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Progetto bilingue

Progetto bilingue: 5 dritte per non mollare

Chi ben comincia è a metà dell’opera, ma non basta.

Quando il progetto bilingue si arena.

Chi decide di crescere bambini bilingui parte con una buona dose di entusiasmo. Ma non sempre è sufficiente per riuscire a proseguire, soprattutto quando il genitore che introduce la seconda lingua non è nativo, come nel mio caso. Alcuni genitori mi hanno scritto di aver cominciato, ma di aver poi smesso. Altri mi chiedono come fare per ricominciare, altri ancora come fare per non smettere. Quindi ecco qui, i consigli, basati sulla mia esperienza: per non perdersi d’animo e non mollare.

Armatevi di PACU: pazienza, amore, costanza e una buona dose di umorismo

Pazienza. Non datevi obiettivi a breve termine: con il bilinguismo non funziona. La prima a farmi riflettere su questo aspetto è stata la pediatra di Ettore e Giulio. Donna saggia e di grande esperienza, quando i monelli assomigliavano ancora a due barilotti gonfi di latte, mi disse: “non si preoccupi se non le rispondono in inglese, lei continui imperterrita, anche se può sembrare il contrario, loro imparano, imparano tutto!”. Aveva ragione: ho dovuto aspettare i 4 anni prima di avere delle frasi compiute, e anche quelle, a volte, tirate fuori a fatica. Per un bel po’ mi sono dovuta accontentare della consapevolezza che capivano tutto.

Amore. Beh, questa è facile, se avete pensato di fare il regalo del bilinguismo ai vostri bambini, ne avete da vendere. Ma non fa mai male ripensare al motivo per cui lo state facendo: state dotando i vostri figli di super poteri, se vi passa la voglia pensate a questo!

Costanza. Questa è la parte più difficile. Non è sempre facile trovare le energie per fare lo sforzo mentale di esprimersi in un’altra lingua. Anche per genitori nativi che vivono tutta la giornata immersi in una lingua, può non essere facile cambiare registro per parlare con i bambini. Le prossime dritte serviranno ad essere il più possibile costanti. In ogni caso, siate indulgenti con voi stessi: io ho deciso di mettermi in pausa quando i bambini mi fanno veramente incavolare. Non sono sempre in grado di esprimere adeguatamente la mia incazzatura in inglese, quindi ci sta di arrabbiarsi in italiano!

Umorismo: non prendetevi troppo sul serio! Soprattutto se non siete nativi, non pretendete troppo da voi stessi e rideteci sopra. La pronuncia non è perfetta? Fate degli errori di grammatica? Non vi ricordate come si dice “tricheco”? Pace, va benissimo anche così!

Cominciate il prima possibile

Nei primi due anni di vita il cervello crea miliardi di connessioni sinaptiche. Se in questo periodo riceve il messaggio che esistono due o più lingue, sarà tutto più facile. Se potete, cominciate in questo periodo, meglio ancora, quando il bimbo è ancora nella pancia. Informatevi, e raccogliete qualche dato scientifico a supporto della vostra intenzione di parlare più di una lingua in famiglia. Vi servirà per rispondere a tutte le obiezioni di parenti e conoscenti che non sanno farsi gli affari propri. Quelli che vi diranno: “l’importante è che impari prima bene l’italiano”. Saprete spiegare a tono perché non è così e quali sono i vantaggi di inserire due lingue in contemporanea. È importante creare una piccola rete di supporto attorno al progetto bilingue. È facile perdersi d’animo se percepite che le persone che vi stanno vicino (tipo nonni, zii) non approvano.

Usate i libri come vostri alleati

Se frequentate questo blog sapete come la penso sui libri e il progetto bilingue. Si tratta di un elemento fondamentale. Ma eccovi qualche strategia in più. Fate come se foste a dieta: non comprate cose che non avete intenzione di mangiare, evitate le tentazioni. Fate in modo che in casa girino prevalentemente libri per i bambini nella seconda lingua. Così non avrete la tentazione di leggere nella prima lingua. Tenete a portata di mano i libri nelle zone della casa dove si legge: per la favola della buona notte, per mangiare o per giocare.

Usate bene la TV

Qui la tentazione di mettere un programma per bambini a caso è veramente forte. Quindi munitevi di tutti gli strumenti per resistere e rendete i programmi in lingua più accessibili. Create un vostro account YouTube. Iscrivetevi ai canali ufficiali dei programmi che vi interessano. Create delle playlist con gli episodi dei cartoni preferiti. In questo modo potrete accedere ai programmi che avete scelto dai vostri smartphone e da una qualsiasi Smart TV entrando dall’icona di YouTube. Noi abbiamo insegnato anche ai nonni a farlo: quando Giulio ed Ettore cominciano a menarsi a volte un cartone è un buon modo per sedare gli animi!

Programmate attività bilingui

Nell’apprendere una lingua nulla è più efficace del parlare e guardare negli occhi un’altra persona. Per evitare di perdere la seconda lingua nei meandri della vita a volte frenetica di un genitore, fermatevi. Esatto, decidete quali sono le attività che vi aiutano a fermarvi per passare tempo di qualità con il vostro bambino. A me piace l’arte e creare con le mani, quindi sono queste le attività che ci aiutano a fermarci. Ma usiamo anche i giri in bicicletta, le passeggiate nel bosco, i castelli di sabbia al mare, i bagni in piscina, le visite al museo. Insomma, scegliete voi, c’è l’imbarazzo della scelta.

Ecco, questi sono i miei consigli, ma sarei contenta di sentire anche i vostri: se avete qualche dritta anche voi, condividete! Quando il gioco si fa duro, una freccia in più al proprio arco non va mai male.

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Bilinguismo: come si impara una seconda lingua

Come, quando e quanto

L’acquisizione del linguaggio: un processo incredibilmente complesso

Difficilmente ne siamo consapevoli, ma imparare a parlare richiede al bambino di acquisire un certo numero di abilità complesse, senza le quali non è possibile arrivare al risultato finale, ovvero comunicare.

  • Per prima cosa è necessario imparare a separare i fonemi per distinguere le parole.
  • Poi il bambino deve imparare la complessa ginnastica tra lingua, denti e palato, che serve a riprodurre i vari suoni e a pronunciare le parole. Gli errori di pronuncia che si fanno nel corso di questa fase rimangono tra i ricordi più belli per un genitore. Io e mio marito ci sciogliamo ancora al ricordo di quando Giulio chiamava suo fratello Attoli. Ci è voluto un po’ per arrivare a Ettore, ma Attoli era così carino e appropriato al soggetto!
  • Altra abilità da acquisire è quella di mettere insieme le parole per comporre frasi di senso compiuto.
  • A questo punto le frasi devono essere messe insieme per creare un discorso comprensibile.
  • Da ultimo il bambino impara a variare e modulare il proprio linguaggio a seconda dell’interlocutore e del contesto.

Se ci pensate bene è alquanto incredibile che un bambino riesca a fare tutto ciò nel giro di 3/4 anni! Le cose si complicano ulteriormente quando all’apprendimento della lingua nativa si aggiunge quello di una seconda lingua.

