Latest Posts

Regola-30%_cover

Bilinguismo e regola del 30%

Come aumentare l’esposizione alla seconda lingua

Avete mai sentito parlare della regola del 30%? Per alcuni è uno dei capisaldi del bilinguismo.

Secondo questa teoria, per acquisire una seconda lingua, un bambino ha bisogno di essere esposto alla L2 per almeno il 30% del suo tempo di veglia.

L’esperto che ha dato supporto scientifico alla regola del 30% è Fred Genesee, professore di Psicolinguistica (ebbene sì, esiste anche questa, sapevatelo!), alla McGill University in Montreal. Vi dico la verità: personalmente, vivo questa cosa un po’ come una spada di Damocle. Eppure in molti vi diranno che questa è una condizione imprescindibile per riuscire a crescere un bambino bilingue. Ci sono però esperienze concrete che contraddicono la regola.

Evitare l’ansia da prestazione

Anche solo venire a conoscenza della regola del 30% mi ha messo l’ansia. Per un genitore che lavora full time non è così semplice gestire questa netta suddivisione delle tempistiche. Quando i miei figli hanno cominciato la scuola materna, l’idea di dover in qualche modo controbilanciare tutto il tempo speso parlando italiano con compagni ed insegnanti, è diventata a suo modo pressante.

Ci sono però moltissimi esempi pratici che fanno dubitare del fatto che la regola sia così categorica.

Premesso che il bilinguismo perfetto non esiste, e che ci sarà sempre una lingua 1 e una lingua 2: moltissimi bambini, anche in contesti in cui la lingua 2 ha poche occasioni di essere parlata/ascoltata, sono comunque bilingui.

Dimenticate la regola e puntate sulla qualità

Il Professor Genesee, pur nell’essere fonte delle mie ansie, può comunque venire in aiuto. Il suo studio mi ha dato spunti importanti.

L’esposizione alla seconda lingua deve essere coerente, continua e ricca. In questo modo il bambino imparerà in modo naturale e senza sforzo due o più lingue.

In realtà non si tratta solamente della quantità di tempo che trascorrete con i bambini. Se il tempo a disposizione è limitato, dovrete aumentare la qualità delle interazione. Ecco dunque alcuni trucchi che vi possono aiutare ad aumentare l’esposizione alla seconda lingua utilizzando al meglio il vostro tempo.

Create dei rituali

Io e mio marito ci abbiamo messo un po’ a cambiare la nostra mentalità da coppia senza figli. La nostra vita si divide nel “prima dei gemelli” e il “dopo i gemelli”. Niente più “che si mangia?” detto alle 21.30, viaggi zaino in spalla dove prenotare un hotel equivale ad un insulto, o domeniche passate senza una chiara idea di cosa fare. Abbiamo presto imparato a nostre spese che i bambini hanno bisogno di regolarità, ripetitività e regole coerenti. Seppur questo ci abbia creato più di un mal di testa, un’organizzazione “rituale” del proprio tempo è un grande vantaggio per chi intraprende un’educazione bilingue.

Create dei rituali che siano dedicati esclusivamente alla seconda lingua.

Noi, ad esempio, abbiamo la cena, la fiaba della buona notte, il cinema del venerdì, i lavoretti e i disegni nelle giornate di pioggia. I rituali cambieranno con l’età del bambino. Prima c’era il bagnetto della sera, la ninna nanna, quel momento di apocalisse che chiamare cena è poco calzante, ecc. Insomma, lavorate di fantasia, ma cercate di creare degli ambiti specifici per la seconda lingua.

Supportate l’immagine della seconda lingua

Per evitare il fallimento del vostro progetto bilingue è fondamentale che il bambino si senta speciale, e non diverso o strano, nella sua abilità di capire e parlare più lingue.

Supportate l’immagine del vostro paese d’origine, o del paese dove si parla la seconda lingua se non siete nativi. Usate le storie della tradizione del vostro paese, create un’immaginario, anche magico e fantasioso, relativo alle persone con cui il bambino potrà comunicare grazie alla seconda lingua. Anche qui, lavorate di fantasia e siate dei leoni: non permettete a nessuno, amici, parenti o estranei, di sminuire, deridere o colpevolizzare il bilinguismo di vostro/a figlio/a.

Giocate nella seconda lingua usando le mani

Maria Montessori diceva che “le mani sono l’organo dell’intelligenza“. L’uso delle mani favorisce l’apprendimento e lo sviluppo del linguaggio.

L’80% delle connessioni neurali sono tra la mano e il cervello. 

Insistete sui giochi di manipolazione (pasta modellante, disegno, puzzle, lego, pittura, origami, ecc.) usando la seconda lingua: vi darà un vantaggio competitivo. Entrate nel magnifico mondo dei lavoretti per bambini: in rete troverete risorse a non finire sul tema. Tra tutte vi consiglio il blog Jean the Artful Parent, che a me piace molto quando mi servono nuove idee. Vi assicuro che per gli adulti è quasi un esercizio meditativo e può essere estremamente rilassante. 

Regola-30%_manipolare

Canta che ti passa

Visto che dobbiamo cercare di ottimizzare tutto il tempo a disposizione, ho escogitato questo sistema per sfruttare il tempo degli spostamenti, in particolare il percorso casa-scuola, ma potete far fruttare anche il tempo per raggiungere le località di villeggiatura o delle gite fuori porta. Probabilmente non potrete fare a meno di sciropparvi canzoncine per bambini che dovrete ascoltare fino alla nausea, vi perseguiteranno anche a lavoro e non riuscirete a togliervele dalla testa per settimane. Tanto vale che siano nella seconda lingua! E poi cantare fa bene alla salute ed aumenta il livello di serotonina: così sarete esauriti … ma felici!

Leggere, leggere e ancora leggere

Su questo blog troverete più di un articolo su quanto sia importante leggere ad alta voce ai bambini fin da piccolissimi. 

Leggere è il modo migliore per ampliare il vocabolario. 

I libri contengono parole speciali, che non vengono comunemente usate nel linguaggio colloquiale,  termini specifici che fanno riferimento anche a concetti astratti. Quindi, se non lo avete già fatto, date un’occhiata ai miei consigli su come introdurre la lettura e far appassionare i bambini ai libri.

Regola-30%_leggere

Create interazione con altri nella seconda lingua

Per imparare una lingua la cosa migliore è trovarsi immersi in un ambiente dove, per comunicare, si è costretti a parlare.

Questa è la parte sicuramente più impegnativa. Ecco quindi alcuni consigli per creare momenti in cui usare la seconda lingua con altre persone.

I viaggi nel paese dove si parla la seconda lingua

Se siete nativi e avete parenti e amici nel vostro paese d’origine pianificherete sicuramente viaggi o vacanze che vi riportano a casa. Questi sono sicuramente momenti ideali e in parte scontati per avviare il bilinguismo. Quando non è possibile, per questioni economiche e di tempo usate skype per chiamare amici e parenti: i bambini hanno difficoltà a parlare al telefono, ma l’aiuto dello schermo rende tutto più facile.

Per chi non è nativo, scegliete mete per le vacanze dove sia possibile comunicare nella seconda lingua: oltre a visitare il paese, potete scegliere strutture frequentate prevalentemente da persone di quella nazionalità. L’anno scorso, ad esempio, siamo stati in un campeggio in Umbria frequentato massicciamente da olandesi: mi ha reso fiera che i miei quattrenni si sforzassero a parlare inglese con i ragazzini olandesi. Ma se foste olandesi, ad esempio, avreste potuto evitare un viaggio in Olanda.

Connettetevi con la comunità straniera nella vostra città

Esistono spesso associazioni di connazionali che si ritrovano anche a questo scopo: far frequentare tra loro i bambini in modo che parlino nella seconda lingua. Spesso questi gruppi sono felici di accogliere anche genitori non nativi: un’amica, che sta crescendo la figlia bilingue italiano/russo, frequenta assiduamente e con profitto un gruppo di genitori russi con bambini bilingui al seguito.

Ingaggiate una baby sitter madrelingua

Non è un metodo economico, ma spesso si ha comunque bisogno di una babysitter, tanto vale fare lo sforzo di cercarla madrelingua. Le nostre città sono piene di ragazzi e ragazze in Erasmus che non disdegnano  l’occasione di guadagnare qualche soldo. Questa è la soluzione che hanno trovato degli amici che stanno crescendo tre bambini bilingui italiano/tedesco: una tata di origini tedesche che parla con loro esclusivamente in tedesco.

Cercate centri estivi nella seconda lingua

Anche questa non è una soluzione economica, tutt’altro, ma è di sicura efficacia. Ovviamente per chi come me introduce l’inglese è piuttosto facile trovare offerte di questo tipo, la cosa diventa più complicata per altre lingue, specialmente se non abitate in una grande città. In questo caso vi consiglio di rivolgervi alle scuole di lingua, o, per lingue ancora meno diffuse, di organizzarvi con le comunità straniere di cui vi parlavo sopra.

Spero che questi consigli vi diano degli spunti per aumentare la qualità dell’esposizione alla seconda lingua per i vostri bambini. Per portare a buon fine il vostro progetto di bilinguismo, non improvvisate

La comunicazione nella seconda lingua va pensata ed organizzata al meglio se volete che sia veramente efficace.

Fan-Brothers

The Fan Brothers: Natale bilingue e mondi magici

La potenza delle immagini nell’acquisizione della seconda lingua

L’associazione suono immagine è potentissima. Lo hanno sempre saputo, anche solo intuitivamente, gli educatori e i pedagoghi di tutti i tempi. Chi non si ricorda le classi delle elementari con le illustrazioni alle pareti? La casa per la lettera C, l’elefante per la lettera E, e così via. L’immagine abbinata alla parola attiva due aree cerebrali nello stesso momento, quella  che sovrintende agli stimoli visivi e quella che sovrintende agli stimoli uditivi. Questo per dirvi che, nella scelta di un libro, le immagini sono particolarmente importanti.Ocean-Meets-Sky

Il mondo dell’illustrazione per l’infanzia

Lo diamo per assodato, ma c’è una ragione specifica se la letteratura per i bambini in età prescolare è sempre associata all’immagine. Per essere in grado di immaginare il bambino deve essere nutrito di immagini. Immaginare vuol dire pensare, e pensare vuol dire parlare con se stessi, avviare il dialogo interiore che ognuno porta avanti ogni giorno in modo inconsapevole. Se parliamo di acquisire una seconda lingua l’uso delle immagini diventa particolarmente importante, spesso perché il bambino, in termini di tempo, viene stimolato di meno rispetto alla prima lingua. Le immagini diventano una sorta di “amplificatore”: dire “carpa” vale 1 punto, dire “carpa” mostrando un’immagine come quella sopra vale 15 punti!

