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Crescere un bambino nel bilinguismo senza essere madrelingua: è possibile?

Che cosa vuol dire non-native bilingual parenting

Adoro la capacità di sintesi della lingua inglese. Mi sono arrovellata sulla traduzione italiana di  questa terminologia senza riuscire a trovare una definizione altrettanto incisiva. Nella sostanza non-native bilingual parenting significa mettere in campo il progetto di crescere un bambino bilingue senza essere madrelingua della seconda lingua, ovvero avendola imparata come lingua straniera. 

Crescere bambini bilingui è già una bella sfida, ma farlo senza essere madrelingua è tutta un’altra faccenda! Chi espone i propri figli ad una lingua straniera ha dubbi e si pone domande che non sfiorano minimamente un genitore madrelingua. Oltre a tutte le preoccupazioni che naturalmente affliggono le famiglie bilingui, si aggiungono tutte le incertezze e le preoccupazioni che riguardano la propria padronanza della lingua, oltre a dover parlare in contesti non convenzionali, come quello dell’affettività o del linguaggio tipico dell’intimità di una famiglia. Insomma, se il genitore che introduce una seconda lingua deve armarsi di PACU (PAZIENZA, AMORE, COSTANZA ed UMORISMO) per un genitore non nativo servirà una buona dose di PACUF, dove F sta per FEDE, nel senso di buttare il cuore oltre l’ostacolo, mettere da parte dubbi ed insicurezze e credere che, in un modo o nell’altro, ce la faremo!

I dubbi del genitore non madrelingua

Parlare a mio figlio in una lingua straniera mi sembra strano e innaturale

Vi dico la sincera verità, ero determinata ad introdurre l’inglese in famiglia fin da prima che i miei figli nascessero, ma per i primi mesi lo facevo solamente quando ero sola in casa con loro, perché mi sentivo un po’ idiota! Non voglio indorarvi la pillola, quindi non vi nasconderò che all’inizio vi sembrerà decisamente strano. Ma non ci vorrà molto perché l’imbarazzo passi e subentri l’abitudine. Un giorno qualcuno mi ha detto che ci vogliono 21 giorni per consolidare un’abitudine: ecco, in questo caso non vi basteranno, ma ci si abitua anche a questo e dopo un po’ viene spontaneo. A volte, adesso, mi capita di rivolgermi in inglese anche ai figli degli altri! Un consiglio che vi posso dare è quello di aumentare anche la vostra esposizione alla lingua straniera che intendete usare in famiglia: cercate di leggere nella lingua straniera anche per il vostro svago, non solo per quello dei bambini, e, se possibile, guardate film o serie TV in lingua.

Più voi stessi siete immersi nella lingua minoritaria più sarà facile esporre anche i vostri bambini.

Non so se il mio livello di competenza nella lingua straniera è sufficiente per poterla trasmettere ai miei figli

Purtroppo questo è uno dei pregiudizi più granitici: ovvero l’essere convinti che sia possibile crescere bambini bilingui solamente se si è madrelingua. Ci sono persone che parlano e usano costantemente le lingue straniere durante la loro giornata lavorativa, che pensano di non essere in grado di crescere un bambino bilingue! Non parlate la lingua perfettamente? Fate errori grammaticali? La vostra pronuncia lascia a desiderare? E quindi? Non è comunque meraviglioso poter risparmiare ai vostri bambini tutti gli anni di studio che vi sono serviti per poter comunicare in una lingua straniera? Se alla fine del percorso parlassero la seconda lingua come la parlate voi, non sarebbe già straordinario? Non sarebbe già una base solida su cui poter migliorare senza troppi sforzi? Quindi la risposta è sì, avete il livello di competenza necessario per inserire una seconda lingua in famiglia.

I miei bambini arriveranno al mio livello di competenza o potranno andare oltre?

Dipende da quanto sarete costanti, ma anche dalle opportunità che darete ai bambini di usare la seconda lingua per comunicare. Ovviamente chi inserisce l’inglese è avvantaggiato: questa lingua, prima o poi, verrà sicuramente studiata a scuola, e ci sono un sacco di opportunità per interagire in inglese (centri estivi, gruppi gioco o anche un viaggio all’estero in un qualsiasi paese, non necessariamente anglofono). Ma questo vale anche per le altre lingue, magari serve uno sforzo supplementare. Vi dirò di più: anche il vostro livello di competenza aumenterà, il vostro vocabolario si allargherà man mano che insegnerete nuove parole che prima non conoscevate o non avevate occasione di usare (tricheco, ghirlanda e caccole non fanno propriamente parte di un lessico “business!!!). Scaricate l’App di Google traduttore per cercare
tempestivamente le parole che non conoscete e vedrete che, alla centesima volta che vi chiederanno di leggere lo stesso libro, avrete acquisito un vocabolario eccezionale.

E se i bambini ripetono i miei errori?

Non sarebbe chissà che tragedia! Ma se volete evitare il più possibile che questo accada, cercate di non essere gli unici referenti per l’esposizione alla seconda lingua. Dopo i due anni la televisione è un ottimo aiuto in questo senso, ma se possibile cercate anche altre persone che possano comunicare nella lingua minoritaria con i vostri bambini.

Cercate di non essere troppo severi con voi stessi e abbiate fiducia nelle incredibili capacità dei bambini. E’ molto utile, e confortante, potersi consigliare e confrontare con altri genitori che hanno intrapreso questo percorso, anche eventualmente con genitori madrelingua. Ci sono alcuni gruppi di genitori su facebook, sopratutto nell’area del bilinguismo inglese/spagnolo negli USA. Noi abbiamo il gruppo Crescere bambini bilingui dedicato a genitori italiani e stranieri che vivono in Italia: potete iscrivervi in qualsiasi momento.

I benefici cognitivi del bilinguismo

Ma se il percorso è così difficile e se i dubbi sono così tanti, vale veramente la pena di fare tutta questa fatica? Ebbene sì, perché anche se il genitore che introduce la seconda lingua non è nativo, il bambino avrà comunque tutti i vantaggi cognitivi del bilinguismo. Non basterebbe un intero libro per approfondire e dare conto di tutte le ricerche che sono state fatte in questo senso. Mi limiterò a darvi qualche sommaria indicazione dei principali benefici del bilinguismo precoce:

  • il cervello bilingue ha una maggiore quantità di materia grigia nella zona che controlla le funzioni esecutive: controllo dell’attenzione e problem solving
  • il bilinguismo rende il cervello più abile nel passare da un compito all’altro (comunemente chiamato multitasking)
  • aumenta la concentrazione anche in un ambiente affollato, e migliora la memoria
  • rende capaci di intuire meglio le intenzioni del proprio interlocutore
  • riduce il rischio di malattie neuro degenerative e può ritardare l’insorgere di demenza senile e Alzheimer

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I vantaggi del bilinguismo precoce

Parlare una lingua con la dimestichezza di un madrelingua

Se non siete voi stessi madrelingua, sarà difficile che i vostri bambini riescano un giorno a “camuffarsi” da nativi. Dubito fortemente che un giorno, parlando inglese con i miei figli, un madrelingua possa dire loro “Oh, ero convinto che anche tu fossi inglese!”. Ma questo non diminuisce il vantaggio del bilinguismo precoce nel parlare la seconda lingua:

  • nessun bisogno di pensare alle regole grammaticali;
  • le eccezioni alle regole vengono percepite come normali
  • nessun dubbio su quale preposizione usare e in quale contesto
  • una buona pronuncia
  • nessun problema nel capire un madrelingua

Per avere idea di cosa significhi, pensate a come, parlando una lingua straniera, a volte vi capita di ripassare mentalmente la regola, prima di formulare la frase corretta. O a come vi mordereste la lingua sapendo che avete appena fatto un errore di grammatica. Questo ai bambini bilingui non capita, anche quando la loro competenza nella lingua minoritaria è di molto inferiore a quella della prima lingua. Il loro vocabolario può non essere ricco come quello di un nativo, ma la grammatica per loro è naturale, ed io non smetto di trovarlo sorprendente!

Facilità nell’imparare altre lingue

Imparare una seconda o una terza lingua prima dell’adolescenza vuol dire raggiungere livelli di padronanza che difficilmente si raggiungerebbero cominciando in età a adulta. Ma non solo. Alcune ricerche hanno dimostrato che la capacità di un monolingue di discriminare i suoni diversi da quelli della lingua madre diminuisce già a partire dagli 11 mesi. Nei bilingui questa facoltà resta attiva molto più a lungo. L’udito di un bilingue è più sensibile e in grado di cogliere anche suoni che non fanno parte della prima lingua. L’apparto vocale è in un certo senso più sciolto, ed in grado di riprodurre una gamma di suoni molto più vasta.

Apertura mentale

“I limiti della mia lingua sono i limiti del mio mondo” diceva il filosofo Ludwig Wittgenstein. La possibilità di sperimentare più di una cultura e più di un modo di vedere le cose nella propria vita abitua ad una sorta di “arricchente relativismo culturale“. Capire che quello che viene considerato normale o scontato in una cultura può non esserlo per un’altra, abitua ad essere più disponibili al dialogo, all’empatia, al compromesso. Questo vuol dire una vita senza paura del diverso e dello sconosciuto, una vita da godere a piene mani.

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Vantaggio competitivo a scuola e opportunità di lavoro in futuro

Una seconda o terza lingua sono un regalo ed un investimento sul futuro dei vostri bambini. Tutto il tempo che non dovranno impiegare nello studio di una lingua straniera potranno impiegarlo a studiare altro. Se vorranno potranno lavorare con le lingue, o averle a disposizione per lavorare in qualsiasi campo in qualsiasi parte del mondo!

La ricompensa del genitore non madrelingua

Insomma, non giriamoci troppo attorno, crescere un bambino nel bilinguismo senza essere madrelingua è una missione per genitori coraggiosi e decisamente caparbi. Noi siamo quelli che impariamo ninne nanna e canzoncine (invece di cantare quelle della nostra infanzia), siamo quelli che riempiamo gli scaffali di libri, perché a noi servono molto di più che ai madrelingua. Siamo quelli che scandagliano il web alla ricerca di consigli e dei cartoni animati dove i protagonisti parlano correttamente e in abbondanza (perché i cartoni dove non si parla non ci servono). Siamo quelli che i nonni “ma non è che potresti parlagli in italiano così capisco anche io?”!

Ma vi assicuro che la soddisfazione di sentire il vostro minuscolo essere umano balbettare nella seconda lingua non ha paragoni. Non temete, magari la ricompensa di un lavoro tanto arduo per voi che, come me, non siete madrelingua, non arriverà con gli stessi tempi di un genitore nativo, ma siate pazienti, perché arriverà! E sarà meraviglioso sentire che quella che per voi è una lingua straniera, per i vostri bambini è una lingua familiare tanto quanto la lingua madre!