Che cos’è la teoria della Grammatica Universale

Quando l’ho studiata all’università, la teoria della Grammatica Universale di Noam Chomsky mi ha affascinato moltissimo. Nel cervello di quel meraviglioso esserino spara pupu che, all’apparenza, sembra non sapere nulla della vita e del mondo, accadono cose meravigliose. Secondo Chomsky ogni bambino nasce con una grammatica universale nel cervello, una specie di compendio di tutte le possibili regole grammaticali delle lingue del mondo. Chomsky sostiene che per attivare questa selezione, il cervello del bambino abbia uno speciale dispositivo di acquisizione linguistica (Language Acquisition Device). Messa così sembra un po’ fantascienza, ma studiando una lingua straniera, vi sarete accorti che esistono delle strutture comuni. Ogni lingua possiede le categorie di nomi, verbi e aggettivi. Ogni lingua possiede delle modalità di negare, fare una domanda, o indicare la differenza tra uno o più di uno. Quando un bambino impara una lingua nativa dall’ambiente circostante, passa da una grammatica universale, ad una particolare, che mantiene delle opzioni e ne elimina altre.

Le differenze tra prima e seconda lingua

Alcuni studiosi sostengono che la teoria della Grammatica Universale sia applicabile anche all’acquisizione della seconda lingua (altri invece no, ce ne fosse una dove son tutti d’accordo!). Ma se anche così fosse, é innegabile che le capacità di esprimersi nella seconda lingua, sono diverse rispetto alla lingua predominante. Questo vale anche per bambini che vengono esposti alla seconda lingua già prima dell’anno. Le due lingue verranno parlate con una frequenza diversa (la nativa più della seconda). Anche l’interlocutore sarà diverso (spesso un solo genitore, o solo a scuola, o solo con i nonni, ecc.). Non solo, il bambino parlerà l’una o l’altra lingua per scopi diversi. E’ utopia pensare che sia possibile esporre il bambino in modo uguale alla prima e alla seconda lingua.

Le fasi nell’apprendimento della seconda lingua

Patton O. Tabors (in One Child, Two Languages) ha identificato alcune fasi tipiche. Per quanto riguarda i miei figli, in effetti, ha funzionato proprio così. Fino ai due anni i gemelli hanno parlato solo italiano. Era evidente che capivano perfettamente quello che dicevo in inglese, ma le risposte erano solo in italiano. Dai due anni in poi hanno cominciato a infilare parole inglesi in modo un po’ “telegrafico”, qua e là. Solo verso i quattro anni hanno cominciato a costruire frasi intere, ma mai a comando, solo quando gira a loro. Ora che ne hanno cinque si sforzano di fare piccoli discorsi con più frasi consecutive, sempre e solo se gli gira giusta! Producono discorsi più elaborati quando parliamo delle storie che leggiamo la sera o dei cartoni che guardano, perché ovviamente sono temi su cui possiedono un vocabolario più ampio!

Se il bambino bilingue non spiccica una parola nella seconda lingua

Molti degli amici che hanno deciso di intraprendere il percorso del bilinguismo hanno una problematica comune. E’ evidente che il bambino capisce tutto quello che gli viene detto nella seconda lingua, spesso anche oltre le più rosee aspettative! Eppure il pupo non spiccica una parola, non una frasetta, nulla di nulla. Oppure si limitano ad inserire una parolina qui o lì: io avevo l’impressione che lo facessero più per gratificare me che per un sincero desiderio di parlare in inglese. Sono una inguaribile ottimista, ho cercato di guardare al bicchiere mezzo pieno. Ma questa cosa è comunque un po’ scoraggiante, considerato quanto impegno ci mettiamo e quanta pazienza e costanza serve per coltivare il bilinguismo. Ma sappiatelo, questo non è un buon motivo per perdersi d’animo!

Che cos’è l’interlingua e perché è importante e incoraggiante

Tra il momento in qui il bambino elabora qualche frase compiuta al raggiungimento di un buon livello nella seconda lingua, si colloca quello che gli esperti definiscono interlingua. Questo è un concetto confortante: cari genitori, portate pazienza, i vostri pargoli non impareranno immediatamente. Quando e come dipenderà da molti fattori diversi: per quanto tempo nella giornata ascoltano qualcuno che parla loro nella seconda lingua, se hanno o meno occasione di parlarla con dei coetanei, se hanno occasione di andare o meno nel paese in cui si parla, se il contesto intorno approva o meno che loro si esprimano in modo diverso dalla lingua nativa. Sarà impossibile prevedere quando il vostro bambino comincerà ad esprimersi bene e fluidamente nella seconda lingua: nel frattempo accontentatevi dell’interlingua e della consapevolezza che prima o poi accadrà sicuramente.

Quando la tempistica è fondamentale

Se avete letto il blog post sulla potatura sinaptica, sapete già che ci sono delle fasi critiche e fondamentali per l’acquisizione di una seconda lingua. E’ oramai unanimemente opinione della comunità scientifica (ecco qui almeno son tutti d’accordo) che il periodo critico si collochi tra 1 anno e la pubertà. Tra i 12 e i 15 anni le capacità di apprendere calano repentinamente. Quando si impara una lingua dopo questo periodo, la qualità e fluidità nel parlare saranno drasticamente diverse da quelle di una lingua appresa nell’infanzia. In quel caso non si parlerà più di seconda lingua, ma di lingua straniera. Quindi il consiglio è sempre: non perdete tempo, prima si comincia meglio è.

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Girl power: cosa c’entra con il bilinguismo

Capovolgere gli stereotipi

Perché è importante trasmettere il concetto di Girl Power

Mi sono resa conto di quanto fosse necessario rimettere i “puntini sulle i” rispetto alla parità di genere all’inizio della materna. Fino a quel momento non mi sembrava che i gemelli percepissero una grande differenza tra l’essere maschi o femmine. Poi un giorno Ettore dice, dall’alto della sua esperienza di treenne, che un tal gioco è da maschi, perché i maschi sono forti, e le femmine no! Sono balzata sulla sedia, e mi sono adoperata per smontare le sue granitiche convinzioni (che così sono quelle trasmesse dagli altri treenni!). Se n’è andato perplesso ma con qualcosa su cui riflettere.

Libri, girl power e bilinguismo

Se leggete questo blog sapete quanto, per esperienza personale, i libri ci stiano aiutando nel compito di coltivare una seconda lingua in famiglia. Ma, bilinguismo a parte, sono comunque convinta che, le persone che i miei figli saranno tra cinque anni, dipenderà anche dai libri che, nel frattempo, avranno l’occasione di leggere. Mi piace pensare che sarà anche grazie a libri come questi, che i gemelli avranno un rapporto sano e non condizionato da stereotipi con le ragazze. E in fondo, anche se ci si pensa poco, se le bambine possono essere quello che desiderano, vuol dire che anche loro, come bambini, avranno la libertà di essere quello che vorranno.

Bambine che cambiano il punto di vista: Elisabeth, Rosie, Pearl e una bambina senza nome

Non che la situazione si sia risolta definitivamente. Purtroppo il contesto intorno che cerca di incasellare maschi e femmine in ruoli precisi. Mi piacerebbe, nei limiti del possibile, che i miei figli potessero invece decidere come vogliono essere, e come possono essere gli altri, senza troppi condizionamenti. A questo scopo mi è stato utile avere a disposizione questa serie di bellissimi libri.

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Le femmine non sono tutte principesse e i maschi non sono tutti cavalieri: due eroine che la pensano così!

