Latest Posts

Fan-Brothers

The Fan Brothers: Natale bilingue e mondi magici

La potenza delle immagini nell’acquisizione della seconda lingua

L’associazione suono immagine è potentissima. Lo hanno sempre saputo, anche solo intuitivamente, gli educatori e i pedagoghi di tutti i tempi. Chi non si ricorda le classi delle elementari con le illustrazioni alle pareti? La casa per la lettera C, l’elefante per la lettera E, e così via. L’immagine abbinata alla parola attiva due aree cerebrali nello stesso momento, quella  che sovrintende agli stimoli visivi e quella che sovrintende agli stimoli uditivi. Questo per dirvi che, nella scelta di un libro, le immagini sono particolarmente importanti.Ocean-Meets-Sky

Il mondo dell’illustrazione per l’infanzia

Lo diamo per assodato, ma c’è una ragione specifica se la letteratura per i bambini in età prescolare è sempre associata all’immagine. Per essere in grado di immaginare il bambino deve essere nutrito di immagini. Immaginare vuol dire pensare, e pensare vuol dire parlare con se stessi, avviare il dialogo interiore che ognuno porta avanti ogni giorno in modo inconsapevole. Se parliamo di acquisire una seconda lingua l’uso delle immagini diventa particolarmente importante, spesso perché il bambino, in termini di tempo, viene stimolato di meno rispetto alla prima lingua. Le immagini diventano una sorta di “amplificatore”: dire “carpa” vale 1 punto, dire “carpa” mostrando un’immagine come quella sopra vale 15 punti!

Quando i Piccoli Camaleonti hanno scoperto il mondo dei Fan Brothers

I libri di cui sto per parlarvi non sono semplicemente libri per l’infanzia, a mio parere sono delle vere e proprie opere d’arte. Quando li ho sottoposti al vaglio critico dei gemelli monelli la loro faccina non diceva “dai mamma, raccontaci questa storia”. Prima ancora di sapere cosa raccontavano hanno dovuto sfogliare l’intero libro, per le immagini una ad una, come se fossero quadri esposti in un museo.

Chi sono i Fan Brothers e perché il loro lavoro è speciale

Quando si tratta del lavoro di Terry ed Eric Fan bisogna proprio dire che ci sono persone che riescono a tirare fuori tutto il meglio che c’è da un rapporto di parentela. Hanno cominciato a disegnare insieme sui muri della loro camera di ragazzi, e non hanno più smesso. Poi hanno deciso di applicare la loro arte e la loro sinergia ai libri per l’infanzia, e il risultato è strabiliante. Ecco le recensioni di Giulio ed Ettore sulle tre opere dei Fan Brothers che abbiamo letto.

The Night Gardener: il debutto

E’ il primo libro scritto ed illustrato dai Fan Brothers, e forse ancora il più famoso. E’ stato tradotto in varie lingue, tra cui l’inglese, l’italiano, lo spagnolo e il tedesco. Se fate una ricerca più approfondita lo trovate anche tradotto in altre lingue. Il libro racconta la storia di William e della sua città. Di notte meravigliose creature create da un misterioso giardiniere cominciano ad apparire sugli alberi: un saggio gufo, un gatto sonnacchioso, un enorme dragone. William muore dalla voglia di sapere chi sia l’autore di tanta meraviglia. L’incontro con il giardiniere notturno cambierà per sempre William e tutti gli abitanti della sua città.

The Antlered Ship: il nostro preferito

Questo è in assoluto uno dei nostri libri preferiti. L’autrice è Dashka Slater, ma le illustrazioni sono in grado di donare a questa storia una vita propria. Marco è una volpe alla ricerca di risposte importanti, Silvia, il capitano della nave, è un cervo decisamente fuori dal comune, Victor e la sua banda di piccioni bramano avventure ed emozioni forti. Affrontare insieme il mare in tempesta, pirati feroci e acque insidiose cambierà la loro visione del mondo. Il testo è incredibilmente poetico, le illustrazioni assolutamente meravigliose! “Ma alle isole piace stare da sole?”, “Perché gli alberi non parlano mai?”, “E’ meglio sapere cosa sta per succedere, o è meglio essere sorpresi?”: i gemelli monelli si arrovellano ancora oggi sulle intriganti domande di Marco!
Ho trovato questo  libro in inglese e in francese. Spulciando in rete potreste trovarlo anche in altre lingue.

Fan Brothers

When Ocean Meets Sky: il più magico

Questo libro lascerà voi e i vostri meravigliosi pargoli bilingui letteralmente a bocca aperta. L’avventura di Finn alla ricerca del mitico luogo dove mare e cielo si mescolano e dove accadono cose mai viste, vi incanterà ed appassionerà. Eric e Terry Fan si sono assolutamente superati in quest’opera interamente scritta ed illustrata esclusivamente a loro opera. Le illustrazioni vi porteranno in un mondo magico dove enormi balene volano in compagnia di bizzarre mongolfiere, dove un pesce dorato vi accompagnerà attraverso isole di libri dove nidificano gufi sapienti. Questa è l’ultima opera in ordine cronologico. Il libro è in inglese ed è stato tradotto in italiano e in tedesco. Non l’ho trovato in altre lingue, d’altronde è uscito a maggio 2018, sta avendo un successo incredibile, quindi altre traduzioni seguiranno sicuramente.

Fan-Brothers

Emotività, immaginazione e seconda lingua

Parlo a voi, genitori che tanto faticosamente portate avanti il progetto di crescere bambini bilingui. Spesso il tempo è poco, sembrava ieri che erano dei barilotti sbavosi, e nel giro di nulla sono al nido, e poi alla materna. E nel giro di nulla passano 12 ore della loro giornata a parlare esclusivamente la prima lingua. Portare avanti con successo il baluardo della seconda lingua sarà più facile se il vostro bambino potrà collegarla a tutta una serie di cose belle: alla dolcezza delle fiabe della buona notte, a libri meravigliosi che raccontano cose fantastiche e speciali, a cose belle fatte con la mamma o con il papà, alle vacanze con i nonni e i cugini che non vede mai, alla ninna nanna che gli avete cantato tante notti prima che si addormentasse. Suggerendovi la lettura di questi libri spero di avervi dato un ulteriore strumento per parlare di cose belle nella seconda lingua.

Progetto bilingue

Progetto bilingue: 5 dritte per non mollare

Chi ben comincia è a metà dell’opera, ma non basta.

Quando il progetto bilingue si arena.

Chi decide di crescere bambini bilingui parte con una buona dose di entusiasmo. Ma non sempre è sufficiente per riuscire a proseguire, soprattutto quando il genitore che introduce la seconda lingua non è nativo, come nel mio caso. Alcuni genitori mi hanno scritto di aver cominciato, ma di aver poi smesso. Altri mi chiedono come fare per ricominciare, altri ancora come fare per non smettere. Quindi ecco qui, i consigli, basati sulla mia esperienza: per non perdersi d’animo e non mollare.

Armatevi di PACU: pazienza, amore, costanza e una buona dose di umorismo

Pazienza. Non datevi obiettivi a breve termine: con il bilinguismo non funziona. La prima a farmi riflettere su questo aspetto è stata la pediatra di Ettore e Giulio. Donna saggia e di grande esperienza, quando i monelli assomigliavano ancora a due barilotti gonfi di latte, mi disse: “non si preoccupi se non le rispondono in inglese, lei continui imperterrita, anche se può sembrare il contrario, loro imparano, imparano tutto!”. Aveva ragione: ho dovuto aspettare i 4 anni prima di avere delle frasi compiute, e anche quelle, a volte, tirate fuori a fatica. Per un bel po’ mi sono dovuta accontentare della consapevolezza che capivano tutto.

Amore. Beh, questa è facile, se avete pensato di fare il regalo del bilinguismo ai vostri bambini, ne avete da vendere. Ma non fa mai male ripensare al motivo per cui lo state facendo: state dotando i vostri figli di super poteri, se vi passa la voglia pensate a questo!

Costanza. Questa è la parte più difficile. Non è sempre facile trovare le energie per fare lo sforzo mentale di esprimersi in un’altra lingua. Anche per genitori nativi che vivono tutta la giornata immersi in una lingua, può non essere facile cambiare registro per parlare con i bambini. Le prossime dritte serviranno ad essere il più possibile costanti. In ogni caso, siate indulgenti con voi stessi: io ho deciso di mettermi in pausa quando i bambini mi fanno veramente incavolare. Non sono sempre in grado di esprimere adeguatamente la mia incazzatura in inglese, quindi ci sta di arrabbiarsi in italiano!

Umorismo: non prendetevi troppo sul serio! Soprattutto se non siete nativi, non pretendete troppo da voi stessi e rideteci sopra. La pronuncia non è perfetta? Fate degli errori di grammatica? Non vi ricordate come si dice “tricheco”? Pace, va benissimo anche così!

Cominciate il prima possibile

Nei primi due anni di vita il cervello crea miliardi di connessioni sinaptiche. Se in questo periodo riceve il messaggio che esistono due o più lingue, sarà tutto più facile. Se potete, cominciate in questo periodo, meglio ancora, quando il bimbo è ancora nella pancia. Informatevi, e raccogliete qualche dato scientifico a supporto della vostra intenzione di parlare più di una lingua in famiglia. Vi servirà per rispondere a tutte le obiezioni di parenti e conoscenti che non sanno farsi gli affari propri. Quelli che vi diranno: “l’importante è che impari prima bene l’italiano”. Saprete spiegare a tono perché non è così e quali sono i vantaggi di inserire due lingue in contemporanea. È importante creare una piccola rete di supporto attorno al progetto bilingue. È facile perdersi d’animo se percepite che le persone che vi stanno vicino (tipo nonni, zii) non approvano.