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Leggere ai bambini bilingui: Dr. Seuss non può mancare

Ritmo, rime e filastrocche: come potenziare la seconda lingua con Dr. Seuss

Il nemico dell’inserimento della seconda lingua è il tempo: secondo alcuni studiosi il bambino dovrebbe essere esposto alla lingua minoritaria per almeno il 30% del tempo di veglia. Ma questo non è sempre facile. E’ qui che servono strumenti che rendano di miglior qualità, e quindi più incisiva, l’esposizione alla seconda lingua, anche quando il tempo è poco.
Rime e filastrocche sono un’altra arma segreta della famiglia bilingue. Tutto quello che esalta il ritmo e la musicalità della lingua è cibo per il cervello bilingue. Non è nemmeno necessario che il bambino sia in grado di parlare per poter beneficiare della lettura di filastrocche o libri in rima.

Il ritmo, l’espressione, l’enfasi, la cantilena faranno comunque il loro lavoro, stimoleranno la memoria, fisseranno meglio i suoni, e amplieranno il vocabolario come per magia. Ecco perhé nella vostra biblioteca non possono mancare i titoli del Dr. Seuss.

Dr. Seuss: il genio delle rime al vostro servizio

Theodor Seuss Geisel è forse il più famoso autore americano di libri per bambini, e se credete di non conoscerlo, vi dovrete ricredere, perché non avrete certo potuto passare completamente indenni l’uscita del nuovo (e bellissimo) film sul Grinch, ispirato ad un suo libro del 1957. Se vi interessa sapere della sua vita movimentata, e del motivo per cui scrisse con lo pseudonimo Dr. Seuss, date un occhio alla sua biografia.

Pare che questo signore, che non amava particolarmente i bambini e che sembra non ne abbia mai voluti di suoi, a domanda abbia risposto: “Voi pensate a fare i figli, che a farli divertire ci penso io!“.

Detto fatto: oltre 60 libri, film e cartoni animati tratti dalle sue storie, per un fatturato annuo che si aggira sui 15 milioni di dollari annui di diritti, ancora oggi a quasi 30 anni dalla sua morte! Ecco quindi i libri del Dr. Seuss che non possono mancare dalla biblioteca di una famiglia bilingue, nonché quelli che i gemelli monelli hanno apprezzato di più.

Un Gatto un cappello e una gran confusione

E’ forse tra i libri più famosi di Dr. Seuss. Potete cominciare a leggerlo fin da subito: se il bambino è troppo piccolo per capire il senso verrà comunque rapito dal ritmo vorticoso delle parole. Questo libro è un investimento incredibile perché ha tantissimi livelli di lettura: ad un anno i gemelli ridevano come matti solo per come glielo recitavo, a due anni erano in grado di indovinare la fine della strofa, a tre anni abbiamo cominciato a discutere della trama, a quattro anni abbiamo visto il film e i cartoni animati ispirati alla storia. Tra qualche anno sarà una prima lettura semplice che potranno affrontare da soli per imparare a leggere.

Nessun gioco potrà mai avere vita più lunga!

La storia del gatto combina guai, del pesce moralizzatore e dei fratellini annoiati dalla giornata di pioggia, vi rapirà: per noi hanno un significato affettivo particolare Thing 1 e Thing 2, i due personaggi gemelli, dei veri e propri teppisti, il ritratto sputato di Giulio ed Ettore! Ho trovato il libro in inglese, e francese, è stato tradotto in portoghese come “O Gato do Chapéu”, e anche in spagnolo. Si ispirano a questo libro anche dei cartoni animati in inglese (ecco un canale che ne propone alcuni, ma ne potete trovare anche altri), su Amazon Prime potete vedere il film doppiato in più lingue (ecco il trailer) con Dakota Fanning, nella parte di Sally, e Alec Baldwin.

Dr. Seuss per i piccolissimi

Vi consiglio altri due libri eccezionali, da leggere fin da piccolissimi, che però i bambini continueranno ad apprezzare e richiedere anche da più grandi:

Quest’ultimo, che fa letteralmente impazzire dal ridere i gemelli, e non capisco bene il perché (!), è il frutto di una scommessa: l’editore sfidò Dr. Seuss a scrivere un libro usando non più di 50 parole diverse. Il risultato è un’assurda conversazione tra Sam e un personaggio corrucciato sull’opportunità di assaggiare uova e prosciutto verdi.

Come il Grinch rubò il Natale

Questo è stato per molto tempo il libro preferito di Ettore: mi ha chiesto talmente tante volte di leggerlo che ad un certo punto mi sono resa conto che lo aveva imparato a memoria! E’ difficile che, in un modo o nell’altro non siate mai venuti a contatto con il meraviglioso mostriciattolo verde, talmente cattivo da voler rubare ai poveri Whos la gioia del Natale, portandosi via non solo i regali, ma anche gli alberi e tutte le decorazioni natalizie.

Il personaggio del Grinch è talmente incisivo ed originale da essere stato paragonato a Mr. Scrooge del famoso Canto di Natale di Dickens.

Questo libro può essere letto a partire dai due anni, ma continuerà a piacere e potrà essere riproposto per molto tempo, quindi investiteci senza remore: anche qui, saranno pochissimi i giochi altrettanto duraturi. Potete trovare il libro del Grinch in inglese, tedesco, francese, portoghese e spagnolo.

Esistono due trasposizioni cinematografiche di “How the Grinch Stole Christmas”: una del 2000 con Jim Carrey nella parte del Grinch, che potete trovare su Amazon Prime, e un altro bellissimo cartone animato, che è uscito a Natale 2018 e che porta la firma del regista dei Minions. I gemelli hanno imparato a memoria anche le battute del trailer a furia di vederlo, lo trovate al momento solo in DVD.

Il Lorax, il guardiano delle foreste

Questo invece è forse uno dei libri meno conosciuti, ma a mio parere il più bello e attuale, e pare anche il preferito dello stesso Dr. Seuss. A differenza degli altri libri per bambini dell’autore, molto allegri e giocosi, questo è un libro profondo e con una morale che può sembrare pesante per dei bambini (i miei ci hanno versato su più di qualche lacrima).

Personalmente ritengo invece che la coscienza ambientale sia una delle cose più importanti che un genitore dovrebbe preoccuparsi di formare nei bambini di oggi.

La storia è complessa ed ha diversi livelli di lettura, quindi vi consiglio questo libro a partire dai tre anni. The Lorax racconta la storia della smania di business di un personaggio invisibile The Onceler, che, nonostante gli avvertimenti del piccolo Lorax, che parla per gli alberi e gli animali che non hanno voce, distrugge, per profitto, la foresta e caccia tutte le creature che ci vivono. The Onceler si ritroverà solo, in una landa desolata e deserta, dove l’inquinamento provocato dalla sua fabbrica, ha reso l’aria irrespirabile e l’acqua velenosa. Ma non tutto è perduto! Prima di andarsene il Lorax l’aveva annunciato: niente cambierà finché non arriverà qualcuno a cui importi veramente. Ed è proprio al bambino, che ascolta la triste storia, che the Onceler affiderà l’ultimo seme: sarà suo il compito di piantarlo ed occuparsi della rinascita della foresta. Forse allora, anche il Lorax tornerà a viverci, insieme a tutti gli altri animali.

Il libro è stato scritto nel 1971, e purtroppo da allora poco è cambiato. Nel 2012, il regista dei Minions, ha realizzato un bellissimo film animato ispirato a The Lorax, con Danny De Vito che doppia il personaggio del Lorax. Lo trovate su Amazon Prime doppiato in molte lingue. Potete trovare il libro in inglese, francese, spagnolo, in portoghese e in tedesco.

L’importanza di scegliere con cura

Come famiglia bilingue avete, rispetto alla lettura ad alta voce ai vostri bambini, delle tematiche particolari rispetto ad una famiglia monolingue. I libri che comprate potrebbero essere più costosi dei libri in italiano, dovrete scegliere con più cura, e le librerie difficilmente vi daranno una grande scelta. Se trovate uno o più autori che fanno al caso vostro, che trovate con relativa facilità, che piacciono in modo particolare ai vostri bambini, leggete più titoli e investite su quei libri. Ci sono molti altri titoli di Dr. Seuss che potete leggere ai vostri bambini, quindi se vi piace, non vi limitate ai miei consigli. Così come con i libri di Julia Donaldson, anche per Dr. Seuss i bambini si abituano alla grafica, riconoscono lo stile, e accolgono la novità con ancora più entusiasmo.

Altro consiglio: ci sono alcuni gruppi di genitori che su Facebook si scambiano o vendono libri usati in lingue straniere. Io ad esempio sono iscritta a Libri in Lingua Straniera per bambini compro, vendo e scambio, ma sicuramente ce ne saranno altri. Questi gruppi vi saranno utili sia per trovare libri a prezzi molto contenuti, sia per eventualmente scambiare i vostri libri con libri che non avete ancora letto.

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Bilinguismo e regola del 30%

Come aumentare l’esposizione alla seconda lingua

Avete mai sentito parlare della regola del 30%? Per alcuni è uno dei capisaldi del bilinguismo.

Secondo questa teoria, per acquisire una seconda lingua, un bambino ha bisogno di essere esposto alla L2 per almeno il 30% del suo tempo di veglia.

L’esperto che ha dato supporto scientifico alla regola del 30% è Fred Genesee, professore di Psicolinguistica (ebbene sì, esiste anche questa, sapevatelo!), alla McGill University in Montreal. Vi dico la verità: personalmente, vivo questa cosa un po’ come una spada di Damocle. Eppure in molti vi diranno che questa è una condizione imprescindibile per riuscire a crescere un bambino bilingue. Ci sono però esperienze concrete che contraddicono la regola.

Evitare l’ansia da prestazione

Anche solo venire a conoscenza della regola del 30% mi ha messo l’ansia. Per un genitore che lavora full time non è così semplice gestire questa netta suddivisione delle tempistiche. Quando i miei figli hanno cominciato la scuola materna, l’idea di dover in qualche modo controbilanciare tutto il tempo speso parlando italiano con compagni ed insegnanti, è diventata a suo modo pressante.

Ci sono però moltissimi esempi pratici che fanno dubitare del fatto che la regola sia così categorica.

Premesso che il bilinguismo perfetto non esiste, e che ci sarà sempre una lingua 1 e una lingua 2: moltissimi bambini, anche in contesti in cui la lingua 2 ha poche occasioni di essere parlata/ascoltata, sono comunque bilingui.

Dimenticate la regola e puntate sulla qualità

Il Professor Genesee, pur nell’essere fonte delle mie ansie, può comunque venire in aiuto. Il suo studio mi ha dato spunti importanti.

L’esposizione alla seconda lingua deve essere coerente, continua e ricca. In questo modo il bambino imparerà in modo naturale e senza sforzo due o più lingue.

In realtà non si tratta solamente della quantità di tempo che trascorrete con i bambini. Se il tempo a disposizione è limitato, dovrete aumentare la qualità delle interazione. Ecco dunque alcuni trucchi che vi possono aiutare ad aumentare l’esposizione alla seconda lingua utilizzando al meglio il vostro tempo.

Create dei rituali

Io e mio marito ci abbiamo messo un po’ a cambiare la nostra mentalità da coppia senza figli. La nostra vita si divide nel “prima dei gemelli” e il “dopo i gemelli”. Niente più “che si mangia?” detto alle 21.30, viaggi zaino in spalla dove prenotare un hotel equivale ad un insulto, o domeniche passate senza una chiara idea di cosa fare. Abbiamo presto imparato a nostre spese che i bambini hanno bisogno di regolarità, ripetitività e regole coerenti. Seppur questo ci abbia creato più di un mal di testa, un’organizzazione “rituale” del proprio tempo è un grande vantaggio per chi intraprende un’educazione bilingue.