Elisabeth, una principessa vestita con una busta della spesa

Abbiamo cominciato a leggere The Paperbag Princess poco dopo i due anni e non abbiamo più smesso. Perché è sempre il principe a salvare la principessa? Perché non può essere la principessa a salvare il principe? Quando la moglie di Robert Munsch, quarant’anni fa, gli pose questa domanda, non avrebbe mai pensato che ne sarebbe venuta fuori una storia da 3 milioni di copie. Fu così che Munsch decise di modificare la trama di una delle sue favole sui draghi. Elisabeth è decisamente una principessa fuori dagli schemi. Il drago ha distrutto tutti i suoi attributi principeschi e rapito il suo promesso sposo. Non le resta che indossare una busta della spesa, l’unica cosa rimastale, e correre a salvare il principe. Dopo aver tratto in inganno il drago, Elizabeth salva il principe Ronald, che però sembra essere più colpito dal suo abbigliamento poco regale che dal coraggio dell’impresa. E anche qui la nostra principessa cambia le regole del gioco: da del rospo a Ronald e trasforma il consueto “e vissero felice e contenti” in un “alla fine non si sposarono”! Seguendo questo link trovate l’autore che legge il libro.

Pearl, la principessa che salvava Re e draghi

Julia Donaldson è una delle nostre autrici preferite. Probabilmente la conoscerete per opere più famose come The Gruffalo o Room on the Broom. Le storie che hanno come protagonista la principessa Pearl non sono però meno avvincenti. In Zog, la principessa Pearl si fa volontariamente rapire per diventare la dottoressa dei draghi. In Zog and the Flying Doctors, dopo aver curato gli animali, insieme al cavaliere Gadabout e al Drago Zog, viene imprigionata dallo zio Re. Le principesse non fanno i dottori, stanno nei castelli e passano il tempo a ricamare cuscini vestite in abiti sfarzosi. Il Re ne è convinto, e rinchiude Pearl nella torre. Ma Pearl non ci sta proprio, e quando è il Re ad ammalarsi, l’unica a trovare la cura è lei, la principessa dottoressa. E a volte è anche una fortuna trovare una principessa a cui dei cuscini ricamati e dei vestiti sfarzosi non importa un gran che! Anche per questo libro trovate su YouTube la lettura animata, e se volete approfondire, questo è il sito di Alex Scheffler l’illustratore dei libri più famosi di Julia Donaldson.

Quando le bambine insegnano la perseveranza

Rosie vuole fare l’ingegnere

Rosie Revere Engineer di Andrea Beaty è il libro preferito di Giulio. Lo leggiamo senza sosta da quando aveva due anni e mezzo. La terminologia non è proprio semplicissima e anche le tematiche hanno vari livelli di comprensione. Si tratta di un libro dolcissimo e divertentissimo allo stesso tempo. I disegni di David Roberts sono meravigliosi: i ritratti degli zii di Rosie e l’ambientazione anni ’70 sono esilaranti! Rosie ama costruire strane invenzioni. Ma da quando lo zio Fred ha riso a crepapelle del suo cappello spara formaggio, che dovrebbe tenere lontani i serpenti, ha deciso di tenere per sé le sue idee. Ma tutto cambia quando arriva la vecchia zia Rose: da giovane riparava aeroplani, ma non ha mai volato in vita sua. Per esaudire il desiderio della zia, Rosie si cimenta nella costruzione di un elicottero, anche questo alimentato a formaggio! Ma dovrà imparare che solo accettando gli insuccessi e continuando a provare, riuscirà a far funzionare la sua invenzione. Questo è il sito di Andrea Beaty: ci potete trovare spunti molto carini sulle strane invenzioni di Rosie Revere.

La bambina senza nome ci insegna come calmarci e a superare le difficoltà

The Most Magnificent Thing di Ashley Spires è un libro meraviglioso e premiatissimo. E a ragione. Noi non abbiamo retto alla questione dei protagonisti senza nomi, e dopo un po’ i gemelli si sono accordati su Lucy per la bambina e Gaston per il fido assistente canino. La bambina senza nome ha in mente un’invenzione meravigliosa. Ma nessuno dei suoi innumerevoli tentativi la soddisfa: crea una serie di strani aggeggi, nessuno dei quali è lontanamente vicino a quello che ha in mente. L’impazienza e l’irritazione montano fino all’esplosione. Giulio si riconosce moltissimo in questa scena: abbiamo anche noi qualche problemino di auto controllo! Quattro passi, una camminata per calmarsi e schiarirsi le idee, e la bambina ricomincia a provare fino ad ottenere il risultato sperato, e costruisce la sua invenzione meravigliosa. Qui trovate una lettura del libro da parte dell’autrice.

Vi faccio presente che i libri di cui ho parlato sono tradotti in moltissime lingue, quindi non avrete che l’imbarazzo della scelta. Non mi resta che augurarvi buona lettura e chiedervi, dopo che lo avrete fatto, di commentare e sapermi dire cosa ne pensate!

potatura sinaptica

La potatura sinaptica: perché nel bilinguismo è fondamentale.

Che cos’è la potatura sinaptica

È una delle meraviglie della natura umana, e ne sono venuta a conoscenza solo da pochi mesi! Ho letto per la prima volta della potatura sinaptica ne “L’intelligenza emotiva” di , libro che consiglio a tutti, soprattutto a chi ha figli da crescere. Cercherò di spiegarlo, così come l’ho capito io, nel modo più semplice possibile.

Quando il cervello deve fare pulizia per crescere

Dal momento in cui un bambino nasce, i neuroni cominciano a creare innumerevoli collegamenti, le sinapsi, appunto. Nei primi due anni di vita le sinapsi si formano ad una velocità incredibile creando una serie di contatti infiniti: si calcola che al termine di questo periodo nel cervello di un bambino siano più numerosi delle stelle che compongono la Via Lattea. È proprio in questo momento che avviene la prima potatura. Per diventare più efficiente, il cervello si disfa delle sinapsi poco utilizzate per potenziare quelle che gli sono più necessarie. Nei due anni successivi le ramificazioni vengono “potate” di circa il 50%.

I “terribili 2”!

Avete mai sentito parlare dei “terribili 2”? Chiamano così quel periodo attorno ai due anni quando i bambini sembrano improvvisamente diventare ingovernabili. Ecco, adesso sapete perché accade, poi gestire il periodo nel concreto è un’altra storia. Due gemelli in quella fase sono una bella sfida. A volte ho l’impressione che in quel periodo qualcosa non abbia funzionato a dovere. Ettore e Giulio sembrano aver dimenticato di potare alcune sinapsi tipo: fare una faccia schifata ogni volta che ho una verdura nel piatto, o far finta di essere sordo ogni volta che non voglio fare quello che mi viene chiesto! Pensavo fossero sinapsi inutili, e invece …

Ma non solo

Quella dei due anni è solo la prima potatura sinaptica. La seconda avviene tra i 6 e i 7 anni, e l’ultima comincerà verso i 14 anni, e corrisponderà con l’adolescenza. Insomma, avrete capito che la potatura sinaptica porta con sé degli sconvolgimenti non trascurabili. Si tratta di fasi critiche che portano con sé enormi potenzialità e sfide.

Cosa c’entra la potatura sinaptica con il bilinguismo

Tra tutte le incredibili sinapsi che si creano nei primi anni di vita ce ne sono innumerevoli che riguardano il linguaggio e la capacità che il cervello ha di apprendere e parlare più di una lingua. Se nel periodo precedente alla potatura sinaptica il bambino viene sottoposto ad una sola lingua, le connessioni relative all’abilità di parlare più lingue verranno potate: verranno potenziati i circuiti neurali che il bambino ha utilizzato di più, ed eliminati quelli che il cervello reputa inutili. La potatura sinaptica è un processo che si potrebbe definire come “usali o perdili”: o i collegamenti tra i neuroni relativi a linguaggi multipli vengono utilizzati e potenziati, o il cervello li considererà inutili e li poterà.

La plasticità del cervello

Se fino a poco tempo fa si pensava che, terminata la fase dello sviluppo, il cervello fosse un organo “rigido”, le neuro scienze hanno oramai confermato in modo inequivocabile che il cervello rimane plastico, e quindi modificabile, per tutta la vita.