Quando i Piccoli Camaleonti hanno scoperto il mondo dei Fan Brothers

I libri di cui sto per parlarvi non sono semplicemente libri per l’infanzia, a mio parere sono delle vere e proprie opere d’arte. Quando li ho sottoposti al vaglio critico dei gemelli monelli la loro faccina non diceva “dai mamma, raccontaci questa storia”. Prima ancora di sapere cosa raccontavano hanno dovuto sfogliare l’intero libro, per le immagini una ad una, come se fossero quadri esposti in un museo.

Chi sono i Fan Brothers e perché il loro lavoro è speciale

Quando si tratta del lavoro di Terry ed Eric Fan bisogna proprio dire che ci sono persone che riescono a tirare fuori tutto il meglio che c’è da un rapporto di parentela. Hanno cominciato a disegnare insieme sui muri della loro camera di ragazzi, e non hanno più smesso. Poi hanno deciso di applicare la loro arte e la loro sinergia ai libri per l’infanzia, e il risultato è strabiliante. Ecco le recensioni di Giulio ed Ettore sulle tre opere dei Fan Brothers che abbiamo letto.

The Night Gardener: il debutto

E’ il primo libro scritto ed illustrato dai Fan Brothers, e forse ancora il più famoso. E’ stato tradotto in varie lingue, tra cui l’inglese, l’italiano, lo spagnolo e il tedesco. Se fate una ricerca più approfondita lo trovate anche tradotto in altre lingue. Il libro racconta la storia di William e della sua città. Di notte meravigliose creature create da un misterioso giardiniere cominciano ad apparire sugli alberi: un saggio gufo, un gatto sonnacchioso, un enorme dragone. William muore dalla voglia di sapere chi sia l’autore di tanta meraviglia. L’incontro con il giardiniere notturno cambierà per sempre William e tutti gli abitanti della sua città.

The Antlered Ship: il nostro preferito

Questo è in assoluto uno dei nostri libri preferiti. L’autrice è Dashka Slater, ma le illustrazioni sono in grado di donare a questa storia una vita propria. Marco è una volpe alla ricerca di risposte importanti, Silvia, il capitano della nave, è un cervo decisamente fuori dal comune, Victor e la sua banda di piccioni bramano avventure ed emozioni forti. Affrontare insieme il mare in tempesta, pirati feroci e acque insidiose cambierà la loro visione del mondo. Il testo è incredibilmente poetico, le illustrazioni assolutamente meravigliose! “Ma alle isole piace stare da sole?”, “Perché gli alberi non parlano mai?”, “E’ meglio sapere cosa sta per succedere, o è meglio essere sorpresi?”: i gemelli monelli si arrovellano ancora oggi sulle intriganti domande di Marco!
Ho trovato questo  libro in inglese e in francese. Spulciando in rete potreste trovarlo anche in altre lingue.

Fan Brothers

When Ocean Meets Sky: il più magico

Questo libro lascerà voi e i vostri meravigliosi pargoli bilingui letteralmente a bocca aperta. L’avventura di Finn alla ricerca del mitico luogo dove mare e cielo si mescolano e dove accadono cose mai viste, vi incanterà ed appassionerà. Eric e Terry Fan si sono assolutamente superati in quest’opera interamente scritta ed illustrata esclusivamente a loro opera. Le illustrazioni vi porteranno in un mondo magico dove enormi balene volano in compagnia di bizzarre mongolfiere, dove un pesce dorato vi accompagnerà attraverso isole di libri dove nidificano gufi sapienti. Questa è l’ultima opera in ordine cronologico. Il libro è in inglese ed è stato tradotto in italiano e in tedesco. Non l’ho trovato in altre lingue, d’altronde è uscito a maggio 2018, sta avendo un successo incredibile, quindi altre traduzioni seguiranno sicuramente.

Fan-Brothers

Emotività, immaginazione e seconda lingua

Parlo a voi, genitori che tanto faticosamente portate avanti il progetto di crescere bambini bilingui. Spesso il tempo è poco, sembrava ieri che erano dei barilotti sbavosi, e nel giro di nulla sono al nido, e poi alla materna. E nel giro di nulla passano 12 ore della loro giornata a parlare esclusivamente la prima lingua. Portare avanti con successo il baluardo della seconda lingua sarà più facile se il vostro bambino potrà collegarla a tutta una serie di cose belle: alla dolcezza delle fiabe della buona notte, a libri meravigliosi che raccontano cose fantastiche e speciali, a cose belle fatte con la mamma o con il papà, alle vacanze con i nonni e i cugini che non vede mai, alla ninna nanna che gli avete cantato tante notti prima che si addormentasse. Suggerendovi la lettura di questi libri spero di avervi dato un ulteriore strumento per parlare di cose belle nella seconda lingua.

Progetto bilingue

Progetto bilingue: 5 dritte per non mollare

Chi ben comincia è a metà dell’opera, ma non basta.

Quando il progetto bilingue si arena.

Chi decide di crescere bambini bilingui parte con una buona dose di entusiasmo. Ma non sempre è sufficiente per riuscire a proseguire, soprattutto quando il genitore che introduce la seconda lingua non è nativo, come nel mio caso. Alcuni genitori mi hanno scritto di aver cominciato, ma di aver poi smesso. Altri mi chiedono come fare per ricominciare, altri ancora come fare per non smettere. Quindi ecco qui, i consigli, basati sulla mia esperienza: per non perdersi d’animo e non mollare.

Armatevi di PACU: pazienza, amore, costanza e una buona dose di umorismo

Pazienza. Non datevi obiettivi a breve termine: con il bilinguismo non funziona. La prima a farmi riflettere su questo aspetto è stata la pediatra di Ettore e Giulio. Donna saggia e di grande esperienza, quando i monelli assomigliavano ancora a due barilotti gonfi di latte, mi disse: “non si preoccupi se non le rispondono in inglese, lei continui imperterrita, anche se può sembrare il contrario, loro imparano, imparano tutto!”. Aveva ragione: ho dovuto aspettare i 4 anni prima di avere delle frasi compiute, e anche quelle, a volte, tirate fuori a fatica. Per un bel po’ mi sono dovuta accontentare della consapevolezza che capivano tutto.

Amore. Beh, questa è facile, se avete pensato di fare il regalo del bilinguismo ai vostri bambini, ne avete da vendere. Ma non fa mai male ripensare al motivo per cui lo state facendo: state dotando i vostri figli di super poteri, se vi passa la voglia pensate a questo!

Costanza. Questa è la parte più difficile. Non è sempre facile trovare le energie per fare lo sforzo mentale di esprimersi in un’altra lingua. Anche per genitori nativi che vivono tutta la giornata immersi in una lingua, può non essere facile cambiare registro per parlare con i bambini. Le prossime dritte serviranno ad essere il più possibile costanti. In ogni caso, siate indulgenti con voi stessi: io ho deciso di mettermi in pausa quando i bambini mi fanno veramente incavolare. Non sono sempre in grado di esprimere adeguatamente la mia incazzatura in inglese, quindi ci sta di arrabbiarsi in italiano!

Umorismo: non prendetevi troppo sul serio! Soprattutto se non siete nativi, non pretendete troppo da voi stessi e rideteci sopra. La pronuncia non è perfetta? Fate degli errori di grammatica? Non vi ricordate come si dice “tricheco”? Pace, va benissimo anche così!

Cominciate il prima possibile

Nei primi due anni di vita il cervello crea miliardi di connessioni sinaptiche. Se in questo periodo riceve il messaggio che esistono due o più lingue, sarà tutto più facile. Se potete, cominciate in questo periodo, meglio ancora, quando il bimbo è ancora nella pancia. Informatevi, e raccogliete qualche dato scientifico a supporto della vostra intenzione di parlare più di una lingua in famiglia. Vi servirà per rispondere a tutte le obiezioni di parenti e conoscenti che non sanno farsi gli affari propri. Quelli che vi diranno: “l’importante è che impari prima bene l’italiano”. Saprete spiegare a tono perché non è così e quali sono i vantaggi di inserire due lingue in contemporanea. È importante creare una piccola rete di supporto attorno al progetto bilingue. È facile perdersi d’animo se percepite che le persone che vi stanno vicino (tipo nonni, zii) non approvano.

Usate i libri come vostri alleati

Se frequentate questo blog sapete come la penso sui libri e il progetto bilingue. Si tratta di un elemento fondamentale. Ma eccovi qualche strategia in più. Fate come se foste a dieta: non comprate cose che non avete intenzione di mangiare, evitate le tentazioni. Fate in modo che in casa girino prevalentemente libri per i bambini nella seconda lingua. Così non avrete la tentazione di leggere nella prima lingua. Tenete a portata di mano i libri nelle zone della casa dove si legge: per la favola della buona notte, per mangiare o per giocare.

Usate bene la TV

Qui la tentazione di mettere un programma per bambini a caso è veramente forte. Quindi munitevi di tutti gli strumenti per resistere e rendete i programmi in lingua più accessibili. Create un vostro account YouTube. Iscrivetevi ai canali ufficiali dei programmi che vi interessano. Create delle playlist con gli episodi dei cartoni preferiti. In questo modo potrete accedere ai programmi che avete scelto dai vostri smartphone e da una qualsiasi Smart TV entrando dall’icona di YouTube. Noi abbiamo insegnato anche ai nonni a farlo: quando Giulio ed Ettore cominciano a menarsi a volte un cartone è un buon modo per sedare gli animi!

