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La porticina delle fate

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Facciamo passare la seconda lingua assieme alla magia

Un posto speciale per un modo di comunicare diverso

Coltivare in famiglia una seconda lingua può essere un lavoro non da poco. Ma anche quando siete genitori stranieri, e per voi esprimervi nella vostra lingua nativa è naturale, la cosa può presentare non poche difficoltà. Un collega inglese, orgoglioso di poter trasmettere la sua lingua madre ai suoi scatenati pargoli, mi raccontava sconsolato le sue difficoltà. In visita ai genitori a Londra, il primogenito asseriva sdegnato e imbronciato di essere italiano, e si rifiutava categoricamente di spiccicare una parola in inglese, pur essendone in grado. Insomma, ogni tanto può essere utile avere dei piccoli trucchi a disposizione: dare alla seconda lingua degli ambiti e dei contesti speciali, può rendere più interessante per il bambino usarla e coltivarla. Ecco una delle cose che ci siamo inventati.

Che cos’è la porticina delle fate e dove è nata

Come a volte accade, le scoperte che avvengono nel privato di una famiglia, possono diventare, non si capisce neanche bene come, patrimonio di tutti. E’ così che questo incredibile episodio di creatività familiare, avvenuto nel 1993 nella cittadina di Ann Arbor, in Michigan USA, nella camera dei bambini della famiglia Wright, adesso è uno strumento a disposizione di tutti i genitori del mondo, per gli scopi più disparati. Dal 2005 le fairy doors hanno cominciato ad apparire anche in molti scorci cittadini, tanto da attirare l’attenzione del Washington Post che ha dedicato al fenomeno un corposo articolo. Interrogato sullo strano fenomeno, Papà Wright, che di mestiere fa l’illustratore e lo scrittore, nonché il ricercatore di fate, se n’è uscito con delle interessanti teorie. Pare che le fate, cacciate dai boschi dalla crescente urbanizzazione, abbiano cercato dei luoghi adatti come nuovi domicili. Capitate per caso ad Ann Arbor, soddisfatte di quello che vedevano, le fate dei boschi, dei fiori e delle foreste, hanno deciso di stabilircisi in modo permanente. Insomma, se capitate in questa amena cittadina nei pressi di Detroit, munitevi di mappa turistica e andate a caccia di porticine.

Come è arrivata la porticina delle fate in camera di Ettore e Giulio

Ho sempre adorato le storie di elfi, fate, gnomi, e tutti quegli esseri magici e misteriosi che sono come concime per il cervello dei bambini. Quando avevo 5 anni i miei genitori si avventurarono in un primo viaggio all’estero: destinazione Monaco di Baviera e la Foresta Nera. Ai tempi non era così comune viaggiare con i bambini. Mia madre, temendo che mi annoiassi, ha visto bene di condire il nostro viaggio di storie, miti e leggende degli gnomi che abitano la foresta. Ho passato una settimana a cercarli sotto sassi, radici e foglie. Pare che un elfo, per premiare la mia perseveranza, abbia perfino deciso di lasciarmi un orsetto in regalo sotto al letto della camera d’albergo!

La nostra prima fatina e come ci ha aiutato

Quando i gemelli erano molto piccoli, dato che mi imbarazzava un po’ parlare loro in inglese, mi sono inventata questa specie di filastrocca sulle Fatine dei sogni. Se avessero chiuso gli occhi, e affondato la testa nel cuscino, una fatina avrebbe cominciato a sussurrare loro parole su tutti i sogni meravigliosi da fare durante la notte. La speranza era che questo aiutasse a raggiungere due obiettivi. Il primo era di ascoltare parole in inglese in una fase pre sonno, magari aiutando a memorizzare suoni e termini sentiti durante il giorno. Il secondo obiettivo era quello di sperare di convincerli a dormire. Se sul primo obiettivo tutto sommato ci siamo andati vicini, il secondo è stato a volte una meta inarrivabile!

Una porta per far entrare i bei sogni

Quando Giulio ha cominciato a fare qualche brutto sogno, ma soprattutto dopo aver cominciato a leggere Peter Pan, ho pensato che creare un accesso privilegiato per far entrare fate, elfi e compagnia bella, avrebbe potuto essere un bel modo per continuare a parlare di mondi magici in inglese anche senza libri, riservando la seconda lingua a questi argomenti. Ecco quindi che un mago ci ha recapitato questa bellissima porticina, che ho decorato personalmente, dato che i due monelli erano irrimediabilmente distratti da un mega lego della polizia!

L’uso pedagogico e linguistico della nostra porticina delle fate

Se la fase decorazione non ha propriamente funzionato a dovere in termini di coinvolgimento, la fase successiva è stata decisamente di maggior successo. Con grande diligenza, prima di andare a letto, i teppistelli lasciano socchiusa la porticina per far entrare in camera le fatine durante la notte. La mattina la porticina viene chiusa per evitare che troll e altri spiritelli maligni entrino nel mondo delle fate a creare scompiglio durante la giornata. Giulio, per precauzione, ha perfino creato una piccola trappola per troll con i lego, da posizionare di fronte all’entrata. Davanti alla porticina i bambini depositano bigliettini, disegni, piccoli lavoretti: vista l’amicizia che lega le fate agli elfi, magari possono mettere una buona parola con gli aiutanti di Babbo Natale.

Un aiuto per far rispettare le regole

Le fate sono piccole e fragili, si spaventano facilmente, quindi, prima di andare a dormire, è utile calmarsi ed evitare urla, lotte e salti scatenati sui letti. Vista la mia difficoltà ad urlare e litigare in inglese, diciamo che le fate fanno un po’ il lavoro sporco al posto mio. Non che la cosa sia efficace al 100%, ma è decisamente un aiuto. Ettore e Giulio affidano alle fate le loro afflizioni di cinquenni, chiedono un aiuto quando calmarsi da un litigio o da uno screzio è particolarmente difficile, rinunciano a qualche dolcetto per rendere la loro porticina sempre più accogliente ed assicurarsi che, la notte, le fate se ne servano.

Un mondo magico di cui si parla nella seconda lingua

Perché bisogna prendersi cura delle fate, proteggerle e non dimenticarsene. Peter Pan, che di queste cose se ne intende, racconta che ogni bambino o bambina del mondo ha una fata speciale solo per sé. Ma ogni volta che i bambini dicono di non crederci più, una fatina muore! Una sera Giulio, con sguardo perplesso, mi ha chiesto se le fairies esistono anche in italiano: mi ha fatto sorridere, gli ho risposto che esistono in tutte le lingue del mondo, ma ho deciso di non dirgli che in italiano si dice “fate”!

Come procurarsi una porticina delle fate

Se il bricolage è il vostro pane non avrete altro da fare che mettere in moto mani e fantasia. Ma se quest’ultima non è il vostro forte, e la manualità non vi manca, cercate uno dei tanti tutorial su come costruire una porticina delle fate che potete trovare su YouTube (eccone alcuni). Siete scarsamente dotati del gene del bricoleur? Amazon può venirvi in aiuto: cercando fairy doors o porticine delle fate troverete un’ampia gamma di porticine già belle e pronte, o da decorare come quella che abbiamo noi. Buon divertimento e, se avete qualche esperienza da condividere al riguardo non esitate a lasciare il vostro contributo!

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