Create dei rituali che siano dedicati esclusivamente alla seconda lingua.

Noi, ad esempio, abbiamo la cena, la fiaba della buona notte, il cinema del venerdì, i lavoretti e i disegni nelle giornate di pioggia. I rituali cambieranno con l’età del bambino. Prima c’era il bagnetto della sera, la ninna nanna, quel momento di apocalisse che chiamare cena è poco calzante, ecc. Insomma, lavorate di fantasia, ma cercate di creare degli ambiti specifici per la seconda lingua.

Supportate l’immagine della seconda lingua

Per evitare il fallimento del vostro progetto bilingue è fondamentale che il bambino si senta speciale, e non diverso o strano, nella sua abilità di capire e parlare più lingue.

Supportate l’immagine del vostro paese d’origine, o del paese dove si parla la seconda lingua se non siete nativi. Usate le storie della tradizione del vostro paese, create un’immaginario, anche magico e fantasioso, relativo alle persone con cui il bambino potrà comunicare grazie alla seconda lingua. Anche qui, lavorate di fantasia e siate dei leoni: non permettete a nessuno, amici, parenti o estranei, di sminuire, deridere o colpevolizzare il bilinguismo di vostro/a figlio/a.

Giocate nella seconda lingua usando le mani

Maria Montessori diceva che “le mani sono l’organo dell’intelligenza“. L’uso delle mani favorisce l’apprendimento e lo sviluppo del linguaggio.

L’80% delle connessioni neurali sono tra la mano e il cervello. 

Insistete sui giochi di manipolazione (pasta modellante, disegno, puzzle, lego, pittura, origami, ecc.) usando la seconda lingua: vi darà un vantaggio competitivo. Entrate nel magnifico mondo dei lavoretti per bambini: in rete troverete risorse a non finire sul tema. Tra tutte vi consiglio il blog Jean the Artful Parent, che a me piace molto quando mi servono nuove idee. Vi assicuro che per gli adulti è quasi un esercizio meditativo e può essere estremamente rilassante. 

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Canta che ti passa

Visto che dobbiamo cercare di ottimizzare tutto il tempo a disposizione, ho escogitato questo sistema per sfruttare il tempo degli spostamenti, in particolare il percorso casa-scuola, ma potete far fruttare anche il tempo per raggiungere le località di villeggiatura o delle gite fuori porta. Probabilmente non potrete fare a meno di sciropparvi canzoncine per bambini che dovrete ascoltare fino alla nausea, vi perseguiteranno anche a lavoro e non riuscirete a togliervele dalla testa per settimane. Tanto vale che siano nella seconda lingua! E poi cantare fa bene alla salute ed aumenta il livello di serotonina: così sarete esauriti … ma felici!

Leggere, leggere e ancora leggere

Su questo blog troverete più di un articolo su quanto sia importante leggere ad alta voce ai bambini fin da piccolissimi. 

Leggere è il modo migliore per ampliare il vocabolario. 

I libri contengono parole speciali, che non vengono comunemente usate nel linguaggio colloquiale,  termini specifici che fanno riferimento anche a concetti astratti. Quindi, se non lo avete già fatto, date un’occhiata ai miei consigli su come introdurre la lettura e far appassionare i bambini ai libri.

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Create interazione con altri nella seconda lingua

Per imparare una lingua la cosa migliore è trovarsi immersi in un ambiente dove, per comunicare, si è costretti a parlare.

Questa è la parte sicuramente più impegnativa. Ecco quindi alcuni consigli per creare momenti in cui usare la seconda lingua con altre persone.

I viaggi nel paese dove si parla la seconda lingua

Se siete nativi e avete parenti e amici nel vostro paese d’origine pianificherete sicuramente viaggi o vacanze che vi riportano a casa. Questi sono sicuramente momenti ideali e in parte scontati per avviare il bilinguismo. Quando non è possibile, per questioni economiche e di tempo usate skype per chiamare amici e parenti: i bambini hanno difficoltà a parlare al telefono, ma l’aiuto dello schermo rende tutto più facile.

Per chi non è nativo, scegliete mete per le vacanze dove sia possibile comunicare nella seconda lingua: oltre a visitare il paese, potete scegliere strutture frequentate prevalentemente da persone di quella nazionalità. L’anno scorso, ad esempio, siamo stati in un campeggio in Umbria frequentato massicciamente da olandesi: mi ha reso fiera che i miei quattrenni si sforzassero a parlare inglese con i ragazzini olandesi. Ma se foste olandesi, ad esempio, avreste potuto evitare un viaggio in Olanda.

Connettetevi con la comunità straniera nella vostra città

Esistono spesso associazioni di connazionali che si ritrovano anche a questo scopo: far frequentare tra loro i bambini in modo che parlino nella seconda lingua. Spesso questi gruppi sono felici di accogliere anche genitori non nativi: un’amica, che sta crescendo la figlia bilingue italiano/russo, frequenta assiduamente e con profitto un gruppo di genitori russi con bambini bilingui al seguito.

Ingaggiate una baby sitter madrelingua

Non è un metodo economico, ma spesso si ha comunque bisogno di una babysitter, tanto vale fare lo sforzo di cercarla madrelingua. Le nostre città sono piene di ragazzi e ragazze in Erasmus che non disdegnano  l’occasione di guadagnare qualche soldo. Questa è la soluzione che hanno trovato degli amici che stanno crescendo tre bambini bilingui italiano/tedesco: una tata di origini tedesche che parla con loro esclusivamente in tedesco.

Cercate centri estivi nella seconda lingua

Anche questa non è una soluzione economica, tutt’altro, ma è di sicura efficacia. Ovviamente per chi come me introduce l’inglese è piuttosto facile trovare offerte di questo tipo, la cosa diventa più complicata per altre lingue, specialmente se non abitate in una grande città. In questo caso vi consiglio di rivolgervi alle scuole di lingua, o, per lingue ancora meno diffuse, di organizzarvi con le comunità straniere di cui vi parlavo sopra.

Spero che questi consigli vi diano degli spunti per aumentare la qualità dell’esposizione alla seconda lingua per i vostri bambini. Per portare a buon fine il vostro progetto di bilinguismo, non improvvisate

La comunicazione nella seconda lingua va pensata ed organizzata al meglio se volete che sia veramente efficace.

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The Fan Brothers: Natale bilingue e mondi magici

La potenza delle immagini nell’acquisizione della seconda lingua

L’associazione suono immagine è potentissima. Lo hanno sempre saputo, anche solo intuitivamente, gli educatori e i pedagoghi di tutti i tempi. Chi non si ricorda le classi delle elementari con le illustrazioni alle pareti? La casa per la lettera C, l’elefante per la lettera E, e così via. L’immagine abbinata alla parola attiva due aree cerebrali nello stesso momento, quella  che sovrintende agli stimoli visivi e quella che sovrintende agli stimoli uditivi. Questo per dirvi che, nella scelta di un libro, le immagini sono particolarmente importanti.Ocean-Meets-Sky

Il mondo dell’illustrazione per l’infanzia

Lo diamo per assodato, ma c’è una ragione specifica se la letteratura per i bambini in età prescolare è sempre associata all’immagine. Per essere in grado di immaginare il bambino deve essere nutrito di immagini. Immaginare vuol dire pensare, e pensare vuol dire parlare con se stessi, avviare il dialogo interiore che ognuno porta avanti ogni giorno in modo inconsapevole. Se parliamo di acquisire una seconda lingua l’uso delle immagini diventa particolarmente importante, spesso perché il bambino, in termini di tempo, viene stimolato di meno rispetto alla prima lingua. Le immagini diventano una sorta di “amplificatore”: dire “carpa” vale 1 punto, dire “carpa” mostrando un’immagine come quella sopra vale 15 punti!

Quando i Piccoli Camaleonti hanno scoperto il mondo dei Fan Brothers

I libri di cui sto per parlarvi non sono semplicemente libri per l’infanzia, a mio parere sono delle vere e proprie opere d’arte. Quando li ho sottoposti al vaglio critico dei gemelli monelli la loro faccina non diceva “dai mamma, raccontaci questa storia”. Prima ancora di sapere cosa raccontavano hanno dovuto sfogliare l’intero libro, per le immagini una ad una, come se fossero quadri esposti in un museo.

Chi sono i Fan Brothers e perché il loro lavoro è speciale

Quando si tratta del lavoro di Terry ed Eric Fan bisogna proprio dire che ci sono persone che riescono a tirare fuori tutto il meglio che c’è da un rapporto di parentela. Hanno cominciato a disegnare insieme sui muri della loro camera di ragazzi, e non hanno più smesso. Poi hanno deciso di applicare la loro arte e la loro sinergia ai libri per l’infanzia, e il risultato è strabiliante. Ecco le recensioni di Giulio ed Ettore sulle tre opere dei Fan Brothers che abbiamo letto.

The Night Gardener: il debutto

E’ il primo libro scritto ed illustrato dai Fan Brothers, e forse ancora il più famoso. E’ stato tradotto in varie lingue, tra cui l’inglese, l’italiano, lo spagnolo e il tedesco. Se fate una ricerca più approfondita lo trovate anche tradotto in altre lingue. Il libro racconta la storia di William e della sua città. Di notte meravigliose creature create da un misterioso giardiniere cominciano ad apparire sugli alberi: un saggio gufo, un gatto sonnacchioso, un enorme dragone. William muore dalla voglia di sapere chi sia l’autore di tanta meraviglia. L’incontro con il giardiniere notturno cambierà per sempre William e tutti gli abitanti della sua città.

The Antlered Ship: il nostro preferito

Questo è in assoluto uno dei nostri libri preferiti. L’autrice è Dashka Slater, ma le illustrazioni sono in grado di donare a questa storia una vita propria. Marco è una volpe alla ricerca di risposte importanti, Silvia, il capitano della nave, è un cervo decisamente fuori dal comune, Victor e la sua banda di piccioni bramano avventure ed emozioni forti. Affrontare insieme il mare in tempesta, pirati feroci e acque insidiose cambierà la loro visione del mondo. Il testo è incredibilmente poetico, le illustrazioni assolutamente meravigliose! “Ma alle isole piace stare da sole?”, “Perché gli alberi non parlano mai?”, “E’ meglio sapere cosa sta per succedere, o è meglio essere sorpresi?”: i gemelli monelli si arrovellano ancora oggi sulle intriganti domande di Marco!
Ho trovato questo  libro in inglese e in francese. Spulciando in rete potreste trovarlo anche in altre lingue.

