Bilinguismo
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Il code-switching: quando i bilingui mescolano le due lingue

code-switching

Il pregiudizio dei pregiudizi sul bilinguismo

“Se non impara bene l’italiano, poi farà confusione tra le due lingue”, “Non vorrai mica che parli metà in una lingua e metà nell’altra?”, “Se gli parli in inglese poi mischia le parole”. Queste sono solo alcune delle perle di saggezza che i genitori che affrontano la sfida del bilinguismo si sentiranno dire. Non una sola volta, e non da una sola persona. Il fenomeno del code-switching, che è tipico del bilinguismo (non solo di quello infantile!!!) è uno dei pregiudizi più comuni e diffusi. Uno dei miei figli dice ancora “perchè di…” invece che “a causa di” usando il costrutto inglese “because of” in italiano. Potrei farvi altri esempi che riguardano l’applicare l’ordine lessicale dell’inglese all’italiano, ma anche, e soprattutto, quello di inserire parole inglesi in frasi in italiano, che viene definito code-mixing, o code-borrowing. Ogni genitore che decida di esporre un bambino a due o più lingue deve aspettarsi episodi del genere. Ora vi spiego perché dovete pure esserne contenti!

Che cos’è il code-switching

Spesso i bambini bilingui inseriscono parole della seconda lingua parlando nella prima, il caso più frequente, o applicano costrutti grammaticali o sintattici di una lingua esprimendosi in un’altra. Il fenomeno del code-switching, letteralmente cambio di codice, è in concreto l’abitudine di mescolare vocaboli e costrutti sintattici della prima e della seconda lingua. L’errore comune è credere che gli episodi di code-switching siano dovuti al fatto che il bambino non riesce a distinguere le due lingue. In realtà è vero proprio il contrario. Gli studi dimostrano che, quando in casa si parlano due lingue, il bambino impara prestissimo a distinguerle. Già a pochi mesi, in ambienti bilingui, i bambini sono in grado di distinguere le due lingue guardando la bocca del loro interlocutore, e reagiscono diversamente a seconda che gli si rivolga in una o nell’altra lingua. Quindi no, i bambini non fanno confusione, ma decidono coscientemente di mescolare le due lingue. Quando lo fanno stanno usando la lingua in modo sottilmente creativo.

Le sfumature delle lingue

Le lingue sono organismi pulsanti in grado di esprimere la sterminata gamma delle situazioni e dei sentimenti umani. Dare ad un bambino due lingue è come dargli due tavolozze con colori diversi. Esprimendosi deciderà di usare tutte le possibili sfumature, e, se necessario, di mischiare i colori. Inserirà la parola che in quel contesto reputa più appropriata, o una frase che nella seconda lingua considera più incisiva.

La differenza tra prima e seconda lingua

Il bilinguismo perfetto non esiste: esistono invece una prima e una seconda lingua:

  • La prima lingua: è quella preponderante perché è la lingua di comunità, ovvero quella che parla il mondo che ci sta attorno. Questa è la lingua nella quale avvengono la maggior parte delle relazioni sociali del bambino.
  • La seconda lingua: è una lingua alla quale il bambino viene esposto in determinati ambiti, solitamente quello familiare, ma anche quello scolastico (come per le scuole internazionali o per le scuole bilingui).

Le due lingue possono essere parlate entrambe in modo fluente, oppure una in modo nettamente migliore. La seconda lingua potrebbe essere addirittura capita alla perfezione, ma non ancora parlata, nel qual caso si tratterebbe di bilinguismo passivo. In ogni caso una delle due lingue sarà sempre “preponderante”. L’etichetta di prima e seconda lingua inoltre è intercambiabile a seconda delle fasi della vita: se ci si trasferisce in una comunità che parla la seconda lingua, questa diventerà presto la prima, e la prima lingua passerà gradualmente al secondo posto in termini di competenza.

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Niente di cui spaventarsi

Insomma, tutto regolare. Se il bambino mescola le due lingue sta solo dimostrando le sue elevate capacità di comunicazione interpersonale, e una buona flessibilità linguistica. Crescendo capirà meglio quali sono i contesti nei quali è più adatto farlo e quando è meglio evitare. Inoltre, essendo più grande, gli adulti smetteranno di pensare che venga fatto inconsapevolmente.
Per quanto ci riguarda al momento siamo in pieno fenomeno code-switching: i due pestiferi si divertono a farlo in particolare con la nonna, che, con sguardo perplesso si augura che, a forza di dai, imparino anche il dialetto bolognese!!!

Lingue diverse per ottenere cose diverse

Se si usa, come facciamo noi, il metodo OPOL (One Language One Parent), il bambino tenderà ad associare una lingua alla mamma e una al papà. Se si decide invece di dedicare alla seconda lingua dei momenti definiti, metodo MLAH (Minority Language At Home) la seconda lingua entrerà in campo in situazioni particolari. Qualsiasi genitore ha esperienza di come i bambini usino i mezzi a loro disposizione per spiegarsi e ottenere quello che desiderano. I miei gemelli sono dei maestri in questo: quando desiderano compiacermi, spesso per un secondo fine, mi parlano in inglese. Per rabbia e disappunto, per un rimprovero o un rifiuto, serve l’italiano. L’inglese è per le coccole, per l’atmosfera rilassata della favola della sera, è la lingua dei lavoretti creativi e del relax. Quando invece si litiga, ci si “da fastidio”, o si parla di cose serie, si usa rigorosamente l’italiano! Neanche questo è casuale.

E voi? Avete esempi di code-switching personali, o che riguardano i vostri bambini? Metteteli nei commenti che ci facciamo una risata insieme!

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