Bilinguismo
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Crescere un bambino nel bilinguismo senza essere madrelingua: è possibile?

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Che cosa vuol dire non-native bilingual parenting

Adoro la capacità di sintesi della lingua inglese. Mi sono arrovellata sulla traduzione italiana di  questa terminologia senza riuscire a trovare una definizione altrettanto incisiva. Nella sostanza non-native bilingual parenting significa mettere in campo il progetto di crescere un bambino bilingue senza essere madrelingua della seconda lingua, ovvero avendola imparata come lingua straniera. 

Crescere bambini bilingui è già una bella sfida, ma farlo senza essere madrelingua è tutta un’altra faccenda! Chi espone i propri figli ad una lingua straniera ha dubbi e si pone domande che non sfiorano minimamente un genitore madrelingua. Oltre a tutte le preoccupazioni che naturalmente affliggono le famiglie bilingui, si aggiungono tutte le incertezze e le preoccupazioni che riguardano la propria padronanza della lingua, oltre a dover parlare in contesti non convenzionali, come quello dell’affettività o del linguaggio tipico dell’intimità di una famiglia. Insomma, se il genitore che introduce una seconda lingua deve armarsi di PACU (PAZIENZA, AMORE, COSTANZA ed UMORISMO) per un genitore non nativo servirà una buona dose di PACUF, dove F sta per FEDE, nel senso di buttare il cuore oltre l’ostacolo, mettere da parte dubbi ed insicurezze e credere che, in un modo o nell’altro, ce la faremo!

I dubbi del genitore non madrelingua

Parlare a mio figlio in una lingua straniera mi sembra strano e innaturale

Vi dico la sincera verità, ero determinata ad introdurre l’inglese in famiglia fin da prima che i miei figli nascessero, ma per i primi mesi lo facevo solamente quando ero sola in casa con loro, perché mi sentivo un po’ idiota! Non voglio indorarvi la pillola, quindi non vi nasconderò che all’inizio vi sembrerà decisamente strano. Ma non ci vorrà molto perché l’imbarazzo passi e subentri l’abitudine. Un giorno qualcuno mi ha detto che ci vogliono 21 giorni per consolidare un’abitudine: ecco, in questo caso non vi basteranno, ma ci si abitua anche a questo e dopo un po’ viene spontaneo. A volte, adesso, mi capita di rivolgermi in inglese anche ai figli degli altri! Un consiglio che vi posso dare è quello di aumentare anche la vostra esposizione alla lingua straniera che intendete usare in famiglia: cercate di leggere nella lingua straniera anche per il vostro svago, non solo per quello dei bambini, e, se possibile, guardate film o serie TV in lingua.

Più voi stessi siete immersi nella lingua minoritaria più sarà facile esporre anche i vostri bambini.

Non so se il mio livello di competenza nella lingua straniera è sufficiente per poterla trasmettere ai miei figli

Purtroppo questo è uno dei pregiudizi più granitici: ovvero l’essere convinti che sia possibile crescere bambini bilingui solamente se si è madrelingua. Ci sono persone che parlano e usano costantemente le lingue straniere durante la loro giornata lavorativa, che pensano di non essere in grado di crescere un bambino bilingue! Non parlate la lingua perfettamente? Fate errori grammaticali? La vostra pronuncia lascia a desiderare? E quindi? Non è comunque meraviglioso poter risparmiare ai vostri bambini tutti gli anni di studio che vi sono serviti per poter comunicare in una lingua straniera? Se alla fine del percorso parlassero la seconda lingua come la parlate voi, non sarebbe già straordinario? Non sarebbe già una base solida su cui poter migliorare senza troppi sforzi? Quindi la risposta è sì, avete il livello di competenza necessario per inserire una seconda lingua in famiglia.

I miei bambini arriveranno al mio livello di competenza o potranno andare oltre?

Dipende da quanto sarete costanti, ma anche dalle opportunità che darete ai bambini di usare la seconda lingua per comunicare. Ovviamente chi inserisce l’inglese è avvantaggiato: questa lingua, prima o poi, verrà sicuramente studiata a scuola, e ci sono un sacco di opportunità per interagire in inglese (centri estivi, gruppi gioco o anche un viaggio all’estero in un qualsiasi paese, non necessariamente anglofono). Ma questo vale anche per le altre lingue, magari serve uno sforzo supplementare. Vi dirò di più: anche il vostro livello di competenza aumenterà, il vostro vocabolario si allargherà man mano che insegnerete nuove parole che prima non conoscevate o non avevate occasione di usare (tricheco, ghirlanda e caccole non fanno propriamente parte di un lessico “business!!!). Scaricate l’App di Google traduttore per cercare
tempestivamente le parole che non conoscete e vedrete che, alla centesima volta che vi chiederanno di leggere lo stesso libro, avrete acquisito un vocabolario eccezionale.

E se i bambini ripetono i miei errori?

Non sarebbe chissà che tragedia! Ma se volete evitare il più possibile che questo accada, cercate di non essere gli unici referenti per l’esposizione alla seconda lingua. Dopo i due anni la televisione è un ottimo aiuto in questo senso, ma se possibile cercate anche altre persone che possano comunicare nella lingua minoritaria con i vostri bambini.