Programmate attività bilingui

Nell’apprendere una lingua nulla è più efficace del parlare e guardare negli occhi un’altra persona. Per evitare di perdere la seconda lingua nei meandri della vita a volte frenetica di un genitore, fermatevi. Esatto, decidete quali sono le attività che vi aiutano a fermarvi per passare tempo di qualità con il vostro bambino. A me piace l’arte e creare con le mani, quindi sono queste le attività che ci aiutano a fermarci. Ma usiamo anche i giri in bicicletta, le passeggiate nel bosco, i castelli di sabbia al mare, i bagni in piscina, le visite al museo. Insomma, scegliete voi, c’è l’imbarazzo della scelta.

Ecco, questi sono i miei consigli, ma sarei contenta di sentire anche i vostri: se avete qualche dritta anche voi, condividete! Quando il gioco si fa duro, una freccia in più al proprio arco non va mai male.

inglese scuola dell'infanzia

Perché la seconda lingua dovrebbe essere insegnata fin dalla scuola dell’infanzia

Le lingue nella scuola dell’infanzia

Un binomio non ancora assimilato

L’altro giorno al parco un’amica mi dice: “Alla scuola dell’infanzia che frequenta Giovanni fanno inglese, ma solo ai grandi: vogliono che prima imparino bene l’italiano”. Beh, penso, meglio di niente!

Molte scuole dell’infanzia, infatti, non prevedono l’insegnamento della seconda lingua.

Quando lo fanno viene spesso interpretato in modo sbagliato, non supportato dai molti studi che dimostrano come, quanto più piccoli sono i bambini, tanto più sono permeabili all’esposizione ad una seconda o terza lingua.

Vi dico la mia colpevole verità: prima che i miei figli frequentassero la scuola dell’infanzia credevo che la seconda lingua fosse appannaggio delle scuole speciali (tipo scuola inglese o tedesca). Ho scoperto che la scuola che avevamo scelto prevedeva l’insegnamento dell’inglese durante la giornata a porte aperte. Non avevo un piano B nel caso l’inglese non fosse previsto, e la cosa è stata dettata da pura e semplice fortuna. Se avete l’occasione di scegliere tra più opzioni, richiedete l’insegnamento di una seconda lingua: non va considerato come un optional, al contrario!

La nostra esperienza personale: Teacher Angela

Noi siamo stati letteralmente baciati dalla fortuna: l’insegnate di inglese nella nostra scuola è interna, quindi a disposizione per più ore e per progetti continuativi. Ed io che mi affliggevo all’idea di come la lunga giornata scolastica avrebbe tolto tempo prezioso all’esposizione alla seconda lingua!

Se il bilinguismo fa sentire speciali

Se prima della scuola il bilinguismo era una questione tra me e loro, la maestra Angela lo ha reso una consuetudine, una cosa normale, che ci si aspetta da loro a casa, ma anche a scuola! È stato un grande aiuto che anche a scuola si imparasse l’inglese, tanto più se a farlo, come nel nostro caso, è una persona preparata e attenta, che ha saputo tenere vivo ed incrementare l’entusiasmo dei miei bambini per la seconda lingua. Non c’è stato giorno che Ettore e Giulio non abbiano portato a scuola un libro in inglese che la maestra Angela avrebbe poi letto in classe.

Ma se mi era chiaro come inserire la seconda lingua in casa, non avevo idea di come lo facesse un’insegnate di scuola dell’infanzia. Quindi sono andata alla fonte e ho fatto qualche domanda direttamente a Teacher Angela.

Come introduci l’insegnamento dell’inglese a bambini che non sanno leggere e scrivere?

Sono diventata una magic teacher nel 2009 dopo i due anni di master “Hocus&Lotus” in glottodidattica infantile. Da allora il mio approccio all’insegnamento dell’inglese è radicalmente cambiato: ho capito che con i bambini avrei dovuto usare un metodo diverso rispetto al tradizionale approccio mnemonico con cui mi hanno insegnato l’inglese a scuola!

Prima di tutto serve un’organizzazione speciale degli spazi e dei tempi: la mia aula ha un angolo fisico dedicato all’inglese. Il tappetone con il Circle Time dove ci si saluta rigorosamente in inglese, e la casa del nostro compagno di avventure Teddy Bear che, poverino, non conosce l’italiano!

inglese scuola dell'infanzia

Tutte le mattine abbiamo un momento dedicato allo storytelling: leggo e chiedo di essere interrotta quando i bambini sentono una parola conosciuta o per dirmi cosa hanno capito alla fine di ogni pagina.

Mantengo una routine: i saluti iniziali e la canzone di congedo. Cerco invece di variare di continuo le attività.

Utilizzo spesso i giochi motori: il gioco Twister per memorizzare colori, parti del corpo e lateralizzazione, “un due tre stella” o “strega comanda color”, ovviamente in inglese! Andiamo fuori in giardino ad osservare e ad imparare il nome delle cose che ci circondano: l’esperienza concreta è sempre la più efficace.

Per ottenere dei risultati non posso limitarmi all’ora di inglese settimanale, è davvero troppo poco.

Sfrutto altri momenti della giornata per lanciare input inerenti la nostra routine in L2. Dal chiudere/aprire la porta, buttare qualcosa nel cestino, i nomi dei materiali che usiamo (colla, forbici, carta colori) e la parte che ci piace di più, il meteo, rigorosamente in inglese ogni mattina!!

Come reagiscono i bambini? Vedi differenze a seconda dell’età?

Nei miei primi anni di insegnamento, la seconda lingua era un’opportunità data solo ai bambini dell’ultimo anno (5 anni). Si pensava fosse troppo difficile per i più piccoli. Negli ultimi anni sono riuscita ad estendere l’insegnamento dell’inglese fin dal primo anno (anche agli anticipatari di 2 anni e mezzo). I più piccoli apprendono come delle spugne! Più ludica e divertente è l’attività, più recepiscono! I grandi con alle spalle già due/tre anni di inglese, danno tantissima soddisfazione. Con loro mi concedo di alzare l’asticella nella difficoltà di lettura e canzoni/filastrocche da imparare.

La regola è “più mi diverto più imparo”: quando mi chiedono “Teacher quando facciamo ancora English?”, so che ho vinto! Se lo vivi come un gioco e trasmetti la tua passione, la strada è tutta in discesa.

Cosa dovrebbero fare i genitori per potenziare il tuo lavoro?

Per aumentare l’esposizione alla seconda lingua, la famiglia può dare un grande contributo. Ciò che viene acquisito a scuola deve essere rafforzato a casa perché diventi un automatismo. Approfittate di piccoli momenti di routine quotidiana per far entrare l’inglese in casa. Salutatevi nella seconda lingua, guardate i cartoni in inglese. La favola della buonanotte è una fantastica opportunità per migliorare la capacità di ascolto, di comprensione e l’acquisizione di nuove parole inglesi!

Non serve essere laureati in lingue: basta anche una conoscenza base dell’inglese per rafforzare ciò che i bambini apprendono a scuola. Se si hanno dubbi o perplessità sulla pronuncia, esistono tante applicazioni che possono aiutare.

Basta davvero poco a questa età: nel cervello di un bambino un piccolo semino diventa in fretta una meravigliosa piantina!

L’inserimento della seconda lingua è nelle linee guida ministeriali

Ebbene sì, sono andata a cercarmi le indicazioni nazionali per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, ed eccola lì:

“L’apprendimento di più lingue permette di porre le basi per la costruzione di conoscenze e facilita il confronto tra culture diverse. La capacità di utilizzare più lingue garantisce la possibilità di comunicare efficacemente, per capire e farsi capire nei registri adeguati al contesto, ai destinatari e agli scopi”.

Ma non solo, guardate cosa dice in più il Ministero: “Nell’articolo 7 della Legge 107/2015 sono definiti come obiettivi formativi prioritari “la valorizzazione e il potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano nonché alla lingua inglese e ad altre lingue dell’Unione Europea, anche mediante l’utilizzo della metodologia Content and Language Integrated Learning”.

Un’incredibile opportunità per tutti i bambini

Se è vero che non è mai troppo tardi per imparare una lingua straniera, non sfruttare l’opportunità di farlo prima che i bambini consolidino la prima lingua, è un gran peccato. Quindi ecco il mio consiglio: non fate come me, non lasciate questo tassello fondamentale al caso. Se potete scegliere tra più di una scuola dell’infanzia, l’insegnamento di una seconda lingua (anche con insegnante esterna), dovrebbe essere un requisito fondamentale.

Acquisizione linguaggio_cover

Seconda lingua e acquisizione del linguaggio

Un’occasione da non perdere

Avete presente quando vi dicono che non dovete parlare un’altra lingua a vostro figlio perché  è meglio che impari prima l’italiano? Non c’è nulla di più sbagliato. Aspettare che l’acquisizione del linguaggio sia in stato avanzato, o addirittura completata, per imparare una seconda lingua è un’occasione mancata.

Come e quando si acquisisce il linguaggio

Si può imparare una lingua straniera in qualsiasi momento della vita, ma il linguaggio si acquisisce da 0 fino a circa i 7 anni. E’ questo il momento magico in cui un bambino impara le lingue per “assorbimento“. I bambini coniugano i verbi, imparano i generi dei sostantivi, usano le preposizioni molto prima che qualcuno si preoccupi di insegnare loro che cos’è un verbo, un sostantivo o una preposizione!

Perché è importante inserire fin da subito la seconda lingua

L’acquisizione del linguaggio inizia già nel ventre materno: il bambino non solo sente, ma è in grado di riconoscere i suoni. Ancor prima di nascere veniamo cullati dal suono di una lingua, e quando veniamo al mondo riconosciamo le voci di chi ci ha amato e parlato per 9 mesi. Non solo. I suoni della lingua a cui veniamo esposti plasmano l’orecchio e gli organi con cui parliamo, modificano il modo in cui sentiamo e il modo in cui pronunciamo! Esporre un bambino a due o più lingue fin dalla nascita lo metterà in condizione di contemplare una doppia gamma di suoni. Cominciare comunque prima che la formazione del linguaggio sia completa permette di acquisire entrambe le lingue nella “modalità lingua nativa”, per quanto non esisterà mai una competenza esattamente uguale in entrambe le lingue.