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When Ocean Meets Sky: il più magico

Questo libro lascerà voi e i vostri meravigliosi pargoli bilingui letteralmente a bocca aperta. L’avventura di Finn alla ricerca del mitico luogo dove mare e cielo si mescolano e dove accadono cose mai viste, vi incanterà ed appassionerà. Eric e Terry Fan si sono assolutamente superati in quest’opera interamente scritta ed illustrata esclusivamente a loro opera. Le illustrazioni vi porteranno in un mondo magico dove enormi balene volano in compagnia di bizzarre mongolfiere, dove un pesce dorato vi accompagnerà attraverso isole di libri dove nidificano gufi sapienti. Questa è l’ultima opera in ordine cronologico. Il libro è in inglese ed è stato tradotto in italiano e in tedesco. Non l’ho trovato in altre lingue, d’altronde è uscito a maggio 2018, sta avendo un successo incredibile, quindi altre traduzioni seguiranno sicuramente.

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Emotività, immaginazione e seconda lingua

Parlo a voi, genitori che tanto faticosamente portate avanti il progetto di crescere bambini bilingui. Spesso il tempo è poco, sembrava ieri che erano dei barilotti sbavosi, e nel giro di nulla sono al nido, e poi alla materna. E nel giro di nulla passano 12 ore della loro giornata a parlare esclusivamente la prima lingua. Portare avanti con successo il baluardo della seconda lingua sarà più facile se il vostro bambino potrà collegarla a tutta una serie di cose belle: alla dolcezza delle fiabe della buona notte, a libri meravigliosi che raccontano cose fantastiche e speciali, a cose belle fatte con la mamma o con il papà, alle vacanze con i nonni e i cugini che non vede mai, alla ninna nanna che gli avete cantato tante notti prima che si addormentasse. Suggerendovi la lettura di questi libri spero di avervi dato un ulteriore strumento per parlare di cose belle nella seconda lingua.

Progetto bilingue

Progetto bilingue: 5 dritte per non mollare

Chi ben comincia è a metà dell’opera, ma non basta.

Quando il progetto bilingue si arena.

Chi decide di crescere bambini bilingui parte con una buona dose di entusiasmo. Ma non sempre è sufficiente per riuscire a proseguire, soprattutto quando il genitore che introduce la seconda lingua non è nativo, come nel mio caso. Alcuni genitori mi hanno scritto di aver cominciato, ma di aver poi smesso. Altri mi chiedono come fare per ricominciare, altri ancora come fare per non smettere. Quindi ecco qui, i consigli, basati sulla mia esperienza: per non perdersi d’animo e non mollare.

Armatevi di PACU: pazienza, amore, costanza e una buona dose di umorismo

Pazienza. Non datevi obiettivi a breve termine: con il bilinguismo non funziona. La prima a farmi riflettere su questo aspetto è stata la pediatra di Ettore e Giulio. Donna saggia e di grande esperienza, quando i monelli assomigliavano ancora a due barilotti gonfi di latte, mi disse: “non si preoccupi se non le rispondono in inglese, lei continui imperterrita, anche se può sembrare il contrario, loro imparano, imparano tutto!”. Aveva ragione: ho dovuto aspettare i 4 anni prima di avere delle frasi compiute, e anche quelle, a volte, tirate fuori a fatica. Per un bel po’ mi sono dovuta accontentare della consapevolezza che capivano tutto.

Amore. Beh, questa è facile, se avete pensato di fare il regalo del bilinguismo ai vostri bambini, ne avete da vendere. Ma non fa mai male ripensare al motivo per cui lo state facendo: state dotando i vostri figli di super poteri, se vi passa la voglia pensate a questo!

Costanza. Questa è la parte più difficile. Non è sempre facile trovare le energie per fare lo sforzo mentale di esprimersi in un’altra lingua. Anche per genitori nativi che vivono tutta la giornata immersi in una lingua, può non essere facile cambiare registro per parlare con i bambini. Le prossime dritte serviranno ad essere il più possibile costanti. In ogni caso, siate indulgenti con voi stessi: io ho deciso di mettermi in pausa quando i bambini mi fanno veramente incavolare. Non sono sempre in grado di esprimere adeguatamente la mia incazzatura in inglese, quindi ci sta di arrabbiarsi in italiano!

Umorismo: non prendetevi troppo sul serio! Soprattutto se non siete nativi, non pretendete troppo da voi stessi e rideteci sopra. La pronuncia non è perfetta? Fate degli errori di grammatica? Non vi ricordate come si dice “tricheco”? Pace, va benissimo anche così!

Cominciate il prima possibile

Nei primi due anni di vita il cervello crea miliardi di connessioni sinaptiche. Se in questo periodo riceve il messaggio che esistono due o più lingue, sarà tutto più facile. Se potete, cominciate in questo periodo, meglio ancora, quando il bimbo è ancora nella pancia. Informatevi, e raccogliete qualche dato scientifico a supporto della vostra intenzione di parlare più di una lingua in famiglia. Vi servirà per rispondere a tutte le obiezioni di parenti e conoscenti che non sanno farsi gli affari propri. Quelli che vi diranno: “l’importante è che impari prima bene l’italiano”. Saprete spiegare a tono perché non è così e quali sono i vantaggi di inserire due lingue in contemporanea. È importante creare una piccola rete di supporto attorno al progetto bilingue. È facile perdersi d’animo se percepite che le persone che vi stanno vicino (tipo nonni, zii) non approvano.

Usate i libri come vostri alleati

Se frequentate questo blog sapete come la penso sui libri e il progetto bilingue. Si tratta di un elemento fondamentale. Ma eccovi qualche strategia in più. Fate come se foste a dieta: non comprate cose che non avete intenzione di mangiare, evitate le tentazioni. Fate in modo che in casa girino prevalentemente libri per i bambini nella seconda lingua. Così non avrete la tentazione di leggere nella prima lingua. Tenete a portata di mano i libri nelle zone della casa dove si legge: per la favola della buona notte, per mangiare o per giocare.

Usate bene la TV

Qui la tentazione di mettere un programma per bambini a caso è veramente forte. Quindi munitevi di tutti gli strumenti per resistere e rendete i programmi in lingua più accessibili. Create un vostro account YouTube. Iscrivetevi ai canali ufficiali dei programmi che vi interessano. Create delle playlist con gli episodi dei cartoni preferiti. In questo modo potrete accedere ai programmi che avete scelto dai vostri smartphone e da una qualsiasi Smart TV entrando dall’icona di YouTube. Noi abbiamo insegnato anche ai nonni a farlo: quando Giulio ed Ettore cominciano a menarsi a volte un cartone è un buon modo per sedare gli animi!

Programmate attività bilingui

Nell’apprendere una lingua nulla è più efficace del parlare e guardare negli occhi un’altra persona. Per evitare di perdere la seconda lingua nei meandri della vita a volte frenetica di un genitore, fermatevi. Esatto, decidete quali sono le attività che vi aiutano a fermarvi per passare tempo di qualità con il vostro bambino. A me piace l’arte e creare con le mani, quindi sono queste le attività che ci aiutano a fermarci. Ma usiamo anche i giri in bicicletta, le passeggiate nel bosco, i castelli di sabbia al mare, i bagni in piscina, le visite al museo. Insomma, scegliete voi, c’è l’imbarazzo della scelta.

Ecco, questi sono i miei consigli, ma sarei contenta di sentire anche i vostri: se avete qualche dritta anche voi, condividete! Quando il gioco si fa duro, una freccia in più al proprio arco non va mai male.

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Bambini bilingui al museo

Il tempo è sempre poco per crescere bambini bilingui. Eccomi quindi a proporvi un altro alleato, l’arte, che dopo i libri, vi può aiutare ad aumentare l’esposizione alla seconda lingua, oltre che a passare tempo di qualità insieme ai vostri monelli.

Perché è importante educare all’arte

L’intelligenza delle mani

L’ho già citata in altri articoli, ma vale la pena di rifarlo: Maria Montessori non si stancava di parlare dell’ “intelligenza delle mani“, sostenendo che lo sviluppo cognitivo del bambino è intimamente correlato all’uso delle mani. Disegnare, dipingere, creare sculture e collage insieme può diventare un modo meraviglioso per creare occasioni di conversazione nella seconda lingua.

Il disegno per esprimere le emozioni

Il disegno è un mezzo fondamentale che i bambini usano per interpretare la realtà. Non si tratta solo di un bel modo di passare il tempo: pedagogisti e psichiatri si sono lanciati a capofitto nell’interpretare i disegni infantili, che sono lo specchio delle emozioni, soprattutto quelle inconsce, l’espressione del modo in cui il bambino vede se stesso in relazione al proprio mondo. Riuscire ad esprimere le proprie emozioni e poterne poi parlare insieme ai genitori crea una relazione intensa e intima, che si può coltivare anche usando la seconda lingua.

L’arte stimola il linguaggio

Ma non solo, educare alla bellezza, guidare e sostenere la creatività, sviluppare lo spirito di osservazione è una grandissima palestra per la mente. Tutto quello che stimola la mente, a sua volta, arricchisce e allena le competenze linguistiche.

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Come inserire l’arte nella vita quotidiana

Quello che vi sto per suggerire è di non limitarvi a dare libero sfogo alla creatività in casa, ma di fare anche un passo successivo. Cogliete tutte le occasioni che avete per visitare mostre, musei, chiese, abbazie, castelli, e monumenti: viviamo in Italia, non avrete che l’imbarazzo della scelta! Cominciate a parlare ai bambini degli artisti e delle loro opere: scegliete quelli che vi piacciono di più, o quelli che vi sembrano più adatti e interessanti. Fateli entrare in casa vostra come se si trattasse del personaggio di un libro, a cui appassionarsi e affezionarsi.

Bilinguismo e arte: prepariamoci per tempo

Con due gemelli abbiamo imparato a nostre spese che la parola d’ordine per una vita serena deve essere questa: “niente sorprese”! I bambini hanno bisogno di prevedibilità, di sapere esattamente cosa sta per succedere. Visitare un museo o una mostra può sembrare una cosa difficile da fare con dei bambini piccoli, può invece diventare piacevole e divertente se ci si preoccupa di preparare adeguatamente la visita. Eccovi qualche consiglio pratico:

  • introducete un personaggio “simbolo” della visita: quando abbiamo deciso di inserire il bellissimo Museo Picasso nella nostra visita a Malaga abbiamo letto per settimane il libro Picasso’s Trousers, un bellissimo libro per bambini che introduce alcune opere e i vari periodi artistici di Picasso. Quando abbiamo visitato il museo per i bambini è stato entusiasmante vedere le opere dal vero. Hanno anche decretato che sì, Picasso disegna proprio bene!
  • Raccontate quello che vedrete usando la fantasia: quando siamo stati in Scozia, sapendo che avremmo visitato alcuni castelli, ho cominciato mesi prima a raccontare ai bambini dei fantasmi (la Green Lady che salvò Mary Stuart), delle leggende e dei mostri scozzesi (Nessie e i Kelpies). A quel punto ogni visita era uno spunto per scorgere un mostro o vedere un fantasma.
  • Se possibile cercate di evitare le file prenotando per tempo la vostra visita o acquistando il biglietto online: i bambini odiano le code ancor più delle sorprese!

