Bilinguismo
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Bilinguismo: come si impara una seconda lingua

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Come, quando e quanto

L’acquisizione del linguaggio: un processo incredibilmente complesso

Difficilmente ne siamo consapevoli, ma imparare a parlare richiede al bambino di acquisire un certo numero di abilità complesse, senza le quali non è possibile arrivare al risultato finale, ovvero comunicare.

  • Per prima cosa è necessario imparare a separare i fonemi per distinguere le parole.
  • Poi il bambino deve imparare la complessa ginnastica tra lingua, denti e palato, che serve a riprodurre i vari suoni e a pronunciare le parole. Gli errori di pronuncia che si fanno nel corso di questa fase rimangono tra i ricordi più belli per un genitore. Io e mio marito ci sciogliamo ancora al ricordo di quando Giulio chiamava suo fratello Attoli. Ci è voluto un po’ per arrivare a Ettore, ma Attoli era così carino e appropriato al soggetto!
  • Altra abilità da acquisire è quella di mettere insieme le parole per comporre frasi di senso compiuto.
  • A questo punto le frasi devono essere messe insieme per creare un discorso comprensibile.
  • Da ultimo il bambino impara a variare e modulare il proprio linguaggio a seconda dell’interlocutore e del contesto.

Se ci pensate bene è alquanto incredibile che un bambino riesca a fare tutto ciò nel giro di 3/4 anni! Le cose si complicano ulteriormente quando all’apprendimento della lingua nativa si aggiunge quello di una seconda lingua.

Che cos’è la teoria della Grammatica Universale

Quando l’ho studiata all’università, la teoria della Grammatica Universale di Noam Chomsky mi ha affascinato moltissimo. Nel cervello di quel meraviglioso esserino spara pupu che, all’apparenza, sembra non sapere nulla della vita e del mondo, accadono cose meravigliose. Secondo Chomsky ogni bambino nasce con una grammatica universale nel cervello, una specie di compendio di tutte le possibili regole grammaticali delle lingue del mondo. Chomsky sostiene che per attivare questa selezione, il cervello del bambino abbia uno speciale dispositivo di acquisizione linguistica (Language Acquisition Device). Messa così sembra un po’ fantascienza, ma studiando una lingua straniera, vi sarete accorti che esistono delle strutture comuni. Ogni lingua possiede le categorie di nomi, verbi e aggettivi. Ogni lingua possiede delle modalità di negare, fare una domanda, o indicare la differenza tra uno o più di uno. Quando un bambino impara una lingua nativa dall’ambiente circostante, passa da una grammatica universale, ad una particolare, che mantiene delle opzioni e ne elimina altre.

Le differenze tra prima e seconda lingua

Alcuni studiosi sostengono che la teoria della Grammatica Universale sia applicabile anche all’acquisizione della seconda lingua (altri invece no, ce ne fosse una dove son tutti d’accordo!). Ma se anche così fosse, é innegabile che le capacità di esprimersi nella seconda lingua, sono diverse rispetto alla lingua predominante. Questo vale anche per bambini che vengono esposti alla seconda lingua già prima dell’anno. Le due lingue verranno parlate con una frequenza diversa (la nativa più della seconda). Anche l’interlocutore sarà diverso (spesso un solo genitore, o solo a scuola, o solo con i nonni, ecc.). Non solo, il bambino parlerà l’una o l’altra lingua per scopi diversi. E’ utopia pensare che sia possibile esporre il bambino in modo uguale alla prima e alla seconda lingua.

Le fasi nell’apprendimento della seconda lingua

Patton O. Tabors (in One Child, Two Languages) ha identificato alcune fasi tipiche. Per quanto riguarda i miei figli, in effetti, ha funzionato proprio così. Fino ai due anni i gemelli hanno parlato solo italiano. Era evidente che capivano perfettamente quello che dicevo in inglese, ma le risposte erano solo in italiano. Dai due anni in poi hanno cominciato a infilare parole inglesi in modo un po’ “telegrafico”, qua e là. Solo verso i quattro anni hanno cominciato a costruire frasi intere, ma mai a comando, solo quando gira a loro. Ora che ne hanno cinque si sforzano di fare piccoli discorsi con più frasi consecutive, sempre e solo se gli gira giusta! Producono discorsi più elaborati quando parliamo delle storie che leggiamo la sera o dei cartoni che guardano, perché ovviamente sono temi su cui possiedono un vocabolario più ampio!

Se il bambino bilingue non spiccica una parola nella seconda lingua

Molti degli amici che hanno deciso di intraprendere il percorso del bilinguismo hanno una problematica comune. E’ evidente che il bambino capisce tutto quello che gli viene detto nella seconda lingua, spesso anche oltre le più rosee aspettative! Eppure il pupo non spiccica una parola, non una frasetta, nulla di nulla. Oppure si limitano ad inserire una parolina qui o lì: io avevo l’impressione che lo facessero più per gratificare me che per un sincero desiderio di parlare in inglese. Sono una inguaribile ottimista, ho cercato di guardare al bicchiere mezzo pieno. Ma questa cosa è comunque un po’ scoraggiante, considerato quanto impegno ci mettiamo e quanta pazienza e costanza serve per coltivare il bilinguismo. Ma sappiatelo, questo non è un buon motivo per perdersi d’animo!

Che cos’è l’interlingua e perché è importante e incoraggiante

Tra il momento in qui il bambino elabora qualche frase compiuta al raggiungimento di un buon livello nella seconda lingua, si colloca quello che gli esperti definiscono interlingua. Questo è un concetto confortante: cari genitori, portate pazienza, i vostri pargoli non impareranno immediatamente. Quando e come dipenderà da molti fattori diversi: per quanto tempo nella giornata ascoltano qualcuno che parla loro nella seconda lingua, se hanno o meno occasione di parlarla con dei coetanei, se hanno occasione di andare o meno nel paese in cui si parla, se il contesto intorno approva o meno che loro si esprimano in modo diverso dalla lingua nativa. Sarà impossibile prevedere quando il vostro bambino comincerà ad esprimersi bene e fluidamente nella seconda lingua: nel frattempo accontentatevi dell’interlingua e della consapevolezza che prima o poi accadrà sicuramente.

Quando la tempistica è fondamentale

Se avete letto il blog post sulla potatura sinaptica, sapete già che ci sono delle fasi critiche e fondamentali per l’acquisizione di una seconda lingua. E’ oramai unanimemente opinione della comunità scientifica (ecco qui almeno son tutti d’accordo) che il periodo critico si collochi tra 1 anno e la pubertà. Tra i 12 e i 15 anni le capacità di apprendere calano repentinamente. Quando si impara una lingua dopo questo periodo, la qualità e fluidità nel parlare saranno drasticamente diverse da quelle di una lingua appresa nell’infanzia. In quel caso non si parlerà più di seconda lingua, ma di lingua straniera. Quindi il consiglio è sempre: non perdete tempo, prima si comincia meglio è.

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