Bilinguismo
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Bilinguismo e ripetizione: i bambini vogliono sempre la stessa storia e va bene così

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Sempre la stessa storia: perché è il metodo migliore

Alzi la mano il genitore che non ha mai dovuto cedere, sconsolato, all’ennesima richiesta di rileggere lo stesso libro o rivedere lo stesso film o video un numero infinito di volte.

Ettore e Giulio hanno amato fin da piccolissimi il libro del Grinch di Dr. Seuss, tanto da impararlo praticamente a memoria. Ma non ci è bastata questa indigestione. Quando a novembre è uscito il film, abbiamo guardato e riguardato all’infinito i trailer, anche quelli, imparati a memoria, ridendo a crepapelle tutte le volte, sulle stesse identiche battute! Alla fine ne ho avuto una tale nausea che li ho mandati al cinema con lo zio. Avevamo visto talmente tante volte i trailer in inglese che mi avevano spoilerato tutto il film! Ma loro no, loro mica hanno avuto la nausea. Tornati dal cinema, prima di andare a letto, ci siamo sorbiti per la trecentesima volta la lettura del libro, tanto per celebrare l’evento!

Fatevene una ragione, anche se vi verrebbe voglia di piantarvi una forchetta in un occhio, per loro è una vera e propria strategia, ed è incredibilmente efficace. Lo ha scoperto l’Università del Sussex: ripetere sempre la stessa storia è il modo migliore per costruire un vocabolario efficiente.

Ripetizione e bilinguismo: come si imparano le parole

Ogni parola che un bambino impara, all’inizio, è una parola nuova. La prima volta che la sente avrà occasione di trattenere alcune informazioni: chi l’ha detta, con che tono, con quale espressione, il suono. E’ molto difficile però che questo primo incontro sia sufficiente a far entrare la parola nel suo vocabolario. La ripetizione offrirà invece l’opportunità di raccogliere altri dettagli importanti: man mano che si acquista familiarità con la parola, il bambino sarà in grado di decifrare i differenti contesti in cui compare, ne comprenderà le varie sfumature di significato e sarà in grado di riprodurla con successo ogni volta che gli sarà necessaria. E’ questo il momento in cui si passa dallo stato di parola nuova, allo stato di parola conosciuta.

Tutto questo è vero per la lingua nativa, ma il procedimento, quando parliamo di bilinguismo, è esattamente lo stesso per la seconda lingua. Ma se per la lingua nativa ci pensa il contesto ad introdurre la ripetizione come veicolo di apprendimento delle parole, per la seconda lingua, alla quale il bambino viene esposto per minor tempo, la ripetizione può diventare una strategia intenzionale, che aiuta a rafforzare e consolidare il vocabolario.

Semplice e prevedibile: la ripetizione contestuale

La lettura ad alta voce nella seconda lingua ha un ruolo molto importante nell’apprendimento delle parole. Pensate che i bambini cominciano ad imparare parole dai libri che gli vengono letti già a partire dagli 8 mesi. Il fatto è che l’apprendimento delle parole è tanto più efficace e consolidato, tanto più il libro viene letto ripetutamente. Si chiama “ripetizione contestuale”: solo attraverso l’esposizione ripetuta alle stesse parole, all’interno dello stesso contesto, e con le stesse illustrazioni, il bambino è in grado di padroneggiare a pieno l’associazione oggetto rappresentato – parola.

La ripetizione contestuale richiede un livello di attenzione inferiore rispetto al semplice apprendimento di una parola fuor di contesto, ed è incredibilmente più efficace. Il connubio parola/immagine ha una struttura prevedibile: è ripetitivo e facilita la riconoscibilità degli oggetti. La ripetizione contestuale serve ad aumentare la prevedibilità e, allo stesso tempo diminuisce la complessità.