Come visitare una mostra con i bambini, divertirsi e parlare nella seconda lingua

Se siete amanti dell’arte come me e vi perdereste in contemplazione a guardare ogni singolo quadro fate un bel respiro: con i bambini sognatevelo, non si può proprio fare! Eccovi i consigli per godervi appieno una mostra o un monumento e cogliere l’occasione di esporre i bambini alla lingua minoritaria:

  • Rispettate i tempi dei bambini: una visita non può durare più di un’ora, se vi esercitate potete arrivare ad un’ora e mezza, dopo di che si esce. Se si tratta di una mostra, scegliete le opere da vedere (non riuscirete a vederle tutte) e tralasciate tutte le altre. Nei monumenti decidete le parti più coinvolgenti, ovvero quelle su cui potete raccontare una storia.
  • Sedetevi per terra ad ammirare le opere: se vi è capitato di vedere, soprattutto all’estero, gruppi di piccoletti che visitano un museo, vi sarà spesso capitato di vederli seduti a terra a gambe incrociate. Aiuta a riposare e aumenta la resistenza.
  • Chiedete di raccontarvi quello che vedono e le emozioni che provano: spesso nelle opere d’arte i bambini vedono cose che gli adulti non vedono. Di fronte ad un quadro non spiegate, chiede a loro di dirvi di cosa si tratta, se gli piace, se li rende tristi o felici, se pensano che l’autore volesse dirci qualcosa. Il loro interesse aumenterà esponenzialmente.
  • Prendete l’audioguida per bambini: personalmente le ho sempre odiate, preferisco guardare le cose con i miei tempi. Ma ho dovuto ricredermi. Molte mostre d’arte, nonché molti musei, mettono a disposizione guide multilingue per i bambini, dove i quadri o i monumenti vengono descritti con un linguaggio adatto ai più piccoli. Selezionate la seconda lingua se possibile, sarà ancora più facile poi discutere insieme di quello che si è visto.
  • Comprate un ricordo al bookshop del museo: non voglio farvi spendere soldi inutilmente, ma avere qualcosa di tangibile che ricorda la visita è utilissimo per non dimenticare in futuro. Soprattutto nei musei di arte contemporanea avrete l’imbarazzo della scelta: al museo Picasso abbiamo comperato un meraviglioso libro per bambini per disegnare come Picasso, in aereo ci abbiamo passato su tutto il viaggio di ritorno!

Bilinguismo e arte: un binomio a cui forse non avevate mai pensato

E’ così, ve lo dico per esperienza, quindi sfruttateli. Se state programmando delle vacanze cercate mostre e musei che ritenete interessanti per i vostri bambini. D’inverno i musei sono un ottimo posto dove passare un pomeriggio freddo e uggioso. I musei sono la destinazione ideale dove passare i vostri fine settimana a parlare nella seconda lingua. Cercate nella vostra città le iniziative, le visite guidate, i laboratori che spesso i musei organizzano. Per chi ha occasione di visitare Venezia, ad esempio, vi segnalo le domeniche dedicate ai bambini del Museo Guggenheim: noi ci andiamo almeno tre volte ogni inverno e spesso i laboratori sono organizzati in inglese!

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vantaggi-bilinguismo

Non solo imparare una seconda lingua: i vantaggi cognitivi del bilinguismo precoce

Non solo i vantaggi scontati

Certo, qui ci eravamo arrivati tutti. “Du lang is megl che uan” potremmo dire parafrasando un vecchissimo spot. Il vantaggio di sapere fin dalla più tenera età una seconda lingua è il più ovvio dei vantaggi di un’educazione bilingue. Ma qualcuno potrebbe obiettare che in questo caso il peso dell’inglese non è lo stesso di un dialetto o di una lingua poco parlata. Ed è vero, da un punto di vista puramente utilitaristico, ma non se si considerano invece i vantaggi cognitivi e linguistici che il bilinguismo porta indipendentemente da quale sia la seconda lingua.

Sotto questo profilo non esistono lingue inutili: i benefici per il cervello sono gli stessi per il francese e l’inglese, per l’urdu e il suomi.

Bambini: una macchina per imparare

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cartoni animati

Cartoni animati nella seconda lingua: 6 serie da guardare

I cartoni animati possono essere molto utili per imparare una seconda lingua fin da piccoli. Non bisogna ovviamente abusarne: oltre ai danni causati dall’eccessiva esposizione agli schermi, molti studi sul bilinguismo dimostrano che, soprattutto in età prescolare, il bambino impara dall’interazione con gli altri, soprattutto con i genitori. Ma tutti viviamo nel mondo reale, e ci sono sicuramente situazioni in cui i cartoni animati sono decisamente utili (lunghi viaggi in auto o in aereo ad esempio). Vi sconsiglio tuttavia di usarli sotto i due anni, se non sporadicamente.

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Oltre Peppa Pig

Se non ne potete più di Susy Sheep, Miss Rabbit e Madame Gazelle, ecco qualche titolo per evitare di impazzire. Come per i libri, anche per i cartoni i bambini amano la ripetizione, quindi quando si affezionano ad una serie diventa un tormentone. E’ importante scegliere bene, prima di tutto per salvaguardare la propria sanità mentale, ma anche per essere sicuri che i contenuti siano adatti al bambino e alla sua età. I cartoni animati per bambini piccoli dovrebbero avere una grafica dai colori pastello, e le storie non dovrebbero essere troppo “dinamiche”. L’immagine animata è di per sé iperstimolante per il cervello di un bambino (in realtà anche per quello di un adulto), quindi meglio selezionare i titoli più adatti con estrema cura.

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audio, illustrazione e animazione

Bilinguismo: audio, illustrazione e animazione a confronto

Per crescere un bambino bilingue, ogni attività nella seconda lingua è preziosa. Ma qual è la più efficace per migliorare le competenze linguistiche del bambino? Quale quella che stimola maggiormente le aree del cervello deputate al linguaggio? E in che modo lo fa? Se il tempo è sempre poco, vediamo come ottimizzarlo dedicandolo alle attività più efficaci.

Che cos’ è l’Effetto Riccioli D’Oro

I gemelli non sono mai stati degli appassionati di Riccioli d’Oro: forse preferiscono identificarsi con bambini meno monelli (!). Eppure questa storia da il nome ad un interessante fenomeno osservato nell’ambito della psicologia evolutiva: il cosiddetto Goldilocks effect.

Sembra che i bambini vengano attirati maggiormente dagli eventi e dalle attività che non sono né troppo facili, né troppo difficili rispetto alla loro capacità cognitiva.

Proprio come Riccioli d’Oro, che evita le pietanze o gli oggetti di papà e mamma orsa, attirata da quelli del cucciolo di orso che sono sempre della grandezza o della temperatura giusta per lei. Questo vale per tutti i bambini (ma può in determinati contesti valere anche per gli adulti): le attività più idonee a sviluppare le capacità cognitive, nonché quelle che attirano l’attenzione del bambino sono quelle più adatte a lui in quel momento.

Se lo scopo è far imparare una seconda lingua ai nostri bambini, il Goldilocks Effect è qualcosa di cui faremo bene a tenere conto. Mi ha fatto venire in mente una frase di Ignacio Estrada, un famoso pedagogista:

“If a child can’t learn the way we teach, maybe we should teach the way they learn” (Se un bambino non riesce ad imparare nel modo in cui insegnamo, forse dovremmo insegnare nel modo in cui il bambino impara).

Quando si tratta di scegliere a quale attività dare la precedenza, è importante sapere come impara il bambino, e capire se il livello dell’attività che proponiamo è adatto a farlo imparare al meglio. Dovendo scegliere tra guardare un cartone animato, ascoltare un audiolibro, o leggere un libro illustrato, quale delle tre attività è più efficace nell’esporre il bambino alla seconda lingua, e perché? Proviamo a rispondere.

Audio, illustrazione e animazione: uno studio comparato

Gli effetti dell’esposizione agli schermi e ai loro contenuti nella prima infanzia è ancora poco studiata. Se ci pensate, rispetto alla nostra generazione, dove l’unica esposizione agli schermi era data dalla TV e dal cinema, le nuove generazioni hanno un accesso pressoché illimitato fin dai primi mesi. Mi capita di vedere bambini che guardano video sul cellulare in passeggino, mentre aspettano di entrare in piscina o dal medico, al ristorante, insomma, ovunque.

Molti obiettano che si tratti comunque di un modo di imparare come un altro. In verità si sa ben poco di quali siano effettivamente gli effetti a lungo termine di una esposizione così prolungata. Uno studio canadese del 2018 a cura del Dr. John Hutton, pediatra e ricercatore del Cincinnati Children’s Hospital, tenta di dare le prime risposte.

L’intento è stato quello di capire quanto il “formato” in cui una storia viene raccontata influenzi il coinvolgimento delle parti del cervello deputate a sviluppo del linguaggio, capacità immaginativa e apprendimento. Il libro dell’autore Robert Munsch, “Love you Forever” è stato presentato come audio libro, libro illustrato e cartone animato ad un campione di bambini in età prescolare, confrontando, tramite risonanza magnetica, come vengono stimolate le diverse aree cerebrali. Ed è qui che torna in ballo il Goldilocks Effect: quando il letto non è né troppo duro, o troppo morbido, ma è proprio quello giusto.

Audio libro: troppo “duro”

Im età prescolare l’audio libro risulta essere un mezzo troppo “duro”: i bambini non dispongono ancora di una sufficiente quantità di immagini nella loro testa per crearne a supporto di una storia veicolata solo tramite audio. La risonanza ha mostrato che le aree cerebrali deputate al linguaggio erano fortemente impegnate nella comprensione della storia, ma lo sforzo creava poche connessioni con altre aree del cervello.

Animazione video: troppo “morbido”

La storia veicolata tramite immagini animate (insomma, un cartone per capirci) è risultata invece troppo “morbida”. Le aree cerebrali deputate al linguaggio e alla elaborazione delle immagini erano molto attive, ma anche questa volta con poche connessioni tra le varie aree del cervello. Secondo il Dr. Hutton l’animazione stava facendo il lavoro al posto del cervello dei bambini. Inoltre le aree cerebrali particolarmente attive erano quelle relative alla rete neurale denominata DMN default mode network. Da qui ho capito la spiegazione scientifica dello sguardo ebete che spesso hanno i miei figli davanti alla TV: questa rete neurale si attiva quando ci stacchiamo dal mondo che ci circonda, e non siamo attivamente concentrati o impegnati in una data attività. La comprensione della storia è, tra l’altro, risultata peggiore rispetto agli altri due format.

Storia illustrata: il “giusto” mezzo

audio, illustrazione e animazione

Nella lettura del libro illustrato l’attività dell’area deputata al linguaggio era meno intensa rispetto al format solo audio, grazie all’aiuto e al supporto delle immagini. Ma con questo format i ricercatori hanno rilevato una maggiore connessione tra tutte le aree cerebrali interessate: visuale, immaginativa, linguistica e perfino la rete DMN.

Hutton spiega che le reti DMN e quella deputata alla creazione di immagini mentali maturano più tardi, ed hanno bisogno di essere “allenate” a creare connessioni con altre aree cerebrali. L’eccessiva esposizione ad immagini animate potrebbe non consentire un adeguato sviluppo di queste connessioni. Si tratta al momento solo di ipotesi, che dovranno essere supportate da ulteriori studi, ma è comunque un’indicazione importante.

