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Crescere un bambino nel bilinguismo senza essere madrelingua: è possibile?

Che cosa vuol dire non-native bilingual parenting

Adoro la capacità di sintesi della lingua inglese. Mi sono arrovellata sulla traduzione italiana di  questa terminologia senza riuscire a trovare una definizione altrettanto incisiva. Nella sostanza non-native bilingual parenting significa mettere in campo il progetto di crescere un bambino bilingue senza essere madrelingua della seconda lingua, ovvero avendola imparata come lingua straniera. 

Crescere bambini bilingui è già una bella sfida, ma farlo senza essere madrelingua è tutta un’altra faccenda! Chi espone i propri figli ad una lingua straniera ha dubbi e si pone domande che non sfiorano minimamente un genitore madrelingua. Oltre a tutte le preoccupazioni che naturalmente affliggono le famiglie bilingui, si aggiungono tutte le incertezze e le preoccupazioni che riguardano la propria padronanza della lingua, oltre a dover parlare in contesti non convenzionali, come quello dell’affettività o del linguaggio tipico dell’intimità di una famiglia. Insomma, se il genitore che introduce una seconda lingua deve armarsi di PACU (PAZIENZA, AMORE, COSTANZA ed UMORISMO) per un genitore non nativo servirà una buona dose di PACUF, dove F sta per FEDE, nel senso di buttare il cuore oltre l’ostacolo, mettere da parte dubbi ed insicurezze e credere che, in un modo o nell’altro, ce la faremo!

I dubbi del genitore non madrelingua

Parlare a mio figlio in una lingua straniera mi sembra strano e innaturale

Vi dico la sincera verità, ero determinata ad introdurre l’inglese in famiglia fin da prima che i miei figli nascessero, ma per i primi mesi lo facevo solamente quando ero sola in casa con loro, perché mi sentivo un po’ idiota! Non voglio indorarvi la pillola, quindi non vi nasconderò che all’inizio vi sembrerà decisamente strano. Ma non ci vorrà molto perché l’imbarazzo passi e subentri l’abitudine. Un giorno qualcuno mi ha detto che ci vogliono 21 giorni per consolidare un’abitudine: ecco, in questo caso non vi basteranno, ma ci si abitua anche a questo e dopo un po’ viene spontaneo. A volte, adesso, mi capita di rivolgermi in inglese anche ai figli degli altri! Un consiglio che vi posso dare è quello di aumentare anche la vostra esposizione alla lingua straniera che intendete usare in famiglia: cercate di leggere nella lingua straniera anche per il vostro svago, non solo per quello dei bambini, e, se possibile, guardate film o serie TV in lingua.

Più voi stessi siete immersi nella lingua minoritaria più sarà facile esporre anche i vostri bambini.

Non so se il mio livello di competenza nella lingua straniera è sufficiente per poterla trasmettere ai miei figli

Purtroppo questo è uno dei pregiudizi più granitici: ovvero l’essere convinti che sia possibile crescere bambini bilingui solamente se si è madrelingua. Ci sono persone che parlano e usano costantemente le lingue straniere durante la loro giornata lavorativa, che pensano di non essere in grado di crescere un bambino bilingue! Non parlate la lingua perfettamente? Fate errori grammaticali? La vostra pronuncia lascia a desiderare? E quindi? Non è comunque meraviglioso poter risparmiare ai vostri bambini tutti gli anni di studio che vi sono serviti per poter comunicare in una lingua straniera? Se alla fine del percorso parlassero la seconda lingua come la parlate voi, non sarebbe già straordinario? Non sarebbe già una base solida su cui poter migliorare senza troppi sforzi? Quindi la risposta è sì, avete il livello di competenza necessario per inserire una seconda lingua in famiglia.

I miei bambini arriveranno al mio livello di competenza o potranno andare oltre?

Dipende da quanto sarete costanti, ma anche dalle opportunità che darete ai bambini di usare la seconda lingua per comunicare. Ovviamente chi inserisce l’inglese è avvantaggiato: questa lingua, prima o poi, verrà sicuramente studiata a scuola, e ci sono un sacco di opportunità per interagire in inglese (centri estivi, gruppi gioco o anche un viaggio all’estero in un qualsiasi paese, non necessariamente anglofono). Ma questo vale anche per le altre lingue, magari serve uno sforzo supplementare. Vi dirò di più: anche il vostro livello di competenza aumenterà, il vostro vocabolario si allargherà man mano che insegnerete nuove parole che prima non conoscevate o non avevate occasione di usare (tricheco, ghirlanda e caccole non fanno propriamente parte di un lessico “business!!!). Scaricate l’App di Google traduttore per cercare
tempestivamente le parole che non conoscete e vedrete che, alla centesima volta che vi chiederanno di leggere lo stesso libro, avrete acquisito un vocabolario eccezionale.

E se i bambini ripetono i miei errori?

Non sarebbe chissà che tragedia! Ma se volete evitare il più possibile che questo accada, cercate di non essere gli unici referenti per l’esposizione alla seconda lingua. Dopo i due anni la televisione è un ottimo aiuto in questo senso, ma se possibile cercate anche altre persone che possano comunicare nella lingua minoritaria con i vostri bambini.

Cercate di non essere troppo severi con voi stessi e abbiate fiducia nelle incredibili capacità dei bambini. E’ molto utile, e confortante, potersi consigliare e confrontare con altri genitori che hanno intrapreso questo percorso, anche eventualmente con genitori madrelingua. Ci sono alcuni gruppi di genitori su facebook, sopratutto nell’area del bilinguismo inglese/spagnolo negli USA. Noi abbiamo il gruppo Crescere bambini bilingui dedicato a genitori italiani e stranieri che vivono in Italia: potete iscrivervi in qualsiasi momento.

I benefici cognitivi del bilinguismo

Ma se il percorso è così difficile e se i dubbi sono così tanti, vale veramente la pena di fare tutta questa fatica? Ebbene sì, perché anche se il genitore che introduce la seconda lingua non è nativo, il bambino avrà comunque tutti i vantaggi cognitivi del bilinguismo. Non basterebbe un intero libro per approfondire e dare conto di tutte le ricerche che sono state fatte in questo senso. Mi limiterò a darvi qualche sommaria indicazione dei principali benefici del bilinguismo precoce:

  • il cervello bilingue ha una maggiore quantità di materia grigia nella zona che controlla le funzioni esecutive: controllo dell’attenzione e problem solving
  • il bilinguismo rende il cervello più abile nel passare da un compito all’altro (comunemente chiamato multitasking)
  • aumenta la concentrazione anche in un ambiente affollato, e migliora la memoria
  • rende capaci di intuire meglio le intenzioni del proprio interlocutore
  • riduce il rischio di malattie neuro degenerative e può ritardare l’insorgere di demenza senile e Alzheimer

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I vantaggi del bilinguismo precoce

Parlare una lingua con la dimestichezza di un madrelingua

Se non siete voi stessi madrelingua, sarà difficile che i vostri bambini riescano un giorno a “camuffarsi” da nativi. Dubito fortemente che un giorno, parlando inglese con i miei figli, un madrelingua possa dire loro “Oh, ero convinto che anche tu fossi inglese!”. Ma questo non diminuisce il vantaggio del bilinguismo precoce nel parlare la seconda lingua:

  • nessun bisogno di pensare alle regole grammaticali;
  • le eccezioni alle regole vengono percepite come normali
  • nessun dubbio su quale preposizione usare e in quale contesto
  • una buona pronuncia
  • nessun problema nel capire un madrelingua

Per avere idea di cosa significhi, pensate a come, parlando una lingua straniera, a volte vi capita di ripassare mentalmente la regola, prima di formulare la frase corretta. O a come vi mordereste la lingua sapendo che avete appena fatto un errore di grammatica. Questo ai bambini bilingui non capita, anche quando la loro competenza nella lingua minoritaria è di molto inferiore a quella della prima lingua. Il loro vocabolario può non essere ricco come quello di un nativo, ma la grammatica per loro è naturale, ed io non smetto di trovarlo sorprendente!

Facilità nell’imparare altre lingue

Imparare una seconda o una terza lingua prima dell’adolescenza vuol dire raggiungere livelli di padronanza che difficilmente si raggiungerebbero cominciando in età a adulta. Ma non solo. Alcune ricerche hanno dimostrato che la capacità di un monolingue di discriminare i suoni diversi da quelli della lingua madre diminuisce già a partire dagli 11 mesi. Nei bilingui questa facoltà resta attiva molto più a lungo. L’udito di un bilingue è più sensibile e in grado di cogliere anche suoni che non fanno parte della prima lingua. L’apparto vocale è in un certo senso più sciolto, ed in grado di riprodurre una gamma di suoni molto più vasta.

Apertura mentale

“I limiti della mia lingua sono i limiti del mio mondo” diceva il filosofo Ludwig Wittgenstein. La possibilità di sperimentare più di una cultura e più di un modo di vedere le cose nella propria vita abitua ad una sorta di “arricchente relativismo culturale“. Capire che quello che viene considerato normale o scontato in una cultura può non esserlo per un’altra, abitua ad essere più disponibili al dialogo, all’empatia, al compromesso. Questo vuol dire una vita senza paura del diverso e dello sconosciuto, una vita da godere a piene mani.

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Vantaggio competitivo a scuola e opportunità di lavoro in futuro

Una seconda o terza lingua sono un regalo ed un investimento sul futuro dei vostri bambini. Tutto il tempo che non dovranno impiegare nello studio di una lingua straniera potranno impiegarlo a studiare altro. Se vorranno potranno lavorare con le lingue, o averle a disposizione per lavorare in qualsiasi campo in qualsiasi parte del mondo!

La ricompensa del genitore non madrelingua

Insomma, non giriamoci troppo attorno, crescere un bambino nel bilinguismo senza essere madrelingua è una missione per genitori coraggiosi e decisamente caparbi. Noi siamo quelli che impariamo ninne nanna e canzoncine (invece di cantare quelle della nostra infanzia), siamo quelli che riempiamo gli scaffali di libri, perché a noi servono molto di più che ai madrelingua. Siamo quelli che scandagliano il web alla ricerca di consigli e dei cartoni animati dove i protagonisti parlano correttamente e in abbondanza (perché i cartoni dove non si parla non ci servono). Siamo quelli che i nonni “ma non è che potresti parlagli in italiano così capisco anche io?”!

Ma vi assicuro che la soddisfazione di sentire il vostro minuscolo essere umano balbettare nella seconda lingua non ha paragoni. Non temete, magari la ricompensa di un lavoro tanto arduo per voi che, come me, non siete madrelingua, non arriverà con gli stessi tempi di un genitore nativo, ma siate pazienti, perché arriverà! E sarà meraviglioso sentire che quella che per voi è una lingua straniera, per i vostri bambini è una lingua familiare tanto quanto la lingua madre!

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Leggere ai bambini bilingui: perché i libri del Dr. Seuss non possono mancare

Ritmo, rime e filastrocche: come potenziare la seconda lingua

Il nemico dell’inserimento della seconda lingua è il tempo: secondo alcuni studiosi il bambino dovrebbe essere esposto alla lingua minoritaria per almeno il 30% del tempo di veglia. Ma questo non è sempre facile. E’ qui che servono strumenti che rendano di miglior qualità, e quindi più incisiva, l’esposizione alla seconda lingua, anche quando il tempo è poco.
Rime e filastrocche sono un’altra arma segreta della famiglia bilingue. Tutto quello che esalta il ritmo e la musicalità della lingua è cibo per il cervello bilingue. Non è nemmeno necessario che il bambino sia in grado di parlare per poter beneficiare della lettura di filastrocche o libri in rima.

Il ritmo, l’espressione, l’enfasi, la cantilena faranno comunque il loro lavoro, stimoleranno la memoria, fisseranno meglio i suoni, e amplieranno il vocabolario come per magia.

Dr. Seuss: il genio delle rime al vostro servizio

Theodor Seuss Geisel è forse il più famoso autore americano di libri per bambini, e se credete di non conoscerlo, vi dovrete ricredere, perché non avrete certo potuto passare completamente indenni l’uscita del nuovo (e bellissimo) film sul Grinch, ispirato ad un suo libro del 1957. Se vi interessa sapere della sua vita movimentata, e del motivo per cui scrisse con lo pseudonimo Dr. Seuss, date un occhio alla sua biografia.