Cercate di non essere troppo severi con voi stessi e abbiate fiducia nelle incredibili capacità dei bambini. E’ molto utile, e confortante, potersi consigliare e confrontare con altri genitori che hanno intrapreso questo percorso, anche eventualmente con genitori madrelingua. Ci sono alcuni gruppi di genitori su facebook, sopratutto nell’area del bilinguismo inglese/spagnolo negli USA. Noi abbiamo il gruppo Crescere bambini bilingui dedicato a genitori italiani e stranieri che vivono in Italia: potete iscrivervi in qualsiasi momento.

I benefici cognitivi del bilinguismo

Ma se il percorso è così difficile e se i dubbi sono così tanti, vale veramente la pena di fare tutta questa fatica? Ebbene sì, perché anche se il genitore che introduce la seconda lingua non è nativo, il bambino avrà comunque tutti i vantaggi cognitivi del bilinguismo. Non basterebbe un intero libro per approfondire e dare conto di tutte le ricerche che sono state fatte in questo senso. Mi limiterò a darvi qualche sommaria indicazione dei principali benefici del bilinguismo precoce:

  • il cervello bilingue ha una maggiore quantità di materia grigia nella zona che controlla le funzioni esecutive: controllo dell’attenzione e problem solving
  • il bilinguismo rende il cervello più abile nel passare da un compito all’altro (comunemente chiamato multitasking)
  • aumenta la concentrazione anche in un ambiente affollato, e migliora la memoria
  • rende capaci di intuire meglio le intenzioni del proprio interlocutore
  • riduce il rischio di malattie neuro degenerative e può ritardare l’insorgere di demenza senile e Alzheimer

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Parlare una lingua con la dimestichezza di un madrelingua

Se non siete voi stessi madrelingua, sarà difficile che i vostri bambini riescano un giorno a “camuffarsi” da nativi. Dubito fortemente che un giorno, parlando inglese con i miei figli, un madrelingua possa dire loro “Oh, ero convinto che anche tu fossi inglese!”. Ma questo non diminuisce il vantaggio del bilinguismo precoce nel parlare la seconda lingua:

  • nessun bisogno di pensare alle regole grammaticali;
  • le eccezioni alle regole vengono percepite come normali
  • nessun dubbio su quale preposizione usare e in quale contesto
  • una buona pronuncia
  • nessun problema nel capire un madrelingua

Per avere idea di cosa significhi, pensate a come, parlando una lingua straniera, a volte vi capita di ripassare mentalmente la regola, prima di formulare la frase corretta. O a come vi mordereste la lingua sapendo che avete appena fatto un errore di grammatica. Questo ai bambini bilingui non capita, anche quando la loro competenza nella lingua minoritaria è di molto inferiore a quella della prima lingua. Il loro vocabolario può non essere ricco come quello di un nativo, ma la grammatica per loro è naturale, ed io non smetto di trovarlo sorprendente!

Facilità nell’imparare altre lingue

Imparare una seconda o una terza lingua prima dell’adolescenza vuol dire raggiungere livelli di padronanza che difficilmente si raggiungerebbero cominciando in età a adulta. Ma non solo. Alcune ricerche hanno dimostrato che la capacità di un monolingue di discriminare i suoni diversi da quelli della lingua madre diminuisce già a partire dagli 11 mesi. Nei bilingui questa facoltà resta attiva molto più a lungo. L’udito di un bilingue è più sensibile e in grado di cogliere anche suoni che non fanno parte della prima lingua. L’apparto vocale è in un certo senso più sciolto, ed in grado di riprodurre una gamma di suoni molto più vasta.

Apertura mentale

“I limiti della mia lingua sono i limiti del mio mondo” diceva il filosofo Ludwig Wittgenstein. La possibilità di sperimentare più di una cultura e più di un modo di vedere le cose nella propria vita abitua ad una sorta di “arricchente relativismo culturale“. Capire che quello che viene considerato normale o scontato in una cultura può non esserlo per un’altra, abitua ad essere più disponibili al dialogo, all’empatia, al compromesso. Questo vuol dire una vita senza paura del diverso e dello sconosciuto, una vita da godere a piene mani.

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Vantaggio competitivo a scuola e opportunità di lavoro in futuro

Una seconda o terza lingua sono un regalo ed un investimento sul futuro dei vostri bambini. Tutto il tempo che non dovranno impiegare nello studio di una lingua straniera potranno impiegarlo a studiare altro. Se vorranno potranno lavorare con le lingue, o averle a disposizione per lavorare in qualsiasi campo in qualsiasi parte del mondo!

La ricompensa del genitore non madrelingua

Insomma, non giriamoci troppo attorno, crescere un bambino nel bilinguismo senza essere madrelingua è una missione per genitori coraggiosi e decisamente caparbi. Noi siamo quelli che impariamo ninne nanna e canzoncine (invece di cantare quelle della nostra infanzia), siamo quelli che riempiamo gli scaffali di libri, perché a noi servono molto di più che ai madrelingua. Siamo quelli che scandagliano il web alla ricerca di consigli e dei cartoni animati dove i protagonisti parlano correttamente e in abbondanza (perché i cartoni dove non si parla non ci servono). Siamo quelli che i nonni “ma non è che potresti parlagli in italiano così capisco anche io?”!

Ma vi assicuro che la soddisfazione di sentire il vostro minuscolo essere umano balbettare nella seconda lingua non ha paragoni. Non temete, magari la ricompensa di un lavoro tanto arduo per voi che, come me, non siete madrelingua, non arriverà con gli stessi tempi di un genitore nativo, ma siate pazienti, perché arriverà! E sarà meraviglioso sentire che quella che per voi è una lingua straniera, per i vostri bambini è una lingua familiare tanto quanto la lingua madre!

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