Bilinguismo
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Grammatica? No grazie

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Bambini e seconda lingua: perché dobbiamo dimenticarci della grammatica

Una delle tante preoccupazioni dei genitori che crescono bambini bilingui è l’acquisizione della grammatica. Questa ansia è se possibile ancor più presente in genitori che non sono madrelingua: una delle tante obiezioni al progetto bilingue in questo caso è proprio l’idea che il bambino non imparerà correttamente la grammatica della seconda lingua. Ma si tratta di un’ansia giustificata? Vediamo un po’ perché, a mio modesto parere, è una preoccupazione quantomeno esagerata.

La grammatica, le sue gioie e le sue pene

La grammatica è generalmente considerata come l’insieme delle norme che regolano il funzionamento della lingua. Ma è davvero così? La lingua ha davvero bisogno di qualcuno o qualcosa che ne determini il funzionamento? Da un punto di vista più “linguistico” la grammatica potrebbe essere definita piuttosto come una serie di astrazioni, che rappresentano, ma non determinano, il funzionamento di una lingua in un dato momento storico.

La grammatica della prima lingua

Cosa penseremmo di un genitore che, nell’insegnare ad un duenne a parlare, lo metta a sedere e dica: “cominciamo con la coniugazione del verbo essere, poi passeremo al verbo avere”! Nessuno sano di mente lo farebbe. Un bambino di 3-4 anni esposto ad una qualsiasi lingua ne ha già imparato in modo totalmente inconsapevole e inconscio il funzionamento grammaticale. Potrà ancora fare qualche errore, ma grossomodo parlerà in modo corretto. Non c’è stato bisogno che nessuno gli insegnasse le regole grammaticali.

Una struttura astratta che il bambino non può capire

La memoria della prima lingua viene conservata nella memoria implicita, ovvero la memoria di tutto ciò che si impara in modo inconsapevole e inconscio attraverso la pratica, come andare in bicicletta. Tutto quello che invece si impara consapevolmente, per volontà e ragionamento, compresi tutti i concetti astratti, quindi anche la grammatica, viene conservato nella memoria esplicita. Dobbiamo considerare che mentre la memoria implicita è presente già in utero, la memoria esplicita comincia a svilupparsi verso i 3 anni ed è completamente formata verso i 12 anni. Questo vuol dire che un bambino non è in grado di capire a fondo cosa sia veramente la struttura grammaticale di una lingua, la usa inconsapevolmente perché ha l’esperienza della lingua, non perché ne abbia coscienza.

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Parlare una lingua senza conoscerne la grammatica

Alzino la mano tutti quelli che usano l’inglese per lavoro a cui qualcuno ha mai chiesto l’uso del present perfect. Non riesco a controllare in questo momento ma direi nessuno. Ho citato il present perfect perché ricordo con nostalgia le ore di studio impiegate ad arrovellarmi su questo bizzarro tempo verbale che al tempo mi diede non poco da torcere. Altra domanda: quante persone conoscete che, trasferitesi in Italia da un paese straniero, abbiano cominciato la loro acquisizione dell’italiano studiandone la grammatica. Pensiamo ad esempio ai genitori dei compagni di scuola dei nostri figli arrivati in Italia in età adulta: quanti di loro hanno mai frequentato un corso di italiano per stranieri? Eppure tutti, in un modo o nell’altro, sono in grado di comunicare in italiano per lavorare e per la loro vita di tutti i giorni.

Grammatica e filtro affettivo

Lo studio della grammatica, oltre a non essere indispensabile per imparare a comunicare in una seconda lingua, a volte può fare anche danni. Il linguista Stephen Krashen chiama “filtro affettivo” quella paura di esprimersi in modo scorretto o di fare errori nella seconda lingua che blocca la comunicazione. Ho idea che non siano in pochi gli studenti che ricordano l’ansia di parlare la seconda lingua davanti ai compagni di classe con il terrore di sbagliare verbo o desinenza o preposizione. Quella paura spesso è tutto quel che resta di anni di studi che, implacabilmente, si dissolvono di fronte ad un madrelingua che ci chiede un’informazione e al quale rispondiamo con convulsi balbettii alla ricerca della regola grammaticale giusta, che deve pur esserci da qualche parte nella nostra memoria. Ma la comunicazione è viva, immediata e dinamica, e il panico da regola grammaticale si risolve spesso in un confuso mutismo.

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Ma la grammatica allora a cosa serve?

Non credete che tutto quanto sopra sia un modo per argomentare che la grammatica non serva a nulla. Al contrario, ha un funzione importantissima, ve lo assicura una che ha avuto l’incoscienza di mettersi a studiare la grammatica russa. Il fatto è che, oltre a non servire per imparare la propria lingua madre, non serve necessariamente nemmeno per imparare una seconda lingua. Le lingue sono energie pulsanti che dobbiamo lasciare fluire e scorrere liberamente se quello che ci interessa è comunicare, e pace se in mezzo ci casca qualche strafalcione grammaticale. Se la grammatica non è uno strumento utile all’acquisizione linguistica, è però uno strumento fondamentale della nostra consapevolezza di parlanti e soprattutto di scriventi. Studiare a fondo la grammatica ci da la possibilità di usare la lingua in modo consapevole, al massimo delle sue potenzialità, per esprimere in modo efficace i nostri pensieri più complessi e capire a fondo quelli degli altri.

E quindi?

Quindi ai genitori che si preoccupano che il proprio figlio non conosca a fondo la grammatica della sua seconda lingua dico: “rilassatevi”. Non c’è nessuna fretta. Se il pargolo una volta cresciuto non si accontenterà più solamente di comunicare nella seconda lingua, ma desidererà essere in grado di scrivere e leggere testi complessi, affronterà anche la grammatica.

E per gli insegnanti? Frequento un gruppo Facebook di insegnati di inglese della scuola primaria particolarmente “avanti” e vedo con piacere che sono moltissime le docenti che affermano di non affrontare le regole grammaticali con i loro piccoli studenti, se non saltuariamente e contestualmente all’esperienza della lingua. A tutti quegli insegnanti che pensano invece di insegnare la seconda lingua attraverso la grammatica fin dalla primaria, vi direi di usare il risicato tempo a vostra disposizione dando spazio all’esposizione alla lingua. E se avete tempo date un occhio anche a questo articolo qui sotto.

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