L’importanza di non perdere l’occasione del bilinguismo

Saremo in grado di apprendere una lingua straniera in qualsiasi momento della vita. Ma quando parliamo di bilinguismo non intendiamo L’apprendimento in modalità “lingua straniera”. Solo se l’apprendimento di una lingua avviene prima della fine dell’adolescenza abbiamo la possibilità, in età a adulta, di parlare in modo fluente e senza il marcato accento della lingua numero 1. Per capire meglio: nel caso di bilingui si parla di lingua 1 e lingua 2, la prevalente e la secondaria. Per tutti gli altri si parla di lingua straniera. I periodi prima che avvenga la potatura sinaptica sono delle finestre preziose di opportunità per imparare qualsiasi cosa: quando un bambino viene esposto a lingue multiple nel periodo sensibile per l’apprendimento del linguaggio, il bilinguismo avviene senza sforzo, in modo naturale. Non è che in seguito non sia possibile imparare le lingue, è solo che diventa molto più difficile.

Non è troppo tardi per iniziare

Le finestre a disposizione sono tre, quindi se avete perso la prima, sfruttate la seconda. Se i vostri bambini sono già in età scolare, approfittate al massimo del periodo delle scuole elementari: i risultati saranno comunque molto buoni! Certo, non ascoltate chi vi dice che prima devono imparare l’italiano: il risultato ottimale si ottiene se la lingua 2 viene appresa contemporaneamente alla lingua 1.

Oggi molti dei pregiudizi sul bilinguismo sono stati demoliti dalla scienza: dalla linguistica e dalle neuroscience. Le nuove tecnologie, se da un lato rischiano di diventare una dipendenza, dall’altro ci mettono a disposizione una quantità enorme di materiale didattico e di strumenti incredibili per imparare. Mi fa sorridere il ricordo del mio enorme dizionario Russo-Italiano: l’enorme scrigno dei significati, che solo io riuscivo a leggere. Oggi, se lo desidero posso tradurre una parola dall’Italiano al Suomi con un’app sul mio cellulare! Una vocina un po’ metallica mi dirà anche come si pronuncia. Quindi il mio messaggio è questo: non fatevi scappare l’occasione, che sia da subito, o che usiate la finestra delle scuole elementari. Date la possibilità alla incredibile saggezza del cervello dei vostri bambini di esprimersi. Non permettete che l’abilità del bilinguismo venga potata.

cartoni bilingui

Bilingui con i cartoni: quattro titoli per cominciare dai due anni in poi.

Come e perché usare i cartoni animati per stimolare il bilinguismo precoce

Usare i materiali video in modo attivo

La TV, si sa, è un’ottima babysitter, ma non è in questa veste che ci può aiutare a crescere un bambino bilingue. Se vogliamo sfruttare al massimo anche questo strumento, dobbiamo usarlo come fosse un libro. Non penseremmo mai che il modo più utile di usare un libro sia lasciarlo nelle mani di un duenne e andarcene. Lo stesso vale per un cartone animato. Lo so, la sera, tornati da una lunga giornata di lavoro, non era una puntata di Peppa Pig l’attività rilassante che avevate in mente. Purtroppo però, il modo migliore per far fruttare quello che altrimenti sarebbe un’attività passiva, è renderla attiva. Il mio consiglio è questo: scegliete i cartoni con cura a seconda dell’età del bambino, guardateli insieme, parlatene, chiedete al bambino di spiegarvi cosa succede e perché. Vedrete, saranno incredibilmente soddisfatti di essere, per una volta, quelli che insegnano. E voi gongolerete, nella consapevolezza che hanno perfettamente capito quello che è apparso sullo schermo! Ecco qui i primi cartoni che hanno guardato i gemelli monelli, quelli a cui ci siamo affezionati, e quelli che la mamma ha trovato più utili.

Peppa Pig: un cartone animato che non vi lascerà scampo

La conoscete appena e già la odiate? Trovate la grafica del cartone decisamente inquietante per la sua assurda bidimensionalità? Preferireste 80 cambi pannolini con sorpresa, piuttosto che vederne una puntata? Fatevene una ragione, Peppa Pig è un male necessario. Vi chiederete, a ragione, come è possibile che un cartone animato che, ad uno sguardo superficiale, può sembrare incredibilmente banale, abbia avuto un travolgente successo planetario!

Uno dei ricordi più esilaranti del periodo in cui i miei figli impazzivano per Peppa Pig, è la faccia schifata di mio suocero ogni volta che passava davanti alla TV accesa! Eppure Peppa può diventare un ottimo alleato. Il segreto del suo successo consiste, a mio parere, in due fattori fondamentali. I creatori del cartone hanno intenzionalmente voluto inserirsi in un target, quello dei bambini a partire dai 2 anni, per il quale al tempo non esistevano prodotti mirati e di qualità. Phil Davies, Mark Baker e Neville Astley, hanno basato le avventure di Peppa sulla vita quotidiana dei loro figli, al tempo  in età prescolare: il fatto che il punto di vista della narrazione sia quello di Peppa e dei sui amici, rende il cartone estremamente coinvolgente (per i bambini, voi vi annoierete a morte!).

I pregi di Peppa Pig

Non dovrete mai temere che i contenuti di Peppa Pig si rivelino problematici o negativi per i bambini, ad eccezione delle dannate “muddy puddles”, le pozzanghere fangose che diventeranno un’attrazione irresistibile. Per chi decide di introdurre l’inglese come seconda lingua, la pronuncia e il ritmo del parlato sono ottimi. Troverete facilmente DVD con la possibilità di vedere le puntate anche con i sottotitoli in italiano o altre lingue. Trovate tutte le vecchie serie su YouTube senza grandi sforzi.

Sarah and the Duck: delicato e poetico, ci piace da matti

Questo cartone animato è bellissimo, scusate l’entusiasmo. A differenza di Peppa Pig non c’è nessun intento educativo, le avventure di Sarah sono semplici, ma la narrazione è delicata ed elegante. La voce narrante è rilassante e suadente. Se la grafica di Peppa Pig fa inorridire più di qualcuno, i disegni di Sarah and the Duck sono un piacere per gli occhi. Insomma un bel cartone rilassante da guardare insieme ai bambini. Se avete un abbonamento Amazon Prime, potrete guardare tutte le serie scegliendo lingue e sottotitoli, altrimenti potete iscrivervi al canale YouTube di Sarah and the Duck Official. C’è anche un sito ufficiale molto carino dove trovate materiale a tema, tra cui apps, immagini da stampare e colorare, ricette e lavoretti vari da fare con i bambini e i disegni di Sarah. Anche questo cartone è totalmente adatto a bimbi piccoli e non dovete preoccuparvi di contenuti inadatti.