Pare che questo signore, che non amava particolarmente i bambini e che sembra non ne abbia mai voluti di suoi, a domanda abbia risposto: “Voi pensate a fare i figli, che a farli divertire ci penso io!“.

Detto fatto: oltre 60 libri, film e cartoni animati tratti dalle sue storie, per un fatturato annuo che si aggira sui 15 milioni di dollari annui di diritti, ancora oggi a quasi 30 anni dalla sua morte! Ecco quindi i libri del Dr. Seuss che non possono mancare dalla biblioteca di una famiglia bilingue, nonché quelli che i gemelli monelli hanno apprezzato di più.

Un Gatto un cappello e una gran confusione

E’ forse tra i libri più famosi di Dr. Seuss. Potete cominciare a leggerlo fin da subito: se il bambino è troppo piccolo per capire il senso verrà comunque rapito dal ritmo vorticoso delle parole. Questo libro è un investimento incredibile perché ha tantissimi livelli di lettura: ad un anno i gemelli ridevano come matti solo per come glielo recitavo, a due anni erano in grado di indovinare la fine della strofa, a tre anni abbiamo cominciato a discutere della trama, a quattro anni abbiamo visto il film e i cartoni animati ispirati alla storia. Tra qualche anno sarà una prima lettura semplice che potranno affrontare da soli per imparare a leggere.

Nessun gioco potrà mai avere vita più lunga!

La storia del gatto combina guai, del pesce moralizzatore e dei fratellini annoiati dalla giornata di pioggia, vi rapirà: per noi hanno un significato affettivo particolare Thing 1 e Thing 2, i due personaggi gemelli, dei veri e propri teppisti, il ritratto sputato di Giulio ed Ettore! Ho trovato il libro in inglese, e francese, è stato tradotto in portoghese come “O Gato do Chapéu”, e anche in spagnolo. Si ispirano a questo libro anche dei cartoni animati in inglese (ecco un canale che ne propone alcuni, ma ne potete trovare anche altri), su Amazon Prime potete vedere il film doppiato in più lingue (ecco il trailer) con Dakota Fanning, nella parte di Sally, e Alec Baldwin.

Dr. Seuss per i piccolissimi

Vi consiglio altri due libri eccezionali, da leggere fin da piccolissimi, che però i bambini continueranno ad apprezzare e richiedere anche da più grandi:

Quest’ultimo, che fa letteralmente impazzire dal ridere i gemelli, e non capisco bene il perché (!), è il frutto di una scommessa: l’editore sfidò Dr. Seuss a scrivere un libro usando non più di 50 parole diverse. Il risultato è un’assurda conversazione tra Sam e un personaggio corrucciato sull’opportunità di assaggiare uova e prosciutto verdi.

Come il Grinch rubò il Natale

Questo è stato per molto tempo il libro preferito di Ettore: mi ha chiesto talmente tante volte di leggerlo che ad un certo punto mi sono resa conto che lo aveva imparato a memoria! E’ difficile che, in un modo o nell’altro non siate mai venuti a contatto con il meraviglioso mostriciattolo verde, talmente cattivo da voler rubare ai poveri Whos la gioia del Natale, portandosi via non solo i regali, ma anche gli alberi e tutte le decorazioni natalizie.

Il personaggio del Grinch è talmente incisivo ed originale da essere stato paragonato a Mr. Scrooge del famoso Canto di Natale di Dickens.

Questo libro può essere letto a partire dai due anni, ma continuerà a piacere e potrà essere riproposto per molto tempo, quindi investiteci senza remore: anche qui, saranno pochissimi i giochi altrettanto duraturi. Potete trovare il libro del Grinch in inglese, tedesco, francese, portoghese e spagnolo.

Esistono due trasposizioni cinematografiche di “How the Grinch Stole Christmas”: una del 2000 con Jim Carrey nella parte del Grinch, che potete trovare su Amazon Prime, e un altro bellissimo cartone animato, che è uscito a Natale 2018 e che porta la firma del regista dei Minions. I gemelli hanno imparato a memoria anche le battute del trailer a furia di vederlo, lo trovate al momento solo in DVD.

Il Lorax, il guardiano delle foreste

Questo invece è forse uno dei libri meno conosciuti, ma a mio parere il più bello e attuale, e pare anche il preferito dello stesso Dr. Seuss. A differenza degli altri libri per bambini dell’autore, molto allegri e giocosi, questo è un libro profondo e con una morale che può sembrare pesante per dei bambini (i miei ci hanno versato su più di qualche lacrima).

Personalmente ritengo invece che la coscienza ambientale sia una delle cose più importanti che un genitore dovrebbe preoccuparsi di formare nei bambini di oggi.

La storia è complessa ed ha diversi livelli di lettura, quindi vi consiglio questo libro a partire dai tre anni. The Lorax racconta la storia della smania di business di un personaggio invisibile The Onceler, che, nonostante gli avvertimenti del piccolo Lorax, che parla per gli alberi e gli animali che non hanno voce, distrugge, per profitto, la foresta e caccia tutte le creature che ci vivono. The Onceler si ritroverà solo, in una landa desolata e deserta, dove l’inquinamento provocato dalla sua fabbrica, ha reso l’aria irrespirabile e l’acqua velenosa. Ma non tutto è perduto! Prima di andarsene il Lorax l’aveva annunciato: niente cambierà finché non arriverà qualcuno a cui importi veramente. Ed è proprio al bambino, che ascolta la triste storia, che the Onceler affiderà l’ultimo seme: sarà suo il compito di piantarlo ed occuparsi della rinascita della foresta. Forse allora, anche il Lorax tornerà a viverci, insieme a tutti gli altri animali.

Il libro è stato scritto nel 1971, e purtroppo da allora poco è cambiato. Nel 2012, il regista dei Minions, ha realizzato un bellissimo film animato ispirato a The Lorax, con Danny De Vito che doppia il personaggio del Lorax. Lo trovate su Amazon Prime doppiato in molte lingue. Potete trovare il libro in inglese, francese, spagnolo, in portoghese e in tedesco.

L’importanza di scegliere con cura

Come famiglia bilingue avete, rispetto alla lettura ad alta voce ai vostri bambini, delle tematiche particolari rispetto ad una famiglia monolingue. I libri che comprate potrebbero essere più costosi dei libri in italiano, dovrete scegliere con più cura, e le librerie difficilmente vi daranno una grande scelta. Se trovate uno o più autori che fanno al caso vostro, che trovate con relativa facilità, che piacciono in modo particolare ai vostri bambini, leggete più titoli e investite su quei libri. Ci sono molti altri titoli di Dr. Seuss che potete leggere ai vostri bambini, quindi se vi piace, non vi limitate ai miei consigli. Così come con i libri di Julia Donaldson, anche per Dr. Seuss i bambini si abituano alla grafica, riconoscono lo stile, e accolgono la novità con ancora più entusiasmo.

Altro consiglio: ci sono alcuni gruppi di genitori che su Facebook si scambiano o vendono libri usati in lingue straniere. Io ad esempio sono iscritta a Libri in Lingua Straniera per bambini compro, vendo e scambio, ma sicuramente ce ne saranno altri. Questi gruppi vi saranno utili sia per trovare libri a prezzi molto contenuti, sia per eventualmente scambiare i vostri libri con libri che non avete ancora letto.

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Bilinguismo e regola del 30%

Come aumentare l’esposizione alla seconda lingua

Avete mai sentito parlare della regola del 30%? Per alcuni è uno dei capisaldi del bilinguismo.

Secondo questa teoria, per acquisire una seconda lingua, un bambino ha bisogno di essere esposto alla L2 per almeno il 30% del suo tempo di veglia.

L’esperto che ha dato supporto scientifico alla regola del 30% è Fred Genesee, professore di Psicolinguistica (ebbene sì, esiste anche questa, sapevatelo!), alla McGill University in Montreal. Vi dico la verità: personalmente, vivo questa cosa un po’ come una spada di Damocle. Eppure in molti vi diranno che questa è una condizione imprescindibile per riuscire a crescere un bambino bilingue. Ci sono però esperienze concrete che contraddicono la regola.

Evitare l’ansia da prestazione

Anche solo venire a conoscenza della regola del 30% mi ha messo l’ansia. Per un genitore che lavora full time non è così semplice gestire questa netta suddivisione delle tempistiche. Quando i miei figli hanno cominciato la scuola materna, l’idea di dover in qualche modo controbilanciare tutto il tempo speso parlando italiano con compagni ed insegnanti, è diventata a suo modo pressante.

Ci sono però moltissimi esempi pratici che fanno dubitare del fatto che la regola sia così categorica.

Premesso che il bilinguismo perfetto non esiste, e che ci sarà sempre una lingua 1 e una lingua 2: moltissimi bambini, anche in contesti in cui la lingua 2 ha poche occasioni di essere parlata/ascoltata, sono comunque bilingui.

Dimenticate la regola e puntate sulla qualità

Il Professor Genesee, pur nell’essere fonte delle mie ansie, può comunque venire in aiuto. Il suo studio mi ha dato spunti importanti.

L’esposizione alla seconda lingua deve essere coerente, continua e ricca. In questo modo il bambino imparerà in modo naturale e senza sforzo due o più lingue.

In realtà non si tratta solamente della quantità di tempo che trascorrete con i bambini. Se il tempo a disposizione è limitato, dovrete aumentare la qualità delle interazione. Ecco dunque alcuni trucchi che vi possono aiutare ad aumentare l’esposizione alla seconda lingua utilizzando al meglio il vostro tempo.

Create dei rituali

Io e mio marito ci abbiamo messo un po’ a cambiare la nostra mentalità da coppia senza figli. La nostra vita si divide nel “prima dei gemelli” e il “dopo i gemelli”. Niente più “che si mangia?” detto alle 21.30, viaggi zaino in spalla dove prenotare un hotel equivale ad un insulto, o domeniche passate senza una chiara idea di cosa fare. Abbiamo presto imparato a nostre spese che i bambini hanno bisogno di regolarità, ripetitività e regole coerenti. Seppur questo ci abbia creato più di un mal di testa, un’organizzazione “rituale” del proprio tempo è un grande vantaggio per chi intraprende un’educazione bilingue.

Create dei rituali che siano dedicati esclusivamente alla seconda lingua.

Noi, ad esempio, abbiamo la cena, la fiaba della buona notte, il cinema del venerdì, i lavoretti e i disegni nelle giornate di pioggia. I rituali cambieranno con l’età del bambino. Prima c’era il bagnetto della sera, la ninna nanna, quel momento di apocalisse che chiamare cena è poco calzante, ecc. Insomma, lavorate di fantasia, ma cercate di creare degli ambiti specifici per la seconda lingua.

Supportate l’immagine della seconda lingua

Per evitare il fallimento del vostro progetto bilingue è fondamentale che il bambino si senta speciale, e non diverso o strano, nella sua abilità di capire e parlare più lingue.

Supportate l’immagine del vostro paese d’origine, o del paese dove si parla la seconda lingua se non siete nativi. Usate le storie della tradizione del vostro paese, create un’immaginario, anche magico e fantasioso, relativo alle persone con cui il bambino potrà comunicare grazie alla seconda lingua. Anche qui, lavorate di fantasia e siate dei leoni: non permettete a nessuno, amici, parenti o estranei, di sminuire, deridere o colpevolizzare il bilinguismo di vostro/a figlio/a.

Giocate nella seconda lingua usando le mani

Maria Montessori diceva che “le mani sono l’organo dell’intelligenza“. L’uso delle mani favorisce l’apprendimento e lo sviluppo del linguaggio.

L’80% delle connessioni neurali sono tra la mano e il cervello. 

Insistete sui giochi di manipolazione (pasta modellante, disegno, puzzle, lego, pittura, origami, ecc.) usando la seconda lingua: vi darà un vantaggio competitivo. Entrate nel magnifico mondo dei lavoretti per bambini: in rete troverete risorse a non finire sul tema. Tra tutte vi consiglio il blog Jean the Artful Parent, che a me piace molto quando mi servono nuove idee. Vi assicuro che per gli adulti è quasi un esercizio meditativo e può essere estremamente rilassante. 