Quello che mi ha maggiormente colpito di questo studio e delle varie interviste al Dr. Hutton, è stata una delle delle conclusioni. A causa della costrizione causata dal macchinario per la risonanza, manca la valutazione della componente affettiva e fisica della lettura ad alta voce da parte dei genitori, così come l’interazione tra l’adulto che legge e il bambino (tipo “dov’è finito il cappello di Tom?” “L’ha portato via il vento!”). Si tratta di un livello ulteriore di attivazione delle reti neurali tutto da studiare, ma che, grazie a quello che già si sa sul ruolo dell’ossitocina nello sviluppo cerebrale, è sicuramente un ulteriore propulsore dell’apprendimento della lettura di libri illustrati in età prescolare.

In conclusione: come e cosa scegliere

Non credo che da questo interessantissimo studio si debba trarre la conclusione talebana di eliminare cartoni animati o audio libri. E’ indubbio che i libri illustrati per i bambini da 0 a 5 anni siano il mezzo migliore per sviluppare il vocabolario, il linguaggio e la capacità di creare immagini mentali (molto importante per educare appassionati lettori dopo i 6 anni). Nel complesso si tratta di un mezzo ideale per introdurre una seconda lingua e crescere bambini bilingui. Questo non vuol dire che anche i cartoni, dopo i due anni, non possano essere utili. I gemelli imparano un sacco di parole e modi di dire dai cartoni, ci sono serie molto interessanti anche per i bambini in età prescolare. Ciò non toglie che cominciare con la lettura ad alta voce fin dai primi mesi è fondamentale non solo per l’inserimento di una seconda lingua, ma soprattutto per lo sviluppo cognitivo del bambino in generale.

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Oliver Jeffers lost-and-found

Libri e bilinguismo: da 0 a 3 anni, cominciate con Oliver Jeffers

Affezionarsi ad un autore per inserire la seconda lingua in famiglia

La passione per questo o quell’autore è solitamente una categoria che applichiamo alla letteratura per adulti. Ma da quando siamo diventati genitori, io e mio marito abbiamo capito che il fatto di considerare i bambini implicitamente diversi o incapaci di manifestare le stesse propensioni o attitudini degli adulti, è un inutile pregiudizio.

Immaginazione per tutte le età

Possiamo dirlo senza pericolo di essere parziali: Oliver Jeffers è il nostro autore preferito. Dei suoi libri ci siamo innamorati fin da piccolissimi, e ancora oggi, che i gemelli hanno 5 anni, continuiamo a leggerli instancabilmente, e ne compriamo continuamente di nuovi senza mai averne abbastanza. L’avevo già inserito negli autori immancabili, ma nel frattempo abbiamo letto molti altri libri dei quali mi piacerebbe parlarvi, quindi ho pensato che servisse una serie di articoli dedicati. Questa è una selezione di libri che, accanto ai primi libri tattili, sono utili per cominciare con una bella storia nella seconda lingua: in questo caso Oliver Jeffers è una garanzia!

Oliver Jeffers: libri per bambini da 0 a 3 anni

Il bello è che molti suoi libri sono adatti a differenti età. Il linguaggio è semplice e comune, non scrive generalmente in rima, e ogni libro nasconde un messaggio profondo che lo rende fruibile su più livelli a seconda dell’età. Le illustrazioni sono delicate e coinvolgenti, ed hanno uno stile inconfondibile.

Insomma, questi sono i titoli che secondo me possono essere affrontati fin da subito: se pensate che un bambino di pochi mesi non possa apprezzare una storia vera e propria vi sbagliate. Da genitore che cerca di inserire una seconda lingua in famiglia vi consiglio di cambiare idea. Per voi è doppiamente importante, fin da subito, esporre il bambino a frasi complete, anche complesse, che vadano oltre a “Dov’è il ranocchio – Il ranocchio è nello stagno”. L’esposizione alla seconda lingua è spesso ridotta.

Una storia vera funzionerà da potenziatore dell’esposizione

Vedrete che i bambini, anche molto piccoli, saranno interessatissimi. In più sarà bellissimo vedere come, con il tempo, la loro comprensione del testo si approfondisce fino ad arrivare ai significati più complessi.

Come catturare una stella

Questa è la prima storia che abbiamo letto con “il bambino” come protagonista. Viene chiamato semplicemente “the boy”, è raffigurato in modo minimale, e lo ritroverete impegnato in varie avventure. Questa volta è alle prese con un’impresa che, all’apparenza facile, nasconde invece più di un’insidia: catturare una stella. Reale ed immaginario si fondono, il possibile e l’impossibile sono indistinguibili, proprio come succede nella mente dei bambini. Il bambino si rende presto conto che le stelle si trovano decisamente troppo in alto per poterle raggiungere. E nessuno sembra essere interessato ad aiutarlo nell’impresa. Il finale è decisamente poetico: un riflesso sulle onde del mare prende forma, e il bambino non deve fare altro che aspettare che la stella venga depositata dalle onde sul bagnasciuga. Trovate How to Catch a Star in inglese, Comment attraper une étoile in francese, Como atrapar una estrella in spagnolo, Kleiner Sternenfänger in tedesco.

Il pinguino perso e ritrovato

https://vimeo.com/93123698

E’ la storia dolcissima dell’amicizia tra un pinguino e il bambino. All’inizio il bambino crederà che il pinguino triste si sia perso. Dopo essersi ben documentato e attrezzato, inizieranno insieme un lungo viaggio fino al Polo Sud. Ma una volta nel suo ambiente, il pinguino sembra più triste che mai! Forse non si era perso, forse era semplicemente solo, e cercava un amico! Dal libro è stato tratto anche un film che dura circa mezz’ora, potete vedere il trailer qui sotto. Ve lo consiglio vivamente, i gemelli l’hanno adorato e lo leggiamo con piacere ancora oggi. Trovate questo libro con i seguenti titoli: Lost and Found in inglese, Perdu? Retrouvé! in francese, Perdido y encontrado in spagnolo, Pinguin gefunden in tedesco.

Trovare la via di casa a volte è complicato, ma è più facile se si è in compagnia

Questa volta è “il bambino” a perdersi. L’avventura a bordo di un aeroplano giocattolo trovato nello sgabuzzino si complica: rimasto a corto di carburante il bambino è bloccato su un lato della luna. La situazione si fa critica e il bambino rimane al buio. Finché non si accorge di non essere solo: un piccolo marziano, alle prese con un guasto alla sua navicella è bloccato, impaurito e sconfortato tanto quanto lui. Il bambino troverà una soluzione tipicamente “bambinesca” per risolvere la situazione, secondo una logica e una coerenza che solo un bambino può considerare scontate! Il libro è stato tradotto in tutte le lingue principali come The Way Back Home in inglese, On rentre à la maison in francese, De vuelta a casa in spagnolo, Der Weg nach Hause: Vierfarbiges Bilderbuch in tedesco.

La saga degli Hueys: l’elogio alla diversità

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Quella degli Hueys è una vera e propria saga. I miei figli ne vanno matti: i disegni sono semplicissimi, i testi sono telegrafici e per nulla elaborati, eppure i due monelli si piegano dalle risate con questo libro sugli Hueys e il maglione nuovo. Il bello degli Hueys è che sono tutti uguali, fanno le stesse cose, nello stesso identico modo. Gli Hueys vanno decisamente fieri della loro tranquilla e gratificante uniformità: tutto sommato fa comodo sapere sempre esattamente cosa essere e cosa fare. Tutto funziona a dovere, fino a quando Rupert non decide di farsi un maglione, che lo rende diverso da tutti gli altri. Qui potete trovare un video dove il libro viene letto in inglese. Il titolo originale è The Hueys in the New Jumper in inglese, tradotto come La famille Ohé: Le nouveau pull-over in francese, Los Huguis En El Jersey Nuevo in spagnolo. Purtroppo non ho trovato nessun libro sugli Hueys in tedesco, ma se qualcuno ci riesce me lo segnali che integro.

La saga degli Hueys non finisce con il maglione: se i vostri bambini si dovessero affezionare a questi simpatici nanerottoli trovate anche:

It Wasn’t Me in inglese, La famille Ohé : C’est lui! in francese, Los Huguis en yo no he sido in spagnolo.

None the Number in inglese, La famille Ohé : Zéro ou rien in francese.

What’s the Opposite? che però ho trovato solo in inglese.

Puntare su uniformità e ripetizione

Se la lettura ad alta voce è fondamentale per esporre un bambino o una bambina ad una seconda lingua in famiglia, scoprire uno o più autori a cui possiamo affezionarci è un asso nella manica. Ai bambini piace la ripetizione, e ne hanno bisogno.

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Più libri dello stesso autore (meglio se illustrati dallo stesso disegnatore o dall’autore stesso) assicura continuità sia dal punto di vista dell’immagine che dei contenuti, spesso anche degli stessi personaggi. Non solo, aiuta ad appassionarsi alla lettura, cosa fondamentale per lo sviluppo del linguaggio e per molte attività cognitive. Tutto questo sarà utilissimo non solo per l’apprendimento della seconda lingua, ma anche per il futuro percorso scolastico.

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periodo silente bilinguismo

Bilinguismo e periodo silenzioso

Conosciamolo prima di dare di matto!

Il periodo silenzioso è lo spauracchio di ogni genitore che si avventura nel difficile, ma gratificante, percorso del bilinguismo infantile. “Sarà mai in grado di spiccicare una frase nella seconda lingua?”, “Perché il bambino ancora non parla nella seconda lingua? Non capisce, oppure ce l’ha con me?”, “Perché mi risponde sempre e solo nella prima lingua?”. Sono queste le domande che affliggono, comprensibilmente, i genitori, che fremono di impazienza nell’attesa di vedere finalmente i frutti di tanto lavoro. Per placare ansie e paranoie, e per evitare che qualcuno, scoraggiato, sia tentato di abbandonare l’inserimento della seconda lingua in famiglia, ecco tutto quello che dovreste sapere su cos’è il periodo silenzioso e su come affrontarlo.

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Bilinguismo: simultaneo o consecutivo?

Molti pensano che l’acquisizione della seconda lingua avvenga secondo processi particolari di apprendimento. In realtà questo è vero solo in minima parte. Soprattutto se parliamo di bilinguismo precoce (ovvero entro i tre anni), le fasi di acquisizione della prima e della seconda lingua sono sostanzialmente le stesse. Gli studiosi hanno classificato due modalità fondamentali di acquisizione di una seconda lingua:

Bilinguismo simultaneo: quando prima e seconda lingua vengono introdotte contemporaneamente fin dai primi mesi.

Bilinguismo consecutivo: quando la seconda lingua viene introdotta dopo che la prima lingua si è in parte consolidata, solitamente tra i 3 e i 14 anni.

Chi riesce ad intraprendere un percorso di bilinguismo simultaneo, spesso si aspetta che l’apprendimento delle due lingue vada di pari passo. In realtà questo avviene molto raramente. Il problema fondamentale è il tempo di esposizione alla seconda lingua, che, per necessità di cose, difficilmente si divide al 50% con la prima lingua.