Usate i libri come vostri alleati

Se frequentate questo blog sapete come la penso sui libri e il progetto bilingue. Si tratta di un elemento fondamentale. Ma eccovi qualche strategia in più. Fate come se foste a dieta: non comprate cose che non avete intenzione di mangiare, evitate le tentazioni. Fate in modo che in casa girino prevalentemente libri per i bambini nella seconda lingua. Così non avrete la tentazione di leggere nella prima lingua. Tenete a portata di mano i libri nelle zone della casa dove si legge: per la favola della buona notte, per mangiare o per giocare.

Usate bene la TV

Qui la tentazione di mettere un programma per bambini a caso è veramente forte. Quindi munitevi di tutti gli strumenti per resistere e rendete i programmi in lingua più accessibili. Create un vostro account YouTube. Iscrivetevi ai canali ufficiali dei programmi che vi interessano. Create delle playlist con gli episodi dei cartoni preferiti. In questo modo potrete accedere ai programmi che avete scelto dai vostri smartphone e da una qualsiasi Smart TV entrando dall’icona di YouTube. Noi abbiamo insegnato anche ai nonni a farlo: quando Giulio ed Ettore cominciano a menarsi a volte un cartone è un buon modo per sedare gli animi!

Programmate attività bilingui

Nell’apprendere una lingua nulla è più efficace del parlare e guardare negli occhi un’altra persona. Per evitare di perdere la seconda lingua nei meandri della vita a volte frenetica di un genitore, fermatevi. Esatto, decidete quali sono le attività che vi aiutano a fermarvi per passare tempo di qualità con il vostro bambino. A me piace l’arte e creare con le mani, quindi sono queste le attività che ci aiutano a fermarci. Ma usiamo anche i giri in bicicletta, le passeggiate nel bosco, i castelli di sabbia al mare, i bagni in piscina, le visite al museo. Insomma, scegliete voi, c’è l’imbarazzo della scelta.

Ecco, questi sono i miei consigli, ma sarei contenta di sentire anche i vostri: se avete qualche dritta anche voi, condividete! Quando il gioco si fa duro, una freccia in più al proprio arco non va mai male.

Bilinguismo-e-ripetizione

Bilinguismo e ripetizione: i bambini vogliono sempre la stessa storia e va bene così

 

Sempre la stessa storia: perché è il metodo migliore

Alzi la mano il genitore che non ha mai dovuto cedere, sconsolato, all’ennesima richiesta di rileggere lo stesso libro o rivedere lo stesso film o video un numero infinito di volte.

Ettore e Giulio hanno amato fin da piccolissimi il libro del Grinch di Dr. Seuss, tanto da impararlo praticamente a memoria. Ma non ci è bastata questa indigestione. Quando a novembre è uscito il film, abbiamo guardato e riguardato all’infinito i trailer, anche quelli, imparati a memoria, ridendo a crepapelle tutte le volte, sulle stesse identiche battute! Alla fine ne ho avuto una tale nausea che li ho mandati al cinema con lo zio. Avevamo visto talmente tante volte i trailer in inglese che mi avevano spoilerato tutto il film! Ma loro no, loro mica hanno avuto la nausea. Tornati dal cinema, prima di andare a letto, ci siamo sorbiti per la trecentesima volta la lettura del libro, tanto per celebrare l’evento!

Fatevene una ragione, anche se vi verrebbe voglia di piantarvi una forchetta in un occhio, per loro è una vera e propria strategia, ed è incredibilmente efficace. Lo ha scoperto l’Università del Sussex: ripetere sempre la stessa storia è il modo migliore per costruire un vocabolario efficiente.

Ripetizione e bilinguismo: come si imparano le parole

Ogni parola che un bambino impara, all’inizio, è una parola nuova. La prima volta che la sente avrà occasione di trattenere alcune informazioni: chi l’ha detta, con che tono, con quale espressione, il suono. E’ molto difficile però che questo primo incontro sia sufficiente a far entrare la parola nel suo vocabolario. La ripetizione offrirà invece l’opportunità di raccogliere altri dettagli importanti: man mano che si acquista familiarità con la parola, il bambino sarà in grado di decifrare i differenti contesti in cui compare, ne comprenderà le varie sfumature di significato e sarà in grado di riprodurla con successo ogni volta che gli sarà necessaria. E’ questo il momento in cui si passa dallo stato di parola nuova, allo stato di parola conosciuta.

Tutto questo è vero per la lingua nativa, ma il procedimento, quando parliamo di bilinguismo, è esattamente lo stesso per la seconda lingua. Ma se per la lingua nativa ci pensa il contesto ad introdurre la ripetizione come veicolo di apprendimento delle parole, per la seconda lingua, alla quale il bambino viene esposto per minor tempo, la ripetizione può diventare una strategia intenzionale, che aiuta a rafforzare e consolidare il vocabolario.

Semplice e prevedibile: la ripetizione contestuale

La lettura ad alta voce nella seconda lingua ha un ruolo molto importante nell’apprendimento delle parole. Pensate che i bambini cominciano ad imparare parole dai libri che gli vengono letti già a partire dagli 8 mesi. Il fatto è che l’apprendimento delle parole è tanto più efficace e consolidato, tanto più il libro viene letto ripetutamente. Si chiama “ripetizione contestuale”: solo attraverso l’esposizione ripetuta alle stesse parole, all’interno dello stesso contesto, e con le stesse illustrazioni, il bambino è in grado di padroneggiare a pieno l’associazione oggetto rappresentato – parola.

La ripetizione contestuale richiede un livello di attenzione inferiore rispetto al semplice apprendimento di una parola fuor di contesto, ed è incredibilmente più efficace. Il connubio parola/immagine ha una struttura prevedibile: è ripetitivo e facilita la riconoscibilità degli oggetti. La ripetizione contestuale serve ad aumentare la prevedibilità e, allo stesso tempo diminuisce la complessità.

La prima volta che leggete una storia, il vostro bimbo si dovrà concentrare sulla trama, per capire cosa succede. Ma la seconda volta, dato che la trama è conosciuta, si potrà focalizzare su altri aspetti, sui dettagli. La ventesima volta, così come la quarantesima o la cinquantesima, potrà dedicarsi alle parole meno importanti, alle sonorità, alle sfumature, al ritmo della prosodia, al colore delle mutande del protagonista, o al numero delle strisce sul cappello del gatto! Anche se è una di quelle sere in cui vorreste solamente accoccolarvi sotto un plaid con una tisana calda e una puntata di Game of Thrones, portate pazienza. Se volete inserire una seconda lingua in famiglia, non avrete scampo. E se nelle famiglie monolingue qualcuno avrà il diritto di lamentarsi e dire “nooooo, di nuovo?”, voi no, dovrete stoicamente leggere di nuovo il libro preferito del momento, e fingere anche soddisfazione!

La ripetizione sviluppa la Muscle Memory: ecco perché è importante

Il termine Muscle Memory viene generalmente utilizzato per definire tutte quelle funzioni, prevalentemente motorie, che si apprendono tramite la ripetizione e che assumono un elevato grado di automatismo. Prendiamo un esempio comune: digitare sulla tastiera del PC coinvolge una serie incredibilmente complessa di abilità. Leggere e scrivere, la capacità delle dita di muoversi agilmente sui tasti, al controllare quel che viene scritto. E’ un’abilità che si acquisisce tramite la ripetizione: chi lo fa spesso passa dalla scrittura monodito, alla fluidità di un pianista. N.B. anche quella del pianista, è un’abilità che si fonda sulla Muscle Memory!

L’acquisizione di una lingua, in parte, funziona nella stessa maniera. Parlare coinvolge l’abilità di posizionare correttamente lingua, bocca, denti e gola, di associare al suono che sta uscendo il significato corretto, e di applicarlo nel giusto contesto. Nonostante tutta questa complessità, si tratta di un’abilità che, tramite la ripetizione, assume un elevato grado di automatismo. Per far acquisire al bambino un buon grado di automatismo anche nella seconda lingua, la ripetizione è indispensabile:  consolida la Muscle Memory, e rende automatico e spontaneo il linguaggio.

Cervello bilingue: tra pensare e fare

Prima degli anni ’90 si tendeva ad applicare una netta distinzione tra fare e pensare. Gli studi dei neuro scienziati, da quasi un trentennio a questa parte, hanno invece reso il confine sempre più labile, se non addirittura inesistente. Non solo, si è passati dal considerare il cervello come un organo statico, a capire invece come si tratti di un organo in continua evoluzione. Il processo che viene definito di “plasticità sinaptica“, comincia già nel grembo materno, con il riconoscimento delle voci dei genitori, e perfino della musica che viene ascoltata prima della nascita. L’essere sottoposti a più di una lingua fin dalla primissima infanzia modifica il cervello, creando nuove sinapsi, nuovi collegamenti tra i neuroni. 

Post collegato: che cos’è la potatura sinaptica e perché è fondamentale nel bilinguismo

Comunicare vuol dire ripetere

Ho trovato una bellissima descrizione su come funzionano i neuroni specchio. Si tratta di quelle strutture cerebrali che permettono al bambino (ma anche all’adulto) di comprendere le azioni degli altri attraverso una specie di “ripetizione” mentale e fisica di quelle stesse azioni. E’ in questo spazio dedicato al “ripetere” che si struttura la comunicazione tra le persone. Quello che osserviamo e ascoltiamo viene compreso grazie al rifare nella nostra testa. Mi direte: con tutto questo vorresti dirmi che dovrò ripetere storie, filastrocche, canoncine nella seconda lingua fino alla nausea e dovrò comunque resistere alla tentazione di ficcarmi la famosa forchetta in un occhio dalla disperazione? Ebbene sì, resistete.