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Canta che ti passa

Visto che dobbiamo cercare di ottimizzare tutto il tempo a disposizione, ho escogitato questo sistema per sfruttare il tempo degli spostamenti, in particolare il percorso casa-scuola, ma potete far fruttare anche il tempo per raggiungere le località di villeggiatura o delle gite fuori porta. Probabilmente non potrete fare a meno di sciropparvi canzoncine per bambini che dovrete ascoltare fino alla nausea, vi perseguiteranno anche a lavoro e non riuscirete a togliervele dalla testa per settimane. Tanto vale che siano nella seconda lingua! E poi cantare fa bene alla salute ed aumenta il livello di serotonina: così sarete esauriti … ma felici!

Leggere, leggere e ancora leggere

Su questo blog troverete più di un articolo su quanto sia importante leggere ad alta voce ai bambini fin da piccolissimi. 

Leggere è il modo migliore per ampliare il vocabolario. 

I libri contengono parole speciali, che non vengono comunemente usate nel linguaggio colloquiale,  termini specifici che fanno riferimento anche a concetti astratti. Quindi, se non lo avete già fatto, date un’occhiata ai miei consigli su come introdurre la lettura e far appassionare i bambini ai libri.

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Create interazione con altri nella seconda lingua

Per imparare una lingua la cosa migliore è trovarsi immersi in un ambiente dove, per comunicare, si è costretti a parlare.

Questa è la parte sicuramente più impegnativa. Ecco quindi alcuni consigli per creare momenti in cui usare la seconda lingua con altre persone.

I viaggi nel paese dove si parla la seconda lingua

Se siete nativi e avete parenti e amici nel vostro paese d’origine pianificherete sicuramente viaggi o vacanze che vi riportano a casa. Questi sono sicuramente momenti ideali e in parte scontati per avviare il bilinguismo. Quando non è possibile, per questioni economiche e di tempo usate skype per chiamare amici e parenti: i bambini hanno difficoltà a parlare al telefono, ma l’aiuto dello schermo rende tutto più facile.

Per chi non è nativo, scegliete mete per le vacanze dove sia possibile comunicare nella seconda lingua: oltre a visitare il paese, potete scegliere strutture frequentate prevalentemente da persone di quella nazionalità. L’anno scorso, ad esempio, siamo stati in un campeggio in Umbria frequentato massicciamente da olandesi: mi ha reso fiera che i miei quattrenni si sforzassero a parlare inglese con i ragazzini olandesi. Ma se foste olandesi, ad esempio, avreste potuto evitare un viaggio in Olanda.

Connettetevi con la comunità straniera nella vostra città

Esistono spesso associazioni di connazionali che si ritrovano anche a questo scopo: far frequentare tra loro i bambini in modo che parlino nella seconda lingua. Spesso questi gruppi sono felici di accogliere anche genitori non nativi: un’amica, che sta crescendo la figlia bilingue italiano/russo, frequenta assiduamente e con profitto un gruppo di genitori russi con bambini bilingui al seguito.

Ingaggiate una baby sitter madrelingua

Non è un metodo economico, ma spesso si ha comunque bisogno di una babysitter, tanto vale fare lo sforzo di cercarla madrelingua. Le nostre città sono piene di ragazzi e ragazze in Erasmus che non disdegnano  l’occasione di guadagnare qualche soldo. Questa è la soluzione che hanno trovato degli amici che stanno crescendo tre bambini bilingui italiano/tedesco: una tata di origini tedesche che parla con loro esclusivamente in tedesco.

Cercate centri estivi nella seconda lingua

Anche questa non è una soluzione economica, tutt’altro, ma è di sicura efficacia. Ovviamente per chi come me introduce l’inglese è piuttosto facile trovare offerte di questo tipo, la cosa diventa più complicata per altre lingue, specialmente se non abitate in una grande città. In questo caso vi consiglio di rivolgervi alle scuole di lingua, o, per lingue ancora meno diffuse, di organizzarvi con le comunità straniere di cui vi parlavo sopra.

Spero che questi consigli vi diano degli spunti per aumentare la qualità dell’esposizione alla seconda lingua per i vostri bambini. Per portare a buon fine il vostro progetto di bilinguismo, non improvvisate

La comunicazione nella seconda lingua va pensata ed organizzata al meglio se volete che sia veramente efficace.

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The Fan Brothers: Natale bilingue e mondi magici

La potenza delle immagini nell’acquisizione della seconda lingua

L’associazione suono immagine è potentissima. Lo hanno sempre saputo, anche solo intuitivamente, gli educatori e i pedagoghi di tutti i tempi. Chi non si ricorda le classi delle elementari con le illustrazioni alle pareti? La casa per la lettera C, l’elefante per la lettera E, e così via. L’immagine abbinata alla parola attiva due aree cerebrali nello stesso momento, quella  che sovrintende agli stimoli visivi e quella che sovrintende agli stimoli uditivi. Questo per dirvi che, nella scelta di un libro, le immagini sono particolarmente importanti.Ocean-Meets-Sky

Il mondo dell’illustrazione per l’infanzia

Lo diamo per assodato, ma c’è una ragione specifica se la letteratura per i bambini in età prescolare è sempre associata all’immagine. Per essere in grado di immaginare il bambino deve essere nutrito di immagini. Immaginare vuol dire pensare, e pensare vuol dire parlare con se stessi, avviare il dialogo interiore che ognuno porta avanti ogni giorno in modo inconsapevole. Se parliamo di acquisire una seconda lingua l’uso delle immagini diventa particolarmente importante, spesso perché il bambino, in termini di tempo, viene stimolato di meno rispetto alla prima lingua. Le immagini diventano una sorta di “amplificatore”: dire “carpa” vale 1 punto, dire “carpa” mostrando un’immagine come quella sopra vale 15 punti!

Quando i Piccoli Camaleonti hanno scoperto il mondo dei Fan Brothers

I libri di cui sto per parlarvi non sono semplicemente libri per l’infanzia, a mio parere sono delle vere e proprie opere d’arte. Quando li ho sottoposti al vaglio critico dei gemelli monelli la loro faccina non diceva “dai mamma, raccontaci questa storia”. Prima ancora di sapere cosa raccontavano hanno dovuto sfogliare l’intero libro, per le immagini una ad una, come se fossero quadri esposti in un museo.

Chi sono i Fan Brothers e perché il loro lavoro è speciale

Quando si tratta del lavoro di Terry ed Eric Fan bisogna proprio dire che ci sono persone che riescono a tirare fuori tutto il meglio che c’è da un rapporto di parentela. Hanno cominciato a disegnare insieme sui muri della loro camera di ragazzi, e non hanno più smesso. Poi hanno deciso di applicare la loro arte e la loro sinergia ai libri per l’infanzia, e il risultato è strabiliante. Ecco le recensioni di Giulio ed Ettore sulle tre opere dei Fan Brothers che abbiamo letto.

The Night Gardener: il debutto

E’ il primo libro scritto ed illustrato dai Fan Brothers, e forse ancora il più famoso. E’ stato tradotto in varie lingue, tra cui l’inglese, l’italiano, lo spagnolo e il tedesco. Se fate una ricerca più approfondita lo trovate anche tradotto in altre lingue. Il libro racconta la storia di William e della sua città. Di notte meravigliose creature create da un misterioso giardiniere cominciano ad apparire sugli alberi: un saggio gufo, un gatto sonnacchioso, un enorme dragone. William muore dalla voglia di sapere chi sia l’autore di tanta meraviglia. L’incontro con il giardiniere notturno cambierà per sempre William e tutti gli abitanti della sua città.

The Antlered Ship: il nostro preferito

Questo è in assoluto uno dei nostri libri preferiti. L’autrice è Dashka Slater, ma le illustrazioni sono in grado di donare a questa storia una vita propria. Marco è una volpe alla ricerca di risposte importanti, Silvia, il capitano della nave, è un cervo decisamente fuori dal comune, Victor e la sua banda di piccioni bramano avventure ed emozioni forti. Affrontare insieme il mare in tempesta, pirati feroci e acque insidiose cambierà la loro visione del mondo. Il testo è incredibilmente poetico, le illustrazioni assolutamente meravigliose! “Ma alle isole piace stare da sole?”, “Perché gli alberi non parlano mai?”, “E’ meglio sapere cosa sta per succedere, o è meglio essere sorpresi?”: i gemelli monelli si arrovellano ancora oggi sulle intriganti domande di Marco!
Ho trovato questo  libro in inglese e in francese. Spulciando in rete potreste trovarlo anche in altre lingue.

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When Ocean Meets Sky: il più magico

Questo libro lascerà voi e i vostri meravigliosi pargoli bilingui letteralmente a bocca aperta. L’avventura di Finn alla ricerca del mitico luogo dove mare e cielo si mescolano e dove accadono cose mai viste, vi incanterà ed appassionerà. Eric e Terry Fan si sono assolutamente superati in quest’opera interamente scritta ed illustrata esclusivamente a loro opera. Le illustrazioni vi porteranno in un mondo magico dove enormi balene volano in compagnia di bizzarre mongolfiere, dove un pesce dorato vi accompagnerà attraverso isole di libri dove nidificano gufi sapienti. Questa è l’ultima opera in ordine cronologico. Il libro è in inglese ed è stato tradotto in italiano e in tedesco. Non l’ho trovato in altre lingue, d’altronde è uscito a maggio 2018, sta avendo un successo incredibile, quindi altre traduzioni seguiranno sicuramente.

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Emotività, immaginazione e seconda lingua

Parlo a voi, genitori che tanto faticosamente portate avanti il progetto di crescere bambini bilingui. Spesso il tempo è poco, sembrava ieri che erano dei barilotti sbavosi, e nel giro di nulla sono al nido, e poi alla materna. E nel giro di nulla passano 12 ore della loro giornata a parlare esclusivamente la prima lingua. Portare avanti con successo il baluardo della seconda lingua sarà più facile se il vostro bambino potrà collegarla a tutta una serie di cose belle: alla dolcezza delle fiabe della buona notte, a libri meravigliosi che raccontano cose fantastiche e speciali, a cose belle fatte con la mamma o con il papà, alle vacanze con i nonni e i cugini che non vede mai, alla ninna nanna che gli avete cantato tante notti prima che si addormentasse. Suggerendovi la lettura di questi libri spero di avervi dato un ulteriore strumento per parlare di cose belle nella seconda lingua.

Progetto bilingue

Progetto bilingue: 5 dritte per non mollare

Chi ben comincia è a metà dell’opera, ma non basta.

Quando il progetto bilingue si arena.

Chi decide di crescere bambini bilingui parte con una buona dose di entusiasmo. Ma non sempre è sufficiente per riuscire a proseguire, soprattutto quando il genitore che introduce la seconda lingua non è nativo, come nel mio caso. Alcuni genitori mi hanno scritto di aver cominciato, ma di aver poi smesso. Altri mi chiedono come fare per ricominciare, altri ancora come fare per non smettere. Quindi ecco qui, i consigli, basati sulla mia esperienza: per non perdersi d’animo e non mollare.

Armatevi di PACU: pazienza, amore, costanza e una buona dose di umorismo

Pazienza. Non datevi obiettivi a breve termine: con il bilinguismo non funziona. La prima a farmi riflettere su questo aspetto è stata la pediatra di Ettore e Giulio. Donna saggia e di grande esperienza, quando i monelli assomigliavano ancora a due barilotti gonfi di latte, mi disse: “non si preoccupi se non le rispondono in inglese, lei continui imperterrita, anche se può sembrare il contrario, loro imparano, imparano tutto!”. Aveva ragione: ho dovuto aspettare i 4 anni prima di avere delle frasi compiute, e anche quelle, a volte, tirate fuori a fatica. Per un bel po’ mi sono dovuta accontentare della consapevolezza che capivano tutto.

Amore. Beh, questa è facile, se avete pensato di fare il regalo del bilinguismo ai vostri bambini, ne avete da vendere. Ma non fa mai male ripensare al motivo per cui lo state facendo: state dotando i vostri figli di super poteri, se vi passa la voglia pensate a questo!