La prima volta che leggete una storia, il vostro bimbo si dovrà concentrare sulla trama, per capire cosa succede. Ma la seconda volta, dato che la trama è conosciuta, si potrà focalizzare su altri aspetti, sui dettagli. La ventesima volta, così come la quarantesima o la cinquantesima, potrà dedicarsi alle parole meno importanti, alle sonorità, alle sfumature, al ritmo della prosodia, al colore delle mutande del protagonista, o al numero delle strisce sul cappello del gatto! Anche se è una di quelle sere in cui vorreste solamente accoccolarvi sotto un plaid con una tisana calda e una puntata di Game of Thrones, portate pazienza. Se volete inserire una seconda lingua in famiglia, non avrete scampo. E se nelle famiglie monolingue qualcuno avrà il diritto di lamentarsi e dire “nooooo, di nuovo?”, voi no, dovrete stoicamente leggere di nuovo il libro preferito del momento, e fingere anche soddisfazione!

La ripetizione sviluppa la Muscle Memory: ecco perché è importante

Il termine Muscle Memory viene generalmente utilizzato per definire tutte quelle funzioni, prevalentemente motorie, che si apprendono tramite la ripetizione e che assumono un elevato grado di automatismo. Prendiamo un esempio comune: digitare sulla tastiera del PC coinvolge una serie incredibilmente complessa di abilità. Leggere e scrivere, la capacità delle dita di muoversi agilmente sui tasti, al controllare quel che viene scritto. E’ un’abilità che si acquisisce tramite la ripetizione: chi lo fa spesso passa dalla scrittura monodito, alla fluidità di un pianista. N.B. anche quella del pianista, è un’abilità che si fonda sulla Muscle Memory!

L’acquisizione di una lingua, in parte, funziona nella stessa maniera. Parlare coinvolge l’abilità di posizionare correttamente lingua, bocca, denti e gola, di associare al suono che sta uscendo il significato corretto, e di applicarlo nel giusto contesto. Nonostante tutta questa complessità, si tratta di un’abilità che, tramite la ripetizione, assume un elevato grado di automatismo. Per far acquisire al bambino un buon grado di automatismo anche nella seconda lingua, la ripetizione è indispensabile:  consolida la Muscle Memory, e rende automatico e spontaneo il linguaggio.

Cervello bilingue: tra pensare e fare

Prima degli anni ’90 si tendeva ad applicare una netta distinzione tra fare e pensare. Gli studi dei neuro scienziati, da quasi un trentennio a questa parte, hanno invece reso il confine sempre più labile, se non addirittura inesistente. Non solo, si è passati dal considerare il cervello come un organo statico, a capire invece come si tratti di un organo in continua evoluzione. Il processo che viene definito di “plasticità sinaptica“, comincia già nel grembo materno, con il riconoscimento delle voci dei genitori, e perfino della musica che viene ascoltata prima della nascita. L’essere sottoposti a più di una lingua fin dalla primissima infanzia modifica il cervello, creando nuove sinapsi, nuovi collegamenti tra i neuroni. 

Post collegato: che cos’è la potatura sinaptica e perché è fondamentale nel bilinguismo

Comunicare vuol dire ripetere

Ho trovato una bellissima descrizione su come funzionano i neuroni specchio. Si tratta di quelle strutture cerebrali che permettono al bambino (ma anche all’adulto) di comprendere le azioni degli altri attraverso una specie di “ripetizione” mentale e fisica di quelle stesse azioni. E’ in questo spazio dedicato al “ripetere” che si struttura la comunicazione tra le persone. Quello che osserviamo e ascoltiamo viene compreso grazie al rifare nella nostra testa. Mi direte: con tutto questo vorresti dirmi che dovrò ripetere storie, filastrocche, canoncine nella seconda lingua fino alla nausea e dovrò comunque resistere alla tentazione di ficcarmi la famosa forchetta in un occhio dalla disperazione? Ebbene sì, resistete.

E per indorarvi ulteriormente la pillola vi lascio con questo meraviglioso stralcio di un articolo di Guido Brunetti esperto di neuroscienze: “L’apprendimento dunque “scolpisce” il cervello,  […]. Queste parole lasciano una “traccia”  nella mente. Ecco una forma d’immortalità: tracce di noi stessi “impresse fisicamente” nel cervello dei nostri figli!”. Adesso posso serenamente leggere “How the Grinch stole Christmas” ai miei figli per la trecentesima volta ed essere comunque felice!!!

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