E per indorarvi ulteriormente la pillola vi lascio con questo meraviglioso stralcio di un articolo di Guido Brunetti esperto di neuroscienze: “L’apprendimento dunque “scolpisce” il cervello,  […]. Queste parole lasciano una “traccia”  nella mente. Ecco una forma d’immortalità: tracce di noi stessi “impresse fisicamente” nel cervello dei nostri figli!”. Adesso posso serenamente leggere “How the Grinch stole Christmas” ai miei figli per la trecentesima volta ed essere comunque felice!!!

bilinguismo e vita affettiva

Bilinguismo e vita affettiva

L’universo emotivo del bambino bilingue

Come il bilinguismo influenza la vita affettiva

A differenza di quanto accade per gli studi sul cervello bilingue, gli effetti e l’impatto del bilinguismo sulla vita affettiva sono molto meno indagati . Ma tenerne conto é fondamentale se si vuole portare avanti un progetto bilingue consapevole. Si eviteranno situazioni di blocco o rifiuto di una delle due lingue. Soprattutto si scongiurerà il fallimento del progetto, ovvero quella situazione per la quale il bambino, che da piccolo è stato sottoposto a due lingue, finisce per abbandonarne una e per non essere più in grado di usarla in età adulta.

Appartenere a due comunità linguistiche e culturali

Parlare una lingua non vuol dire solamente capire e farsi capire, vuol dire soprattutto entrare a far parte di un mondo supplementare. “Conoscere un’altra lingua significa avere una seconda anima sosteneva Carlo Magno, uno che ne sapeva di popoli e culture. È importante che il parlare la seconda lingua si identifichi con un contesto culturale specifico. In questo modo il bambino potrà associarvi l’idea di un paese, di una cultura, di un’affettività. È sicuramente più facile operare questo processo di identificazione quando il genitore che parla la seconda lingua è un nativo. In questi casi il bambino potrà associare alla seconda lingua i parenti che vivono nel paese d’origine del genitore, le relazioni con altre persone provenienti dallo stesso paese, i viaggi nel paese che spesso cominciano fin da piccolissimi.

È più complicato quando, come nel mio caso, si introduce una seconda lingua senza essere nativi. Oltre allo sforzo di introdurla, bisogna crearci attorno un contesto culturale. Dove si parla, chi la parla, perché è importante conoscerla: sono tutte cose da coltivare per creare una cornice culturale alla seconda lingua. Il pericolo, altrimenti, è quello di far mancare le basi al progetto bilingue e renderlo più fragile.

Parole che hanno il sapore dell’amore: la lingua dell’affettività

La seconda lingua sarà spesso un linguaggio dalle forti componenti affettive, una lingua legata alla vita familiare, all’infanzia, al tempo libero e al divertimento. E’ importante esserne coscienti, perché questo è uno degli assi nella manica che avete a disposizione per portare a compimento con successo il vostro progetto bilingue. Qualche tempo fa parlavamo del parentese, quella lingua speciale che i genitori palano ai bambini nei primi mesi di vita, una lingua fatta di parole scandite e cantilene, di sguardi intensi e di emozioni. Coltivare la componente emotiva del bilinguismo è importante. La voce dei genitori, che il bambino ha ascoltato ancora nel grembo materno, è la voce dell’amore. E’ questo il motore di tutto quello che i bambini fanno nei primi anni di vita: sono i genitori e i familiari più stretti coloro che “insegnano”, coloro che sanno le cose che vanno imparate, il resto del mondo esiste solo a contorno.

Bilinguismo ed emozioni

Il legame tra linguaggio ed emozioni è forse ancora più evidente quando si tratta di introdurre una seconda lingua. Se il genitore è un nativo, il passaggio della propria lingua al bambino ha delle forti componenti emozionali. E’ estremamente gratificante per un genitore che il proprio bambino lo capisca quando parla la propria lingua madre, una lingua legata al proprio paese, agli affetti, all’infanzia, ai ricordi più vividi. Al contrario è frustrante che il bambino si rifiuti di parlare la seconda lingua, cosa che può succedere per le ragioni più svariate, e che può portare a situazioni di rancore da parte del genitore o di aperta conflittualità da parte del bambino.

La componente emotiva è forte anche quando, come nel mio caso, il progetto bilingue è frutto di una scelta precisa e incondizionata: oltre alle difficoltà che fanno naturalmente parte del processo di apprendimento di una seconda lingua, si deve affrontare anche la diffidenza di un mondo che spesso non capisce, per ignoranza, e che decide di intromettersi, senza averne titolo.

Pensate che la scorsa settimana ci si è messo pure Babbo Natale, o meglio, un “fake Santa”, come li chiama Ettore. Uno di quei signori vestiti da Babbo Natale, che se ne stanno fuori dai negozi e prendono in braccio i bambini. Sentendo che parlavo ad Ettore e Giulio in inglese, dopo essersi sincerato che fossi italiana, mi ha raccomandato, in dialetto veneto, di assicurarmi che prima imparino l’italiano! E’ brutto pensare di aver avuto degli istinti omicidi nei confronti di Babbo Natale, ma quel signore deve solo ringraziare il costume che indossava!

E’ tutto normale, ma essere consapevoli di quello che può succedere quando si introduce una seconda lingua in famiglia, fa in modo che si possano anticipare o evitare “intoppi emotivi” che potrebbero far fallire il progetto bilingue.

Quando la seconda lingua é legata all’esperienza migratoria

Bilinguismo e rifiuto dell’identità culturale

Spesso il bilinguismo è il risultato di un’esperienza migratoria più o meno desiderata. Quando la famiglia si trova a vivere in un paese straniero, con le componenti emotive che l’emigrazione naturalmente comporta, diventa tutto molto più complicato. Si tratta spesso dei progetti di bilinguismo più difficili e meno consapevoli, e di quelli che, potenzialmente sviluppano situazioni di conflitto tra le due lingue.

Il bilinguismo a scuola

L’inserimento del bambino nell’ambiente scolastico può diventare una vera sfida. Il bisogno del bambino di assumere l’identità culturale del paese ospitante, può portare ad un rifiuto emotivo della propria identità culturale, e ad un “pudore” nell’uso in pubblico della prima lingua. O al contrario, l’incapacità di omologarsi, o il sentirsi rifiutato dal paese ospitante, può portare a difficoltà nell’apprendimento della seconda lingua. Solitamente si tratta della lingua parlata a scuola, dove purtroppo, a volte, gli insegnanti non sono preparati ad affrontare questi casi.

L’importanza di un progetto

In qualsiasi caso l’importante è avere un piano, che sia consapevole e condiviso tra i genitori. I bambini sono degli esseri meravigliosi, pieni di potenzialità e risorse inaspettate. Ma è necessario analizzare i benefici, il contesto e la motivazione all’interno dei quali si sviluppa l’inserimento della seconda lingua. Creare la “cornice culturale”, rendere i bambini partecipi e consapevoli dei vantaggi di parlare più lingue, ed assicurarsi che anche i piccoli, a loro modo, condividano la spinta ad essere bilingui, è fondamentale.

Parlare più lingue: benefici per la mente … e per il cuore

I genitori che frequentano questo blog lo sanno già: il bilinguismo è un vantaggio e un’opportunità in più che offriamo ai nostri bambini. Non c’è da aver paura, non solo non provoca ritardi o problemi nell’acquisizione del linguaggio, al contrario. Ho parlato in vari post di alcuni dei super poteri del bilinguismo. Il cervello bilingue possiede alcune qualità supplementari, che non si riscontrano nel cervello di un monolingue. Che il bilinguismo sia in grado di modificare in positivo la vita cognitiva del bambino e in seguito dell’adulto é cosa dimostrata a livello scientifico. Le implicazioni del binomio bilinguismo e vita affettiva, al contrario, sono ancora tutte da sviscerare. E’ indubbio però che l’impatto sulla vita affettiva ci sia e che non sia da trascurare. L’importante è rendersene conto, fare in modo che questo diventi un asso nella manica, e non un ostacolo all’acquisizione della seconda lingua.

natale bilingue

Natale bilingue: la regola dei 4 regali vale anche per noi

Regali, quando il troppo stroppia

L’anno scorso è stato il primo vero Natale “cosciente” dei gemelli. Hanno deciso di fare un meraviglioso regalo a noi genitori: per la prima volta nella loro breve ma intensa vita hanno deciso di dormire fino alle 9.00 del mattino! Ci siamo svegliati riprendendo lentamente coscienza, con la sensazione che ci fosse qualcosa di insolito: ed era vero, avevamo finalmente riposato! I due monelli, dopo giorni passati a parlare di Santa Claus, Rudolf la renna, elfi e compagnia, si erano dimenticati che, in teoria era arrivato Babbo Natale. Quando se ne sono resi conto è scoppiato l’entusiasmo, ma qualcosa è andato storto.

Se Natale si spegne!

Sotto l’albero hanno trovato una quantità sorprendente di regali, nonni, zii, amici di famiglia, regali piccoli e grandi, cose che non avevano nemmeno avuto il tempo di desiderare. Il tutto, ovviamente, doppio! Hanno passato un sacco di tempo a scartare, aprire, guardare. “Bello!”, il tempo di dirlo per poi passare al prossimo pacchetto. L’entusiasmo si è spento, soffocato da un eccesso di stimoli impossibili da gestire.