L’acquisire il linguaggio e imparare una lingua straniera non sono la stessa cosa

Se si aspetta una completa acquisizione del linguaggio, tutte le lingue che verranno apprese in seguito saranno filtrate dalla prima lingua. Questo non solo costringerà a studiare una grammatica che verrebbe, altrimenti, assorbita senza sforzo, ma impedirà una pronuncia ottimale, perché anche i suoni verranno percepiti tramite il filtro della prima lingua.

7 modi per migliorare l’esposizione alla seconda lingua durante l’acquisizione del linguaggio

Se riuscite quindi ad intercettare i meravigliosi primi 7 anni di vita per inserire la seconda lingua, vi farà comodo usare qualche piccolo accorgimento che vi renderà il compito più facile e vi darà risultati più soddisfacenti.

1 – L’importanza di guardarsi negli occhi

Gli esperti la chiamano “eye contact communication“, comunicazione che avviene guardandosi negli occhi. Nella comunicazione tra adulto e bambino crea una inspiegabile sincronia cerebrale: secondo gli studi della Professoressa Victoria Leong (Baby-LINC lab, University of Cambridge) è proprio la capacità di entrare in sintonia con l’adulto che parla attraverso lo sguardo a rendere i bambini così permeabili all’apprendimento delle lingue. Sfruttate questo tipo di comunicazione consapevolmente anche per la seconda lingua. Fate in modo che il bambino possa guardare il labiale, quando il bambino è più grande e cammina, abbassatevi alla sua altezza per parlargli. Aiutatevi con qualche sessione di yoga perché, se adottate questo sistema, passerete buona parte del tempo che trascorrete con i vostri figli accovacciati, inginocchiati o direttamente seduti per terra!

2 – Parlare ad un bambino che non parla: un trucco per calmare e dare sicurezza in tutte le lingue

Molti genitori se lo sentono consigliare già dalle infermiere prima di lasciare l’ospedale. Se ci pensate con un po’ di spirito di immedesimazione, l’idea di essere manipolati, sballottati, spostati da un posto all’altro senza poter decidere ha un che di terrificante. Per i neonati in parte è così, ecco perché spesso i cambi pannolino, il post bagnetto o l’essere passati da una persona ad un’altra spesso è un momento di crisi.

Ma la voce dei genitori, con il suo potere calmante e con la sicurezza che infonde può venire in aiuto. Non solo, lo consiglio ai neo genitori che dicono di non saper bene da dove cominciare quando si tratta di inserire la seconda lingua. Spiegate ai neonati cosa sta per succedere, passo passo. In situazioni potenzialmente di crisi, ha un effetto calmante, ed è un buon momento per parlare nella seconda lingua ad un bambino che ancora non può rispondere.

3 – Il maternese non vuol dire storpiare: parliamo come ai grandi

Il maternese, o parentese, è quell’insieme di suoni semplificati, fatto di lallazione, suoni lenti e scanditi, che i genitori usano con il bambino nei primi mesi di vita, e che ha una forte componente affettiva ed emotiva. E’ un prelinguaggio utilissimo, che vi consiglio di adottare anche per la seconda lingua. Questo non vuol dire però storpiare o infantilizzare il linguaggio. Siate precisi, chiamate le cose con il loro nome. In questo modo amplierete anche il vocabolario: dopo aver imparato FLOWER, il bambino può imparare facilmente DAISY, SUNFLOWER e TULIP. Lo sforzo è lo stesso che la parola sia generica o specifica.

4 – Se non parla: parola d’ordine “pazienza”

Lo so, la voglia di sentire finalmente il pupo esprimersi nella seconda lingua è tanta. E quando questo non succede, o tarda a succedere, ci si chiede se si sta sbagliando qualcosa, se sia tutto inutile, se mai lo sentiremo spiaccicare una parola. Purtroppo le variabili che determinano quando finalmente i bambini cominceranno ad usare la seconda lingua sono moltissime: dipende dal bambino, dal tempo di esposizione, se ci sono altre persone, oltre al genitore, con cui comunicare. Ma non desistete. Io ho dovuto aspettare i 4 anni prima di sentire i monelli spiaccicare un po di inglese, e solo ora, che ne hanno 5, cominciano a formulare intere frasi. L’importante è rendersi conto se il bambino capisce quello che state dicendo: se è così pazientate, e soprattutto non forzate. Ognuno ha i suoi tempi.

5 – Non sottolineate gli errori

Se la pronuncia è sbagliata, o se il bambino fa errori grammaticali, evitate di far notare l’errore. Piuttosto ripetete semplicemente, anche più volte, la parola o la forma grammaticale corretta. La seconda lingua deve essere vissuta come naturale e spontanea. Ricordate, non state insegnando una lingua straniera, state esponendo il bambino ad una seconda lingua, il processo non è lo stesso. Il bambino non ha bisogno di capire come funziona la lingua, gli basta assorbirla, il suo cervello saprà cosa fare.

6 – Usate la musica

Rima, musicalità e ripetizione sono ottimi supporti alla memoria. Per i bambini funziona ancor più che per gli adulti. Quindi usate la musica, non solo quella per bambini, va bene anche quella per adulti (così eviterete di dare di matto alla trecentesima volta che il marmocchio vi costringe ad ascoltare la canzoncina preferita!). Io e mio marito abbiamo sgranato tanto d’occhi quando Ettore si è messo a canticchiare “… in the desert you can remember your name …” il ritornello di una famosa canzone degli America! Ovviamente non abbiamo potuto evitare “… one little monkey jumping on the bed …” a ripetizione continua, ma almeno variamo un po’.

7 – L’importanza della lettura

Vabbé, oramai lo sapete. Non amate la lettura? Non siete accaniti lettori? E’ venuto il momento di dare una svolta alla vostra vita. I bambini abituati a leggere hanno migliori risultati scolastici, la lettura incrementa il vocabolario, l’associazione parola e immagine è assolutamente vincente. Non solo, creare un rituale della lettura (serale, al bagno, a colazione, fate voi) vi da l’opportunità di aumentare l’esposizione alla seconda lingua senza sforzo, stimolando l’interesse e l’esigenza di raccontare e discutere dei libri, dei personaggi e delle storie che incontrerete.

Date tempo al tempo

Non abbiate fretta. Ogni bambino è un universo diverso: non ha senso fare paragoni e forzare i tempi può essere controproducente. Non imponete traguardi: ogni conquista avverrà a tempo debito. Concedetevi il piacere di ammirare la sapienza con cui i vostri bambini cominceranno a capire e produrre parole e discorsi nella seconda lingua con incredibile naturalezza e spontaneità. Alla fine potrete congratularvi per gli incredibili risultati che otterrete.

libri seconda lingua

Piccoli lettori bilingui: libri per innamorarsi della seconda lingua

Leggere, leggere e ancora leggere

Perché è importante leggere ai bambini bilingui (e ai monolingui!)

Se frequentate questo blog sapete quanto ritengo sia fondamentale usare i libri per introdurre ed aumentare l’esposizione del bambino alla seconda lingua. Il binomio libri e bilinguismo è sempre vincente. Leggere ad alta voce deve diventare un momento rituale della giornata. Nonostante le raccomandazioni della pediatra (“A tavola si mangia e basta, niente giochi, niente TV o altre distrazioni”), fin da quando Ettore e Giulio erano piccolissimi, abbiamo usato i libri come fenomenale alleato per introdurre qualsiasi alimento necessario, quanto indesiderato, nelle loro amorevoli boccucce. Ancora oggi Ettore, che non ama le zuppe di verdure, è disposto a mangiarle solo se, contestualmente, gli viene letto un libro. Forse è diseducativo, ma con i gemelli la parola d’ordine è sempre e comunque “sopravvivenza”, con buona pace della pediatra!

Se non vi convincono le motivazioni pratiche (aumentare l’esposizione alla seconda lingua, far mangiare le verdure e conciliare il sonno), troverete fior fiore di psicologi e pedagogisti che vi daranno altre, importantissime ragioni, per coltivare piccoli lettori. Ecco quindi, dopo la prima recensione dei gemelli monelli, una nuova serie di libri ed autori per i lettori più piccoli (0-3 anni): li potrete leggere in quasi tutte le lingue più conosciute, ma con un po’ di ricerca online li troverete anche in lingue meno comuni.

Mr. Men and Little Miss: una fonte inesauribile di personaggi e divertimento

La mia amica Estelle, che ha due meravigliosi poponi bilingui Italiano/Francese, mi ha consigliato Roger Hargreaves e la sua famosa serie Mr. Men and Little Miss. Il primo libro della serie é Mr. Tickle, ed è stato scritto per spiegare al figlio Adam com’era fatto il solletico! Ci sono 38 personaggi della serie Mr Men, e 22 personaggi della serie Little Miss. Non solo, i libri hanno ispirato dei bellissimi cartoni animati che potete trovare in francese e in inglese nel canale YouTube. Dal sito ufficiale è possibile vedere tutti i personaggi e il libro ispirato a ciascuno. Le illustrazioni sono molto semplici e chiare, ogni storia ha come focus una caratteristica caratteriale, un’emozione o un’attitudine. Questi libri sono divertenti, coinvolgenti ed introducono moltissime parole importanti anche per l’acquisizione di concetti astratti. Ho trovato il famoso Mr. Tickle in inglese, francese, arabo, e spagnolo, in tedesco esiste addirittura il cofanetto con tutti i libretti dedicati a ciascun personaggio. Divertitevi a scegliere tra i tanti personaggi quelli che più rappresentano il vostro bambino e non resterete delusi.

Mr. Tickle

Mem Fox: dall’Australia letteratura con dolcezza per i bambini del mondo

Mem Fox è forse l’autrice australiana per libri per l’infanzia più popolare. I suoi successi sono stati tradotti in 22 lingue, dunque non dovreste avere problemi a trovare libri nella vostra seconda lingua famigliare. Questa autrice ha lavorato con diversi illustratori. Abbiamo trovato divertenti ed esteticamente accurati i libri illustrati da Judy Horacek: ai gemelli piaceva in modo particolare Where is the Green Sheep? , usa la rima e la ripetizione in modo bellissimo e i bambini lo imparano subito a memoria, insieme ad un corollario di parole utili. Ma il libro che ci ha assolutamente stregato, per non dire commosso, e che è assolutamente un classico che non può mancare nella vostra libreria, è  Ten Little Fingers and Ten Little Toes.