Costanza. Questa è la parte più difficile. Non è sempre facile trovare le energie per fare lo sforzo mentale di esprimersi in un’altra lingua. Anche per genitori nativi che vivono tutta la giornata immersi in una lingua, può non essere facile cambiare registro per parlare con i bambini. Le prossime dritte serviranno ad essere il più possibile costanti. In ogni caso, siate indulgenti con voi stessi: io ho deciso di mettermi in pausa quando i bambini mi fanno veramente incavolare. Non sono sempre in grado di esprimere adeguatamente la mia incazzatura in inglese, quindi ci sta di arrabbiarsi in italiano!

Umorismo: non prendetevi troppo sul serio! Soprattutto se non siete nativi, non pretendete troppo da voi stessi e rideteci sopra. La pronuncia non è perfetta? Fate degli errori di grammatica? Non vi ricordate come si dice “tricheco”? Pace, va benissimo anche così!

Cominciate il prima possibile

Nei primi due anni di vita il cervello crea miliardi di connessioni sinaptiche. Se in questo periodo riceve il messaggio che esistono due o più lingue, sarà tutto più facile. Se potete, cominciate in questo periodo, meglio ancora, quando il bimbo è ancora nella pancia. Informatevi, e raccogliete qualche dato scientifico a supporto della vostra intenzione di parlare più di una lingua in famiglia. Vi servirà per rispondere a tutte le obiezioni di parenti e conoscenti che non sanno farsi gli affari propri. Quelli che vi diranno: “l’importante è che impari prima bene l’italiano”. Saprete spiegare a tono perché non è così e quali sono i vantaggi di inserire due lingue in contemporanea. È importante creare una piccola rete di supporto attorno al progetto bilingue. È facile perdersi d’animo se percepite che le persone che vi stanno vicino (tipo nonni, zii) non approvano.

Usate i libri come vostri alleati

Se frequentate questo blog sapete come la penso sui libri e il progetto bilingue. Si tratta di un elemento fondamentale. Ma eccovi qualche strategia in più. Fate come se foste a dieta: non comprate cose che non avete intenzione di mangiare, evitate le tentazioni. Fate in modo che in casa girino prevalentemente libri per i bambini nella seconda lingua. Così non avrete la tentazione di leggere nella prima lingua. Tenete a portata di mano i libri nelle zone della casa dove si legge: per la favola della buona notte, per mangiare o per giocare.

Usate bene la TV

Qui la tentazione di mettere un programma per bambini a caso è veramente forte. Quindi munitevi di tutti gli strumenti per resistere e rendete i programmi in lingua più accessibili. Create un vostro account YouTube. Iscrivetevi ai canali ufficiali dei programmi che vi interessano. Create delle playlist con gli episodi dei cartoni preferiti. In questo modo potrete accedere ai programmi che avete scelto dai vostri smartphone e da una qualsiasi Smart TV entrando dall’icona di YouTube. Noi abbiamo insegnato anche ai nonni a farlo: quando Giulio ed Ettore cominciano a menarsi a volte un cartone è un buon modo per sedare gli animi!

Programmate attività bilingui

Nell’apprendere una lingua nulla è più efficace del parlare e guardare negli occhi un’altra persona. Per evitare di perdere la seconda lingua nei meandri della vita a volte frenetica di un genitore, fermatevi. Esatto, decidete quali sono le attività che vi aiutano a fermarvi per passare tempo di qualità con il vostro bambino. A me piace l’arte e creare con le mani, quindi sono queste le attività che ci aiutano a fermarci. Ma usiamo anche i giri in bicicletta, le passeggiate nel bosco, i castelli di sabbia al mare, i bagni in piscina, le visite al museo. Insomma, scegliete voi, c’è l’imbarazzo della scelta.

Ecco, questi sono i miei consigli, ma sarei contenta di sentire anche i vostri: se avete qualche dritta anche voi, condividete! Quando il gioco si fa duro, una freccia in più al proprio arco non va mai male.

Benji Davies The storm Whale in Winter

Amare la seconda lingua con i libri di Benji Davies

Come scegliamo i libri nella seconda lingua

Il tempo è sempre poco, e quello che si riesce a dedicare all’esposizione alla seconda lingua a volte viene anche rosicchiato da altre cose. Ad esempio: se dopo l’asilo, come a volte accade, i gemelli passano il pomeriggio a litigare furiosamente tra di loro, ecco, quello è tempo che non riusciamo a dedicare all’esposizione alla seconda lingua! Poi mettici il nuoto, al parco con gli amichetti, una visita inaspettata, e il tempo vola via!

Spesso quindi sono i libri i piccoli mattoni su cui si costruisce il “castello linguistico” della seconda lingua: si possono inserire in qualsiasi momento della giornata, e il rituale della fiaba della buona notte è un momento “sacro” per concludere la giornata, nonché una pietra miliare dell’inserimento di una seconda o terza lingua. Dato che i libri sono così importanti li scegliamo con particolare cura:

  • devono avere immagini di qualità: l’associazione immagine – parola è fondamentale per stimolare la memoria e la comprensione del testo;
  • le storie devono essere emozionanti o divertenti o entrambi: se ridiamo e ci commuoviamo ci viene voglia di parlare in inglese di quello che abbiamo letto, o di rileggere più volte, e la ripetizione aiuta il bilinguismo;
  • leggiamo più libri dello stesso autore, quando ne troviamo uno che ci piace veramente: diminuisce il rischio di acquisti poco riusciti.

Un autore che nutre il cervello bilingue

Benji Davies è un giovane autore ed illustratore di enorme talento, il suo primo libro è del 2013, ma in pochi anni i suoi libri sono diventati dei classici, vincendo premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Il successo è tutto meritato, perché le sue storie sono poetiche, dolci ed avventurose allo stesso tempo, non lasciano mai delusi, e si rileggono all’infinito. Girano per casa nostra da quando i gemelli avevano due anni. La lingua è semplice, ma mai banale, ci sono più livelli di comprensione del testo e delle emozioni dei protagonisti, quindi ai adattano a diverse età.

La balena, la tempesta e una grande amicizia

Abbiamo conosciuto questo autore grazie al suo primo libro: The Storm Whale. Ho letto circa un centinaio di volte la storia del piccolo Noi, che salva un cucciolo di balena spiaggiato e che, per combattere la solitudine, lo tiene per un po’ nella sua vasca da bagno! I gemelli hanno riso quando Noi ruba le sardine della cena per nutrire il cucciolo. Hanno pianto quando Noi e il papà restituiscono la balena all’oceano. E hanno riso di nuovo quando si scopre che il cucciolo ha ritrovato la sua mamma. Ma hanno tenuto il fiato sospeso leggendo il sequel, The Storm Whale in Winter: la storia di quando il cucciolo e la sua famiglia salvano Noi liberando la sua barca bloccata nell’oceano ghiacciato. Questi libri sono stati tradotti in tantissime lingue, ecco le principali:

Un magico nonno e un magico viaggio

Questo libro, che abbiamo adorato, è uno degli esempi di come sia possibile trattare in modo lieve e alla portata di ogni bambino anche temi molto spinosi, come quello della morte. Syd e il nonno partono per una magnifica avventura: si scopre che la casa del nonno si può trasformare in una enorme nave, che dopo un lungo viaggio approda su una lussureggiante isola tropicale. Esplorare l’isola e farsi amici gli animali che la abitano è meraviglioso, ma il nonno decide di restare a vivere in questo paradiso, e Syd dovrà attraversare il mare in tempesta e governare da solo l’enorme nave per tornare sano e salvo a casa. I miei bambini non hanno ancora capito il sottotetto della vicenda e trovano la vicenda semplicemente spassosa: anche per questo libro ci sono diversi livelli di lettura a seconda delle età. E’ stato tradotto in tutte le lingue principali:

Qui sotto lo potete sentire raccontato dalla viva voce di Benji Davies:

Una nonna decisamente fuori dagli schemi

In questo libro ritorna il piccolo di Noi: questa volta si trova a passare le vacanze estive su un’isola sperduta con una nonna proprio particolare. Cucina strani intrugli, fa yoga sugli scogli: Noi non è proprio sicuro che quella sia la vacanza che fa per lui. Fino a quando un rocambolesco salvataggio non gli fa vedere un lato della nonna che non aveva ancora scoperto. Con questo personaggio Benji Davies riesce a coniugare una certa vena malinconica (i disegni dominati dal blu e dal giallo, l’ambientazione in un mare freddo, la solitudine di Noi) con spunti decisamente divertenti ed ironici: il personaggio della nonna è sicuramente l’apice di questo accostamento, nonché il mio personaggio preferito. Anche questo libro ci è piaciuto moltissimo: i gemelli mi hanno fatto notare che i nostri nonni non sono propriamente così avventurosi. Dovremo rimediare! Trovate il libro tradotto con i seguenti titoli:

Il mistero del Grotlyn

Questa storia un po’ dark, vi dico la verità, l’anno scorso (4 anni), ha lasciato col fiato sospeso i gemelli per le prime due letture: una volta scoperto che il Grotlyn, che tanto spaventa Ruby, la protagonista, altro non è che una scimmietta ladruncola, hanno smesso di mettersi le mani sugli occhi manco stessero guardando un film di Dario Argento! Ve lo consiglio per bimbi un po’ più grandi: i disegni sono bellissimi e sembrano usciti da una Londra di altri tempi. Il e il finale a sorpresa ci ha strappato un sospiro di sollievo e una risata. Lo trovate tradotto con i seguenti titoli:

Tad: girini e ranocchie

Questo è l’ultimo libro di Benji Davies, e noi non l’abbiamo ancora letto. Vi do qualche anticipazione: si parla di girini, di crescere e diventare grandi, dell’essere a volte diversi da tutti gli altri, e come questo sia spesso una ricchezza da valorizzare. Conoscendo gli altri titoli direi che ci siano buone probabilità che si tratti di un ottimo libro, ma ve lo saprò dire con sicurezza quando anche i Piccoli Camaleonti avranno avuto l’occasione di leggerlo, intanto qui potete trovare un’anteprima. Il libro è uscito a marzo 2019, al momento lo trovate solo in lingua originale, ovvero in inglese. Se l’avete già letto lasciate un commento e fateci sapere cosa ne pensano i vostri piccoli camaleonti!

Edimburgh Piccoli Camaleonti

Qui tutti parlano inglese

Il primo test di bilinguismo: in viaggio in un paese anglofono

La Scozia: perché?

Ci crederete, con tutti gli anni che ho studiato inglese non ho mai visitato la Scozia. Ho vissuto mesi a Londra, a Dublino, ho fatto vacanze in giro per l’Irlanda e gli States, ma la Scozia mai! Quando una coppia di amici si è trasferita ad Edimburgo per lavoro, e con la voglia di rivedere mio cugino, che vive in Scozia da oltre 20 anni, e conoscere il suo ultimo nato, che ha l’età di Giulio ed Ettore, abbiamo deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo ed affrontare un viaggio che, con i due monelli, si annunciava impegnativo.

La preparazione

Organizzare un viaggio con i bambini non è mai facile, se sono due gemelli litigiosi ancora meno. Quindi, oltre a cominciare con largo anticipo a mettere in chiaro le regole di comportamento in aeroporto, in aereo, e durante la vacanza, ho fatto un giro sul sito Bambini con la valigia. Il blog di Giulia e Fabio, genitori viaggiatori, da preziosi consigli su cosa mettere in programma per rendere la visita piacevole anche per i piccoletti. Così ho scoperto che, sotto questo profilo, avrei avuto la vita facile, dato che gli scozzesi hanno creato un sistema di turismo parallelo a misura di bambino che ha dell’incredibile. In questo modo ho fatto un programma di visite il più possibile adatto alle esigenze dei due cinquenni (se vi interessa sapere il nostro itinerario non esitate a chiedere!).

Perché questo viaggio era importante

Ogni genitore che applica un’educazione bilingue aspetta con ansia il momento in cui poter confermare definitivamente che il pupo è in grado di esprimersi nella lingua minoritaria. Ma non essendo madrelingua inglese, diciamo che “l’ansia da prestazione” era se possibile anche superiore. Dopo cinque anni di lavoro quotidiano nell’inserimento dell’inglese in famiglia, era sicuramente un test importante verificare se i bambini fossero in grado di capire e farsi capire in un paese anglofono. Le aspettative erano sicuramente alte, quindi, dopo le regole comportamentali, mi sono premurata anche di preparare adeguatamente i bambini allo sforzo linguistico che sarebbe stato loro richiesto. Ovvero: la mamma vi capisce anche se parlate italiano, vi capisce perfino se mischiate inglese e italiano, ma in Scozia nessuno vi capirà, a meno che non vi esprimiate esclusivamente in inglese!