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Le fasi di acquisizione del linguaggio

Ecco quali sono, grosso modo, le fasi di acquisizione del linguaggio:

  • Lallazione: da 0 ad 1 anno il bambino sperimenta le sillabe e i loro collegamenti per formare le prime parole (una decina più o meno tra i 10 e i 12 mesi);
  • Vocabolario: da 12 a 18 mesi in questa fase si acquisiscono parole, e una gamma complessa di gesti che indicano la volontà di interazione con l’adulto. Uno dei miei bambini aveva sviluppato una gestualità estremamente eloquente a quell’età: ad esempio dire “pappa” e leccare il piatto vuoto voleva dire “datti una mossa che ho fame”, dire “pappa” e spalmarsi cibo fin su i capelli e dentro le narici voleva dire “cavolo che buona sta cosa, domani bis!”;
  • Combinazione di vocaboli o periodo di prima produzione linguistica: dai 18 mesi ai 2 anni si sperimentano le prime frasi che sono spesso date da più vocaboli accostati senza preposizioni, congiunzioni e articoli, tipo “Luca – cacca!” a te capire se la deve fare o se ha già prodotto!
  • Linguaggio: dai 2 ai 3 anni comincia la fase che si completerà verso i 6 anni, le frasi cominciano ad avere senso compiuto, si introducono i collegamenti tra le parole e si sperimentano le forme grammaticali.

Quando comincia l’esplosione del linguaggio i nostri puponi si esibiscono in frasi complesse e ci snocciolano tutti i bellissimi pensieri che fino a quel momento non sapevano come collegare tra loro. Ma nella seconda lingua: nulla, il vuoto più assoluto. E’ questo che ci fa parlare di periodo silenzioso una fase caratteristica dell’acquisizione della lingua minoritaria.

Il periodo silenzioso: cos’è e quanto dura

Le prime tre fasi sono propedeutiche all’esplosione del linguaggio ovvero all’ultima fase, e fanno parte di una specifica età evolutiva. Se entro i 3 anni il bambino non viene esposto per un tempo equivalente alla prima e alla seconda lingua, tanto da renderlo competente in modo analogo per entrambe le lingue (ed è piuttosto difficile se non impossibile), non si avventurerà in frasi gestuali, o senza preposizioni o congiunzioni nella seconda lingua. Il bambino non parlerà fino a quando non sarà in grado di produrre al livello della lingua maggioritaria. Se il bambino è in grado di dire “Mamma, ho proprio molta fame”, non produrrà una fase del tipo “Mum – food”, semplicemente non parlerà finché non sarà in grado di dire “Mum, I am really very hungry”.

Ricordatevi che un bambino bilingue non sta imparando una lingua straniera. Un adulto è in grado, all’emergenza, di lanciarsi in rocamboleschi discorsi misti di gesti e vocaboli per farsi capire, usando i pochi rudimenti di una lingua straniera a sua disposizione. Un bambino sotto i 6 anni difficilmente si comporterà in questo modo. Il periodo silenzioso è una fase caratteristica proprio dell’acquisizione della seconda lingua, e sta ad indicare quel “gap” tra la competenza tra prima e seconda lingua. Il periodo silenzioso terminerà solamente nel momento in cui, anche nella seconda lingua, il bambino sarà in grado di parlare ad un livello di produzione linguistica avanzata, ovvero frasi compiute e generalmente corrette.

La durata del periodo silenzioso è impossibile da definire.

Saranno moltissimi i fattori in gioco: il tempo di esposizione alla seconda lingua, l’occasione di interagire con altre persone, l’essere o meno immersi anche occasionalmente (per un viaggio ad esempio) in un contesto di uso esclusivo della seconda lingua. Ma se l’esposizione alla seconda lingua è costante fin dai primi anni di vita, per quanto ridotta a poco tempo (anche solo un’ora al giorno, ad esempio), prima o poi il periodo silenzioso finirà, e all’occorrenza i vostri bambini saranno in grado di usare la seconda lingua.

Come capire che il bambino sta imparando anche durante il periodo silenzioso

Ma come si fa ad essere certi che il bambino stia assimilando la seconda lingua se non spiccica una parola? Ecco i segnali rassicuranti che ci hanno dato i nostri figli:

  • i bambini capiscono e sono in grado di agire di conseguenza quando vi rivolgete loro nella seconda lingua: es. “chiudi la finestra”, il bambino fa quello che gli viene richiesto, “portami la mela, non la banana”, il bambino sceglie la mela. La comprensione precede sempre la produzione.
  • I bambini hanno piacere ad essere esposti alla seconda lingua: lo potete verificare con la lettura dei libri e, dopo i due anni, con i cartoni animati. Difficilmente un bambino se ne starebbe fermo e buono ad ascoltare una favola se non ne capisse una parola. Con i cartoni è anche più facile: se vedete i bambini ridere o reagire a quello che vedono, saprete che stanno capendo quello che succede. I miei due cuor di leone, a tre anni, a guardare il cartone animato del Gruffalo pareva che stessero guardando un film dell’orrore: capivano perfettamente che il Gruffalo stava per mangiarsi il topolino!
  • Se sottoposti a canzoncine nella seconda lingua riescono facilmente a ripetere e canticchiare piccoli spezzoni. Avete mai ascoltato quelle cover band che cantano in inglese ed è evidente che non sanno cosa stanno dicendo? Ecco, esattamente il contrario!
  • I bambini sperimentano la seconda lingua se pensano che nessuno li ascolti. In questo caso avere due gemelli agevola questo tipo di produzione spontanea, ma spesso i bambini parlano tra sé anche quando giocano da soli. E’ incredibilmente divertente, e decisamente gratificante, ascoltare come si sentano liberi di sperimentare la seconda lingua (nel nostro caso l’inglese) se pensano che nessuno li stia “valutando”.

Come affrontare con leggerezza il periodo silenzioso

Essere consapevoli di cos’è e come funziona il periodo silenzioso, oltre a sapere che per certo finirà, permette ai genitori di godersi la seconda lingua in famiglia. Scrollatevi di dosso la sensazione di star perdendo tempo senza raggiungere dei risultati. Rilassatevi, prima o poi i vostri bambini saranno in grado di usare anche la seconda lingua. E tenete sempre a mente che essere bilingui non vuol dire parlare due lingue con la stessa esatta competenza. Ci sarà sempre una lingua dominante, solitamente quella del paese in cui si vive, e va bene così.

Non cedete alla tentazione di “interrogare” i vostri bambini per forzare loro la mano e costringerli a parlare prima che siano pronti. Otterrete solo il risultato di togliere spontaneità all’approccio alla seconda lingua. Se leggete un libro o guardate un cartone in italiano, non vi sognereste mai di chiedere “chi é la migliore amica di Peppa Pig?”. Se non resistete, fate come me. Fate finta di non aver capito bene, e chiedete ai bambini di spiegarvi, adoreranno passare dalla parte di quelli che “le sanno tutte”!

Benji Davies The storm Whale in Winter

Amare la seconda lingua con i libri di Benji Davies

Come scegliamo i libri nella seconda lingua

Il tempo è sempre poco, e quello che si riesce a dedicare all’esposizione alla seconda lingua a volte viene anche rosicchiato da altre cose. Ad esempio: se dopo l’asilo, come a volte accade, i gemelli passano il pomeriggio a litigare furiosamente tra di loro, ecco, quello è tempo che non riusciamo a dedicare all’esposizione alla seconda lingua! Poi mettici il nuoto, al parco con gli amichetti, una visita inaspettata, e il tempo vola via!

Spesso quindi sono i libri i piccoli mattoni su cui si costruisce il “castello linguistico” della seconda lingua: si possono inserire in qualsiasi momento della giornata, e il rituale della fiaba della buona notte è un momento “sacro” per concludere la giornata, nonché una pietra miliare dell’inserimento di una seconda o terza lingua. Dato che i libri sono così importanti li scegliamo con particolare cura:

  • devono avere immagini di qualità: l’associazione immagine – parola è fondamentale per stimolare la memoria e la comprensione del testo;
  • le storie devono essere emozionanti o divertenti o entrambi: se ridiamo e ci commuoviamo ci viene voglia di parlare in inglese di quello che abbiamo letto, o di rileggere più volte, e la ripetizione aiuta il bilinguismo;
  • leggiamo più libri dello stesso autore, quando ne troviamo uno che ci piace veramente: diminuisce il rischio di acquisti poco riusciti.

Un autore che nutre il cervello bilingue

Benji Davies è un giovane autore ed illustratore di enorme talento, il suo primo libro è del 2013, ma in pochi anni i suoi libri sono diventati dei classici, vincendo premi e riconoscimenti in tutto il mondo. Il successo è tutto meritato, perché le sue storie sono poetiche, dolci ed avventurose allo stesso tempo, non lasciano mai delusi, e si rileggono all’infinito. Girano per casa nostra da quando i gemelli avevano due anni. La lingua è semplice, ma mai banale, ci sono più livelli di comprensione del testo e delle emozioni dei protagonisti, quindi ai adattano a diverse età.

La balena, la tempesta e una grande amicizia

Abbiamo conosciuto questo autore grazie al suo primo libro: The Storm Whale. Ho letto circa un centinaio di volte la storia del piccolo Noi, che salva un cucciolo di balena spiaggiato e che, per combattere la solitudine, lo tiene per un po’ nella sua vasca da bagno! I gemelli hanno riso quando Noi ruba le sardine della cena per nutrire il cucciolo. Hanno pianto quando Noi e il papà restituiscono la balena all’oceano. E hanno riso di nuovo quando si scopre che il cucciolo ha ritrovato la sua mamma. Ma hanno tenuto il fiato sospeso leggendo il sequel, The Storm Whale in Winter: la storia di quando il cucciolo e la sua famiglia salvano Noi liberando la sua barca bloccata nell’oceano ghiacciato. Questi libri sono stati tradotti in tantissime lingue, ecco le principali:

https://www.youtube.com/watch?v=zuWV7SOgXBc

Un magico nonno e un magico viaggio

Questo libro, che abbiamo adorato, è uno degli esempi di come sia possibile trattare in modo lieve e alla portata di ogni bambino anche temi molto spinosi, come quello della morte. Syd e il nonno partono per una magnifica avventura: si scopre che la casa del nonno si può trasformare in una enorme nave, che dopo un lungo viaggio approda su una lussureggiante isola tropicale. Esplorare l’isola e farsi amici gli animali che la abitano è meraviglioso, ma il nonno decide di restare a vivere in questo paradiso, e Syd dovrà attraversare il mare in tempesta e governare da solo l’enorme nave per tornare sano e salvo a casa. I miei bambini non hanno ancora capito il sottotetto della vicenda e trovano la vicenda semplicemente spassosa: anche per questo libro ci sono diversi livelli di lettura a seconda delle età. E’ stato tradotto in tutte le lingue principali:

Qui sotto lo potete sentire raccontato dalla viva voce di Benji Davies:

https://www.youtube.com/watch?v=K9_KC3s3lRw

Una nonna decisamente fuori dagli schemi

In questo libro ritorna il piccolo di Noi: questa volta si trova a passare le vacanze estive su un’isola sperduta con una nonna proprio particolare. Cucina strani intrugli, fa yoga sugli scogli: Noi non è proprio sicuro che quella sia la vacanza che fa per lui. Fino a quando un rocambolesco salvataggio non gli fa vedere un lato della nonna che non aveva ancora scoperto. Con questo personaggio Benji Davies riesce a coniugare una certa vena malinconica (i disegni dominati dal blu e dal giallo, l’ambientazione in un mare freddo, la solitudine di Noi) con spunti decisamente divertenti ed ironici: il personaggio della nonna è sicuramente l’apice di questo accostamento, nonché il mio personaggio preferito. Anche questo libro ci è piaciuto moltissimo: i gemelli mi hanno fatto notare che i nostri nonni non sono propriamente così avventurosi. Dovremo rimediare! Trovate il libro tradotto con i seguenti titoli:

Il mistero del Grotlyn

Questa storia un po’ dark, vi dico la verità, l’anno scorso (4 anni), ha lasciato col fiato sospeso i gemelli per le prime due letture: una volta scoperto che il Grotlyn, che tanto spaventa Ruby, la protagonista, altro non è che una scimmietta ladruncola, hanno smesso di mettersi le mani sugli occhi manco stessero guardando un film di Dario Argento! Ve lo consiglio per bimbi un po’ più grandi: i disegni sono bellissimi e sembrano usciti da una Londra di altri tempi. Il e il finale a sorpresa ci ha strappato un sospiro di sollievo e una risata. Lo trovate tradotto con i seguenti titoli:

https://vimeo.com/232241380

Tad: girini e ranocchie

Questo è l’ultimo libro di Benji Davies, e noi non l’abbiamo ancora letto. Vi do qualche anticipazione: si parla di girini, di crescere e diventare grandi, dell’essere a volte diversi da tutti gli altri, e come questo sia spesso una ricchezza da valorizzare. Conoscendo gli altri titoli direi che ci siano buone probabilità che si tratti di un ottimo libro, ma ve lo saprò dire con sicurezza quando anche i Piccoli Camaleonti avranno avuto l’occasione di leggerlo, intanto qui potete trovare un’anteprima. Il libro è uscito a marzo 2019, al momento lo trovate solo in lingua originale, ovvero in inglese. Se l’avete già letto lasciate un commento e fateci sapere cosa ne pensano i vostri piccoli camaleonti!

https://www.youtube.com/watch?v=udDHDn_HnPM
Edimburgh Piccoli Camaleonti

Qui tutti parlano inglese

Il primo test di bilinguismo: in viaggio in un paese anglofono

La Scozia: perché?

Ci crederete, con tutti gli anni che ho studiato inglese non ho mai visitato la Scozia. Ho vissuto mesi a Londra, a Dublino, ho fatto vacanze in giro per l’Irlanda e gli States, ma la Scozia mai! Quando una coppia di amici si è trasferita ad Edimburgo per lavoro, e con la voglia di rivedere mio cugino, che vive in Scozia da oltre 20 anni, e conoscere il suo ultimo nato, che ha l’età di Giulio ed Ettore, abbiamo deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo ed affrontare un viaggio che, con i due monelli, si annunciava impegnativo.

La preparazione

Organizzare un viaggio con i bambini non è mai facile, se sono due gemelli litigiosi ancora meno. Quindi, oltre a cominciare con largo anticipo a mettere in chiaro le regole di comportamento in aeroporto, in aereo, e durante la vacanza, ho fatto un giro sul sito Bambini con la valigia. Il blog di Giulia e Fabio, genitori viaggiatori, da preziosi consigli su cosa mettere in programma per rendere la visita piacevole anche per i piccoletti. Così ho scoperto che, sotto questo profilo, avrei avuto la vita facile, dato che gli scozzesi hanno creato un sistema di turismo parallelo a misura di bambino che ha dell’incredibile. In questo modo ho fatto un programma di visite il più possibile adatto alle esigenze dei due cinquenni (se vi interessa sapere il nostro itinerario non esitate a chiedere!).

Perché questo viaggio era importante

Ogni genitore che applica un’educazione bilingue aspetta con ansia il momento in cui poter confermare definitivamente che il pupo è in grado di esprimersi nella lingua minoritaria. Ma non essendo madrelingua inglese, diciamo che “l’ansia da prestazione” era se possibile anche superiore. Dopo cinque anni di lavoro quotidiano nell’inserimento dell’inglese in famiglia, era sicuramente un test importante verificare se i bambini fossero in grado di capire e farsi capire in un paese anglofono. Le aspettative erano sicuramente alte, quindi, dopo le regole comportamentali, mi sono premurata anche di preparare adeguatamente i bambini allo sforzo linguistico che sarebbe stato loro richiesto. Ovvero: la mamma vi capisce anche se parlate italiano, vi capisce perfino se mischiate inglese e italiano, ma in Scozia nessuno vi capirà, a meno che non vi esprimiate esclusivamente in inglese!

Come “entrare nel mood”

Appena scesi dall’aereo Giulio mi ha fatto la prima inquietante domanda: “Mamma, ma perché tutti quelli che parlano inglese sono venuti a vivere qui?”. Bene, ho pensato, se non altro gli sono bastati due passi su suolo scozzese per capire che qui il registro linguistico è diverso. Siamo entrati nel mood alla velocità della luce! Un altro sistema per far capire che il registro linguistico era cambiato è stato comperare come prima cosa un Teddy Bear scozzese. Il cucciolo ovviamente non parla italiano, quindi con lui, solo inglese!

Partiamo con le letture giuste

E’ scontato che l’associazione parola immagine sia estremamente più efficace della parola da sola: è per questo che i libri illustrati sono un ottimo strumento per facilitare il bilinguismo. In questo caso abbiamo interpretato la nostra passione per i libri in modo strumentale. Si dice sempre che i bambini amano la prevedibilità, quindi ho pensato che dovevo metterli nelle condizioni di avere un’idea del posto dove andavamo. Nei giorni precedenti la partenza, la Scozia, da nome astratto, è diventato un luogo popolato da mostri gentili e creature magiche. Questo è un consiglio che mi sento di darvi per qualsiasi viaggio impegnativo da affrontare con bambini piccoli, soprattutto se state andando nel paese dove si parla la seconda lingua, che sia per turismo o per visitare parenti: usate i libri per popolare di immagini il viaggio che state per fare. Una volta arrivati, trovare conferme tangibili di quello che hanno letto sarà entusiasmante e coinvolgente, e aiuterà a ricordare quello che hanno visto una volta tornati a casa.

I nostri compagni di viaggio

La cosa più scontata che mi è venuta in mente è stato cercare libri illustrati sulle leggende e i miti scozzesi, primo tra tutti, ovviamente, quella del mostro di Loch Ness. Così ho scoperto la Picture Kelpies: Traditional Scottish Tales, una bellissima collana di racconti popolari scozzesi in libri
illustrati per bambini dai 4 ai 7 anni. Quindi prima di partire abbiamo letto
The Treasure of the Loch Ness Monster, The Tale of Tam Lin , e il bellissimo
The Secret of the Kelpie, tutti scritti da Lari Don. Non potete immaginare le facce dei due esploratori quando siamo andati a visitare questo monumento che campeggia lungo la strada tra Edimburgo e Stirling, e che celebra proprio la leggenda dei Kelpie!

The Kelpie, in memoria dei cavalli che trainavano battelli lungo i canali scozzesi

O pensate a quanto mi sono divertita quando, per due notti, abbiamo dormito in un bungalow nel bosco sulla riva di questo Loch: vedevamo Nessie spuntare da ogni dove, e chi glielo dice ai bambini che questo non è nemmeno il lago di Lochness!!!

La barca a vapore Walter Scott sulle rive di Loch Katrine

Letture per godersi la vacanza

Ovviamente non ci siamo fermati alle letture pre-vacanza. A Edimburgo abbiamo scoperto la meravigliosa libreria Waterstones, che ha un intero piano dedicato alla letteratura per bambini e ragazzi. Oltre ad una serie di bellissimi libri che saranno oggetto di altri articoli, non siamo riusciti a resistere a questi due. Vi avviso che sono talmente recenti che non sono ancora disponibili su Amazon, ma se avete in programma un viaggio in Scozia, magari per l’estate, fate una ricerca tra qualche mese, perché sono veramente spassosissimi. Eccoci quindi accoccolati in un bungalow nel bosco a leggere Peppa goes to Scotland, sequel del più famoso
Peppa Goes To London. Visite ai castelli, tutta la famiglia Pig in tartan, la ricerca del mostro di Loch Ness a bordo di un barchino a guida, ovviamente, della poliedrica Mrs Rabbit, e le pozzanghere più belle di tutto il Regno Unito, ci hanno tenuto compagnia per tutto il viaggio.

Abbiamo scoperto anche il meraviglioso Monsters Unite di Molly Sheridan. Meravigliose illustrazioni per raccontare la storia del povero mostro Nessie che si nasconde sul fondo del Loch per scappare ai flash dei turisti, ma soprattutto a tutta la plastica che i maleducati gettano nel lago. Nessie scoprirà un’intricata rete di tunnel e una comunità di altri mostri, dalla Spagna, alla Francia, dalla Svizzera alla Svezia. Mostri e pesci si uniranno per liberare i tunnel dalla plastica che inquina i mari, e potersi di nuovo ritrovare in compagnia e sentirsi un po’ meno meno mostri e un po’ meno soli. Scozia a parte, il libro è bellissimo, così come il messaggio che porta.

Parlare inglese non è più solo un gioco con la mamma

E dopo tutti i preparativi e tutti gli sforzi per rendere la vacanza il più possibile coinvolgente, tiriamo le somme del nostro primo viaggio in un paese anglofono. Ecco tutte le cose che abbiamo portato a casa dal nostro viaggio.

  • Essere immersi in un contesto che parla la seconda lingua è utilissimo (se non essenziale) per sbloccare il linguaggio nella lingua minoritaria. Parlare con persone che non capiscono l’italiano, ma ancora di più giocare con il cuginetto che ha la stessa età, è stato come aprire una porta. Adesso l’inglese è una lingua vera e propria, non solo una sorta di codice che si usa in famiglia.
  • Essere costretti ad esprimersi anche nella seconda lingua è, ovviamente, un incredibile incentivo: durante la vacanza è diminuita la percentuale di “parlato” in italiano anche con me o con il papà. Tornati a casa, di contro, è aumentata la percentuale del “parlato” in inglese con me e con papà.
  • Entrare, anche se solo per una settimana, in un contesto dove si parla esclusivamente la seconda lingua conferisce un ulteriore status alla lingua minoritaria: i complimenti delle persone che sentono due cinquenni esprimersi in inglese, capire ed essere capiti, è estremamente galvanizzante.
  • Abbiamo verificato che i bambini, incredibilmente, sono capaci di interpretare anche accenti diversi, e quello scozzese non è dei più facili da gestire!!!

  • Abbiamo regalato una buona dose di “gongolamenti” a mamma e papà: in una assolata Edimburgo, sentirsi dire da Giulio “Here it’s warmer then I thought”, pensare alla quantità di regole grammaticali che ha applicato senza nemmeno accorgersene, insomma, per tutto il resto … “C’è Mastercard”!!!