Bilinguismo
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Siamo bilingui: noi non traduciamo

bilinguismo e traduzione

Traduzione e bilinguismo: ecco perché non vanno d’accordo

Come si dice “rompiscatole” in inglese?

Una delle cose più antipatiche che succedono ai bambini bilingui è sentirsi chiedere in continuazione come si dice questo, e come si dice quello nella seconda lingua. Una volta una persona di famiglia ha portato avanti questo giochino un po’ troppo oltre con Ettore. All’ennesima richiesta di tradurre una parola dall’italiano all’inglese, l’allora treenne, stremato dalle richieste, ha cominciato a fornire come traduzione gli stessi termini italiani, ma pronunciati come in una lezione di John Peter Sloan (se non avete idea di chi sia, eccovelo). La scenetta è stata esilarante, ma mi ha anche dato da pensare. Il  monello se l’è cavata facendo ridere tutti i commensali! Ma è evidente che ha cercato una via d’uscita da una situazione che lo metteva in difficoltà.

Tradurre è uno sforzo che non va richiesto ad un bambino bilingue

Vi ho già parlato della mia amica a Silvia, che mi ha guidato nel progetto di un’educazione bilingue ai gemelli. È laureata in lingue come me e ha la certificazione Hocus&Lotus per insegnare le lingue straniere ai bambini in età prescolare. Di lei mi fido ciecamente. Questa è una delle prime cose che mi ha raccomandato. “Non chiedere mai ai bambini di tradurre, è uno sforzo che in questo momento non va fatto”. Ho cercato un po’ di informazioni, e adesso vi spiego perché non bisogna chiedere ad un bambino bilingue di tradurre dalla prima alla seconda lingua o viceversa.

Che cosa vuol dire essere bilingue

La maggior parte delle persone che incontrerete sarà convinta che essere bilingue significhi essere in grado di dire le stesse cose in due lingue diverse. Ma non è proprio così. Un bambino bilingue, esposto a due o più lingue entro i 6/8 anni, non apprende una lingua, ma acquisisce un linguaggio. Si può imparare una lingua in qualsiasi momento . L’acquisizione del linguaggio, al contrario, avviene in un momento specifico della vita che non si ripeterà mai più. E quando dico “mai più” lo intendo in senso letterale: se un bambino non viene esposto ad una qualsiasi lingua entro i primi anni di vita, non imparerà mai più a parlare.

Ho trovato questa cosa affascinante, e, se vi incuriosisce, leggete questo articolo di Focus sui casi di bambini cresciuti da animali: nasciamo animali, e diventiamo esseri umani. Lo strumento fondamentale per sviluppare pensiero e autocoscienza è il linguaggio. Pensare vuol dire parlare a noi stessi in una data lingua. E, se vi è mai capitato di vivere all’estero per lungo tempo, avrete notato che cominciate a pensare, e perfino sognare, nella lingua del paese dove vivete.

Due lingue, due visioni del mondo

Un modo diverso di vedere

Una lingua non è solamente un modo per comunicare, o una serie di suoni per diversi significati. Acquisire una seconda lingua vuol dire assimilare una seconda visione del mondo, un duplice rapporto con le cose e con le emozioni. Questi due mondi possono avere moltissimo in comune, a seconda di quanto vicine sono le due rispettive culture, ma non saranno mai assolutamente identici.

Le differenze tra due lingue e la non corrispondenza di significati e parole sono lo specchio delle diversità culturali. Queste saranno più marcate, ad esempio, tra l’italiano e il giapponese piuttosto che tra l’italiano e lo spagnolo, ma ci saranno comunque. Il cervello bilingue sarà in grado di interpretare e assimilare queste differenze nel contesto generale del linguaggio, con la consapevolezza che non esiste una perfetta corrispondenza tra parole e cose.

Per chi parla un dialetto regionale la cosa può essere ancora più chiara. E’ accettato da tutti che sia quasi impossibile tradurre fedelmente qualsiasi concetto dal dialetto all’italiano, tanto che nessuno si è mai seriamente cimentato in quella che sembrerebbe un’impresa senza senso. A che pro tradurre da una lingua carica di significati affettivi, legati spesso ad un modo “antico” di vivere, ad un’emotività e ad un vissuto che non hanno corrispettivo in italiano? Ecco, per un bilingue è la stessa cosa: la prima e la seconda lingua fanno riferimento a due realtà autonome, che non ha senso tradurre perché non sono equivalenti.

Se tradurre è impossibile

Chi ha studiato una lingua straniera si è imbattuto più volte, consapevolmente o meno, in parole intraducibili, o in significati che, in una data lingua hanno più parole che li indicano, quando nella propria lingua madre, per lo stesso significato, esiste una sola parola. Un esempio: il russo ha tutta una serie di parole diverse che indicano varianti di quello che per noi è semplicemente uno spazzaneve. Non solo, a rendere le cose più complesse, ogni verbo di movimento ha due parole diverse per definirlo, a seconda di come si svolge il movimento: in italiano usiamo “andare” a scuola, in russo useremo vari verbi, a seconda se ci andremo in modo abituale o saltuario, se ci andremo a piedi o con un mezzo, se parliamo dell’andata, o di andare e tornare. Se solo ci pensate troverete un mondo di esempi raffrontando qualsiasi lingua con un’altra.

Bilinguismo composto e coordinato

Si può essere bilingui anche senza aver imparato una lingua in tenera età. Lo sono tutte le persone che hanno vissuto all’estero per molti anni o che, per dote o impegno, hanno un ottimo livello in una o più lingue straniere. Il bilinguismo composto è quello delle persone che hanno vissuto l’apprendimento della seconda lingua tramite il filtro della lingua madre, ovvero dopo l’acquisizione del linguaggio.

Il bilinguismo coordinato è quello delle persone che, nel contesto dell’acquisizione del linguaggio (in linea di massima entro gli 8 anni), sono stati sottoposti a due o più lingue. Queste persone parlano una seconda lingua, ovvero un sistema linguistico che ha una vita autonoma e indipendente dalla prima lingua, o lingua madre.

Il bilingue coordinato non traduce

Per passare dalla lingua madre alla seconda lingua, il bilingue coordinato non si limiterà a cercare un equivalente “di traduzione”. Al contrario, abbandonerà l’insieme e la struttura della prima lingua, cercherà l’idea più vicina al concetto che vuole “tradurre”, e si esprimerà nella seconda lingua.

Se state pensando di intraprendere un percorso di bilinguismo precoce con il vostro bambino, o se lo state già facendo, dovrete tenerne conto, soprattutto se, come me, non siete nativi della seconda lingua che introducete. Il vostro bambino assimilerà la seconda lingua come un sistema con strutture grammaticali e sintattiche, nonché di pensiero, indipendente dalla prima lingua. Un bambino bilingue non traduce, e non dovrà essere spinto a farlo. Pensiero e linguaggio sono legati a doppio filo. Il vostro bambino si esprimerà secondo due sistemi linguistici, e di conseguenza vedrà il mondo secondo due sistemi di pensiero diversi. E tutto ciò è assolutamente meraviglioso: non trovate?

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