Come “entrare nel mood”

Appena scesi dall’aereo Giulio mi ha fatto la prima inquietante domanda: “Mamma, ma perché tutti quelli che parlano inglese sono venuti a vivere qui?”. Bene, ho pensato, se non altro gli sono bastati due passi su suolo scozzese per capire che qui il registro linguistico è diverso. Siamo entrati nel mood alla velocità della luce! Un altro sistema per far capire che il registro linguistico era cambiato è stato comperare come prima cosa un Teddy Bear scozzese. Il cucciolo ovviamente non parla italiano, quindi con lui, solo inglese!

Partiamo con le letture giuste

E’ scontato che l’associazione parola immagine sia estremamente più efficace della parola da sola: è per questo che i libri illustrati sono un ottimo strumento per facilitare il bilinguismo. In questo caso abbiamo interpretato la nostra passione per i libri in modo strumentale. Si dice sempre che i bambini amano la prevedibilità, quindi ho pensato che dovevo metterli nelle condizioni di avere un’idea del posto dove andavamo. Nei giorni precedenti la partenza, la Scozia, da nome astratto, è diventato un luogo popolato da mostri gentili e creature magiche. Questo è un consiglio che mi sento di darvi per qualsiasi viaggio impegnativo da affrontare con bambini piccoli, soprattutto se state andando nel paese dove si parla la seconda lingua, che sia per turismo o per visitare parenti: usate i libri per popolare di immagini il viaggio che state per fare. Una volta arrivati, trovare conferme tangibili di quello che hanno letto sarà entusiasmante e coinvolgente, e aiuterà a ricordare quello che hanno visto una volta tornati a casa.

I nostri compagni di viaggio

La cosa più scontata che mi è venuta in mente è stato cercare libri illustrati sulle leggende e i miti scozzesi, primo tra tutti, ovviamente, quella del mostro di Loch Ness. Così ho scoperto la Picture Kelpies: Traditional Scottish Tales, una bellissima collana di racconti popolari scozzesi in libri
illustrati per bambini dai 4 ai 7 anni. Quindi prima di partire abbiamo letto
The Treasure of the Loch Ness Monster, The Tale of Tam Lin , e il bellissimo
The Secret of the Kelpie, tutti scritti da Lari Don. Non potete immaginare le facce dei due esploratori quando siamo andati a visitare questo monumento che campeggia lungo la strada tra Edimburgo e Stirling, e che celebra proprio la leggenda dei Kelpie!

The Kelpie, in memoria dei cavalli che trainavano battelli lungo i canali scozzesi

O pensate a quanto mi sono divertita quando, per due notti, abbiamo dormito in un bungalow nel bosco sulla riva di questo Loch: vedevamo Nessie spuntare da ogni dove, e chi glielo dice ai bambini che questo non è nemmeno il lago di Lochness!!!

La barca a vapore Walter Scott sulle rive di Loch Katrine

Letture per godersi la vacanza

Ovviamente non ci siamo fermati alle letture pre-vacanza. A Edimburgo abbiamo scoperto la meravigliosa libreria Waterstones, che ha un intero piano dedicato alla letteratura per bambini e ragazzi. Oltre ad una serie di bellissimi libri che saranno oggetto di altri articoli, non siamo riusciti a resistere a questi due. Vi avviso che sono talmente recenti che non sono ancora disponibili su Amazon, ma se avete in programma un viaggio in Scozia, magari per l’estate, fate una ricerca tra qualche mese, perché sono veramente spassosissimi. Eccoci quindi accoccolati in un bungalow nel bosco a leggere Peppa goes to Scotland, sequel del più famoso
Peppa Goes To London. Visite ai castelli, tutta la famiglia Pig in tartan, la ricerca del mostro di Loch Ness a bordo di un barchino a guida, ovviamente, della poliedrica Mrs Rabbit, e le pozzanghere più belle di tutto il Regno Unito, ci hanno tenuto compagnia per tutto il viaggio.

Abbiamo scoperto anche il meraviglioso Monsters Unite di Molly Sheridan. Meravigliose illustrazioni per raccontare la storia del povero mostro Nessie che si nasconde sul fondo del Loch per scappare ai flash dei turisti, ma soprattutto a tutta la plastica che i maleducati gettano nel lago. Nessie scoprirà un’intricata rete di tunnel e una comunità di altri mostri, dalla Spagna, alla Francia, dalla Svizzera alla Svezia. Mostri e pesci si uniranno per liberare i tunnel dalla plastica che inquina i mari, e potersi di nuovo ritrovare in compagnia e sentirsi un po’ meno meno mostri e un po’ meno soli. Scozia a parte, il libro è bellissimo, così come il messaggio che porta.

Parlare inglese non è più solo un gioco con la mamma

E dopo tutti i preparativi e tutti gli sforzi per rendere la vacanza il più possibile coinvolgente, tiriamo le somme del nostro primo viaggio in un paese anglofono. Ecco tutte le cose che abbiamo portato a casa dal nostro viaggio.

  • Essere immersi in un contesto che parla la seconda lingua è utilissimo (se non essenziale) per sbloccare il linguaggio nella lingua minoritaria. Parlare con persone che non capiscono l’italiano, ma ancora di più giocare con il cuginetto che ha la stessa età, è stato come aprire una porta. Adesso l’inglese è una lingua vera e propria, non solo una sorta di codice che si usa in famiglia.
  • Essere costretti ad esprimersi anche nella seconda lingua è, ovviamente, un incredibile incentivo: durante la vacanza è diminuita la percentuale di “parlato” in italiano anche con me o con il papà. Tornati a casa, di contro, è aumentata la percentuale del “parlato” in inglese con me e con papà.
  • Entrare, anche se solo per una settimana, in un contesto dove si parla esclusivamente la seconda lingua conferisce un ulteriore status alla lingua minoritaria: i complimenti delle persone che sentono due cinquenni esprimersi in inglese, capire ed essere capiti, è estremamente galvanizzante.
  • Abbiamo verificato che i bambini, incredibilmente, sono capaci di interpretare anche accenti diversi, e quello scozzese non è dei più facili da gestire!!!

  • Abbiamo regalato una buona dose di “gongolamenti” a mamma e papà: in una assolata Edimburgo, sentirsi dire da Giulio “Here it’s warmer then I thought”, pensare alla quantità di regole grammaticali che ha applicato senza nemmeno accorgersene, insomma, per tutto il resto … “C’è Mastercard”!!!

OPOL-MLAH

OPOL o MLAH: esiste un metodo migliore per crescere bilingue?

Bilinguismo: perché serve un metodo

Quando abbiamo deciso di intraprendere un’educazione bilingue per i gemelli, vi dico la sincera verità, non ci siamo assolutamente preoccupati di applicare o meno un metodo. In realtà non ci siamo nemmeno preoccupati del fatto che esistesse un metodo! La cosa più scontata era che io parlassi inglese ai bambini, il più possibile: laureata in lingue vince contro ingegnere. Le mie ansie principali non riguardavano certo il metodo. Mi preoccupavano piuttosto il fatto di non essere madrelingua, e la reazione di parenti e amici. A volte buttarsi inconsapevolmente nella mischia ha i suoi risvolti positivi. Ma non è questo il caso.

Navigare a vista? Anche no

Portare avanti un’educazione bilingue è un gran lavoraccio, ed essere perfettamente consapevoli di quello che si sta facendo è un grande vantaggio. Navigare a vista può anche funzionare alla fine, ma è difficile, soprattutto se non si è madrelingua, e ti lascia scoperto alla prima difficoltà. Un esempio su tutti: moltissimi progetti di educazione bilingue naufragano attorno ai due anni del bambino. Basta il primo educatore, parente, amico o sapientone di turno che sostiene che il bambino ha un ritardo nel linguaggio a causa dell’educazione bilingue ed ecco che, in preda al panico, si passa ad un’educazione monolingue. I pregiudizi sul bilinguismo sono ancora tanti, avere un metodo ed essere coscienti di cosa si sta facendo, di come e perché, è una garanzia.

Il metodo OPOL: One Parent One Language

Il metodo OPOL è sicuramente il più conosciuto. E’ stato codificato nel lontano 1902 dal linguista francese Maurice Grammont. La sua teoria si basa sull’idea che, affidare ad un genitore l’onere esclusivo di introdurre la seconda lingua, sia la miglior garanzia contro le interferenze tra i due codici. Gammond sosteneva inoltre che il metodo OPOL fosse sostanzialmente una garanzia di successo di un progetto di educazione bilingue. Molti altri studiosi hanno sostenuto che il metodo OPOL sia quello migliore, se non l’unico in grado di garantire un effettivo bilinguismo. Alcuni arrivano addirittura a sostenere che, per incentivare il bambino ad esprimersi nella seconda lingua, il genitore che introduce la lingua minoritaria, dovrebbe fingere di non capire se il bambino gli si rivolge nella prima lingua!

MLAH: Minority Language At Home

Questo metodo è stato definito in tempi molto più recenti. Non prendete alla lettera la parte che riguarda “at home”: non si intende tanto l’idea di una lingua che si parli solo tra le mura di casa, quanto piuttosto quella di un metodo fatto su misura per la famiglia che lo adotta. Si tratta sostanzialmente di decidere come introdurre la seconda lingua anche in base ai ritmi e alle particolarità di ciascun nucleo familiare. La mia amica Anne, che è di origine alto atesina, e quindi lei stessa bilingue italiano-tedesco, è medico. Non riuscendo a passare tutto il tempo che vorrebbe con i suoi bambini, ha deciso di farsi dar man forte da sua mamma, che è il secondo familiare a parlare tedesco ai bambini. Avendo comunque bisogno di una baby sitter, hanno optato per la giovane figlia di un’amica tedesca.

Spesso, quando il genitore che introduce la lingua minoritaria non è madrelingua, è più facile assumere questo metodo. Ad esempio, se entrambi i genitori parlano la lingua straniera che si vuole introdurre, è utile che il bambino se ne renda conto: quando deciderà di esprimersi nella seconda lingua lo farà liberamente, sapendo che è capito da entrambi. Con questo metodo, pertanto, si può decidere che entrambi i genitori introducano la seconda lingua, anche se c’è un genitore prevalente. Oppure, si possono cercare altre occasioni di esposizione alla seconda lingua, come gruppi di gioco o saltuari corsi intensivi. O ancora si può decidere di dedicare determinati momenti in modo esclusivo alla seconda lingua, ad esempio il fine settimana.

Pro e contro dei due metodi

I vantaggi del metodo OPOL

  • Quando un genitore parla in modo esclusivo la lingua minoritaria, senza contaminazioni, è più facile evitare il Code Switching, quella particolarità dei bilingui di mescolare le due lingue.
  • Secondo molti esperti è il metodo che da maggiori garanzie di successo.

Gli svantaggi

  • Se il genitore lavora full time a volte è difficile garantire una sufficiente esposizione alla lingua minoritaria.
  • I bambini sono attenti ad economizzare sforzi ed energie da dedicare invece a quel che risulta più necessario: se sono convinti che una lingua serva a comunicare con una sola persona, possono decidere che non valga la pena sforzarsi di parlarla. Tanto più che, per quanto un genitore si sforzi di essere coerente, difficilmente riuscirà, come vorrebbero i puristi, a nascondere al bambino di essere in grado di capire anche la prima lingua. Davvero fingerete di non capire quando il panettiere vi rivolge la parola?

I vantaggi del metodo MLAH

  • E’ più flessibile e si adatta alle esigenze del menage familiare.
  • Garantisce una maggiore esposizione: nel momento in cui il genitore che introduce la lingua minoritaria prende coscienza di non essere solo, ma di poter usufruire di un ulteriore supporto (nonno, zia, tata, gruppo di gioco nella lingua minoritaria), si sforzerà di moltiplicare le occasioni di esposizione e creare una rete.
  • Attribuisce alla lingua minoritaria un maggior “prestigio”: la componente emotiva è molto importante nell’apprendimento della lingua minoritaria. Quanto più il bambino si rende conto che c’è un microcosmo parallelo che comunica con la seconda lingua, sarà più propenso ad usarla.