Sarah and the Duck

Tom the Tow Truck: se lo reggete non vi deluderà

Questo cartone animato, che i miei figli hanno malauguratamente guardato all’infinito, lo ha scoperto per caso mio marito. Non avete idea delle maledizioni che gli ho mandato! Premessa: ho un certo spirito ambientalista, ma sicuramente l’obiezione che vi sto per fare vi sembrerà eccessiva. Ve la faccio ugualmente: un mondo immaginario dove non ci sono umani, ma solamente macchine pseudo parlanti, a mio parere è incredibilmente inquietante. I gemelli monelli non la pensano così e si sono incapricciati di Tom the Tow Truck fino alla nausea (la mia ovviamente). Si tratta di un cartone animato creato al computer su un mondo di veicoli, Car City,  dove tutti sono occupati a risolvere problemi come mezzi in avaria, frane sui binari, o auto che superano i limiti di velocità.  Tom è sempre pronto ad intervenire per rimuovere il compagno acciaccato e portarlo nella sua officina per le eventuali riparazioni. Direte: che noia! Peggio! Non chiedetemi perché, ma i bambini lo adoravano. Hanno imparato tutti i nomi dei possibili veicoli: steam roller, fork lift, candy car, e chi più ne ha più ne metta! Tom e i suoi amici non parlano, ma mugugnano in modo strano. Una voce narrante interagisce con i personaggi e parla un inglese/americano molto chiaro e scandito. Pertanto, se riuscite a reggerlo, Tom the Tow Truck è ottimo. Chi ha un abbonamento a Prime trova tutte le puntate in tutte le lingue e sottotitoli, altrimenti potete iscrivervi al canale YouTube di Car City.

Tom the Tow Truck

Ancora Spot il cane: il primo cartone animato

Ho già parlato di Spot il cane nel blog post riguardante i libri con cui cominciare a leggere ai bambini in una seconda lingua. Per chi non conoscesse Spot vi rimando pertanto a quell’articolo. Oltre ai bellissimi libri trovate, sempre su YouTube, i vecchi cartoni animati di Spot. Ve li raccomando come primo approccio alla TV dai due anni in poi: se avete già introdotto i libri, i bambini riconosceranno con piacere il personaggio. In ogni caso si tratta di storie estremamente semplici e dal ritmo lento. Le parole sono scandite e pronunciate correttamente, in linea con le esigenze di un pubblico di bimbi piccoli, per i quali è meglio evitare immagini o suoni troppo stimolanti. Eccovi il link alle serie complete 1, 2, 3, anche queste, da aggiungere alla vostra playlist per le emergenze!

Ancora su video e bilinguismo

Se volete approfondire altri aspetti del rapporto tra materiali audiovisivi (cartoni, film, ecc. nella seconda lingua), vi potrebbe interessare anche questo blog post su Televisione e bilinguismo. Per il resto, buona visione, e se trovate altri cartoni animati che vi entusiasmano, segnalatemeli!

Chris Haughton we have a plan

Libri per bambini bilingui da 0 anni: tre autori indispensabili

Quali sono i “must have” per cominciare a leggere ai bambini in una seconda lingua.

La selezione di Piccoli Camaleonti

Quando ho deciso che Giulio ed Ettore avrebbero imparato l’Inglese in contemporanea all’Italiano mi sono trovata un po’ spiazzata. Non avevo esperienza di letteratura per bambini tanto meno per bambini piccolissimi. Purtroppo in una città non grandissima come Padova, andare in una libreria non risolve gran che il problema. La scelta di libri in lingua è limitata e spesso indirizzata a chi la studia come lingua straniera. Ho comperato un buon numero di libri che sono stati aperti una volta per poi essere prontamente dimenticati. Questa è la selezione degli autori che ci sono piaciuti di più: quelli che abbiamo letto e riletto, e che ancora, ogni tanto, i gemelli monelli amano tirar fuori dallo scaffale.

“Shh! We have a plan”: quando l’immagine è fondamentale

I libri di Chris Haughton ci sono piaciuti da matti. Forse “We have a plan” è stato il primo vero libro della buona notte, quello che i bambini ti chiedono di leggere fino alla nausea (la tua ovviamente, a loro sta benissimo così). Ma questi libri sono una delizia per gli occhi. Haughton è un illustratore irlandese: al momento ha pubblicato quattro libri. “Shh! We have a plan” parla di come sia necessario mettersi in un rapporto paritario con la natura, che implica rispetto e non prevaricazione. Sembra noioso messa così, ma il tema è sviluppato in modo divertentissimo. “Oh No, George!” illustra come sia importante imparare a seguire le regole e soprattutto a resistere alle tentazioni. Anche qui, sembra banale, ma George vi farà innamorare. “A bit lost” è l’avventura di un gufetto che si è perso e di un simpatico scoiattolo che lo aiuta a cercare la sua mamma. Goodnight Everyone è un bellissimo libretto della buona notte per i più piccini. Insomma, se volete cominciare con libri belli e divertenti questi sono perfetti. A noi li ha regalati la mia amica Lisa, che sa il fatto suo quanto a letteratura per l’infanzia. Se volete avere una panoramica competa vi consiglio di vistare il sito di Chris Haughton. Su YouTube trovate anche vari autori che leggono il libro per uno spunto.

Elmer l’elefantino a patchwork

Elmer è stato per parecchio tempo il nostro compagno di “pappa”. Ecco, questi sono i libri che, a riaprirli oggi, sono un po’ come le tombe dei faraoni: tra una pagina e l’altra si può ancora intuire il tipo di alimentazione che avevano al tempo Ettore e Giulio!
Il personaggio di Elmer è uscito dalla penna di David McKee oramai quasi una trentina di anni fa. Ho imparato a fidarmi dei cosiddetti “classici”: alla fine c’è sicuramente un motivo se un libro o un personaggio continuano ad essere letti per trent’anni, e nel caso di Elmer il motivo è evidente.

Un classico ancora incredibilmente attuale

Diciamo che le storie di Elmer l’elefantino difficilmente vi sembreranno così datate. David McKee racconta come l’idea di questo personaggio gli sia venuta da un episodio di razzismo che lo ha coinvolto da vicino. Un giorno passeggiando con la figlia Chantel, sentì un ragazzo esclamare “Guarda, c’è un negro!”. Il ragazzo stava parlando di sua figlia: la prima moglie  dello scrittore è di origini Anglo Indiane e Chantel ha la pelle scura. McKee non poteva crederci. E’ bello pensare che anche una cosa spiacevole può essere a volte incredibilmente positiva. Elmer è un emblema dell’accettazione del diverso e delle sue incredibili ricchezze. L’elefantino vorrebbe tanto essere come tutti gli altri, tanto che a più riprese cerca di ingrigirsi per assomigliare ai suoi simili. Ma nemmeno questo funziona: non solo i suoi compagni non lo riconoscono più, ma basta un po’ di pioggia per restituire ad Elmer tutta la sua incredibile gamma di colori. La cosa bella di questi libri è che crescono con i bambini: si parte da libretti in cartone rigido adatti a manine di 1-2 anni, per poi passare ad avventure più complesse ed articolate adatte a bambini di 3-4 anni. Noi abbiamo cominciato  con quelli per i più piccoli che, ho scoperto, esistono anche in edizione bilingue: Elmer’s Weather, Elmer’ Day, Elmer’s Colours. Questi sono inglese/italiano, ma esistono in praticamente tutte le lingue, anche inglese/bengali! Abbiamo continuato con altre storie: l’autore ne ha scritte oltre una ventina e sono tradotte in 50 lingue! Le nostre preferite sono Elmer and the Whales ed Elmer and the Hippos.