Questo libretto sui bambini che, pur nascendo nei posti più diversi della terra, sono tutti uguali e meravigliosi allo stesso modo, è di una tenerezza incredibile, e le illustrazioni di Helen Oxenbury sono bellissime. Sul sito di Men Fox trovate tutti gli audio dei libri, e per quest’ultimo troverete un video della stessa Fox che si cimenta nel cantarlo come una filastrocca. Oltre che in inglese, l’ho trovato in edizione bilingue inglese/spagnolo , in francese, e in tedesco.

A caccia di orsi con tutta la famiglia

Questo è un classico tra i libri per conciliare la nanna. Meglio, più che conciliare la nanna, è un fantastico espediente per mettere i bambini a letto con destrezza e allegria. L’autore, Michael Rosen, oltre ad aver scritto 140 libri per bambini, è anche un presentatore TV con tanto di canale YouTube ufficiale. Il suo libro più famoso è sicuramente We are going on a Bear Hunt venduto in 9 milioni di copie e che non è mai andato fuori stampa dal 1989, data della pubblicazione! Tratto da una canzone folk americana, il libro racconta di una famiglia che parte a caccia dell’orso, per finire tutti insieme ranicchiati sotto le coperte. Anche questo libro, come è utile che sia per i libri da leggere ai bambini, soprattutto se piccolissimi, sfrutta rima, cantilena e ripetizione, oltre alle onomatopee, per catalizzare l’attenzione, e lo fa con grande successo. Il libro è stato tradotto in moltissime lingue, lo trovate facilmente in tedesco, in francese, e in spagnolo.

we are going on a bear hunt

I libri: i compagni di avventura nel percorso verso il bilinguismo

Fidatevi, i libri diventeranno i vostri amici più fidati. Per crescere un bambino bilingue, ve lo ricordo, bisogna munirsi di PACU: Pazienza, Amore, Costanza ed Umorismo. I libri vi danno un po’ di elementi per ciascuno di questi requisiti. Quando la pazienza sta per esaurirsi, un buon libro è un’ottima arma di distrazione per rientrare nei ranghi. Quando vedrete, tra qualche anno, i libri che appassionavano i vostri bimbi quando erano piccoli o piccolissimi, vi verrà una stretta al cuore. Vi aiutano ad essere costanti, a creare un rituale, ad inserire nuove parole che non fanno parte dei discorsi che vi scambiate abitualmente. E a volte vi faranno sbellicare dalle risate, il tutto, rigorosamente, nella seconda lingua!

bilinguismo e traduzione

Siamo bilingui: noi non traduciamo

Traduzione e bilinguismo: ecco perché non vanno d’accordo

Come si dice “rompiscatole” in inglese?

Una delle cose più antipatiche che succedono ai bambini bilingui è sentirsi chiedere in continuazione come si dice questo, e come si dice quello nella seconda lingua. Una volta una persona di famiglia ha portato avanti questo giochino un po’ troppo oltre con Ettore. All’ennesima richiesta di tradurre una parola dall’italiano all’inglese, l’allora treenne, stremato dalle richieste, ha cominciato a fornire come traduzione gli stessi termini italiani, ma pronunciati come in una lezione di John Peter Sloan (se non avete idea di chi sia, eccovelo). La scenetta è stata esilarante, ma mi ha anche dato da pensare. Il  monello se l’è cavata facendo ridere tutti i commensali! Ma è evidente che ha cercato una via d’uscita da una situazione che lo metteva in difficoltà.

Tradurre è uno sforzo che non va richiesto ad un bambino bilingue

Vi ho già parlato della mia amica a Silvia, che mi ha guidato nel progetto di un’educazione bilingue ai gemelli. È laureata in lingue come me e ha la certificazione Hocus&Lotus per insegnare le lingue straniere ai bambini in età prescolare. Di lei mi fido ciecamente. Questa è una delle prime cose che mi ha raccomandato. “Non chiedere mai ai bambini di tradurre, è uno sforzo che in questo momento non va fatto”. Ho cercato un po’ di informazioni, e adesso vi spiego perché non bisogna chiedere ad un bambino bilingue di tradurre dalla prima alla seconda lingua o viceversa.

Che cosa vuol dire essere bilingue

La maggior parte delle persone che incontrerete sarà convinta che essere bilingue significhi essere in grado di dire le stesse cose in due lingue diverse. Ma non è proprio così. Un bambino bilingue, esposto a due o più lingue entro i 6/8 anni, non apprende una lingua, ma acquisisce un linguaggio. Si può imparare una lingua in qualsiasi momento . L’acquisizione del linguaggio, al contrario, avviene in un momento specifico della vita che non si ripeterà mai più. E quando dico “mai più” lo intendo in senso letterale: se un bambino non viene esposto ad una qualsiasi lingua entro i primi anni di vita, non imparerà mai più a parlare.

Ho trovato questa cosa affascinante, e, se vi incuriosisce, leggete questo articolo di Focus sui casi di bambini cresciuti da animali: nasciamo animali, e diventiamo esseri umani. Lo strumento fondamentale per sviluppare pensiero e autocoscienza è il linguaggio. Pensare vuol dire parlare a noi stessi in una data lingua. E, se vi è mai capitato di vivere all’estero per lungo tempo, avrete notato che cominciate a pensare, e perfino sognare, nella lingua del paese dove vivete.

Due lingue, due visioni del mondo

Un modo diverso di vedere

Una lingua non è solamente un modo per comunicare, o una serie di suoni per diversi significati. Acquisire una seconda lingua vuol dire assimilare una seconda visione del mondo, un duplice rapporto con le cose e con le emozioni. Questi due mondi possono avere moltissimo in comune, a seconda di quanto vicine sono le due rispettive culture, ma non saranno mai assolutamente identici.

Le differenze tra due lingue e la non corrispondenza di significati e parole sono lo specchio delle diversità culturali. Queste saranno più marcate, ad esempio, tra l’italiano e il giapponese piuttosto che tra l’italiano e lo spagnolo, ma ci saranno comunque. Il cervello bilingue sarà in grado di interpretare e assimilare queste differenze nel contesto generale del linguaggio, con la consapevolezza che non esiste una perfetta corrispondenza tra parole e cose.

Per chi parla un dialetto regionale la cosa può essere ancora più chiara. E’ accettato da tutti che sia quasi impossibile tradurre fedelmente qualsiasi concetto dal dialetto all’italiano, tanto che nessuno si è mai seriamente cimentato in quella che sembrerebbe un’impresa senza senso. A che pro tradurre da una lingua carica di significati affettivi, legati spesso ad un modo “antico” di vivere, ad un’emotività e ad un vissuto che non hanno corrispettivo in italiano? Ecco, per un bilingue è la stessa cosa: la prima e la seconda lingua fanno riferimento a due realtà autonome, che non ha senso tradurre perché non sono equivalenti.

Se tradurre è impossibile

Chi ha studiato una lingua straniera si è imbattuto più volte, consapevolmente o meno, in parole intraducibili, o in significati che, in una data lingua hanno più parole che li indicano, quando nella propria lingua madre, per lo stesso significato, esiste una sola parola. Un esempio: il russo ha tutta una serie di parole diverse che indicano varianti di quello che per noi è semplicemente uno spazzaneve. Non solo, a rendere le cose più complesse, ogni verbo di movimento ha due parole diverse per definirlo, a seconda di come si svolge il movimento: in italiano usiamo “andare” a scuola, in russo useremo vari verbi, a seconda se ci andremo in modo abituale o saltuario, se ci andremo a piedi o con un mezzo, se parliamo dell’andata, o di andare e tornare. Se solo ci pensate troverete un mondo di esempi raffrontando qualsiasi lingua con un’altra.

Bilinguismo composto e coordinato

Si può essere bilingui anche senza aver imparato una lingua in tenera età. Lo sono tutte le persone che hanno vissuto all’estero per molti anni o che, per dote o impegno, hanno un ottimo livello in una o più lingue straniere. Il bilinguismo composto è quello delle persone che hanno vissuto l’apprendimento della seconda lingua tramite il filtro della lingua madre, ovvero dopo l’acquisizione del linguaggio.

Il bilinguismo coordinato è quello delle persone che, nel contesto dell’acquisizione del linguaggio (in linea di massima entro gli 8 anni), sono stati sottoposti a due o più lingue. Queste persone parlano una seconda lingua, ovvero un sistema linguistico che ha una vita autonoma e indipendente dalla prima lingua, o lingua madre.

Il bilingue coordinato non traduce

Per passare dalla lingua madre alla seconda lingua, il bilingue coordinato non si limiterà a cercare un equivalente “di traduzione”. Al contrario, abbandonerà l’insieme e la struttura della prima lingua, cercherà l’idea più vicina al concetto che vuole “tradurre”, e si esprimerà nella seconda lingua.

Se state pensando di intraprendere un percorso di bilinguismo precoce con il vostro bambino, o se lo state già facendo, dovrete tenerne conto, soprattutto se, come me, non siete nativi della seconda lingua che introducete. Il vostro bambino assimilerà la seconda lingua come un sistema con strutture grammaticali e sintattiche, nonché di pensiero, indipendente dalla prima lingua. Un bambino bilingue non traduce, e non dovrà essere spinto a farlo. Pensiero e linguaggio sono legati a doppio filo. Il vostro bambino si esprimerà secondo due sistemi linguistici, e di conseguenza vedrà il mondo secondo due sistemi di pensiero diversi. E tutto ciò è assolutamente meraviglioso: non trovate?

Bilinguismo-e-ripetizione

Bilinguismo e ripetizione: i bambini vogliono sempre la stessa storia e va bene così

 

Sempre la stessa storia: perché è il metodo migliore

Alzi la mano il genitore che non ha mai dovuto cedere, sconsolato, all’ennesima richiesta di rileggere lo stesso libro o rivedere lo stesso film o video un numero infinito di volte.