La regola dei 4 regali

Quest’anno abbiamo deciso di cambiare, evitare di farci gestire dalla frenesia del Natale e cominciare a gestirlo noi, con un’attenzione particolare all’idea di un Natale bilingue. Qualche tempo fa ho scovato un articolo sulla regola dei 4 regali, che serve appunto ad evitare che la mattina di Natale si trasformi in uno spento rituale consumistico, per ridare un po’ più di senso a questa festa tanto amata quanto, purtroppo, abusata. Secondo la regola bisogna cercare di limitare i regali a 4 con queste caratteristiche:

  • un regalo che il bambino desidera
  • un regalo di cui ha bisogno
  • qualcosa da indossare
  • qualcosa da leggere

Abbiamo reinterpretato la regola adattandola alle esigenze della nostra famiglia, ovvero alla gemellitudine, e con un’attenzione particolare a regalare cose che siano in grado di stimolare il bilinguismo, ovvero regali che ci permettano di parlare insieme.

Regali che stimolano il bilinguismo

Ecco quindi i miei consigli per regalare qualcosa che vi dia l’occasione di impiegare la seconda lingua in famiglia e per trascorrere un bel Natale bilingue. Questi non sono i regali che riceveranno i gemelli monelli, ma quelli che, in questi anni, ci hanno aiutato a stimolare e consolidare l’uso dell’inglese.

La cucina

Santa Claus ce l’ha portata per il Natale dei due anni. Ci siamo raccomandati che fosse quella dell’IKEA, perché ci hanno assicurato che sarebbe stata quella più solida e duratura. Vi assicuriamo che è così: i gemelli la usano oramai da tre anni ed è uno dei pochi giochi passato indenne alla loro furia devastatrice. Abbiamo superato anche lo sguardo truce del nonno, che non ha per nulla approvato che si regalasse una cucina a dei maschi (ma vista l’età glielo perdoniamo). Ne è valsa la pena: grazie alla cucina abbiamo imparato moltissimo lessico sul cibo, anche su quello che non ci sogneremmo di mangiare neanche sotto tortura (finocchi, cipolle, melanzane, broccoli, ecc.). Abbiamo anche imparato il nome di un sacco di utensili e creato un intero ristorante con tanto di chef stellato isterico alla Gordon Ramsey! Per quanto riguarda il cibo da abbinare vi consiglio le meravigliose verdure che si tagliano e riassemblano (ne abbiamo fette sparse per mezza casa, ma le verdure, quelle finte, ci piacciono moltissimo!).

Rapido meteo

natale bilingue

Questo gioco semplice ma divertente aiuta i bambini a parlare nella seconda lingua, cosa non facilissima. Un giocatore deve descrivere come è vestito l’orsetto che vede nella carta, gli altri giocatori devono essere i più veloci a trovare i vestiti giusti per coprire il proprio orso dal freddo o attrezzarlo per una bella giornata di sole. Un bel modo di stimolare i bambini a trovare le parole per descrivere quello che vedono, seguire le istruzioni e abbinare parola, immagine e gesto. A noi hanno regalato questo e ci è piaciuto molto.

Tombola figurata

Ho avuto l’idea di questa tombola dopo una simpatica festa di Natale in ludoteca. Per i più piccoli che non sanno leggere i numeri è l’ideale, ma è anche un ottimo mezzo per imparare svariate parole. Sul momento avevo idea di farla in casa, poi la pigrizia ha avuto il sopravvento e ne ho trovata una da viaggio da Tiger a tema natalizio, con elfi, angeli e biscotti di zenzero. Ma se fate una ricerca in internet ne troverete per tutti i gusti e con svariati temi. Per quanto ci riguarda dobbiamo lavorare un bel po’ sulla capacità di perdere, ma ci arriveremo.

Costruzioni: Lego e affini

Maria Montessori diceva che la mano è lo strumento dell’intelligenza. Tutto quello che i bambini possono fare con giochi di manipolazione stimola l’apprendimento, anche e soprattutto per quanto riguarda il linguaggio. Si può cominciare prima con i meravigliosi blocchi di legno colorati, noi abbiamo scelto questi dell’Hape, una ditta che fa prodotti con materiali ecosostenibili e secondo i più alti standard di sicurezza. Sono super resistenti e possono essere anche rosicchiati senza problemi. Siamo passati presto ai Lego Duplo: qui ovviamente avete l’imbarazzo della scelta, ma vi consiglio di non mettere troppi freni alla fantasia. Sono meno facili da trovare, ma cercate le scatole con pezzi sciolti con cui i bambini possono costruire quello che vogliono. Giocare con le costruzioni insieme ai bambini da l’occasione di usare parole legate alle cose che si costruiscono, ai colori dei blocchi, oltre ad un lessico descrittivo e quantitativo. Insomma il pacchetto completo e molto divertimento.

Puzzle

Questo gioco semplice e senza tempo non smette di rivelarsi divertente ma soprattutto utile. Come per i giochi di costruzione, anche i puzzle danno un sacco di occasioni di parlare insieme, stimolano l’associazione parola-immagine se possibile in modo ancor più incisivo nello sforzo di composizione della figura rappresentata. Va bene qualsiasi puzzle, a noi piacciono molto quelli della Londji, un’azienda spagnola che produce giocattoli con particolare attenzione all’estetica e all’ecologia, e anche alla robustezza, che per un puzzle é un requisito fondamentale. Vi consiglio i puzzle double face: hanno un fronte e un retro, quindi doppio divertimento!9_HOME_LONDJI

Libri e ancora libri

Se siete nuovi in questo blog e ancora non sapete quanto la lettura sia indispensabile nel crescere bambini bilingui, potete dare un occhio ad altri articoli su questo tema. Altrimenti, trovate alcuni consigli per bambini a partire da pochi mesi e altri su libri adatti anche a bambini un po’ più grandi. Quando regalate un libro tenete conto che state facendo un po’ un regalo anche a voi che leggerete al bambino nella seconda lingua: se il libro piace anche a voi, per grafica e per contenuto, lo leggerete più volentieri. Considerate che probabilmente finirete per leggerlo svariate centinaia di volte, quindi scegliete con attenzione!

“Forse il Natale non arriva dai negozi, c’é qualcosa di più”

Mi sono permessa una citazione dal libro del Grinch, che molti di voi avranno l’occasione di vedere al cinema in questi giorni e spero anche di leggere. Il Grinch pensava di poter rubare il Natale portando via doni, alberi e decorazioni. Ma proprio quando si rende conto che c’è dell’altro il cuore gli cresce di due taglie. Ecco qui, non è necessario rubare il Natale, ma forse per riuscire a viverlo al meglio è meglio puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Ecco quindi come abbiamo interpretato noi la regola dei quattro regali:

  • un regalo che desiderano: un set lego a testa scelto tra quelli chiesti nella letterina a Santa Claus
  • un regalo di cui hanno bisogno: set di pennarelli e tempere perché l’arte e la creatività sono ottime attività da fare in inglese
  • qualcosa da indossare: stivali di gomma per pioggia e fango
  • qualcosa da leggere: un libro a testa di Oliver Jeffers che piace tanto alla mamma!
lettori-bilingui

Crescere lettori bilingui dai due anni: tre autori immancabili

I libri nella seconda lingua sono un passaporto per il mondo

Se i libri sono uno strumento fondamentale per portare avanti con successo un progetto bilingue consapevole, allora diventa fondamentale stimolare nei bambini l’amore per la lettura fin da subito. E se la questione del bilinguismo non fosse una ragione sufficiente, sappiate che recenti studi hanno collegato i libri a benefici incredibili.

Come crescere appassionati lettori bilingui

In prima elementare, tanto per divertirmi un po’, ho cominciato a scrivere come mio padre: mi piaceva la sua scrittura, assolutamente incomprensibile, ma così sinuosa ed elegante! Ovviamente non è mancata la reazione preoccupata delle maestre, che temevano si trattasse di un grave caso di disgrafismo. In realtà era un comune caso di noia. Ma la cosa buona di tutta la vicenda è stata che le suore hanno suggerito ai miei di farmi leggere con assiduità: destinazione, la biblioteca scolastica. Certo, i tempi erano diversi, ma vi assicuro che difficilmente troverete un ammasso di libri per bambini capaci di disincentivare la lettura con più efficacia. Storie più facili da dimenticare che da ricordare, disegni che fanno concorrenza, perdendo, alle istruzioni di sicurezza in aereo. Sono diventata un’appassionata lettrice nonostante tutto, ma ci sono modi migliori per appassionare i bambini alla lettura.

Non è mai troppo presto per avere “gusti letterari”

Cominciate il prima possibile. Il libro deve diventare un oggetto che fa parte dell’universo visivo e tattile del bambino prima che possa capirne il contenuto, e ovviamente dopo. Quando scegliete i libri per i vostri bambini, cercate di individuare un filone che vi e li appassiona. Mi spiego. Leggere ai vostri bimbi nella seconda lingua deve essere un piacere anche per voi, lo farete più volentieri e in modo più sistematico se non sarà una noiosissima tortura.

Scegliete per loro come fareste per voi stessi

Innamoratevi insieme ai vostri figli degli autori e degli illustratori. Ettore ha, fin da piccolissimo, una vera passione per Dr. Seuss, mentre Giulio adora i libri di avventure di Joe Todd Stanton. Questi sono i loro gusti personali, ma riflettono anche una scelta mia: di questi autori abbiamo più di un libro, i bambini si appassionano al loro stile, ai disegni, e al tipo di storie che scrivono. Se ci pensate questa è la dinamica che guida anche un lettore adulto: quando ci si incapriccia di un autore vien voglia di leggere tutti i suoi

Stimolare gusti ed inclinazioni

Per i bambini funziona allo stesso modo, solo che sarete voi genitori a dover indirizzare e stimolare la formazione di un gusto letterario personale. Ecco quindi tre autori adatti a lettori in erba. Sono tradotti in moltissime lingue, e adatti a traghettare i vostri puponi verso l’amore per la lettura e l’apprendimento di una seconda lingua.