Gli svantaggi (o presunti tali)

  • Il metodo MLAH favorisce il Code Switching, la mescolanza delle due lingue. Alcuni studiosi ritengono che questo sia un problema, ma le recenti scoperte delle neuro scienze hanno dimostrato che il bambino non fa confusione tra le due lingue. Al contrario. Spesso l’interferenza è intenzionale o opportunistica, nel senso che il bambino conosce quella parola in una sola lingua e la inserisce invece di parafrasare per spiegare il concetto. Ad esempio Ettore ha chiesto alla maestra di inglese se le piace la “wobbly mozzarella”: un modo creativo per tradurre “burrata”: una mozzarella traballante! Spesso mi trovo io stessa ad usare sia l’inglese che l’italiano con i miei bambini nella stessa giornata, spesso nella stessa frase. Questa strategia viene usata da loro per comunicare con me, con papà, e con le altre persone che condividono entrambi i codici linguistici (come la maestra).
  • Per lingue meno diffuse può essere difficile creare una rete o occasioni di comunicazione nella lingua minoritaria. Una mia amica francese, che non ha parenti o amici francesi in Italia, ha dovuto aspettare una vacanza lunga in Francia, dai nonni, per avere la conferma definitiva che il figlio più grande (4 anni) non solo capiva, ma era anche in grado di parlare il francese.

Le condizioni per il successo

Che decidiate di adottare il metodo OPOL o il metodo MLAH, le vere condizioni per il successo del vostro progetto di educazione bilingue saranno altre.

Coerenza

La seconda lingua deve far parte in modo coerente del ménage familiare: essere inserita in determinati contesti, tutti i giorni, con supporti specifici e dedicati. Ad esempio, se decidete che libri e cartoni sono supporti utili, i libri e i cartoni in casa saranno dedicati esclusivamente alla seconda lingua, non solo saltuariamente.

Prevedibilità

Bilinguismo fa rima con ripetitività e prevedibilità: sapere esattamente che cosa sta per succedere da sicurezza e favorisce l’apprendimento in profondità. Quindi niente sorprese: nel momento in cui decidete di dedicare la seconda lingua a determinati contesti o attività, non lavorate troppo di fantasia, elaborate dei rituali fissi e ripetitivi. Questo aiuterà il bambino a sentirsi sicuro e sereno, sapendo esattamente cosa ci si aspetta da lui in ogni momento.

Costanza

Questa è sicuramente la regola d’oro del bilinguismo, e la più faticosa da rispettare: non aspettatevi grandi risultati se, travolti dagli eventi, vi capiterà di non esporre per mesi il bambino alla lingua minoritaria. Ricominciare non sarà certo impossibile, ma si tratterà di un “lavoraccio”: il bambino lo percepirà come un “attacco” alla sua amata, prevedibile routine, e farà fatica a interpretare le vostre aspettative nei suoi confronti.

Il metodo migliore per voi

Anche se inizialmente non sono stata del tutto consapevole di che metodo applicare, a posteriori posso dire di aver approfittato del primo anno di vita, sfruttando la maternità, per dare una prima base forte all’apprendimento dell’inglese, usando per un po’ il metodo OPOL. Sapendo che in seguito i bambini sarebbero stati esposti in modo preponderante all’italiano, quando la nostra vita è diventata più complessa, sono passata al metodo MLAH. Ora anche mio marito si rivolge ai bambini in inglese: quando loro devono spiegarsi sanno che anche papà li capirà, se vogliono una storia, sanno di poterla chiedere anche a lui. D’estate cerco centri estivi con personale madrelingua. La maestra introduce l’inglese anche a scuola, ed organizza dei gruppetti extra orario scolastico a supporto.

Che scegliate l’uno o l’altro metodo, vi consiglio di non pensare tanto a quale può essere il metodo migliore in termini assoluti, quanto piuttosto a quello che meglio si adatta alla vostra vita famigliare. Non è necessario nemmeno usare un solo metodo: potete, come me, passare da un metodo all’altro quando lo riterrete opportuno. Nel frattempo: in bocca al lupo!

Bologna-Children's-book-fair

Libri per crescere bilingui: cosa ho trovato alla Bologna Children’s Book Fair

La magia di parole e immagini

Se ancora mi serviva qualcosa per capire che non c’è nulla di letterariamente più magico dell’unione perfetta di parole e immagini, una visita alla Bologna Children’s book Fair mi ha dato il colpo di grazia! Una visita estenuante di una intera giornata, tra illustrazioni da togliere il fiato e tanti, tantissimi libri per bambini: partendo dai primi libretti tattili, fino ai libri per adolescenti: adesso sono ufficialmente una fanatica degli albi illustrati. Per chi non è convinto di quanto sia incredibilmente più efficace introdurre la seconda lingua tramite le immagini di un bel libro, leggete qui per un piccolo ripassino.

Libri bilingui: lo stato dell’arte

Ho girato gli stand alla ricerca di case editrici che pubblicassero libri bilingui. Non ho trovato molto, direi quasi nulla. Mi direte: e perché libri bilingui? Perché, soprattutto per l’inglese, ci sono molti genitori che non sono madrelingua, e anche perché il libri bilingui in casa sarebbero un bel vantaggio. Mia suocera scandaglia la libreria alla ricerca di libri in italiano quando i bambini le chiedono di leggere: sarebbe comodo avere qualche titolo in entrambe le lingue, e credo che sarebbe anche un bene per i bambini affrontare lo stesso testo in entrambe le lingue con persone diverse.

Corraini di Mantova: un ago in un pagliaio

Purtroppo su questo fronte nulla di buono bolle in pentola. Ho trovato un’unica casa editrice che si dedica in modo sistematico a libri bilingui (ma potrebbe essermi sfuggito qualcosa): la Corraini di Mantova che è specializzata in libri per bambini con un occhio di riguardo per l’arte. Ho chiesto lumi ad una responsabile: i libri in inglese o bilingui sono dedicati soprattutto al mercato internazionale, e non tanto pensati per genitori che si dedichino ad una educazione bilingue. Ma tant’è, noi ci accontentiamo. Oltre ai meravigliosi libri per bambini, in italiano e inglese, dedicati ad artisti contemporanei di Fausto Gilberti, che conosciamo e adoriamo, vi segnalo questo bel titolo di Noemi Vola, che trovate in italiano, inglese e tedesco, anche se non in formato bilingue.

La dura vita dell’illustratore

Per quanto riguarda i libri per l’infanzia ritengo che le nostre scuole di illustratori (conosco in particolare quella di Sarmede, ma ce ne sono altre molto importanti in Italia), e la nostra tradizione di illustrazione per l’infanzia, abbiamo decisamente una marcia in più. All’entrata della fiera l’area Illustrator Café accoglieva i visitatori. E accanto all’esposizione degli artisti ufficiali in mostra, alcuni pannelli a disposizione dei freelance presentavano immagini altrettanto belle. Ho pensato: “ragazzi, siete bravissimi, ma poveri voi!”. Ovvero, la qualità era talmente alta, sia per gli ufficiali che per moltissimi freelance, che immagino la concorrenza per riuscire ad agganciare un editore sia spietata. Quindi buona fortuna ai tanti giovani che ho visto in fiera a cercare ganci e contatti, siete bravissimi! Tra le tante illustrazioni appese, il marinaio con il mare in testa che vedete sopra ha attirato la mia attenzione. E’ di un artista pugliese, Giuseppe d’Asta, date un occhio al suo sito perché merita.

Perché appassionarsi alla letteratura per l’infanzia

Vi confesso che, prima di avere bambini, la letteratura per l’infanzia non mi interessava in modo particolare. Ma ora che i bambini ci sono, e dato che abbiamo deciso di portare avanti un’educazione bilingue, vi posso assicurare che si tratta di un mondo meraviglioso. Non solo i libri sono un’arma segreta per introdurre una seconda lingua, ma sono anche un modo di passare il tempo in modo qualitativo con i vostri figli, soprattutto oggigiorno, che il tempo è sempre così poco. Se vi appassionerete voi, riuscirete più facilmente a trasmettere la stessa passione ai vostri figli. E insieme alla seconda lingua darete loro un sacco di altre possibilità: miglior risultati scolastici, un vocabolario più ampio e vario, un passatempo appassionante che, in futuro, li distolga almeno per un po’ dallo schermo di un cellulare o dai videogiochi.

Un mondo oltre le principesse Disney

La buona letteratura per l’infanzia, quella fatta dai veri artisti, scrittori e illustratori, è un mondo che si stacca dall’immaginario estetico che viene proposto costantemente ai nostri bambini. E secondo me è una finestra importante su storie e immagini diverse da quelle che nostri bambini avranno prestissimo tra le mani in forma di giochi, o vedranno in forma di cartoni. Vi faccio un esempio: un libricino di Frozen sta ad un libro di uno scrittore e illustrato da un artista come un panino da Mc Donald’s sta ad un pranzo in un ristorante stellato. Non vuol dire che non si possano mangiare panini, e nemmeno che si debba per forza cercare solo il cuoco stellato. Ma se vogliamo far apprezzare ai nostri figli letteratura e arte in futuro, sarà meglio cominciare a preparare adeguatamente il loro palato!

Che cosa ci siamo portati a casa dalla Bologna Children’s Book Fair

L’ampia area vendita della fiera è sicuramente un magro contentino rispetto alla ricchezza dell’esposizione. Diciamo che è anche una fortuna per il portafoglio che la vendita sia circoscritta, altrimenti per me sarebbero stati guai! Ecco che cosa abbiamo portato a casa e già avidamente letto.

La mia attenzione è stata catturata dai libri di due autori spagnoli:

  • Cómo meter una ballena en una maleta di Raul Nieto Guridi che ho trovato in inglese con il titolo How to Put a Whale in a Suitcase: un libro meraviglioso sul quanto sia difficile a volte partire dovendo lasciare dietro a sé i ricordi, gli affetti, le abitudini e le cose a cui teniamo. Difficile come mettere una balena in valigia. Ai gemelli la storia è sembrata spassosissima, ma ha un sotto testo molto profondo e amaro. Dato che questo è un blog per genitori sul bilinguismo, lo consiglio soprattutto a quelle persone che sono in Italia per amore, o per lavoro o per qualsiasi altra ragione: sarà un bel libro per far capire ai vostri bambini quanto è difficile a volte partire e lasciare tutto indietro. Guridi è anche l’illustratore del libro, vi invito a visitare la sua pagina per vedere le bellissime illustrazioni.
  • Le Berger des Boules de neige di Laura Romero: ho comperato il libro in francese, anche se in teoria dovrebbe essere stato tradotto dallo spagnolo non l’ho trovato in nessuna altra lingua, nemmeno in inglese. Se state introducendo il francese ve lo consiglio: la storia di Martin che decide di pascolare palle di neve è molto divertente ed adatta anche a bimbi molto piccoli.

Bologna Children's Book Fair

Julia-Donaldson

Crescere bilingui con il Gruffalo, perché innamorarsi dei libri di Julia Donaldson

Non è mai troppo presto per cominciare a leggere nella seconda lingua

In un bell’articolo del neuroscienziato Alberto Oliverio ho letto questa meravigliosa frase:

“la lettura contribuisce a dare forma alla mente”

Certo, la lettura e i libri sono importantissimi per tutti i bambini. Ma in un’educazione bilingue diventano una vera e propria arma segreta. Ecco perché è importante scegliere con cura: i libri saranno una vera e propria finestra sulla seconda lingua per i vostri bambini.

Ogni epoca ha le sue storie

Prima che arrivassero i gemelli, io e mio marito abbiamo diligentemente completato una raccolta del Corriere della Sera che la domenica usciva con un libro illustrato di una fiaba classica. Quando ho letto “Il brutto anatroccolo” ai bambini ho dovuto consolarli per una buona mezz’ora: erano disperati per il povero papero che nessuno voleva, alla fine mi sono messa a piangere anche io! La volta successiva, per precauzione, ho sfogliato preventivamente “Pollicino”, che da piccola adoravo. Ora fatico a capire perché: dopo aver letto dell’orco che per errore si divora le sette figliolette, ho rimesso il bel libro nello scaffale e, per un po’, ho deciso di abbandonare i classici per dedicarmi alla letteratura contemporanea.