Ettore e Giulio hanno amato fin da piccolissimi il libro del Grinch di Dr. Seuss, tanto da impararlo praticamente a memoria. Ma non ci è bastata questa indigestione. Quando a novembre è uscito il film, abbiamo guardato e riguardato all’infinito i trailer, anche quelli, imparati a memoria, ridendo a crepapelle tutte le volte, sulle stesse identiche battute! Alla fine ne ho avuto una tale nausea che li ho mandati al cinema con lo zio. Avevamo visto talmente tante volte i trailer in inglese che mi avevano spoilerato tutto il film! Ma loro no, loro mica hanno avuto la nausea. Tornati dal cinema, prima di andare a letto, ci siamo sorbiti per la trecentesima volta la lettura del libro, tanto per celebrare l’evento!

Fatevene una ragione, anche se vi verrebbe voglia di piantarvi una forchetta in un occhio, per loro è una vera e propria strategia, ed è incredibilmente efficace. Lo ha scoperto l’Università del Sussex: ripetere sempre la stessa storia è il modo migliore per costruire un vocabolario efficiente.

Ripetizione e bilinguismo: come si imparano le parole

Ogni parola che un bambino impara, all’inizio, è una parola nuova. La prima volta che la sente avrà occasione di trattenere alcune informazioni: chi l’ha detta, con che tono, con quale espressione, il suono. E’ molto difficile però che questo primo incontro sia sufficiente a far entrare la parola nel suo vocabolario. La ripetizione offrirà invece l’opportunità di raccogliere altri dettagli importanti: man mano che si acquista familiarità con la parola, il bambino sarà in grado di decifrare i differenti contesti in cui compare, ne comprenderà le varie sfumature di significato e sarà in grado di riprodurla con successo ogni volta che gli sarà necessaria. E’ questo il momento in cui si passa dallo stato di parola nuova, allo stato di parola conosciuta.

Tutto questo è vero per la lingua nativa, ma il procedimento, quando parliamo di bilinguismo, è esattamente lo stesso per la seconda lingua. Ma se per la lingua nativa ci pensa il contesto ad introdurre la ripetizione come veicolo di apprendimento delle parole, per la seconda lingua, alla quale il bambino viene esposto per minor tempo, la ripetizione può diventare una strategia intenzionale, che aiuta a rafforzare e consolidare il vocabolario.

Semplice e prevedibile: la ripetizione contestuale

La lettura ad alta voce nella seconda lingua ha un ruolo molto importante nell’apprendimento delle parole. Pensate che i bambini cominciano ad imparare parole dai libri che gli vengono letti già a partire dagli 8 mesi. Il fatto è che l’apprendimento delle parole è tanto più efficace e consolidato, tanto più il libro viene letto ripetutamente. Si chiama “ripetizione contestuale”: solo attraverso l’esposizione ripetuta alle stesse parole, all’interno dello stesso contesto, e con le stesse illustrazioni, il bambino è in grado di padroneggiare a pieno l’associazione oggetto rappresentato – parola.

La ripetizione contestuale richiede un livello di attenzione inferiore rispetto al semplice apprendimento di una parola fuor di contesto, ed è incredibilmente più efficace. Il connubio parola/immagine ha una struttura prevedibile: è ripetitivo e facilita la riconoscibilità degli oggetti. La ripetizione contestuale serve ad aumentare la prevedibilità e, allo stesso tempo diminuisce la complessità.

La prima volta che leggete una storia, il vostro bimbo si dovrà concentrare sulla trama, per capire cosa succede. Ma la seconda volta, dato che la trama è conosciuta, si potrà focalizzare su altri aspetti, sui dettagli. La ventesima volta, così come la quarantesima o la cinquantesima, potrà dedicarsi alle parole meno importanti, alle sonorità, alle sfumature, al ritmo della prosodia, al colore delle mutande del protagonista, o al numero delle strisce sul cappello del gatto! Anche se è una di quelle sere in cui vorreste solamente accoccolarvi sotto un plaid con una tisana calda e una puntata di Game of Thrones, portate pazienza. Se volete inserire una seconda lingua in famiglia, non avrete scampo. E se nelle famiglie monolingue qualcuno avrà il diritto di lamentarsi e dire “nooooo, di nuovo?”, voi no, dovrete stoicamente leggere di nuovo il libro preferito del momento, e fingere anche soddisfazione!

La ripetizione sviluppa la Muscle Memory: ecco perché è importante

Il termine Muscle Memory viene generalmente utilizzato per definire tutte quelle funzioni, prevalentemente motorie, che si apprendono tramite la ripetizione e che assumono un elevato grado di automatismo. Prendiamo un esempio comune: digitare sulla tastiera del PC coinvolge una serie incredibilmente complessa di abilità. Leggere e scrivere, la capacità delle dita di muoversi agilmente sui tasti, al controllare quel che viene scritto. E’ un’abilità che si acquisisce tramite la ripetizione: chi lo fa spesso passa dalla scrittura monodito, alla fluidità di un pianista. N.B. anche quella del pianista, è un’abilità che si fonda sulla Muscle Memory!

L’acquisizione di una lingua, in parte, funziona nella stessa maniera. Parlare coinvolge l’abilità di posizionare correttamente lingua, bocca, denti e gola, di associare al suono che sta uscendo il significato corretto, e di applicarlo nel giusto contesto. Nonostante tutta questa complessità, si tratta di un’abilità che, tramite la ripetizione, assume un elevato grado di automatismo. Per far acquisire al bambino un buon grado di automatismo anche nella seconda lingua, la ripetizione è indispensabile:  consolida la Muscle Memory, e rende automatico e spontaneo il linguaggio.

Cervello bilingue: tra pensare e fare

Prima degli anni ’90 si tendeva ad applicare una netta distinzione tra fare e pensare. Gli studi dei neuro scienziati, da quasi un trentennio a questa parte, hanno invece reso il confine sempre più labile, se non addirittura inesistente. Non solo, si è passati dal considerare il cervello come un organo statico, a capire invece come si tratti di un organo in continua evoluzione. Il processo che viene definito di “plasticità sinaptica“, comincia già nel grembo materno, con il riconoscimento delle voci dei genitori, e perfino della musica che viene ascoltata prima della nascita. L’essere sottoposti a più di una lingua fin dalla primissima infanzia modifica il cervello, creando nuove sinapsi, nuovi collegamenti tra i neuroni. 

Post collegato: che cos’è la potatura sinaptica e perché è fondamentale nel bilinguismo

Comunicare vuol dire ripetere

Ho trovato una bellissima descrizione su come funzionano i neuroni specchio. Si tratta di quelle strutture cerebrali che permettono al bambino (ma anche all’adulto) di comprendere le azioni degli altri attraverso una specie di “ripetizione” mentale e fisica di quelle stesse azioni. E’ in questo spazio dedicato al “ripetere” che si struttura la comunicazione tra le persone. Quello che osserviamo e ascoltiamo viene compreso grazie al rifare nella nostra testa. Mi direte: con tutto questo vorresti dirmi che dovrò ripetere storie, filastrocche, canoncine nella seconda lingua fino alla nausea e dovrò comunque resistere alla tentazione di ficcarmi la famosa forchetta in un occhio dalla disperazione? Ebbene sì, resistete.

E per indorarvi ulteriormente la pillola vi lascio con questo meraviglioso stralcio di un articolo di Guido Brunetti esperto di neuroscienze: “L’apprendimento dunque “scolpisce” il cervello,  […]. Queste parole lasciano una “traccia”  nella mente. Ecco una forma d’immortalità: tracce di noi stessi “impresse fisicamente” nel cervello dei nostri figli!”. Adesso posso serenamente leggere “How the Grinch stole Christmas” ai miei figli per la trecentesima volta ed essere comunque felice!!!

bilinguismo e vita affettiva

Bilinguismo e vita affettiva

L’universo emotivo del bambino bilingue

Come il bilinguismo influenza la vita affettiva

A differenza di quanto accade per gli studi sul cervello bilingue, gli effetti e l’impatto del bilinguismo sulla vita affettiva sono molto meno indagati . Ma tenerne conto é fondamentale se si vuole portare avanti un progetto bilingue consapevole. Si eviteranno situazioni di blocco o rifiuto di una delle due lingue. Soprattutto si scongiurerà il fallimento del progetto, ovvero quella situazione per la quale il bambino, che da piccolo è stato sottoposto a due lingue, finisce per abbandonarne una e per non essere più in grado di usarla in età adulta.

Appartenere a due comunità linguistiche e culturali

Parlare una lingua non vuol dire solamente capire e farsi capire, vuol dire soprattutto entrare a far parte di un mondo supplementare. “Conoscere un’altra lingua significa avere una seconda anima sosteneva Carlo Magno, uno che ne sapeva di popoli e culture. È importante che il parlare la seconda lingua si identifichi con un contesto culturale specifico. In questo modo il bambino potrà associarvi l’idea di un paese, di una cultura, di un’affettività. È sicuramente più facile operare questo processo di identificazione quando il genitore che parla la seconda lingua è un nativo. In questi casi il bambino potrà associare alla seconda lingua i parenti che vivono nel paese d’origine del genitore, le relazioni con altre persone provenienti dallo stesso paese, i viaggi nel paese che spesso cominciano fin da piccolissimi.

È più complicato quando, come nel mio caso, si introduce una seconda lingua senza essere nativi. Oltre allo sforzo di introdurla, bisogna crearci attorno un contesto culturale. Dove si parla, chi la parla, perché è importante conoscerla: sono tutte cose da coltivare per creare una cornice culturale alla seconda lingua. Il pericolo, altrimenti, è quello di far mancare le basi al progetto bilingue e renderlo più fragile.

Parole che hanno il sapore dell’amore: la lingua dell’affettività

La seconda lingua sarà spesso un linguaggio dalle forti componenti affettive, una lingua legata alla vita familiare, all’infanzia, al tempo libero e al divertimento. E’ importante esserne coscienti, perché questo è uno degli assi nella manica che avete a disposizione per portare a compimento con successo il vostro progetto bilingue. Qualche tempo fa parlavamo del parentese, quella lingua speciale che i genitori palano ai bambini nei primi mesi di vita, una lingua fatta di parole scandite e cantilene, di sguardi intensi e di emozioni. Coltivare la componente emotiva del bilinguismo è importante. La voce dei genitori, che il bambino ha ascoltato ancora nel grembo materno, è la voce dell’amore. E’ questo il motore di tutto quello che i bambini fanno nei primi anni di vita: sono i genitori e i familiari più stretti coloro che “insegnano”, coloro che sanno le cose che vanno imparate, il resto del mondo esiste solo a contorno.