Eric Carle per bruchi affamati che diventeranno meravigliose farfalle

Adoro gli autori che sono al contempo anche illustratori dei propri libri. Trovo che abbiano una marcia in più, e che trasmettano una sorta di unione magica tra parola e immagine che a volte manca ai libri illustrati da terzi. Questo è il caso di Eric Carle. Il suo stile è inconfondibile, le illustrazioni, create con la tecnica del collage, sono delle vere e proprie opere d’arte museali. Forse alcuni di voi conoscono il suo libro più famoso The Very Hungry Caterpillar, la storia del bruco affamato che a furia di mangiare diventa gigante fino a trasformarsi finalmente in farfalla, tradotto in 65 lingue e venduto in 46 milioni di copie! Ma Carle è un autore da seguire in moltissime delle sue opere, qui trovate la lista, e se spulciate nel suo sito trovate alcune opere raccontate in lingue strane, tra cui l’Aramaico e il Maori! A breve uscirà un’edizione speciale per il 50° compleanno di The Very Hungry Caterpillar (vi avviso, consegna aprile 2019).

Oliver Jeffers, quando la letteratura per l’infanzia è pura arte

Se vi innamorerete di Oliver Jeffers, giovane e prolifico autore di origine irlandese, i suoi libri potranno accompagnarvi dai due anni fino … a quando lo vorrete! Ad un primo sguardo, i suoi disegni vi lasceranno un po’ perplessi: sono decisamente oltre, e per questo meravigliosi. Potete cominciare con titoli adatti a bambini anche molto piccoli come How to catch a star, storia poetica e sognante di un bambino che cerca di catturare una stella. Per poi continuare con il bellissimo We are Here, (tra i migliori 10 titoli per bambini del 2017 secondo il Time) nel quale l’autore spiega al figlio di due mesi tutto quello che deve sapere sul pianeta terra e i suoi abitanti. Questo meraviglioso video racconta come è nato il libro!

Proseguite con i titoli che parlano di libri, come The Incredibile Book Eating Boy e A Child of Books, le storie fantastiche di dove può portare l’amore per la lettura. I gemelli monelli hanno cominciato ad apprezzare a fondo solo ora il meraviglioso The day the Crayons Quit, la ribellione dei colori, che insegna ai bambini a pensare fuori dagli schemi per coltivare creatività e fantasia.

Lucy Cousins parole e immagini non sono mai andati più d’accordo

I libri di Lucy Cousins sono perfetti per i bambini piccoli, anche sotto i due anni. Lo stile delle immagini è inconfondibile, i colori sono vivaci, i contorni definiti, il tutto con una incredibile personalità, senza mai scadere di qualità. Le semplici storie hanno come protagonisti gli animali, ma l’autrice le racconta attraverso delle meravigliose filastrocche, ripetitive e musicali, il meglio che ci sia per scolpire parole e significati nelle fertili menti dei più piccoli. Abbiamo letto Peck, Peck Peck fino alla nausea: la storia del piccolo picchio che impara a fare buchi, bucherellando sempre di più le pagine del libro, ci ha fatto imparare un sacco di parole importanti (come mutande e ferro da stiro!) tanto che abbiamo imparato il libro a memoria! Bellissimo anche Noah’s Ark per imparare la storia dell’Arca di Noé. Lucy Cousins è anche famosa per le avventure del topolino Maisy, oltre ai libri, potete anche guardare insieme i cartoni animati sul canale YouTube ufficiale.

lettori-bilingui

I libri: un corridoio per successo e felicità

Lo studio della Dottoressa Joanna Sikora dell’Australian National University, ha messo in rapporto diretto il numero di libri contenuti nelle case degli adolescenti, con le loro abilità matematiche, di scrittura e di comprensione del testo, nonché con i futuri successi in ambito lavorativo e familiare. Non solo, la lettura ha significative ricadute in termini di salute: ritarda la demenza senile ed aiuta la memoria a lungo termine. Nei bambini leggere migliora l’acquisizione del linguaggio e amplia il vocabolario. I vostri pupetti saranno in grado di esprimere meglio le loro emozioni e i loro sentimenti, e saranno in grado di gestire meglio i conflitti. Tutto questo grazie ai libri. Se diventeranno lettori bilingui saranno anche in grado di comunicare tutto ciò con una fetta supplementare di umanità. E questo è assolutamente meraviglioso!

maternese

Bilingui prima dei due anni: il maternese nella seconda lingua

Non è mai troppo presto per diventare bilingui

Bilingui in utero: non è una leggenda metropolitana.

Quando è nato mio figlio Giulio, mi sono girata verso il dottore che lo stava esaminando per accertarmi di aver partorito un bambino e non una scimmia urlatrice. L’anestesista, con sguardo perplesso, mi ha detto “Signora, congratulazioni, ma … auguri!”: a quel punto il dubbio si è trasformato in allarme. Ma appena mi hanno messo vicino quella testina rubizza e grinzosa, ho pronunciato poche parole, “Giulio, non piangere la mamma è qui”, e ho capito che la mia voce era diventata tutto d’un tratto uno strumento magico. Come un pirata attirato dal canto delle sirene, la scimmia ha aperto i suoi profondi occhietti verso di me ed ha smesso di urlare!

Una teoria provata scientificamente

Sicuramente molti di voi hanno già sentito parlare di come il bambino riconosca la voce dei genitori già dagli ultimi mesi di gravidanza, e di conseguenza anche subito dopo la nascita. Ma forse non sapevate che uno studio della University of Kansas ha dimostrato che in utero il bambino riesce anche a distinguere tra due lingue diverse. Questo dimostra che il cervello del bambino nasce predisposto all’apprendimento di più di una lingua. Quindi, per tutti i genitori in attesa, voi che potete veramente usufruire di tutti i vantaggi del bilinguismo in utero, non perdete l’occasione! Se siete una mamma straniera, o se siete italiane e parlate anche un’altra lingua, o se abitate all’estero e volete insegnare fin da subito al vostro pargolo la lingua del paese dove vivrete, potete cominciare già prima del parto. Non occorre parlare da soli come i matti, ma si può leggere ad alta voce, cantare o recitare filastrocche, o anche solo ascoltare musica e canzoni nella seconda lingua (evitate l’hard rock che agita il pupo!). Se è il papà quello che dovrà introdurre la seconda lingua, vale tutto quanto detto sopra, tutto fa brodo!

L’esperienza di più lingue modella l’abilità di elaborare suoni diversi

La capacità di distinguere i suoni di lingue diverse comincia ad attenuarsi già dopo i sei mesi (ovviamente non si esaurisce, comincia solo a declinare). Gli studi che dimostrano come fin dai primi mesi i bambini siano in grado di distinguere i suoni di lingue diverse, sono stati effettuati tramite magneto encefalografia su bambini bilingui e monolingui di 11 mesi. Mentre i primi rispondevano a livello cerebrale a stimoli in entrambe le lingue, i secondi rispondevano solo agli stimoli nell’unica lingua alla quale erano stati esposti. L’esperienza bilingue, secondo questi studi, modifica la discriminazione fonetica tipica della prima lingua, o lingua madre. Il cervello bilingue sviluppa una doppia sensibilità, adattandosi alla maggiore varietà di stimoli linguistici ai quali è sottoposto. Se non ci credete guardate questo video.

Il maternese: perché è fondamentale in tutte le lingue del mondo

Viene definito maternese, o parentese quella tipica lingua semplificata che i genitori usano con il bambino nei primi mesi di vita, e che ha una forte componente affettiva ed emotiva. Si tratta di un linguaggio speciale, dotato di una particolare intonazione, suoni più scanditi e semplici, spesso accompagnati da una mimica e da una gestualità un po’ teatrali. Ogni genitore ricorda bene quando utilizzava questo tipo di linguaggio con il proprio bambino. Personalmente il dubbio mi attanaglia ancora oggi: i gemelli sembravano apprezzare, sgambettavano felici e regalavano immensi sorrisi. Ma erano sinceri? O in cuor loro pensavano: “meglio essere accondiscendenti, che mamma e papà sembrano un po’ esauriti!”? In effetti, forse era anche perché non ci facevate dormire da mesi, ma sorvoliamo!

Il maternese stimola l’apprendimento del linguaggio e della seconda lingua

Le ricerche in questo campo sono meravigliose. I bambini esposti a questo tipo di linguaggio hanno performance migliori pressoché in tutti i campi: sorridono prima, sviluppano l’attenzione e la capacità di socializzare. Grazie all’uso della musicalità, dell’intonazione, della semplificazione (che non vuol dire usare parole che non esistono, tipo “tato” al posto di “bambino”), il maternese aiuta e facilita l’apprendimento del linguaggio anche quando si tratta di apprendere due lingue in contemporanea. Vedrete che i bambini saranno molto più attratti dal maternese che da una conversazione elaborata con lo stesso tono che usereste con un adulto. Quindi, anche se vi sentite un po’ ridicoli, usate il maternese, che siate mamme o papà, e usatelo nella seconda lingua, i risultati saranno sorprendenti!

Suggerimenti per introdurre una seconda lingua già prima dell’anno

Mi hanno scritto genitori con bambini anche molto piccoli, di pochi mesi, che mi chiedono se sia troppo presto o se possono già cominciare ad introdurre la seconda lingua. La risposta a questo punto la sapete già. Ma potrebbe non essere così semplice immaginare come parlare una seconda lingua ad un bambino che non parla, soprattutto se stiamo usando quella che per noi è una lingua straniera o una seconda lingua, e non la nostra lingua nativa. Almeno così è stato per me: mi sentivo un po’ scema a parlare in inglese ai due monelli che, felici, ridevano sempre: mi giungeva spuntano il dubbio che mi stessero un po’ sfottendo! Quindi ecco tre suggerimenti.

