaggio da qualsiasi lato lo si guardi cliccando qui.

Il magico cervello dei bambini

Alcune informazioni scientifiche: se vi scocciate, non ve ne farò una colpa, passate pure al paragrafo successivo. Se invece avete bisogno di qualche dato oggettivo spiegato in modo  semplice, ecco qualcosa di breve che potrete approfondire ulteriormente. Il cervello è un organo che si modifica e cambia nel corso dell’intera vita dell’essere umano, ma fino ai 20 anni questo sviluppo è molto più evidente. E’ tra gli 0 e gli 8 anni che avvengono gli sviluppi più evidenti ed importanti: la densità dei neuroni è altissima rispetto al cervello adulto, in questo periodo aumenta il numero delle sinapsi e la trasmissione delle informazioni tra le diverse aree del cervello è molto più efficacie. (Franco Fabbro – Sviluppo e plasticità cerebrale nell’apprendimento delle lingue).

La seconda lingua per il bambino a lingua zero

L’apprendimento di una seconda lingua in questo periodo, soprattutto se si comincia prima dei 3 anni, non avviene nello stesso modo in cui avviene per il cervello adulto. Cerco di semplificare al massimo raccontandovi quello che ho capito da una lezione piuttosto complicata del mio Prof. di Linguistica Applicata all’Università. Un tempo si pensava che il cervello di un bambino che ancora non parla fosse in un qualche modo vuoto, e che progressivamente venisse riempito dalle strutture sintattiche e grammaticali della lingua madre. In realtà gli studi hanno dimostrato esattamente l’opposto. Il cervello del bambino a lingua zero contiene potenzialmente tutte le lingue del mondo, tutte le potenziali sintassi e tutte le potenziali grammatiche.

L’apprendimento per “potatura”

Man mano che il bambino cresce avviene una sorta di “potatura”: è come se in testa avesse un enorme albero frondoso, per isolare una lingua ha bisogno di eliminare i rami superflui. Esempio: in italiano si può dire “io mangio”, ma anche “mangio”. La nostra grammatica permette il soggetto presente o assente. L’inglese prevede solo l’opzione “I eat”: bisogna “potare” l’opzione soggetto assente. In base a questi studi, la cosa si complica in meglio esponendo il bambino a lingua zero a una seconda lingua in parallelo. Nel caso del bambino a lingua zero non si tratta di apprendere aggiungendo informazioni, come quando si impara una lingua straniera, ma di riorganizzare nozioni che sono già presenti.

Come cominciare a crescere piccoli camaleonti

Quando la mia amica Silvia mi ha detto che avrei potuto cominciare a parlare ai gemelli in inglese anche prima dei 6 mesi mi è sembrato decisamente eccessivo. Confesso che all’inizio mi sentivo anche un po’ scema: insomma, sforzarsi di parlare una lingua straniera ad un ammasso di ciccia profumata (non sempre) che non ti può rispondere, e che non può nemmeno darti un cenno di riscontro (tipo: hai capito che è la terza volta che fai la cacca oggi ed è più che sufficiente?), può presentarsi come una sfida. Ma vi garantisco che le vostre fatiche e i vostri imbarazzi verranno premiati. Non vi dico il gongolamento quando, a circa 18 mesi, al mio “Ettore, close the window please!” il nano, con assoluta nonchalance, si è diretto verso la finestra, ha alzato la manina ed ha sbattuto la finestra!

Non sottovalutatevi

Non è necessaria una conoscenza perfetta della seconda lingua a cui vorrete esporre vostro figlio. Magari ci sono voluti 13 anni di scuola, soggiorni all’estero, per essere in grado di spiegarvi in un’altra lingua: fate degli errori grammaticali e vi mancano alcune parole, ma siete comunque in grado di capire e farvi capire. Potete regalare tutto questo a vostro figlio, ma, per imparare quello che a voi è costato anni di sudore, a lui basterà ascoltare voi, guardare la TV, leggere, e fare attività con voi usando la seconda lingua. Cercherò di darvi gli strumenti e raccontarvi quello che ha funzionato per Ettore e Giulio: magari nel corso della vita di questo blog altri genitori saranno in grado di dare il loro prezioso contributo. Nel frattempo armatevi di: pazienza, e tanta, costanza, anche di più, e … iscrivetevi ad un corso di yoga che in queste situazioni fa sempre bene!

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