Elmer the patchwork elephant

Spot: c’è chi lo ha definito un’esperienza fondamentale dell’infanzia

Lo dice il Parents Magazine, e se può sembrare un po’ esagerato, diciamo che comunque Spot e le sue avventure vi doneranno dei piacevolissimi momenti. Il personaggio del cagnolino Spot è stato creato negli anni ’80 da Eric Hill e da allora non ha più smesso di accompagnare i bambini nelle prime letture. Il libro più famoso, e che vi consiglio è Where is Spot. Lo abbiamo letto tipo 697 volte solamente! Non chiedetemi perché, ma il gioco di cercare Spot sotto alle linguette di carta fa impazzire i bambini. Ettore attorno ai due anni, ancora non parlava gran che bene, ha costretto la nonna ad impararlo a memoria, con tanto di esclamazioni di meraviglia ogni volta che sotto alla linguetta invece di Spot si trova un altro animale. Piccolo particolare: mia suocera non parla l’inglese! Se date un’occhiata al sito dedicato a Fun with Spot, troverete, oltre ad altri titoli, anche giochi interattivi e applicazioni per tablet e smartphone. Su YouTube si trovano agevolmente anche i cartoni animati sulle avventure di Spot, che sono molto carini e adatti anche a bimbi piccoli. I libri di Spot sono stati tradotti in oltre 50 lingue, quindi, qualsiasi sia la seconda lingua che parlate in famiglia, non avrete difficoltà a trovare quello che fa al caso vostro.

Chi ben comincia è a metà dell’opera

I libri sono fondamentali nella prima infanzia, e per un progetto di bilinguismo sono indispensabili. Cominciare fin da piccolissimi con libri che sappiano entusiasmare e attirare l’attenzione è molto importante per instaurare una routine che preveda la lettura quotidiana. Dato che poi siamo noi genitori a dover leggere, se cominciamo con libri esteticamente piacevoli e con storie interessanti, può diventare un momento rilassante anche per noi.

Hervé Tullet e bilinguismo

Colori in tutte le lingue: Hervé Tullet

Come usare i libri di questo fantastico autore per insegnare una seconda lingua al vostro bambino.

Chi non conosce Hervé Tullet

La prima impressione dei gemelli monelli

Ettore e Giulio, e se è per questo pure io, adorano i libri di Hervé Tullet. Quando sono arrivati i primi due, dono della saggia zia Daniela che conosce l’importanza dell’arte per i più piccoli, sono stati accolti con un misto di curiosità e diffidenza. Questi strani libri non raccontano nulla, non hanno personaggi, e non c’è scritto quasi niente: solo bellissime macchie di colore. Per un po’ di tempo, non essendo adatti per la lettura della buona notte, sono stati relegati a libri … diciamo da toilette. Vi ho già raccontato che verso i due anni la cacca è diventata improvvisamente un argomento “spinoso”: ecco, diciamo che li usavamo per stimolare il transito intestinale!

Cosa centra Tullet con il bilinguismo

Non abbiamo capito subito le grandi potenzialità di questi meravigliosi libri, ma poco a poco sono diventati dei compagni inseparabili. La cosa meravigliosa dei libri di Tullet è il modo in cui stimolano e incoraggiano il dialogo tra il bambino e l’adulto che legge. L’interazione tra parola, immagine e azione è uno strumento incredibilmente efficace per imparare. Se il vostro scopo è ottimizzare il tempo che avete a disposizione per inserire la seconda lingua in famiglia, questi libri vi regaleranno momenti fantastici. Già dai due anni, ma anche prima volendo, potete cominciare con i libri più famosi: noi siamo partiti con “Press Here” e “Mix it Up“. Sono stati utilissimi per imparare i colori in inglese, conoscere come si mischiano i primari per ottenere altri colori (tipo giallo e blu fanno il verde) e per imparare parole complesse come scuotere, pigiare, spalmare, inclinare. Quando i bimbi crescono si possono inserire libri più articolati come Doodle Cook, o il fantastico gioco di carte che vedete nella foto in alto. Tenete conto che i libri di Tullet sono stati tradotti in quasi tutte le lingue: non dovreste avere difficoltà a reperirli anche per lingue diverse dall’inglese.

Chi è Hervé Tullet e perché i suoi libri sono così straordinari

Se anche conoscete già ed usate da tempo i libri di Tullet, forse non vi è mai venuto in mente di indagare su chi sia questo strano personaggio che crea libri per bambini così anti convenzionali (ne ha scritti più di ottanta!). Tullet si è occupato per anni di pubblicità e comunicazione, creando campagne per famose aziende tra cui Hermès. Ma il suo affacciarsi alla letteratura per l’infanzia è dovuto a quello che lui stesso definisce una “rivolta”: alla nascita del primo figlio i libri per bambini gli appaiono noiosi, banali, graficamente trascurati. E’ allora che decide che sì, lui saprebbe fare decisamente di meglio. E come dargli torto: il suo approccio ha decisamente rivoluzionato il concetto di libro per bambini. Da elemento statico a strumento dinamico che coinvolge tutti, in un gioco meraviglioso dove imparare diventa incredibilmente facile e divertente. “The world is a book—look at it like that” he dichiarato in un’intervista: se il mondo è un libro aperto, i suoi libri ti aprono un vero e proprio mondo!

Hervé Tullet

Quando il lettore diventa autore la creatività si scatena e la lingua si scioglie

Ho scoperto che tutto quello che coinvolge i colori, l’arte, la manipolazione e la creatività è particolarmente efficace per stimolare Ettore e Giulio a parlare in inglese. Dal disegnare, al pasticciare con le tempere, dal creare sculture di creta o cartone, al passare un po’ di tempo in un museo: tutto “fa brodo”. Organizzare queste attività spesso richiede tempo, se poi contiamo anche quello che serve per pulire e mettere apposto il fantastico risultato di tanta creatività, a volte la prospettiva può essere un po’ scoraggiante. E’ proprio qui che i libri e i giochi di Tullet diventano degli ottimi amici. Possiamo ottenere dei buoni risultati anche solo aprendo un libro come Doodle Cook, seguire le istruzioni e immaginare dei succulenti spiedini. Questi sono quelli che ha disegnato Ettore proprio l’altra sera, in pigiama, prima di andare a letto. Se invece avete più tempo potete sempre impegnarvi di più e farvi ispirare da “La fabbrica dei colori. I laboratori di Hervè Tullet” (“Art workshop for children” se volete il libro in inglese) dedicato a genitori decisamente creativi. Come dice  Tullet: “Il trucco è quello di non avere alcuna regola”.

Herve_tullet e bilinguismo

The kind Dragon - Il drago gentile

The Kind Dragon: ho incontrato un libro bilingue.

Interessanti incontri in rete.

Come ho conosciuto Fulvia Degl’Innocenti.

Seguo con grandissimo interesse un bellissimo gruppo Facebook dove i genitori si scambiano consigli sui libri da leggere ai bambini (La biblioteca di Filippo, per chi fosse interessato). Una mamma chiedeva titoli di libri da leggere in inglese, e tra i vari consigli ho trovato anche quello di un’autrice, Fulvia Degl’Innocenti, che informava che a breve sarebbe uscito il suo libro: una fiaba in italiano con testo a fronte in inglese. Ed è così che sono entrata in contatto con Fulvia, l’autrice di “Il drago gentile – The Kind Dragon“.