Il momento del cambio pannolino

Pare che questo sia un momento un po’ antipatico, quindi i pediatri suggeriscono di parlare ai bambini, di spiegare cosa sta per succedere (tipo “e lo so che non ti piace, ma adesso ti puliamo il culetto”). Pare che sia tranquillizzante, probabilmente perché il bimbo si distrae dal procedimento ed ascolta chi gli parla. Questo è un momento ideale per parlare una seconda lingua.

Giochi e libri tattili

Sono fantastici per introdurre parole singole, senza bisogno di avventurarsi in discorsi complessi. Per esperienza potete cominciare anche con libretti veri, i più semplici ovviamente. Il bambino non capirà il significato, ma non ha importanza, quel che conta è sentire suoni differenti dalla prima lingua.

Usate canzoncine e ninna nanna

La musicalità della filastrocca aiuta, se come è stato per me, avete bisogno di un aiuto potete trovare un po’ di tutto online. Io ho usato A Child’s Gift of Lullabyes, alcune canzoni le ho imparate, altre gliele ho fatte ascoltare. Se siete madre lingua, rispolverate le canzoncine della vostra infanzia, sono le migliori.

Per quelli che “è meglio che prima sappia parlare l’italiano”

E se qualcuno in famiglia o in altri contesti dovesse sostenere che prima il bambino deve imparare la prima lingua? Il mio consiglio è di non ascoltarli. Nel blog trovate anche altri articoli che riguardano quali siano i momenti migliori per imparare una seconda lingua, e perché è bene che questo processo cominci il più possibile in contemporanea all’apprendimento della lingua nativa. Fate capire al vostro interlocutore che vi siete informati, che ne sapete più di lui, e soprattutto che la vostra è una scelta ponderata e consapevole. E’ il modo migliore per zittire i ficcanaso.

porticina-delle-fate

La porticina delle fate

Facciamo passare la seconda lingua assieme alla magia

Un posto speciale per un modo di comunicare diverso

Coltivare in famiglia una seconda lingua può essere un lavoro non da poco. Ma anche quando siete genitori stranieri, e per voi esprimervi nella vostra lingua nativa è naturale, la cosa può presentare non poche difficoltà. Un collega inglese, orgoglioso di poter trasmettere la sua lingua madre ai suoi scatenati pargoli, mi raccontava sconsolato le sue difficoltà. In visita ai genitori a Londra, il primogenito asseriva sdegnato e imbronciato di essere italiano, e si rifiutava categoricamente di spiccicare una parola in inglese, pur essendone in grado. Insomma, ogni tanto può essere utile avere dei piccoli trucchi a disposizione: dare alla seconda lingua degli ambiti e dei contesti speciali, può rendere più interessante per il bambino usarla e coltivarla. Ecco una delle cose che ci siamo inventati.

Che cos’è la porticina delle fate e dove è nata

Come a volte accade, le scoperte che avvengono nel privato di una famiglia, possono diventare, non si capisce neanche bene come, patrimonio di tutti. E’ così che questo incredibile episodio di creatività familiare, avvenuto nel 1993 nella cittadina di Ann Arbor, in Michigan USA, nella camera dei bambini della famiglia Wright, adesso è uno strumento a disposizione di tutti i genitori del mondo, per gli scopi più disparati. Dal 2005 le fairy doors hanno cominciato ad apparire anche in molti scorci cittadini, tanto da attirare l’attenzione del Washington Post che ha dedicato al fenomeno un corposo articolo. Interrogato sullo strano fenomeno, Papà Wright, che di mestiere fa l’illustratore e lo scrittore, nonché il ricercatore di fate, se n’è uscito con delle interessanti teorie. Pare che le fate, cacciate dai boschi dalla crescente urbanizzazione, abbiano cercato dei luoghi adatti come nuovi domicili. Capitate per caso ad Ann Arbor, soddisfatte di quello che vedevano, le fate dei boschi, dei fiori e delle foreste, hanno deciso di stabilircisi in modo permanente. Insomma, se capitate in questa amena cittadina nei pressi di Detroit, munitevi di mappa turistica e andate a caccia di porticine.

Come è arrivata la porticina delle fate in camera di Ettore e Giulio

Ho sempre adorato le storie di elfi, fate, gnomi, e tutti quegli esseri magici e misteriosi che sono come concime per il cervello dei bambini. Quando avevo 5 anni i miei genitori si avventurarono in un primo viaggio all’estero: destinazione Monaco di Baviera e la Foresta Nera. Ai tempi non era così comune viaggiare con i bambini. Mia madre, temendo che mi annoiassi, ha visto bene di condire il nostro viaggio di storie, miti e leggende degli gnomi che abitano la foresta. Ho passato una settimana a cercarli sotto sassi, radici e foglie. Pare che un elfo, per premiare la mia perseveranza, abbia perfino deciso di lasciarmi un orsetto in regalo sotto al letto della camera d’albergo!

La nostra prima fatina e come ci ha aiutato

Quando i gemelli erano molto piccoli, dato che mi imbarazzava un po’ parlare loro in inglese, mi sono inventata questa specie di filastrocca sulle Fatine dei sogni. Se avessero chiuso gli occhi, e affondato la testa nel cuscino, una fatina avrebbe cominciato a sussurrare loro parole su tutti i sogni meravigliosi da fare durante la notte. La speranza era che questo aiutasse a raggiungere due obiettivi. Il primo era di ascoltare parole in inglese in una fase pre sonno, magari aiutando a memorizzare suoni e termini sentiti durante il giorno. Il secondo obiettivo era quello di sperare di convincerli a dormire. Se sul primo obiettivo tutto sommato ci siamo andati vicini, il secondo è stato a volte una meta inarrivabile!

Una porta per far entrare i bei sogni

Quando Giulio ha cominciato a fare qualche brutto sogno, ma soprattutto dopo aver cominciato a leggere Peter Pan, ho pensato che creare un accesso privilegiato per far entrare fate, elfi e compagnia bella, avrebbe potuto essere un bel modo per continuare a parlare di mondi magici in inglese anche senza libri, riservando la seconda lingua a questi argomenti. Ecco quindi che un mago ci ha recapitato questa bellissima porticina, che ho decorato personalmente, dato che i due monelli erano irrimediabilmente distratti da un mega lego della polizia!

L’uso pedagogico e linguistico della nostra porticina delle fate

Se la fase decorazione non ha propriamente funzionato a dovere in termini di coinvolgimento, la fase successiva è stata decisamente di maggior successo. Con grande diligenza, prima di andare a letto, i teppistelli lasciano socchiusa la porticina per far entrare in camera le fatine durante la notte. La mattina la porticina viene chiusa per evitare che troll e altri spiritelli maligni entrino nel mondo delle fate a creare scompiglio durante la giornata. Giulio, per precauzione, ha perfino creato una piccola trappola per troll con i lego, da posizionare di fronte all’entrata. Davanti alla porticina i bambini depositano bigliettini, disegni, piccoli lavoretti: vista l’amicizia che lega le fate agli elfi, magari possono mettere una buona parola con gli aiutanti di Babbo Natale.

Un aiuto per far rispettare le regole

Le fate sono piccole e fragili, si spaventano facilmente, quindi, prima di andare a dormire, è utile calmarsi ed evitare urla, lotte e salti scatenati sui letti. Vista la mia difficoltà ad urlare e litigare in inglese, diciamo che le fate fanno un po’ il lavoro sporco al posto mio. Non che la cosa sia efficace al 100%, ma è decisamente un aiuto. Ettore e Giulio affidano alle fate le loro afflizioni di cinquenni, chiedono un aiuto quando calmarsi da un litigio o da uno screzio è particolarmente difficile, rinunciano a qualche dolcetto per rendere la loro porticina sempre più accogliente ed assicurarsi che, la notte, le fate se ne servano.

Un mondo magico di cui si parla nella seconda lingua

Perché bisogna prendersi cura delle fate, proteggerle e non dimenticarsene. Peter Pan, che di queste cose se ne intende, racconta che ogni bambino o bambina del mondo ha una fata speciale solo per sé. Ma ogni volta che i bambini dicono di non crederci più, una fatina muore! Una sera Giulio, con sguardo perplesso, mi ha chiesto se le fairies esistono anche in italiano: mi ha fatto sorridere, gli ho risposto che esistono in tutte le lingue del mondo, ma ho deciso di non dirgli che in italiano si dice “fate”!

Come procurarsi una porticina delle fate

Se il bricolage è il vostro pane non avrete altro da fare che mettere in moto mani e fantasia. Ma se quest’ultima non è il vostro forte, e la manualità non vi manca, cercate uno dei tanti tutorial su come costruire una porticina delle fate che potete trovare su YouTube (eccone alcuni). Siete scarsamente dotati del gene del bricoleur? Amazon può venirvi in aiuto: cercando fairy doors o porticine delle fate troverete un’ampia gamma di porticine già belle e pronte, o da decorare come quella che abbiamo noi. Buon divertimento e, se avete qualche esperienza da condividere al riguardo non esitate a lasciare il vostro contributo!

porticina-delle-fate_2

seconda-lingua

Bilinguismo: come si impara una seconda lingua

Come, quando e quanto

L’acquisizione del linguaggio: un processo incredibilmente complesso

Difficilmente ne siamo consapevoli, ma imparare a parlare richiede al bambino di acquisire un certo numero di abilità complesse, senza le quali non è possibile arrivare al risultato finale, ovvero comunicare.