Forse, non solo perché si tratta di classici, vuol dire che si tratta delle storie più adatte ai miei figli. Ogni epoca racconta ai bambini le storie che i bambini hanno bisogno di ascoltare, raccontate nel modo più adatto all’immaginario di quel momento storico.

Ecco, Julia Donaldson, che scrive libri di incredibile successo dagli anni ’90, racconta ai bambini in modo contemporaneo, senza dimenticare che l’immaginazione abita in un mondo magico.

Julia Donaldson e Axel Scheffler: perché i loro libri hanno tanto successo

I loro libri mi sono capitati tra le mani un po’ per caso, e confesso che sul momento non mi hanno attirato un gran che. Ho cominciato ad apprezzarli con il tempo, ma sopratutto ho imparato ad amarli tramite lo sguardo dei gemelli monelli che non sono mai stanchi di rileggerli.

Sarebbe un peccato far crescere i vostri bambini senza la compagnia dei meravigliosi personaggi creati da questi due autori.

Rime e ripetizione: quando la parola diventa musica

Prima ancora di scrivere libri per bambini Julia Donaldson nasce come drammaturga e musicista. Questa scrittrice ha la poesia nel sangue e nell’anima. Le sue storie stimolano la memoria, tanto che i bambini, anche solo dopo qualche lettura, sono in grado di anticipare a memoria le strofe. Se vi sforzate di entrate nella parte, sarà semplice “drammatizzare” e “recitare”, rendendo ancora più interessante e avvincente la lettura. La cosa richiede un certo livello di concentrazione: io a volte, con la stanchezza della sera, mi confondo un po’! Poi arriva il solerte Giulio che mi fa notare se ho letto con la voce del serpente le battute della volpe, o dato al topo la voce del gufo. In ogni caso, stanchezza serale permettendo, sarà un successo!

Il connubio vincente di parole e immagini

Vi confesso che Alex Scheffler non è certo tra i miei illustratori preferiti, ma devo ammettere che non esiste immagine più adatta alle storie di Julia Donaldson. I disegni di Scheffler non sono esteticamente raffinati, i colori sono molto sgargianti, si avvicina di più all’estetica del cartone animato che alla tipica illustrazione per l’infanzia. Eppure la semplicità e la vividezza dei disegni rende questi libri particolari e riconoscibili senza diventare mai banali o scontati. Quelli che trovate di seguito sono i libri che ci sono piaciuti di più, ma non vi limitate a questi, ce ne sono molti altri.

Il Gruffalo: vent’anni di una storia che non invecchia mai

Il Gruffalo ha venduto 13 milioni di copie ed è tradotto in 59 lingue.

La storia cinese che ha ispirato il libro ha come protagonista una bambina che si avventura nella giungla e si imbatte in una tigre. Nella rielaborazione della Donaldson, la storia di svolge nel bosco ed ha come protagonista uno scaltro topolino: tutti gli animali che incontra se lo vorrebbero mangiare in un sol boccone. Ma il topo si difende con astuzia inventando un animale immaginario, terribile e rivoltante pronto a difenderlo: un incrocio tra un “buffalo” con un animale che ruggisce “Grrrr”, il temibile “Gruffalo“. Peccato che dopo essere scampato ad una volpe, un gufo e un serpente, il povero topolino si trovi davanti un Gruffalo in carne ed ossa. Non vi racconto come il topo riesce a scampare anche a quest’ultima creatura affamata, per non fare spoileraggio, ma vedrete che il finale non vi deluderà.

Non lo farà nemmeno il meraviglioso sequel “The Gruffalo’s Child“: l’avventura della bambina del Gruffalo, anche lei alle prese con l’astuto topolino. Potete leggere il Gruffalo praticamente in tutte le lingue (dal cinese, al maori, all’afrikaans), io l’ho trovato in inglese, francese, tedesco, spagnolo. Non ho trovato indicazioni precise sulle lingue di traduzione di The Gruffalo’s Child, ma esiste sicuramente in inglese, francese, tedesco, spagnolo.

Di entrambe le storie, se lo vorrete, potrete poi mostrare ai bambini il film breve (durano circa mezz’ora): i miei hanno fatto una faccia sbalordita quando hanno capito di cosa si trattava! La versione inglese è narrata da una meravigliosa Helena Bonham Carter, che è un piacere per le orecchie. Lo trovate gratuitamente sulla sezione film per bambini di Prime con l’audio nelle lingue più comuni, ma anche in russo, polacco, turco, arabo e cinese. Se siete dei cultori del DVD fisico, potete anche procurarvi entrambi i film.

The Snail and the Whale: una storia di amicizia per giovani esploratori

Questa meravigliosa storia sull’amicizia tra l’enorme balena e la piccola lumachina di mare è non solo bellissima e commovente, ma contiene anche una serie di belle “lezioni morali”. La lumachina è confinata ad una nera roccia del porto, ma sogna di poter viaggiare e vedere il mondo. La grande balena la accompagnerà dai Tropici all’Artico, ma sarà lei, che si sente così piccola ed insignificante di fronte alle meraviglie del pianeta, a salvare l’amica quando si troverà in difficoltà. Anche questo libro è stato tradotto in varie lingue, inglese, francese, tedesco, spagnolo.

Room on the Broom: la magia della generosità

La generosità è una tematica importante nei libri di Julia Donaldson, ma è difficile trovare una storia più bella per far capire ai bambini il piacere di dare. Questa strega decisamente fuori dagli schemi ha posto per tutti sulla sua magica scopa: un cane, un gatto, un uccellino, perfino una rana. Saranno le creature che ha accolto con tanta generosità che la salveranno in modo creativo e divertente proprio quando tutto sembra perso. Oltre all’ inglese, ho trovato il libro tradotto in francese, tedesco e spagnolo. Anche questo libro ha avuto un successo talmente travolgente da aver ispirato un bellissimo film breve che potete vedere gratuitamente su Amazon Prime (tradotto in tutte le principali lingue europee, oltre all’arabo, il portoghese, il coreano e il polacco tra le altre). Potete vederne degli estratti sul canale YouTube ufficiale dedicato al film.

Zog e Princess Pearl: un modello femminile lontano dagli stereotipi

Questo personaggio è piaciuto moltissimo a me, anche se dubito che i puponi abbiano apprezzato in modo particolare la storia di una principessa che si fa volentieri rapire da un drago, solo per il piacere di fare pratica veterinaria su draghi maldestri! I bambini hanno amato sicuramente di più il drago tontolone Zog, che di carriera vorrebbe fare il terrificante sputa fuoco, ma che diventa invece un’insolita ambulanza per medici volanti! Se vi interessano le storie di eroine fuori dal comune, leggete il mio articolo sul Girl Power nelle storie per l’infanzia, troverete altri magnifici personaggi femminili da far conoscere ai vostri bambini. Anche di questa storia la BBC ha recentemente prodotto un bellissimo cartone animato (trailer). Potete leggere Zog in inglese, tedesco, francese, così come Zog and the flying Doctors che ho trovato pure in inglese, francese, tedesco. Con una ricerca più approfondita dovreste riuscire a trovarli tradotti anche nelle altre principali lingue europee.

Stick Man: l’amore, la famiglia, la poesia e … il Natale!

I gemelli monelli hanno letto per la prima volta Stick Man alla scuola dell’infanzia con l’adorata maestra Angela, e a quel punto non ho avuto scelta e ho dovuto procurarmelo. La storia del povero Stick Man, scambiato per un banale bastoncino e lanciato a destra e a manca fino a trovarsi lontanissimo dalla propria famiglia, vi commuoverà! Tra le altre cose, come nota di servizio, il libro contiene un lessico molto interessante che i bambini imparano alla velocità della luce, quindi la storia è utile anche sotto questo punto di vista. Alla fine saranno il Natale e la sua magia a riportare a casa Stick Man: date un occhio alla fantastica pallina a forma di testa del Gruffalo appesa all’albero in una delle ultime scene. Quando i gemelli se ne sono accorti si sono scompisciati dalle risate! Anche da Stick Man è stato tratto un bellissimo film breve che trovate sempre su Amazon Prime da vedere in molte lingue diverse. Oltre all’inglese, ho trovato il libro tradotto in tedesco, e francese.

Altri titoli da non perdere

Se i libri di Julia Donaldson e Axel Scheffler appassioneranno voi e i vostri bambini, ecco altri titoli che troverete meravigliosi:
The Spiffiest Giant in Town
Tiddler
The Highway Rat: anche questo libro ha ispirato un recente cartone animato della BBC (trailer).
A Squash and a Squeeze
Monkey Puzzle (adatto a bimbi molto piccoli)
Charlie Cook’s Favorite Book

inglese scuola dell'infanzia

Perché la seconda lingua dovrebbe essere insegnata fin dalla scuola dell’infanzia

Le lingue nella scuola dell’infanzia

Un binomio non ancora assimilato

L’altro giorno al parco un’amica mi dice: “Alla scuola dell’infanzia che frequenta Giovanni fanno inglese, ma solo ai grandi: vogliono che prima imparino bene l’italiano”. Beh, penso, meglio di niente!

Molte scuole dell’infanzia, infatti, non prevedono l’insegnamento della seconda lingua.

Quando lo fanno viene spesso interpretato in modo sbagliato, non supportato dai molti studi che dimostrano come, quanto più piccoli sono i bambini, tanto più sono permeabili all’esposizione ad una seconda o terza lingua.

Vi dico la mia colpevole verità: prima che i miei figli frequentassero la scuola dell’infanzia credevo che la seconda lingua fosse appannaggio delle scuole speciali (tipo scuola inglese o tedesca). Ho scoperto che la scuola che avevamo scelto prevedeva l’insegnamento dell’inglese durante la giornata a porte aperte. Non avevo un piano B nel caso l’inglese non fosse previsto, e la cosa è stata dettata da pura e semplice fortuna. Se avete l’occasione di scegliere tra più opzioni, richiedete l’insegnamento di una seconda lingua: non va considerato come un optional, al contrario!

La nostra esperienza personale: Teacher Angela

Noi siamo stati letteralmente baciati dalla fortuna: l’insegnate di inglese nella nostra scuola è interna, quindi a disposizione per più ore e per progetti continuativi. Ed io che mi affliggevo all’idea di come la lunga giornata scolastica avrebbe tolto tempo prezioso all’esposizione alla seconda lingua!

Se il bilinguismo fa sentire speciali

Se prima della scuola il bilinguismo era una questione tra me e loro, la maestra Angela lo ha reso una consuetudine, una cosa normale, che ci si aspetta da loro a casa, ma anche a scuola! È stato un grande aiuto che anche a scuola si imparasse l’inglese, tanto più se a farlo, come nel nostro caso, è una persona preparata e attenta, che ha saputo tenere vivo ed incrementare l’entusiasmo dei miei bambini per la seconda lingua. Non c’è stato giorno che Ettore e Giulio non abbiano portato a scuola un libro in inglese che la maestra Angela avrebbe poi letto in classe.

Ma se mi era chiaro come inserire la seconda lingua in casa, non avevo idea di come lo facesse un’insegnate di scuola dell’infanzia. Quindi sono andata alla fonte e ho fatto qualche domanda direttamente a Teacher Angela.

Come introduci l’insegnamento dell’inglese a bambini che non sanno leggere e scrivere?

Sono diventata una magic teacher nel 2009 dopo i due anni di master “Hocus&Lotus” in glottodidattica infantile. Da allora il mio approccio all’insegnamento dell’inglese è radicalmente cambiato: ho capito che con i bambini avrei dovuto usare un metodo diverso rispetto al tradizionale approccio mnemonico con cui mi hanno insegnato l’inglese a scuola!

Prima di tutto serve un’organizzazione speciale degli spazi e dei tempi: la mia aula ha un angolo fisico dedicato all’inglese. Il tappetone con il Circle Time dove ci si saluta rigorosamente in inglese, e la casa del nostro compagno di avventure Teddy Bear che, poverino, non conosce l’italiano!

inglese scuola dell'infanzia

Tutte le mattine abbiamo un momento dedicato allo storytelling: leggo e chiedo di essere interrotta quando i bambini sentono una parola conosciuta o per dirmi cosa hanno capito alla fine di ogni pagina.

