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Una seconda lingua in età precoce: crescere bambini bilingui

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Se dare il meglio vuol dire regalare due lingue

Quando sono nati i miei figli, alla vista della loro faccina grinzosa, ho subito pensato che a queste due creaturine avrei voluto dare tutto il meglio. Nei primi mesi di vita si pensa che questo coincida con un nutrimento adeguato, un ambiente sereno, pulito e confortevole, le braccia di mamma e papà pronte a confortare. E se tra “il meglio” ci fosse anche il dono di una seconda lingua? Vediamo perché crescere un cervello bilingue costituisce un enorme beneficio fin dai primi mesi di vita.

Un bisogno a volte trascurato

Nell’abbaglio di teneri completini (e chi se ne frega se sono costantemente imbrattati di vomito, sono comunque carinissimi) e passeggini, c’è una cosa che spesso non ci viene detta. I bambini, fin da appena nati, hanno bisogno di parole. Possibilmente tante, tantissime parole: non parlo dei “bu-bu settete”, parlo di parole vere, con suoni e significati reali. Meglio ancora se sono parole di due lingue completamente diverse! Ma a cosa serve parlare a bambini piccolissimi che neanche capiscono?

Il processo di memorizzazione dei vocaboli inizia fin dal secondo mese di vita: vi rendete conto? Io e mio marito abbiamo messo il bando alle parolacce in casa a partire dai due anni. Troppo tardi, i gemelli si erano già imparati le parole vietate a due mesi: aspettavano solo il contesto giusto per usarle. Scherzi a parte, raramente i pediatri, o le altre figure che affiancano i genitori nei primi mesi di vita dei propri pargoli, mettono l’accento su quanto sia importante parlare ai bambini piccolissimi.

Parole e quoziente intellettivo

Alcuni studi hanno collegato direttamente il QI alla quantità di parole a cui un bambino viene esposto nei primi tre anni di vita. Più il vocabolario è ampio, maggiore è la quantità di suoni diversi che il bambino sente, maggiori saranno le sue abilità cognitive. Parlare da subito una seconda lingua o anche una terza, moltiplica esponenzialmente la quantità di suoni e vocaboli a cui i bambini vengono esposti.

Una seconda lingua: un regalo prezioso

Torniamo al desiderio di ogni genitore di dare il meglio al proprio bambino. Cosa pensereste se vi dicessi che esiste uno strumento in grado di rendere il cervello più abile nel passare da un compito all’altro (il famoso multitasking)? Che aumenta la concentrazione anche in un ambiente affollato, e che migliora la memoria? Uno strumento che rende capaci di intuire meglio le intenzioni del proprio interlocutore e che addirittura può preservare dalla demenza senile e dall’Alzheimer? Non vorreste la possibilità di fare al vostro bambino questo meraviglioso regalo? Queste sono solo alcuni dei super poteri che potete regalargli semplicemente esponendolo ad una seconda lingua. Ma se non vi ho ancora convinto, in rete trovate innumerevoli articoli scientifici sui super poteri del bilinguismo.

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Il magico cervello dei bambini

Alcune informazioni scientifiche: se vi scocciate, non ve ne farò una colpa, passate pure al paragrafo successivo. Se invece avete bisogno di qualche dato oggettivo spiegato in modo  semplice, ecco qualcosa di breve che potrete approfondire ulteriormente. Il cervello è un organo che si modifica e cambia nel corso dell’intera vita dell’essere umano. Fino ai 20 anni questo sviluppo è molto più evidente. Tra gli 0 e gli 8 anni avvengono gli sviluppi più importanti: la densità dei neuroni è altissima rispetto al cervello adulto. In questo periodo aumenta il numero delle sinapsi e la trasmissione delle informazioni tra le diverse aree del cervello è molto più efficace. (Franco Fabbro – Sviluppo e plasticità cerebrale nell’apprendimento delle lingue).

Il bambino a lingua zero

L’apprendimento di una seconda lingua prima dei 3 anni, non avviene nello stesso modo in cui avviene per il cervello adulto. Un tempo si pensava che il cervello di un bambino che ancora non parla fosse in un qualche modo vuoto, e che progressivamente venisse riempito dalle strutture sintattiche e grammaticali della lingua madre. In realtà gli studi hanno dimostrato esattamente l’opposto. Il cervello del bambino a lingua zero contiene potenzialmente tutte le lingue del mondo, tutte le potenziali sintassi e tutte le potenziali grammatiche.

L’apprendimento per “potatura”

Man mano che il bambino cresce avviene una sorta di “potatura”: è come se in testa avesse un enorme albero frondoso, per isolare una lingua ha bisogno di eliminare i rami superflui. Esempio: in italiano si può dire “io mangio”, ma anche “mangio”. La nostra grammatica permette il soggetto presente o assente. L’inglese prevede solo l’opzione “I eat”: un bambino esposto solo all’inglese finirà per “potare” l’opzione soggetto assente. In base a questi studi, la cosa si complica in meglio esponendo il bambino a lingua zero a più di una lingua contemporaneamente. Nel caso del bambino a lingua zero non si tratta di apprendere aggiungendo informazioni, come quando si impara una lingua straniera, ma di riorganizzare nozioni che sono già presenti.

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Come cominciare a crescere piccoli camaleonti

Cominciate a parlare ai bambini nella seconda lingua fin da subito. Sforzarsi di parlare una lingua straniera ad un ammasso di ciccia profumata (non sempre), che non ti può rispondere, può presentarsi come una sfida. Ma vi garantisco che le vostre fatiche e i vostri imbarazzi verranno premiati. Non vi dico il gongolamento quando, vi renderete conto che la vostra bimba capisce perfettamente cosa le state dicendo anche nella seconda lingua!

E se non sono madrelingua?

Se siete stranieri che vivono in Italia o italiani che vivono all’estero la vostra padronanza della lingua non sarà messa in questione. Ma è possibile insegnare una seconda lingua senza essere madrelingua? Certo, è possibile, ci sono moltissimi genitori che già lo fanno. La maggior parte dei bambini indiani provenienti da ceti medio alti ricevono un’educazione bilingue fin dalla nascita. I loro genitori gli passeranno l’inconfondibile accento indiano, ma è indubbio che saranno in grado di parare inglese fin da piccoli. Potete cominciare anche voi, non è quasi mai troppo tardi!

Nel frattempo armatevi di: pazienza e tanta costanza, e … iscrivetevi ad un corso di yoga che in queste situazioni fa sempre bene!

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