  • Per prima cosa è necessario imparare a separare i fonemi per distinguere le parole.
  • Poi il bambino deve imparare la complessa ginnastica tra lingua, denti e palato, che serve a riprodurre i vari suoni e a pronunciare le parole. Gli errori di pronuncia che si fanno nel corso di questa fase rimangono tra i ricordi più belli per un genitore. Io e mio marito ci sciogliamo ancora al ricordo di quando Giulio chiamava suo fratello Attoli. Ci è voluto un po’ per arrivare a Ettore, ma Attoli era così carino e appropriato al soggetto!
  • Altra abilità da acquisire è quella di mettere insieme le parole per comporre frasi di senso compiuto.
  • A questo punto le frasi devono essere messe insieme per creare un discorso comprensibile.
  • Da ultimo il bambino impara a variare e modulare il proprio linguaggio a seconda dell’interlocutore e del contesto.

Se ci pensate bene è alquanto incredibile che un bambino riesca a fare tutto ciò nel giro di 3/4 anni! Le cose si complicano ulteriormente quando all’apprendimento della lingua nativa si aggiunge quello di una seconda lingua.

Che cos’è la teoria della Grammatica Universale

Quando l’ho studiata all’università, la teoria della Grammatica Universale di Noam Chomsky mi ha affascinato moltissimo. Nel cervello di quel meraviglioso esserino spara pupu che, all’apparenza, sembra non sapere nulla della vita e del mondo, accadono cose meravigliose. Secondo Chomsky ogni bambino nasce con una grammatica universale nel cervello, una specie di compendio di tutte le possibili regole grammaticali delle lingue del mondo. Chomsky sostiene che per attivare questa selezione, il cervello del bambino abbia uno speciale dispositivo di acquisizione linguistica (Language Acquisition Device). Messa così sembra un po’ fantascienza, ma studiando una lingua straniera, vi sarete accorti che esistono delle strutture comuni. Ogni lingua possiede le categorie di nomi, verbi e aggettivi. Ogni lingua possiede delle modalità di negare, fare una domanda, o indicare la differenza tra uno o più di uno. Quando un bambino impara una lingua nativa dall’ambiente circostante, passa da una grammatica universale, ad una particolare, che mantiene delle opzioni e ne elimina altre.

Le differenze tra prima e seconda lingua

Alcuni studiosi sostengono che la teoria della Grammatica Universale sia applicabile anche all’acquisizione della seconda lingua (altri invece no, ce ne fosse una dove son tutti d’accordo!). Ma se anche così fosse, é innegabile che le capacità di esprimersi nella seconda lingua, sono diverse rispetto alla lingua predominante. Questo vale anche per bambini che vengono esposti alla seconda lingua già prima dell’anno. Le due lingue verranno parlate con una frequenza diversa (la nativa più della seconda). Anche l’interlocutore sarà diverso (spesso un solo genitore, o solo a scuola, o solo con i nonni, ecc.). Non solo, il bambino parlerà l’una o l’altra lingua per scopi diversi. E’ utopia pensare che sia possibile esporre il bambino in modo uguale alla prima e alla seconda lingua.

Le fasi nell’apprendimento della seconda lingua

Patton O. Tabors (in One Child, Two Languages) ha identificato alcune fasi tipiche. Per quanto riguarda i miei figli, in effetti, ha funzionato proprio così. Fino ai due anni i gemelli hanno parlato solo italiano. Era evidente che capivano perfettamente quello che dicevo in inglese, ma le risposte erano solo in italiano. Dai due anni in poi hanno cominciato a infilare parole inglesi in modo un po’ “telegrafico”, qua e là. Solo verso i quattro anni hanno cominciato a costruire frasi intere, ma mai a comando, solo quando gira a loro. Ora che ne hanno cinque si sforzano di fare piccoli discorsi con più frasi consecutive, sempre e solo se gli gira giusta! Producono discorsi più elaborati quando parliamo delle storie che leggiamo la sera o dei cartoni che guardano, perché ovviamente sono temi su cui possiedono un vocabolario più ampio!

Se il bambino bilingue non spiccica una parola nella seconda lingua

Molti degli amici che hanno deciso di intraprendere il percorso del bilinguismo hanno una problematica comune. E’ evidente che il bambino capisce tutto quello che gli viene detto nella seconda lingua, spesso anche oltre le più rosee aspettative! Eppure il pupo non spiccica una parola, non una frasetta, nulla di nulla. Oppure si limitano ad inserire una parolina qui o lì: io avevo l’impressione che lo facessero più per gratificare me che per un sincero desiderio di parlare in inglese. Sono una inguaribile ottimista, ho cercato di guardare al bicchiere mezzo pieno. Ma questa cosa è comunque un po’ scoraggiante, considerato quanto impegno ci mettiamo e quanta pazienza e costanza serve per coltivare il bilinguismo. Ma sappiatelo, questo non è un buon motivo per perdersi d’animo!

Che cos’è l’interlingua e perché è importante e incoraggiante

Tra il momento in qui il bambino elabora qualche frase compiuta al raggiungimento di un buon livello nella seconda lingua, si colloca quello che gli esperti definiscono interlingua. Questo è un concetto confortante: cari genitori, portate pazienza, i vostri pargoli non impareranno immediatamente. Quando e come dipenderà da molti fattori diversi: per quanto tempo nella giornata ascoltano qualcuno che parla loro nella seconda lingua, se hanno o meno occasione di parlarla con dei coetanei, se hanno occasione di andare o meno nel paese in cui si parla, se il contesto intorno approva o meno che loro si esprimano in modo diverso dalla lingua nativa. Sarà impossibile prevedere quando il vostro bambino comincerà ad esprimersi bene e fluidamente nella seconda lingua: nel frattempo accontentatevi dell’interlingua e della consapevolezza che prima o poi accadrà sicuramente.

Quando la tempistica è fondamentale

Se avete letto il blog post sulla potatura sinaptica, sapete già che ci sono delle fasi critiche e fondamentali per l’acquisizione di una seconda lingua. E’ oramai unanimemente opinione della comunità scientifica (ecco qui almeno son tutti d’accordo) che il periodo critico si collochi tra 1 anno e la pubertà. Tra i 12 e i 15 anni le capacità di apprendere calano repentinamente. Quando si impara una lingua dopo questo periodo, la qualità e fluidità nel parlare saranno drasticamente diverse da quelle di una lingua appresa nell’infanzia. In quel caso non si parlerà più di seconda lingua, ma di lingua straniera. Quindi il consiglio è sempre: non perdete tempo, prima si comincia meglio è.

Girl-power

Girl power: cosa c’entra con il bilinguismo

Capovolgere gli stereotipi

Perché è importante trasmettere il concetto di Girl Power

Mi sono resa conto di quanto fosse necessario rimettere i “puntini sulle i” rispetto alla parità di genere all’inizio della materna. Fino a quel momento non mi sembrava che i gemelli percepissero una grande differenza tra l’essere maschi o femmine. Poi un giorno Ettore dice, dall’alto della sua esperienza di treenne, che un tal gioco è da maschi, perché i maschi sono forti, e le femmine no! Sono balzata sulla sedia, e mi sono adoperata per smontare le sue granitiche convinzioni (che così sono quelle trasmesse dagli altri treenni!). Se n’è andato perplesso ma con qualcosa su cui riflettere.

Libri, girl power e bilinguismo

Se leggete questo blog sapete quanto, per esperienza personale, i libri ci stiano aiutando nel compito di coltivare una seconda lingua in famiglia. Ma, bilinguismo a parte, sono comunque convinta che, le persone che i miei figli saranno tra cinque anni, dipenderà anche dai libri che, nel frattempo, avranno l’occasione di leggere. Mi piace pensare che sarà anche grazie a libri come questi, che i gemelli avranno un rapporto sano e non condizionato da stereotipi con le ragazze. E in fondo, anche se ci si pensa poco, se le bambine possono essere quello che desiderano, vuol dire che anche loro, come bambini, avranno la libertà di essere quello che vorranno.

Bambine che cambiano il punto di vista: Elisabeth, Rosie, Pearl e una bambina senza nome

Non che la situazione si sia risolta definitivamente. Purtroppo il contesto intorno che cerca di incasellare maschi e femmine in ruoli precisi. Mi piacerebbe, nei limiti del possibile, che i miei figli potessero invece decidere come vogliono essere, e come possono essere gli altri, senza troppi condizionamenti. A questo scopo mi è stato utile avere a disposizione questa serie di bellissimi libri.

Girl-power

Le femmine non sono tutte principesse e i maschi non sono tutti cavalieri: due eroine che la pensano così!

Elisabeth, una principessa vestita con una busta della spesa

Abbiamo cominciato a leggere The Paperbag Princess poco dopo i due anni e non abbiamo più smesso. Perché è sempre il principe a salvare la principessa? Perché non può essere la principessa a salvare il principe? Quando la moglie di Robert Munsch, quarant’anni fa, gli pose questa domanda, non avrebbe mai pensato che ne sarebbe venuta fuori una storia da 3 milioni di copie. Fu così che Munsch decise di modificare la trama di una delle sue favole sui draghi. Elisabeth è decisamente una principessa fuori dagli schemi. Il drago ha distrutto tutti i suoi attributi principeschi e rapito il suo promesso sposo. Non le resta che indossare una busta della spesa, l’unica cosa rimastale, e correre a salvare il principe. Dopo aver tratto in inganno il drago, Elizabeth salva il principe Ronald, che però sembra essere più colpito dal suo abbigliamento poco regale che dal coraggio dell’impresa. E anche qui la nostra principessa cambia le regole del gioco: da del rospo a Ronald e trasforma il consueto “e vissero felice e contenti” in un “alla fine non si sposarono”! Seguendo questo link trovate l’autore che legge il libro.