Cosa ci è piaciuto di The Kind Dragon – la recensione di Giulio ed Ettore

Non ho perso tempo, ed ho subito testato sul campo l’effetto di The Kind Dragon su due critici letterari tra i più feroci: i gemelli monelli. La figura di Daddy Dragon ha subito scatenato accese proteste fin dalle prime battute: “a real dragon […] never asks for permission and takes whatever he wants”. Non si fa! E no, un papà che dice queste cose proprio non ce lo aspettavamo! Dall’altro canto anche la gentilezza di Guglielmo ci ha un po’ spiazzati: noi siamo ancora lontani dal ricordare sempre di dire “please” e “thank you” tutte le volte che sarebbe necessario! Ma ci lavoreremo.

drago-gentile-kind-dragonPerché vorrei che sempre più autori seguissero l’esempio di Fulvia Degl’Innocenti: la recensione della mamma

Non voglio raccontarvi oltre la trama di questo bel libro, che parla di come la gentilezza sia sempre la scelta giusta, per non rovinarvi la lettura. Mi limito a sottolineare la delicatezza delle  illustrazioni di Marisa Vestita. Quello che mi ha colpito del libro è stata la scelta del testo a fronte in inglese (con la traduzione di Lilli Gargano). Abbiamo ancora una scarsa consapevolezza di quanto sia importante per i bambini, ma anche per gli adulti, potersi esprimere in più lingue. Il mondo è sempre più multiculturale ed aperto (che lo si voglia o no), e diamo ancora pochi strumenti alle future generazioni di comunicare e comprendere il resto del mondo. Olandesi e danesi vedono la TV anche in inglese, perché molti programmi non vengono nemmeno doppiati. In Norvegia chiunque capisce e si fa capire in inglese, dall’impiegato al benzinaio. Speriamo che la scelta di Fulvia venga emulata da altri autori per l’infanzia. Non si tratta di trascurare il nostro bellissimo italiano: ma i bambini sono in grado di imparare più lingue senza sforzo, perché limitare le loro potenzialità ad una sola lingua?

Qualche domanda all’autrice

Ciao Fulvia, i lettori di Piccoli Camaleonti vorrebbero sapere un po’ chi sei e cosa fai nella vita

Sono una giornalista di Famiglia Cristiana, e per 22 anni ho lavorato nel settimanale per ragazzi Il Giornalino. Ho scritto oltre 80 libri che sono stati tradotti in numerose lingue. Anche in turco, cinese e olandese.

Perché hai pensato “Il Drago gentile” come un libro bilingue?

E’ stata una scelta dell’editore, Fasi di Luna su richiesta di mamme e insegnanti. Hanno già pubblicato in doppia lingua un classico, Il gigante egoista.

Papà Drago è un vero bullo (Giulio lo ha definito “very bossy”): definiresti il piccolo Guglielmo invece una figura maschile controtendenza?

Io credo che la gentilezza non sia una cosa da femmine. Essere gentile è solo un vantaggio nel rapporto con gli altri, anche se ci piacciono i mostri o il gioco del calcio.

Nel tuo libro è Guglielmo, piccolo drago, colui che alla fine insegna agli adulti: quali credi che siano, nella società d’oggi, le cose che possiamo imparare dai bambini?

A guardare il mondo con stupore ed incanto, a dare importanza alle piccole cose, a non dare nulla per scontato, ad avere slanci di affetto.

Quando troveremo The Kind Dragon in libreria?

In libreria è appena arrivato. L’editore è piccolino, e magari bisogna richiederlo al libraio di fiducia, oppure acquistarlo negli store online.

Come sfatare i pregiudizi sul bilinguismo

I pregiudizi sul bilinguismo: demoliamoli uno alla volta.

Un’aura di mistero e diffidenza: i pregiudizi sul bilinguismo

Che i bambini siano in grado di apprendere in contemporanea due o più lingue è una cosa avvolta da un’aura di mistero e diffidenza. Quando io e mio marito abbiamo deciso di crescere bambini bilingui gli sguardi perplessi di amici e parenti si sono sprecati. L’obiezione più diffusa è stata: “sì, ma l’importante è che imparino prima l’italiano, per l’inglese c’è tempo”.

Per non farsi influenzare

Insomma i pregiudizi sul bilinguismo sono tanti, e come vi dimostrerò infondati. Spesso frenano i genitori, che si lasciano convincere a ritardare l’apprendimento di una seconda lingua, o a non provarci proprio delegando la scuola elementare. In questo post proverò a spiegarvi perché si tratta solo di pregiudizi. Spero così di rafforzare la vostra convinzione a cominciare o proseguire con il bilinguismo in famiglia, e di darvi un po’ di argomenti per controbattere a chi, magari anche in buona fede, non ha ancora imparato che farsi i cavoli propri è spesso la soluzione migliore a tanti problemi del mondo!

Il bilinguismo causa ritardi cognitivi e del linguaggio

E’ vero, i bambini bilingui a volte, ma non sempre, cominciano a parlare un po’ più tardi. Per quanto riguarda Ettore e Giulio, non ci abbiamo fatto molto caso: se la sono presa comoda in tutto, svezzati a 7 mesi, imparato a camminare a 17, al secondo anno di materna gli altri bambini “sposavano” le compagne, e loro ancora chini su lego e dinosauri. Se hanno imparato a parlare più tardi? Non credo, e se fosse nessuno (pediatri, maestre) lo ha rilevato. Quindi tutto nella normalità, come avviene generalmente. A volte i bambini bilingui hanno un vocabolario più ristretto in ciascuna delle due lingue, ma se accade è sufficiente intensificare la lettura che amplia il vocabolario in modo divertente e interessante (ne parlo qui).

Il bilinguismo provoca confusione tra le due lingue

Ho già parlato del code-switching e di come mescolare vocaboli e sintassi della prima e seconda lingua non sia indice di confusione. Ma se questo non vi basta, sappiate che il bambino bilingue ha sempre entrambe le lingue presenti nella sua testa. La maggior parte degli errori dei bilingui sono dovuti alla necessità di gestire in contemporanea due lingue, ma spesso sono voluti. Un bambino bilingue ha bisogno di mettere in campo un sofisticato sistema di controllo che impedisca l’interferenza di una lingua quando si esprimono nell’altra. Quello che ad uno sguardo superficiale può sembrare un handicap, è in realtà un vantaggio competitivo.  Questo sforzo sviluppa l’attenzione e la capacità di escludere gli elementi che interferiscono con la concentrazione. Mio figlio Giulio è un maestro, si concentra su quello che gli interessa e per tutto il resto ha elaborato una strategia di esclusione che nemmeno lo scoppio di una bomba lo potrebbe riportare tra di noi. Qualcuno la chiama “testa tra le nuvole”, altri direbbero è svagato o distratto: per me è “concentrazione selettiva”, che fa più bello a dirsi!

Il bilinguismo ha senso solo per lingue ad ampia diffusione

I bambini bilingui hanno più facilità nell’imparare, anche successivamente, altre lingue. Non ha senso pensare che una lingua sia più importante di un’altra. Conoscerne più di una darà una marcia in più per impararne altre ancora. Quindi parlate con i vostri bambini qualsiasi lingua conoscete a sufficienza, e se siete stranieri e vivete in Italia non pensate nemmeno per un momento di privare vostro figlio del dono di una lingua in più oltre all’italiano.

Se volete sbirciare, queste sono le lingue più parlate al mondo secondo il World Economic Forum eccovi serviti. Se qualcuno sa (senza il sussidio di Google) dove si parla la decima lingua più diffusa, il Lahnda, me lo faccia sapere. Sappiate che nelle prime dieci non compaiono: francese, tedesco e italiano!

E’ meglio aspettare che prima il bambino impari la prima lingua

Un papà al parco mi ha detto che nella materna che frequenta suo figlio insegnano inglese solamente ai più grandi (dai 5 anni). Motivo? La seconda lingua va insegnata solo ai bambini che già parlano bene l’italiano. Niente di più sbagliato! Aspettare vuol sempre dire perdere tempo prezioso: già dagli 8 mesi un bambino è in grado di distinguere le due lingue. Prima si comincia, più facile sarà per il bambino imparare a parlare in modo fluente entrambe le lingue.