Bilinguismo ed emozioni

Il legame tra linguaggio ed emozioni è forse ancora più evidente quando si tratta di introdurre una seconda lingua. Se il genitore è un nativo, il passaggio della propria lingua al bambino ha delle forti componenti emozionali. E’ estremamente gratificante per un genitore che il proprio bambino lo capisca quando parla la propria lingua madre, una lingua legata al proprio paese, agli affetti, all’infanzia, ai ricordi più vividi. Al contrario è frustrante che il bambino si rifiuti di parlare la seconda lingua, cosa che può succedere per le ragioni più svariate, e che può portare a situazioni di rancore da parte del genitore o di aperta conflittualità da parte del bambino.

La componente emotiva è forte anche quando, come nel mio caso, il progetto bilingue è frutto di una scelta precisa e incondizionata: oltre alle difficoltà che fanno naturalmente parte del processo di apprendimento di una seconda lingua, si deve affrontare anche la diffidenza di un mondo che spesso non capisce, per ignoranza, e che decide di intromettersi, senza averne titolo.

Pensate che la scorsa settimana ci si è messo pure Babbo Natale, o meglio, un “fake Santa”, come li chiama Ettore. Uno di quei signori vestiti da Babbo Natale, che se ne stanno fuori dai negozi e prendono in braccio i bambini. Sentendo che parlavo ad Ettore e Giulio in inglese, dopo essersi sincerato che fossi italiana, mi ha raccomandato, in dialetto veneto, di assicurarmi che prima imparino l’italiano! E’ brutto pensare di aver avuto degli istinti omicidi nei confronti di Babbo Natale, ma quel signore deve solo ringraziare il costume che indossava!

E’ tutto normale, ma essere consapevoli di quello che può succedere quando si introduce una seconda lingua in famiglia, fa in modo che si possano anticipare o evitare “intoppi emotivi” che potrebbero far fallire il progetto bilingue.

Quando la seconda lingua é legata all’esperienza migratoria

Bilinguismo e rifiuto dell’identità culturale

Spesso il bilinguismo è il risultato di un’esperienza migratoria più o meno desiderata. Quando la famiglia si trova a vivere in un paese straniero, con le componenti emotive che l’emigrazione naturalmente comporta, diventa tutto molto più complicato. Si tratta spesso dei progetti di bilinguismo più difficili e meno consapevoli, e di quelli che, potenzialmente sviluppano situazioni di conflitto tra le due lingue.

Il bilinguismo a scuola

L’inserimento del bambino nell’ambiente scolastico può diventare una vera sfida. Il bisogno del bambino di assumere l’identità culturale del paese ospitante, può portare ad un rifiuto emotivo della propria identità culturale, e ad un “pudore” nell’uso in pubblico della prima lingua. O al contrario, l’incapacità di omologarsi, o il sentirsi rifiutato dal paese ospitante, può portare a difficoltà nell’apprendimento della seconda lingua. Solitamente si tratta della lingua parlata a scuola, dove purtroppo, a volte, gli insegnanti non sono preparati ad affrontare questi casi.

L’importanza di un progetto

In qualsiasi caso l’importante è avere un piano, che sia consapevole e condiviso tra i genitori. I bambini sono degli esseri meravigliosi, pieni di potenzialità e risorse inaspettate. Ma è necessario analizzare i benefici, il contesto e la motivazione all’interno dei quali si sviluppa l’inserimento della seconda lingua. Creare la “cornice culturale”, rendere i bambini partecipi e consapevoli dei vantaggi di parlare più lingue, ed assicurarsi che anche i piccoli, a loro modo, condividano la spinta ad essere bilingui, è fondamentale.

Parlare più lingue: benefici per la mente … e per il cuore

I genitori che frequentano questo blog lo sanno già: il bilinguismo è un vantaggio e un’opportunità in più che offriamo ai nostri bambini. Non c’è da aver paura, non solo non provoca ritardi o problemi nell’acquisizione del linguaggio, al contrario. Ho parlato in vari post di alcuni dei super poteri del bilinguismo. Il cervello bilingue possiede alcune qualità supplementari, che non si riscontrano nel cervello di un monolingue. Che il bilinguismo sia in grado di modificare in positivo la vita cognitiva del bambino e in seguito dell’adulto é cosa dimostrata a livello scientifico. Le implicazioni del binomio bilinguismo e vita affettiva, al contrario, sono ancora tutte da sviscerare. E’ indubbio però che l’impatto sulla vita affettiva ci sia e che non sia da trascurare. L’importante è rendersene conto, fare in modo che questo diventi un asso nella manica, e non un ostacolo all’acquisizione della seconda lingua.

natale bilingue

Natale bilingue: la regola dei 4 regali vale anche per noi

Regali, quando il troppo stroppia

L’anno scorso è stato il primo vero Natale “cosciente” dei gemelli. Hanno deciso di fare un meraviglioso regalo a noi genitori: per la prima volta nella loro breve ma intensa vita hanno deciso di dormire fino alle 9.00 del mattino! Ci siamo svegliati riprendendo lentamente coscienza, con la sensazione che ci fosse qualcosa di insolito: ed era vero, avevamo finalmente riposato! I due monelli, dopo giorni passati a parlare di Santa Claus, Rudolf la renna, elfi e compagnia, si erano dimenticati che, in teoria era arrivato Babbo Natale. Quando se ne sono resi conto è scoppiato l’entusiasmo, ma qualcosa è andato storto.

Se Natale si spegne!

Sotto l’albero hanno trovato una quantità sorprendente di regali, nonni, zii, amici di famiglia, regali piccoli e grandi, cose che non avevano nemmeno avuto il tempo di desiderare. Il tutto, ovviamente, doppio! Hanno passato un sacco di tempo a scartare, aprire, guardare. “Bello!”, il tempo di dirlo per poi passare al prossimo pacchetto. L’entusiasmo si è spento, soffocato da un eccesso di stimoli impossibili da gestire.

La regola dei 4 regali

Quest’anno abbiamo deciso di cambiare, evitare di farci gestire dalla frenesia del Natale e cominciare a gestirlo noi, con un’attenzione particolare all’idea di un Natale bilingue. Qualche tempo fa ho scovato un articolo sulla regola dei 4 regali, che serve appunto ad evitare che la mattina di Natale si trasformi in uno spento rituale consumistico, per ridare un po’ più di senso a questa festa tanto amata quanto, purtroppo, abusata. Secondo la regola bisogna cercare di limitare i regali a 4 con queste caratteristiche:

  • un regalo che il bambino desidera
  • un regalo di cui ha bisogno
  • qualcosa da indossare
  • qualcosa da leggere

Abbiamo reinterpretato la regola adattandola alle esigenze della nostra famiglia, ovvero alla gemellitudine, e con un’attenzione particolare a regalare cose che siano in grado di stimolare il bilinguismo, ovvero regali che ci permettano di parlare insieme.

Regali che stimolano il bilinguismo

Ecco quindi i miei consigli per regalare qualcosa che vi dia l’occasione di impiegare la seconda lingua in famiglia e per trascorrere un bel Natale bilingue. Questi non sono i regali che riceveranno i gemelli monelli, ma quelli che, in questi anni, ci hanno aiutato a stimolare e consolidare l’uso dell’inglese.

La cucina

Santa Claus ce l’ha portata per il Natale dei due anni. Ci siamo raccomandati che fosse quella dell’IKEA, perché ci hanno assicurato che sarebbe stata quella più solida e duratura. Vi assicuriamo che è così: i gemelli la usano oramai da tre anni ed è uno dei pochi giochi passato indenne alla loro furia devastatrice. Abbiamo superato anche lo sguardo truce del nonno, che non ha per nulla approvato che si regalasse una cucina a dei maschi (ma vista l’età glielo perdoniamo). Ne è valsa la pena: grazie alla cucina abbiamo imparato moltissimo lessico sul cibo, anche su quello che non ci sogneremmo di mangiare neanche sotto tortura (finocchi, cipolle, melanzane, broccoli, ecc.). Abbiamo anche imparato il nome di un sacco di utensili e creato un intero ristorante con tanto di chef stellato isterico alla Gordon Ramsey! Per quanto riguarda il cibo da abbinare vi consiglio le meravigliose verdure che si tagliano e riassemblano (ne abbiamo fette sparse per mezza casa, ma le verdure, quelle finte, ci piacciono moltissimo!).

Rapido meteo

natale bilingue

Questo gioco semplice ma divertente aiuta i bambini a parlare nella seconda lingua, cosa non facilissima. Un giocatore deve descrivere come è vestito l’orsetto che vede nella carta, gli altri giocatori devono essere i più veloci a trovare i vestiti giusti per coprire il proprio orso dal freddo o attrezzarlo per una bella giornata di sole. Un bel modo di stimolare i bambini a trovare le parole per descrivere quello che vedono, seguire le istruzioni e abbinare parola, immagine e gesto. A noi hanno regalato questo e ci è piaciuto molto.

Tombola figurata

Ho avuto l’idea di questa tombola dopo una simpatica festa di Natale in ludoteca. Per i più piccoli che non sanno leggere i numeri è l’ideale, ma è anche un ottimo mezzo per imparare svariate parole. Sul momento avevo idea di farla in casa, poi la pigrizia ha avuto il sopravvento e ne ho trovata una da viaggio da Tiger a tema natalizio, con elfi, angeli e biscotti di zenzero. Ma se fate una ricerca in internet ne troverete per tutti i gusti e con svariati temi. Per quanto ci riguarda dobbiamo lavorare un bel po’ sulla capacità di perdere, ma ci arriveremo.