Pearl, la principessa che salvava Re e draghi

Julia Donaldson è una delle nostre autrici preferite. Probabilmente la conoscerete per opere più famose come The Gruffalo o Room on the Broom. Le storie che hanno come protagonista la principessa Pearl non sono però meno avvincenti. In Zog, la principessa Pearl si fa volontariamente rapire per diventare la dottoressa dei draghi. In Zog and the Flying Doctors, dopo aver curato gli animali, insieme al cavaliere Gadabout e al Drago Zog, viene imprigionata dallo zio Re. Le principesse non fanno i dottori, stanno nei castelli e passano il tempo a ricamare cuscini vestite in abiti sfarzosi. Il Re ne è convinto, e rinchiude Pearl nella torre. Ma Pearl non ci sta proprio, e quando è il Re ad ammalarsi, l’unica a trovare la cura è lei, la principessa dottoressa. E a volte è anche una fortuna trovare una principessa a cui dei cuscini ricamati e dei vestiti sfarzosi non importa un gran che! Anche per questo libro trovate su YouTube la lettura animata, e se volete approfondire, questo è il sito di Alex Scheffler l’illustratore dei libri più famosi di Julia Donaldson.

Quando le bambine insegnano la perseveranza

Rosie vuole fare l’ingegnere

Rosie Revere Engineer di Andrea Beaty è il libro preferito di Giulio. Lo leggiamo senza sosta da quando aveva due anni e mezzo. La terminologia non è proprio semplicissima e anche le tematiche hanno vari livelli di comprensione. Si tratta di un libro dolcissimo e divertentissimo allo stesso tempo. I disegni di David Roberts sono meravigliosi: i ritratti degli zii di Rosie e l’ambientazione anni ’70 sono esilaranti! Rosie ama costruire strane invenzioni. Ma da quando lo zio Fred ha riso a crepapelle del suo cappello spara formaggio, che dovrebbe tenere lontani i serpenti, ha deciso di tenere per sé le sue idee. Ma tutto cambia quando arriva la vecchia zia Rose: da giovane riparava aeroplani, ma non ha mai volato in vita sua. Per esaudire il desiderio della zia, Rosie si cimenta nella costruzione di un elicottero, anche questo alimentato a formaggio! Ma dovrà imparare che solo accettando gli insuccessi e continuando a provare, riuscirà a far funzionare la sua invenzione. Questo è il sito di Andrea Beaty: ci potete trovare spunti molto carini sulle strane invenzioni di Rosie Revere.

La bambina senza nome ci insegna come calmarci e a superare le difficoltà

The Most Magnificent Thing di Ashley Spires è un libro meraviglioso e premiatissimo. E a ragione. Noi non abbiamo retto alla questione dei protagonisti senza nomi, e dopo un po’ i gemelli si sono accordati su Lucy per la bambina e Gaston per il fido assistente canino. La bambina senza nome ha in mente un’invenzione meravigliosa. Ma nessuno dei suoi innumerevoli tentativi la soddisfa: crea una serie di strani aggeggi, nessuno dei quali è lontanamente vicino a quello che ha in mente. L’impazienza e l’irritazione montano fino all’esplosione. Giulio si riconosce moltissimo in questa scena: abbiamo anche noi qualche problemino di auto controllo! Quattro passi, una camminata per calmarsi e schiarirsi le idee, e la bambina ricomincia a provare fino ad ottenere il risultato sperato, e costruisce la sua invenzione meravigliosa. Qui trovate una lettura del libro da parte dell’autrice.

Vi faccio presente che i libri di cui ho parlato sono tradotti in moltissime lingue, quindi non avrete che l’imbarazzo della scelta. Non mi resta che augurarvi buona lettura e chiedervi, dopo che lo avrete fatto, di commentare e sapermi dire cosa ne pensate!

potatura sinaptica

La potatura sinaptica: perché nel bilinguismo è fondamentale.

Che cos’è la potatura sinaptica

È una delle meraviglie della natura umana, e ne sono venuta a conoscenza solo da pochi mesi! Ho letto per la prima volta della potatura sinaptica ne “L’intelligenza emotiva” di , libro che consiglio a tutti, soprattutto a chi ha figli da crescere. Cercherò di spiegarlo, così come l’ho capito io, nel modo più semplice possibile.

Quando il cervello deve fare pulizia per crescere

Dal momento in cui un bambino nasce, i neuroni cominciano a creare innumerevoli collegamenti, le sinapsi, appunto. Nei primi due anni di vita le sinapsi si formano ad una velocità incredibile creando una serie di contatti infiniti: si calcola che al termine di questo periodo nel cervello di un bambino siano più numerosi delle stelle che compongono la Via Lattea. È proprio in questo momento che avviene la prima potatura. Per diventare più efficiente, il cervello si disfa delle sinapsi poco utilizzate per potenziare quelle che gli sono più necessarie. Nei due anni successivi le ramificazioni vengono “potate” di circa il 50%.

I “terribili 2”!

Avete mai sentito parlare dei “terribili 2”? Chiamano così quel periodo attorno ai due anni quando i bambini sembrano improvvisamente diventare ingovernabili. Ecco, adesso sapete perché accade, poi gestire il periodo nel concreto è un’altra storia. Due gemelli in quella fase sono una bella sfida. A volte ho l’impressione che in quel periodo qualcosa non abbia funzionato a dovere. Ettore e Giulio sembrano aver dimenticato di potare alcune sinapsi tipo: fare una faccia schifata ogni volta che ho una verdura nel piatto, o far finta di essere sordo ogni volta che non voglio fare quello che mi viene chiesto! Pensavo fossero sinapsi inutili, e invece …

Ma non solo

Quella dei due anni è solo la prima potatura sinaptica. La seconda avviene tra i 6 e i 7 anni, e l’ultima comincerà verso i 14 anni, e corrisponderà con l’adolescenza. Insomma, avrete capito che la potatura sinaptica porta con sé degli sconvolgimenti non trascurabili. Si tratta di fasi critiche che portano con sé enormi potenzialità e sfide.

Cosa c’entra la potatura sinaptica con il bilinguismo

Tra tutte le incredibili sinapsi che si creano nei primi anni di vita ce ne sono innumerevoli che riguardano il linguaggio e la capacità che il cervello ha di apprendere e parlare più di una lingua. Se nel periodo precedente alla potatura sinaptica il bambino viene sottoposto ad una sola lingua, le connessioni relative all’abilità di parlare più lingue verranno potate: verranno potenziati i circuiti neurali che il bambino ha utilizzato di più, ed eliminati quelli che il cervello reputa inutili. La potatura sinaptica è un processo che si potrebbe definire come “usali o perdili”: o i collegamenti tra i neuroni relativi a linguaggi multipli vengono utilizzati e potenziati, o il cervello li considererà inutili e li poterà.

La plasticità del cervello

Se fino a poco tempo fa si pensava che, terminata la fase dello sviluppo, il cervello fosse un organo “rigido”, le neuro scienze hanno oramai confermato in modo inequivocabile che il cervello rimane plastico, e quindi modificabile, per tutta la vita.

L’importanza di non perdere l’occasione del bilinguismo

Saremo in grado di apprendere una lingua straniera in qualsiasi momento della vita. Ma quando parliamo di bilinguismo non intendiamo L’apprendimento in modalità “lingua straniera”. Solo se l’apprendimento di una lingua avviene prima della fine dell’adolescenza abbiamo la possibilità, in età a adulta, di parlare in modo fluente e senza il marcato accento della lingua numero 1. Per capire meglio: nel caso di bilingui si parla di lingua 1 e lingua 2, la prevalente e la secondaria. Per tutti gli altri si parla di lingua straniera. I periodi prima che avvenga la potatura sinaptica sono delle finestre preziose di opportunità per imparare qualsiasi cosa: quando un bambino viene esposto a lingue multiple nel periodo sensibile per l’apprendimento del linguaggio, il bilinguismo avviene senza sforzo, in modo naturale. Non è che in seguito non sia possibile imparare le lingue, è solo che diventa molto più difficile.

Non è troppo tardi per iniziare

Le finestre a disposizione sono tre, quindi se avete perso la prima, sfruttate la seconda. Se i vostri bambini sono già in età scolare, approfittate al massimo del periodo delle scuole elementari: i risultati saranno comunque molto buoni! Certo, non ascoltate chi vi dice che prima devono imparare l’italiano: il risultato ottimale si ottiene se la lingua 2 viene appresa contemporaneamente alla lingua 1.

Oggi molti dei pregiudizi sul bilinguismo sono stati demoliti dalla scienza: dalla linguistica e dalle neuroscience. Le nuove tecnologie, se da un lato rischiano di diventare una dipendenza, dall’altro ci mettono a disposizione una quantità enorme di materiale didattico e di strumenti incredibili per imparare. Mi fa sorridere il ricordo del mio enorme dizionario Russo-Italiano: l’enorme scrigno dei significati, che solo io riuscivo a leggere. Oggi, se lo desidero posso tradurre una parola dall’Italiano al Suomi con un’app sul mio cellulare! Una vocina un po’ metallica mi dirà anche come si pronuncia. Quindi il mio messaggio è questo: non fatevi scappare l’occasione, che sia da subito, o che usiate la finestra delle scuole elementari. Date la possibilità alla incredibile saggezza del cervello dei vostri bambini di esprimersi. Non permettete che l’abilità del bilinguismo venga potata.