Una finestra da 0 a 18 anni

Secondo alcuni studi, per parlare una seconda lingua con una fluidità paragonabile a quella di un madrelingua bisogna impararla entro i 18 anni. Non si sa di preciso cosa cambi nel cervello da quell’età in poi, fatto sta che sarà molto più difficile imparare una lingua se la si studia dopo. Ovviamente ci vogliono comunque molti anni per imparare a conoscere bene una seconda lingua: chi comincia a 6 anni ha più tempo a disposizione di chi comincia a 16. Meglio ancora se si sfrutta il meraviglioso momento, da 0 a 3 anni, in cui il cervello crea un’incredibile rete di sinapsi. Ma è ottimo anche cominciare negli anni della scuola dell’infanzia: a quest’età i bambini sono dei veri geni, pensate alla quantità incredibile di cose che imparano in questo periodo! Ma anche gli anni delle scuole elementari possono essere fondamentali (certo, non con un’ora di inglese alla settimana!). Dall’adolescenza, e poi in età adulta tutto diventa più difficile.

Una freccia in più al vostro arco

Non che dobbiate giustificare la vostra scelta di crescere bambini bilingui con nessuno. Ma la mia esperienza personale mi ha insegnato che è importante, potendo, creare un atteggiamento positivo intorno a voi nei confronti della seconda lingua. Se i bambini percepiranno approvazione e rispetto nei confronti del loro bilinguismo, saranno più stimolati e si sentiranno più liberi di parlare entrambe le lingue. Certo, mi direte, ti piace vincere facile: è molto più semplice creare questo clima verso l’inglese che verso, che so, il danese o l’ungherese! Ma non permettete a nessuno di scoraggiarvi: i vantaggi del bilinguismo valgono per qualsiasi lingua, anche per meravigliosi dialetti regionali!

Cartoni animati, film e dintorni: bilingui anche così

I vantaggi della comunicazione visiva

Televisione e bilinguismo

Il cervello umano è in grado di ricordare molto meglio attraverso le immagini che non solamente attraverso le parole. Le persone ricordano l’80% di ciò che vedono, il 20% di ciò che leggono e solo il 10% di ciò che sentono (Visual content marketing, slideshare.net). Per quanto riguarda il bilinguismo le cose non sono così semplici, purtroppo. Studi alla mano (questo è della Washington University), nell’apprendimento precoce di una seconda lingua, soprattutto per i bambini dagli 0 ai 2 anni, l’immagine a video non è paragonabile e non può sostituire lo scambio di sguardi e la voce di un adulto che parla attivamente con il bambino (ne parlo anche in questo blog post).

Quando cominciare con i cartoni animati

Quindi quando possiamo cominciare e come ci possono aiutare i cartoni animati e i film nella seconda lingua? Che tipo di supporto ci possono dare nel far imparare una seconda lingua ai nostri bambini?

Una premessa

Come per tutti i contenuti che pubblico su questo blog, queste sono le mie opinioni personali, quello che ha funzionato bene per noi. Sicuramente ci sarà chi è assolutamente contrario alla modalità video ed ha deciso un “zero-tolerance policy” nei confronti di questo mezzo. O ci sono invece famiglie che hanno deciso di integrare TV e tablet come modalità di intrattenimento dei propri bambini. Non è mia intenzione né criticare chi fa diversamente, né darvi ricette educative. Tutto ciò premesso, noi abbiamo deciso di non usare supporti video prima dei 2 anni: volevamo evitare un effetto “imbambolamento”, senza un coinvolgimento in quello che si guardava. In realtà quando Ettore e Giulio avevano circa un anno e mezzo abbiamo avuto un altro tipo di approccio con il mezzo televisivo, che ci ha fatto rimanere senza TV per i sei mesi seguenti, ma questa è un’altra storia (vedi foto per approfondimenti)!

Cosa si può ottenere da cartoni, film e canzoncine

Il mio intento, nell’introdurre gradualmente i supporti video nelle attività dei bambini, è stato quello di:

  • far sentire altre voci che parlassero inglese ai bambini oltre la mia: per aumentare la loro comprensione di diversi accenti e diversi modi di parlare;
  • arricchire il vocabolario dei bambini;
  • ottenere un effetto di ripetitività (facendo vedere più volte gli stessi video), che aiuta e facilita la comprensione anche di concetti complessi.

Governare il mezzo video con YouTube

Fino a pochi anni fa il mezzo televisivo era sostanzialmente “subito”, e poteva essere scarsamente “gestito”: i cartoni visti in TV non erano in lingua e costringevano alla visione della pubblicità (che per i bambini piccoli, a mio avviso, è particolarmente deleteria). Per avere materiale in lingua era necessario acquistare supporti DVD, spesso con prezzi non sempre abbordabili. L’avvento di YouTube ha cambiato le carte in tavola. YouTube permette di:

  • selezionare i video a seconda dell’età del bambino;
  • selezionare i video nella lingua che ci interessa, non solo l’inglese;
  • evitare la pubblicità;
  • fare vedere più volte lo stesso video per consolidare il lessico e la comprensione di quello che viene visto.
  • usare più device: la TV, il tablet, il PC o lo smartphone.
  • avere uno stretto controllo su quello che il bambino può vedere.

Per quanto sia utopistico pensare di poter precludere del tutto ai bambini l’uso della rete, noi abbiamo deciso, per ora, di non dare ai bambini libero accesso a nessuno dei device digitali. Nel concreto noi decidiamo quando, per quanto tempo, e cosa possono vedere i bambini, che in autonomia al momento non sanno usare nessuno strumento video. Questa è la nostra “policy” familiare che ci consente di usare i video per aumentare il tempo in cui Ettore e Giulio sono sottoposti alla lingua inglese, limitando il rischio che guardare un video diventi una dipendenza invece che una risorsa.

Cartoni animati, canzoncine e karaoke: squadra che vince non si cambia!

Altro capitolo in argomento video: le canzoncine. In casa nostra sono diventate delle vere e proprie compagne di avventura. Mai avremmo creduto di poter cadere così in basso: dai Radiohead a “Head, shoulder, knees and toes“. Eppure sono uno strumento fenomenale per far amare ai bambini una seconda lingua. I canali che offrono loop di canzoncine di tutti i tipi, con piccoli cartoni animati di sfondo sono innumerevoli, e più o meno per tutte le lingue più comuni. Noi usiamo solitamente Super Simple Songs – Kids Songs, o Pinkfong! Kids’ Songs & Stories , fate scegliere ai vostri pupi quelli che preferiscono.

Video e libri: un’alleanza possibile

E poi chi lo dice che bisogna per forza scegliere tra video e libri? I libri per la prima infanzia, soprattutto i più classici, hanno spesso dei fantastici piccoli video, che potete trovare su YouTube e che possono essere visionati dopo aver introdotto il libro, e dopo che i vostri bambini ci si saranno appassionati! Ci sono moltissimi esempi che Giulio ed Ettore hanno apprezzato moltissimo: ad esempio “The very hungry caterpillar“, o “The gingerbread man“, o ancora il meraviglioso “We are going on a bear hunt“, dateci un’occhiata per curiosità.

Il potere dell’immagine in movimento

Il lato vincente del mezzo video è quello di richiedere il coinvolgimento di più di un tipo di memoria, visiva ed uditiva, con il vantaggio del movimento delle immagini, che ha il pregio di catturare maggiormente l’attenzione rispetto all’immagine statica. Per ottenere il massimo da questo strumento, vi consiglio di guardare i cartoni o qualsiasi altro tipo di video nella seconda lingua, insieme ai vostri bambini. Il trucco sta nel rendere questo tipo di attività il meno passivo possibile: so che guardare la saga completa di Peppa Pig non era proprio quello che avevate in mente come momento di rilassamento, ma vi assicuro che sul lungo termine lo sforzo ripagherà abbondantemente il sacrificio.