Mantengo una routine: i saluti iniziali e la canzone di congedo. Cerco invece di variare di continuo le attività.

Utilizzo spesso i giochi motori: il gioco Twister per memorizzare colori, parti del corpo e lateralizzazione, “un due tre stella” o “strega comanda color”, ovviamente in inglese! Andiamo fuori in giardino ad osservare e ad imparare il nome delle cose che ci circondano: l’esperienza concreta è sempre la più efficace.

Per ottenere dei risultati non posso limitarmi all’ora di inglese settimanale, è davvero troppo poco.

Sfrutto altri momenti della giornata per lanciare input inerenti la nostra routine in L2. Dal chiudere/aprire la porta, buttare qualcosa nel cestino, i nomi dei materiali che usiamo (colla, forbici, carta colori) e la parte che ci piace di più, il meteo, rigorosamente in inglese ogni mattina!!

Come reagiscono i bambini? Vedi differenze a seconda dell’età?

Nei miei primi anni di insegnamento, la seconda lingua era un’opportunità data solo ai bambini dell’ultimo anno (5 anni). Si pensava fosse troppo difficile per i più piccoli. Negli ultimi anni sono riuscita ad estendere l’insegnamento dell’inglese fin dal primo anno (anche agli anticipatari di 2 anni e mezzo). I più piccoli apprendono come delle spugne! Più ludica e divertente è l’attività, più recepiscono! I grandi con alle spalle già due/tre anni di inglese, danno tantissima soddisfazione. Con loro mi concedo di alzare l’asticella nella difficoltà di lettura e canzoni/filastrocche da imparare.

La regola è “più mi diverto più imparo”: quando mi chiedono “Teacher quando facciamo ancora English?”, so che ho vinto! Se lo vivi come un gioco e trasmetti la tua passione, la strada è tutta in discesa.

Cosa dovrebbero fare i genitori per potenziare il tuo lavoro?

Per aumentare l’esposizione alla seconda lingua, la famiglia può dare un grande contributo. Ciò che viene acquisito a scuola deve essere rafforzato a casa perché diventi un automatismo. Approfittate di piccoli momenti di routine quotidiana per far entrare l’inglese in casa. Salutatevi nella seconda lingua, guardate i cartoni in inglese. La favola della buonanotte è una fantastica opportunità per migliorare la capacità di ascolto, di comprensione e l’acquisizione di nuove parole inglesi!

Non serve essere laureati in lingue: basta anche una conoscenza base dell’inglese per rafforzare ciò che i bambini apprendono a scuola. Se si hanno dubbi o perplessità sulla pronuncia, esistono tante applicazioni che possono aiutare.

Basta davvero poco a questa età: nel cervello di un bambino un piccolo semino diventa in fretta una meravigliosa piantina!

L’inserimento della seconda lingua è nelle linee guida ministeriali

Ebbene sì, sono andata a cercarmi le indicazioni nazionali per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, ed eccola lì:

“L’apprendimento di più lingue permette di porre le basi per la costruzione di conoscenze e facilita il confronto tra culture diverse. La capacità di utilizzare più lingue garantisce la possibilità di comunicare efficacemente, per capire e farsi capire nei registri adeguati al contesto, ai destinatari e agli scopi”.

Ma non solo, guardate cosa dice in più il Ministero: “Nell’articolo 7 della Legge 107/2015 sono definiti come obiettivi formativi prioritari “la valorizzazione e il potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano nonché alla lingua inglese e ad altre lingue dell’Unione Europea, anche mediante l’utilizzo della metodologia Content and Language Integrated Learning”.

Un’incredibile opportunità per tutti i bambini

Se è vero che non è mai troppo tardi per imparare una lingua straniera, non sfruttare l’opportunità di farlo prima che i bambini consolidino la prima lingua, è un gran peccato. Quindi ecco il mio consiglio: non fate come me, non lasciate questo tassello fondamentale al caso. Se potete scegliere tra più di una scuola dell’infanzia, l’insegnamento di una seconda lingua (anche con insegnante esterna), dovrebbe essere un requisito fondamentale.

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Seconda lingua e acquisizione del linguaggio

Un’occasione da non perdere

Avete presente quando vi dicono che non dovete parlare un’altra lingua a vostro figlio perché  è meglio che impari prima l’italiano? Non c’è nulla di più sbagliato. Aspettare che l’acquisizione del linguaggio sia in stato avanzato, o addirittura completata, per imparare una seconda lingua è un’occasione mancata.

Come e quando si acquisisce il linguaggio

Si può imparare una lingua straniera in qualsiasi momento della vita, ma il linguaggio si acquisisce da 0 fino a circa i 7 anni. E’ questo il momento magico in cui un bambino impara le lingue per “assorbimento“. I bambini coniugano i verbi, imparano i generi dei sostantivi, usano le preposizioni molto prima che qualcuno si preoccupi di insegnare loro che cos’è un verbo, un sostantivo o una preposizione!

Perché è importante inserire fin da subito la seconda lingua

L’acquisizione del linguaggio inizia già nel ventre materno: il bambino non solo sente, ma è in grado di riconoscere i suoni. Ancor prima di nascere veniamo cullati dal suono di una lingua, e quando veniamo al mondo riconosciamo le voci di chi ci ha amato e parlato per 9 mesi. Non solo. I suoni della lingua a cui veniamo esposti plasmano l’orecchio e gli organi con cui parliamo, modificano il modo in cui sentiamo e il modo in cui pronunciamo! Esporre un bambino a due o più lingue fin dalla nascita lo metterà in condizione di contemplare una doppia gamma di suoni. Cominciare comunque prima che la formazione del linguaggio sia completa permette di acquisire entrambe le lingue nella “modalità lingua nativa”, per quanto non esisterà mai una competenza esattamente uguale in entrambe le lingue.

L’acquisire il linguaggio e imparare una lingua straniera non sono la stessa cosa

Se si aspetta una completa acquisizione del linguaggio, tutte le lingue che verranno apprese in seguito saranno filtrate dalla prima lingua. Questo non solo costringerà a studiare una grammatica che verrebbe, altrimenti, assorbita senza sforzo, ma impedirà una pronuncia ottimale, perché anche i suoni verranno percepiti tramite il filtro della prima lingua.

7 modi per migliorare l’esposizione alla seconda lingua durante l’acquisizione del linguaggio

Se riuscite quindi ad intercettare i meravigliosi primi 7 anni di vita per inserire la seconda lingua, vi farà comodo usare qualche piccolo accorgimento che vi renderà il compito più facile e vi darà risultati più soddisfacenti.

1 – L’importanza di guardarsi negli occhi

Gli esperti la chiamano “eye contact communication“, comunicazione che avviene guardandosi negli occhi. Nella comunicazione tra adulto e bambino crea una inspiegabile sincronia cerebrale: secondo gli studi della Professoressa Victoria Leong (Baby-LINC lab, University of Cambridge) è proprio la capacità di entrare in sintonia con l’adulto che parla attraverso lo sguardo a rendere i bambini così permeabili all’apprendimento delle lingue. Sfruttate questo tipo di comunicazione consapevolmente anche per la seconda lingua. Fate in modo che il bambino possa guardare il labiale, quando il bambino è più grande e cammina, abbassatevi alla sua altezza per parlargli. Aiutatevi con qualche sessione di yoga perché, se adottate questo sistema, passerete buona parte del tempo che trascorrete con i vostri figli accovacciati, inginocchiati o direttamente seduti per terra!

2 – Parlare ad un bambino che non parla: un trucco per calmare e dare sicurezza in tutte le lingue

Molti genitori se lo sentono consigliare già dalle infermiere prima di lasciare l’ospedale. Se ci pensate con un po’ di spirito di immedesimazione, l’idea di essere manipolati, sballottati, spostati da un posto all’altro senza poter decidere ha un che di terrificante. Per i neonati in parte è così, ecco perché spesso i cambi pannolino, il post bagnetto o l’essere passati da una persona ad un’altra spesso è un momento di crisi.

Ma la voce dei genitori, con il suo potere calmante e con la sicurezza che infonde può venire in aiuto. Non solo, lo consiglio ai neo genitori che dicono di non saper bene da dove cominciare quando si tratta di inserire la seconda lingua. Spiegate ai neonati cosa sta per succedere, passo passo. In situazioni potenzialmente di crisi, ha un effetto calmante, ed è un buon momento per parlare nella seconda lingua ad un bambino che ancora non può rispondere.

3 – Il maternese non vuol dire storpiare: parliamo come ai grandi

Il maternese, o parentese, è quell’insieme di suoni semplificati, fatto di lallazione, suoni lenti e scanditi, che i genitori usano con il bambino nei primi mesi di vita, e che ha una forte componente affettiva ed emotiva. E’ un prelinguaggio utilissimo, che vi consiglio di adottare anche per la seconda lingua. Questo non vuol dire però storpiare o infantilizzare il linguaggio. Siate precisi, chiamate le cose con il loro nome. In questo modo amplierete anche il vocabolario: dopo aver imparato FLOWER, il bambino può imparare facilmente DAISY, SUNFLOWER e TULIP. Lo sforzo è lo stesso che la parola sia generica o specifica.

4 – Se non parla: parola d’ordine “pazienza”

Lo so, la voglia di sentire finalmente il pupo esprimersi nella seconda lingua è tanta. E quando questo non succede, o tarda a succedere, ci si chiede se si sta sbagliando qualcosa, se sia tutto inutile, se mai lo sentiremo spiaccicare una parola. Purtroppo le variabili che determinano quando finalmente i bambini cominceranno ad usare la seconda lingua sono moltissime: dipende dal bambino, dal tempo di esposizione, se ci sono altre persone, oltre al genitore, con cui comunicare. Ma non desistete. Io ho dovuto aspettare i 4 anni prima di sentire i monelli spiaccicare un po di inglese, e solo ora, che ne hanno 5, cominciano a formulare intere frasi. L’importante è rendersi conto se il bambino capisce quello che state dicendo: se è così pazientate, e soprattutto non forzate. Ognuno ha i suoi tempi.

5 – Non sottolineate gli errori

Se la pronuncia è sbagliata, o se il bambino fa errori grammaticali, evitate di far notare l’errore. Piuttosto ripetete semplicemente, anche più volte, la parola o la forma grammaticale corretta. La seconda lingua deve essere vissuta come naturale e spontanea. Ricordate, non state insegnando una lingua straniera, state esponendo il bambino ad una seconda lingua, il processo non è lo stesso. Il bambino non ha bisogno di capire come funziona la lingua, gli basta assorbirla, il suo cervello saprà cosa fare.

6 – Usate la musica

Rima, musicalità e ripetizione sono ottimi supporti alla memoria. Per i bambini funziona ancor più che per gli adulti. Quindi usate la musica, non solo quella per bambini, va bene anche quella per adulti (così eviterete di dare di matto alla trecentesima volta che il marmocchio vi costringe ad ascoltare la canzoncina preferita!). Io e mio marito abbiamo sgranato tanto d’occhi quando Ettore si è messo a canticchiare “… in the desert you can remember your name …” il ritornello di una famosa canzone degli America! Ovviamente non abbiamo potuto evitare “… one little monkey jumping on the bed …” a ripetizione continua, ma almeno variamo un po’.

7 – L’importanza della lettura

Vabbé, oramai lo sapete. Non amate la lettura? Non siete accaniti lettori? E’ venuto il momento di dare una svolta alla vostra vita. I bambini abituati a leggere hanno migliori risultati scolastici, la lettura incrementa il vocabolario, l’associazione parola e immagine è assolutamente vincente. Non solo, creare un rituale della lettura (serale, al bagno, a colazione, fate voi) vi da l’opportunità di aumentare l’esposizione alla seconda lingua senza sforzo, stimolando l’interesse e l’esigenza di raccontare e discutere dei libri, dei personaggi e delle storie che incontrerete.

Date tempo al tempo

Non abbiate fretta. Ogni bambino è un universo diverso: non ha senso fare paragoni e forzare i tempi può essere controproducente. Non imponete traguardi: ogni conquista avverrà a tempo debito. Concedetevi il piacere di ammirare la sapienza con cui i vostri bambini cominceranno a capire e produrre parole e discorsi nella seconda lingua con incredibile naturalezza e spontaneità. Alla fine potrete congratularvi per gli incredibili risultati che otterrete.