Costruzioni: Lego e affini

Maria Montessori diceva che la mano è lo strumento dell’intelligenza. Tutto quello che i bambini possono fare con giochi di manipolazione stimola l’apprendimento, anche e soprattutto per quanto riguarda il linguaggio. Si può cominciare prima con i meravigliosi blocchi di legno colorati, noi abbiamo scelto questi dell’Hape, una ditta che fa prodotti con materiali ecosostenibili e secondo i più alti standard di sicurezza. Sono super resistenti e possono essere anche rosicchiati senza problemi. Siamo passati presto ai Lego Duplo: qui ovviamente avete l’imbarazzo della scelta, ma vi consiglio di non mettere troppi freni alla fantasia. Sono meno facili da trovare, ma cercate le scatole con pezzi sciolti con cui i bambini possono costruire quello che vogliono. Giocare con le costruzioni insieme ai bambini da l’occasione di usare parole legate alle cose che si costruiscono, ai colori dei blocchi, oltre ad un lessico descrittivo e quantitativo. Insomma il pacchetto completo e molto divertimento.

Puzzle

Questo gioco semplice e senza tempo non smette di rivelarsi divertente ma soprattutto utile. Come per i giochi di costruzione, anche i puzzle danno un sacco di occasioni di parlare insieme, stimolano l’associazione parola-immagine se possibile in modo ancor più incisivo nello sforzo di composizione della figura rappresentata. Va bene qualsiasi puzzle, a noi piacciono molto quelli della Londji, un’azienda spagnola che produce giocattoli con particolare attenzione all’estetica e all’ecologia, e anche alla robustezza, che per un puzzle é un requisito fondamentale. Vi consiglio i puzzle double face: hanno un fronte e un retro, quindi doppio divertimento!9_HOME_LONDJI

Libri e ancora libri

Se siete nuovi in questo blog e ancora non sapete quanto la lettura sia indispensabile nel crescere bambini bilingui, potete dare un occhio ad altri articoli su questo tema. Altrimenti, trovate alcuni consigli per bambini a partire da pochi mesi e altri su libri adatti anche a bambini un po’ più grandi. Quando regalate un libro tenete conto che state facendo un po’ un regalo anche a voi che leggerete al bambino nella seconda lingua: se il libro piace anche a voi, per grafica e per contenuto, lo leggerete più volentieri. Considerate che probabilmente finirete per leggerlo svariate centinaia di volte, quindi scegliete con attenzione!

“Forse il Natale non arriva dai negozi, c’é qualcosa di più”

Mi sono permessa una citazione dal libro del Grinch, che molti di voi avranno l’occasione di vedere al cinema in questi giorni e spero anche di leggere. Il Grinch pensava di poter rubare il Natale portando via doni, alberi e decorazioni. Ma proprio quando si rende conto che c’è dell’altro il cuore gli cresce di due taglie. Ecco qui, non è necessario rubare il Natale, ma forse per riuscire a viverlo al meglio è meglio puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Ecco quindi come abbiamo interpretato noi la regola dei quattro regali:

  • un regalo che desiderano: un set lego a testa scelto tra quelli chiesti nella letterina a Santa Claus
  • un regalo di cui hanno bisogno: set di pennarelli e tempere perché l’arte e la creatività sono ottime attività da fare in inglese
  • qualcosa da indossare: stivali di gomma per pioggia e fango
  • qualcosa da leggere: un libro a testa di Oliver Jeffers che piace tanto alla mamma!
lettori-bilingui

Crescere lettori bilingui dai due anni: tre autori immancabili

I libri nella seconda lingua sono un passaporto per il mondo

Se i libri sono uno strumento fondamentale per portare avanti con successo un progetto bilingue consapevole, allora diventa fondamentale stimolare nei bambini l’amore per la lettura fin da subito. E se la questione del bilinguismo non fosse una ragione sufficiente, sappiate che recenti studi hanno collegato i libri a benefici incredibili.

Come crescere appassionati lettori bilingui

In prima elementare, tanto per divertirmi un po’, ho cominciato a scrivere come mio padre: mi piaceva la sua scrittura, assolutamente incomprensibile, ma così sinuosa ed elegante! Ovviamente non è mancata la reazione preoccupata delle maestre, che temevano si trattasse di un grave caso di disgrafismo. In realtà era un comune caso di noia. Ma la cosa buona di tutta la vicenda è stata che le suore hanno suggerito ai miei di farmi leggere con assiduità: destinazione, la biblioteca scolastica. Certo, i tempi erano diversi, ma vi assicuro che difficilmente troverete un ammasso di libri per bambini capaci di disincentivare la lettura con più efficacia. Storie più facili da dimenticare che da ricordare, disegni che fanno concorrenza, perdendo, alle istruzioni di sicurezza in aereo. Sono diventata un’appassionata lettrice nonostante tutto, ma ci sono modi migliori per appassionare i bambini alla lettura.

Non è mai troppo presto per avere “gusti letterari”

Cominciate il prima possibile. Il libro deve diventare un oggetto che fa parte dell’universo visivo e tattile del bambino prima che possa capirne il contenuto, e ovviamente dopo. Quando scegliete i libri per i vostri bambini, cercate di individuare un filone che vi e li appassiona. Mi spiego. Leggere ai vostri bimbi nella seconda lingua deve essere un piacere anche per voi, lo farete più volentieri e in modo più sistematico se non sarà una noiosissima tortura.

Scegliete per loro come fareste per voi stessi

Innamoratevi insieme ai vostri figli degli autori e degli illustratori. Ettore ha, fin da piccolissimo, una vera passione per Dr. Seuss, mentre Giulio adora i libri di avventure di Joe Todd Stanton. Questi sono i loro gusti personali, ma riflettono anche una scelta mia: di questi autori abbiamo più di un libro, i bambini si appassionano al loro stile, ai disegni, e al tipo di storie che scrivono. Se ci pensate questa è la dinamica che guida anche un lettore adulto: quando ci si incapriccia di un autore vien voglia di leggere tutti i suoi

Stimolare gusti ed inclinazioni

Per i bambini funziona allo stesso modo, solo che sarete voi genitori a dover indirizzare e stimolare la formazione di un gusto letterario personale. Ecco quindi tre autori adatti a lettori in erba. Sono tradotti in moltissime lingue, e adatti a traghettare i vostri puponi verso l’amore per la lettura e l’apprendimento di una seconda lingua.

Eric Carle per bruchi affamati che diventeranno meravigliose farfalle

Adoro gli autori che sono al contempo anche illustratori dei propri libri. Trovo che abbiano una marcia in più, e che trasmettano una sorta di unione magica tra parola e immagine che a volte manca ai libri illustrati da terzi. Questo è il caso di Eric Carle. Il suo stile è inconfondibile, le illustrazioni, create con la tecnica del collage, sono delle vere e proprie opere d’arte museali. Forse alcuni di voi conoscono il suo libro più famoso The Very Hungry Caterpillar, la storia del bruco affamato che a furia di mangiare diventa gigante fino a trasformarsi finalmente in farfalla, tradotto in 65 lingue e venduto in 46 milioni di copie! Ma Carle è un autore da seguire in moltissime delle sue opere, qui trovate la lista, e se spulciate nel suo sito trovate alcune opere raccontate in lingue strane, tra cui l’Aramaico e il Maori! A breve uscirà un’edizione speciale per il 50° compleanno di The Very Hungry Caterpillar (vi avviso, consegna aprile 2019).

Oliver Jeffers, quando la letteratura per l’infanzia è pura arte

Se vi innamorerete di Oliver Jeffers, giovane e prolifico autore di origine irlandese, i suoi libri potranno accompagnarvi dai due anni fino … a quando lo vorrete! Ad un primo sguardo, i suoi disegni vi lasceranno un po’ perplessi: sono decisamente oltre, e per questo meravigliosi. Potete cominciare con titoli adatti a bambini anche molto piccoli come How to catch a star, storia poetica e sognante di un bambino che cerca di catturare una stella. Per poi continuare con il bellissimo We are Here, (tra i migliori 10 titoli per bambini del 2017 secondo il Time) nel quale l’autore spiega al figlio di due mesi tutto quello che deve sapere sul pianeta terra e i suoi abitanti. Questo meraviglioso video racconta come è nato il libro!

Proseguite con i titoli che parlano di libri, come The Incredibile Book Eating Boy e A Child of Books, le storie fantastiche di dove può portare l’amore per la lettura. I gemelli monelli hanno cominciato ad apprezzare a fondo solo ora il meraviglioso The day the Crayons Quit, la ribellione dei colori, che insegna ai bambini a pensare fuori dagli schemi per coltivare creatività e fantasia.

Lucy Cousins parole e immagini non sono mai andati più d’accordo

I libri di Lucy Cousins sono perfetti per i bambini piccoli, anche sotto i due anni. Lo stile delle immagini è inconfondibile, i colori sono vivaci, i contorni definiti, il tutto con una incredibile personalità, senza mai scadere di qualità. Le semplici storie hanno come protagonisti gli animali, ma l’autrice le racconta attraverso delle meravigliose filastrocche, ripetitive e musicali, il meglio che ci sia per scolpire parole e significati nelle fertili menti dei più piccoli. Abbiamo letto Peck, Peck Peck fino alla nausea: la storia del piccolo picchio che impara a fare buchi, bucherellando sempre di più le pagine del libro, ci ha fatto imparare un sacco di parole importanti (come mutande e ferro da stiro!) tanto che abbiamo imparato il libro a memoria! Bellissimo anche Noah’s Ark per imparare la storia dell’Arca di Noé. Lucy Cousins è anche famosa per le avventure del topolino Maisy, oltre ai libri, potete anche guardare insieme i cartoni animati sul canale YouTube ufficiale.

lettori-bilingui

I libri: un corridoio per successo e felicità

Lo studio della Dottoressa Joanna Sikora dell’Australian National University, ha messo in rapporto diretto il numero di libri contenuti nelle case degli adolescenti, con le loro abilità matematiche, di scrittura e di comprensione del testo, nonché con i futuri successi in ambito lavorativo e familiare. Non solo, la lettura ha significative ricadute in termini di salute: ritarda la demenza senile ed aiuta la memoria a lungo termine. Nei bambini leggere migliora l’acquisizione del linguaggio e amplia il vocabolario. I vostri pupetti saranno in grado di esprimere meglio le loro emozioni e i loro sentimenti, e saranno in grado di gestire meglio i conflitti. Tutto questo grazie ai libri. Se diventeranno lettori bilingui saranno anche in grado di comunicare tutto ciò con una fetta supplementare di umanità. E questo è assolutamente meraviglioso!