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Insegnare ai bambini una seconda lingua con lo yoga

I benefici dello yoga e delle basilari tecniche di respirazione e meditazione sono noti da secoli. Se nei paesi in cui sono nate queste antiche pratiche, come l’India, è naturale per i bambini praticare fin da piccoli. Nel mondo occidentale si è scoperto solo recentemente che è possibile estendere questi benefici ai bambini ottenendo risultati sorprendenti. Forse però sono poco o nulla indagate le potenzialità dell’uso dello yoga da integrare all’acquisizione di una seconda lingua da parte dei bambini. Da appassionata e praticante di yoga da oltre dieci anni, e da mamma di due marmocchi decisamente movimentati, vi racconto come abbiamo usato lo yoga per consolidare la seconda lingua e quali risorse in termini di materiali e supporti che avete a disposizione per cominciare.

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Doti linguistiche di bambini e adulti

Imparare una lingua da adulti non è la stessa cosa che farlo da bambini Le doti linguistiche dei bambini sono un tema su cui tutti ritengono, in un modo o nell’altro di poter dire la propria. Le opinioni solitamente sono polarizzate su opposti pregiudizi o leggende metropolitane. Da un lato troviamo gli “ottimisti”, quelli che vi diranno fiduciosi “ma certo, a quell’età sono delle spugne”, convinti che i bambini apprendano le lingue un po’ per magia. Dall’altro lato troviamo invece i “puristi”, quelli che “prima deve saper bene l’italiano” o “poi fa confusione tra le due lingue”. Chi si occupa scientificamente di bilinguismo e di doti linguistiche di bambini e di adulti, sa bene che le cose sono ben diverse, e questa volta la verità non sta nel mezzo. Le convinzioni più diffuse su come un bambino può apprendere più di una lingua, che si tratti di “ottimisti” o “puristi” sono lontane dalla realtà. Vediamo invece come stanno realmente le cose.

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Bilinguismo e fallimento: quando tutto va a rotoli

Storie di bambini che avrebbero dovuto crescere bilingui Ci sono situazioni in cui sembrerebbe naturale e scontato crescere un bambino bilingue. Genitori di diverse nazionalità, famiglie che per svariate ragioni vivono in un paese diverso da quello di origine, genitori cresciuti nel bilinguismo che parlano due lingue a livello di un nativo. A noi genitori non nativi, che ci mettiamo tutto l’impegno possibile, spesso affrontando il triplo dei pregiudizi, queste situazioni sembrano idilliache. Eppure a volte bilinguismo e fallimento vanno a braccetto, e anche in situazioni di questo tipo ci sono bambini che finiscono per restare monolingui in contesti di bilinguismo. Il fallimento di un progetto bilingue Resta sempre un po’ un senso di assenza e di vuoto quando il bilinguismo va incontro al fallimento. La presenza della lingua che avrebbe potuto esserci, e invece si è persa, rimane sempre un po’ nell’aria, come una promessa non mantenuta, o come un semino, rimasto nella terra ma mai sbocciato. Vi racconto quattro storie di bilinguismo e fallimento, storie di bambini che avrebbero potuto essere bilingui, ma …

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Bilinguismo: 10 risposte per quelli che “prima deve imparare l’italiano”

Decidere di crescere un bambino bilingue è un atto di fede, un percorso che richiede impegno e costanza, ricco di enormi soddisfazioni, ma anche, a volte di dubbi e frustrazione. Come se tutto questo non bastasse, spesso l’ambiente sociale nel quale ci troviamo rema decisamente contro. Se in molti paesi e anche in alcune regioni italiane crescere bilingue è percepito come normale ed incentivato, nel resto d’Italia è ancora avvolto da una folta coltre di pregiudizi infondati, soprattutto quando si tratta di genitori non madrelingua. 10 risposte per consolidare le basi del progetto bilingue Per portare avanti con convinzione il bilinguismo in famiglia è necessario avere basi solide e non farsi scoraggiare dal primo che, il più delle volte senza saperne assolutamente nulla, si permetterà di dire la sua. E badate, non ce ne sarà uno solo, sul vostro cammino ne incontrerete molti. Queste sono, per mia esperienza, le 10 obiezioni più frequenti che vi sentirete rivolgere. Ed ecco le 10 risposte che dovete tenere bene a mente per non permettere a nessuno di mettere …

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Genitori non nativi: istruzioni per l’uso

I must have dell’educazione bilingue per i genitori non madrelingua Progettare un percorso di educazione bilingue è, a prescindere, un impegno che richiede costanza, consapevolezza e dedizione. Farlo da genitori non madrelingua richiede uno scatto in più. Spesso non si sa da dove cominciare. A volte serve indossare un’armatura di gomma per tenere testa a tutti quelli che “ma perché? tu non sei inglese”, o “prima deve imparare bene l’italiano”, o “guarda che così gli crei dei ritardi nel linguaggio”. Si tende a vedere come naturale che un genitore madrelingua voglia insegnare la propria lingua madre ai figli. Farlo se non si è madrelingua viene ancora guardato con sospetto e perplessità. Ma noi genitori non nativi siamo sempre di più, e sempre più agguerriti. Pertanto eccovi i miei consigli sui 5 must have dell’educazione bilingue per genitori non madrelingua.

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Oliver Jeffers dai 3 anni: libri per sognare in tutte le lingue

Far appassionare bambini e bambine ai libri vuol dire regalare un passaporto per una vita migliore. I vantaggi della lettura sono tantissimi, dalla creazione di nuove connessioni cerebrali, ai migliori risultati scolastici, ad una maggiore coscienza del mondo e di chi ci circonda. Per chi vuole insegnare più di una lingua ai propri figli, i libri sono uno strumento fondamentale e indispensabile. In questo percorso Oliver Jeffers, autore ed illustratore, sarà un amico di cui fidarsi ciecamente. I suoi libri non vi deluderanno, e vi faranno compagnia per tutta l’infanzia e oltre. Essendo libri di grande successo, sono stati tradotti in moltissime lingue, quindi saranno perfetti nella vostra biblioteca bilingue. Dopo i consigli sui migliori libri di questo fantastico autore dedicati ai bambini 0-3 anni, eccovi i nostri consigli per i bambini dai 3 anni in su.

età del bilinguismo

Il momento migliore per insegnare a tuo figlio una seconda lingua è ora!

Esiste un’età del bilinguismo? La risposta è sì, certo, esiste un’età del bilinguismo, in cui si apprende una seconda lingua senza studiare, ma semplicemente per “esposizione” alla lingua parlata. Oltre quell’età si imparano le lingue straniere, si studia la grammatica e si cerca di comunicare più o meno correttamente e fluentemente con chi non capisce la nostra lingua. Ma qual è il momento migliore per cominciare con un’educazione bilingue? E quando invece è troppo tardi?

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Libri sulle emozioni dei bambini

Come controllarle ed esserne consapevoli in tutte le lingue In inglese li chiamano “tantrum“. Sono quegli improvvisi, e spesso apparentemente immotivati scoppi di ira e collera che ogni genitore teme come la peste bubbonica. E’ una parola talmente strana che ho provato a cercarne l’etimologia: “unknown origin” (origine sconosciuta) dice il Cambridge Dictionary. Esatto, ti ci vuole un’intera carriera da genitore per capire come gestire le emozioni dei bambini, quale ne sia l’origine invece rimane quasi sempre un mistero.

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Insegnare una seconda lingua con gli origami

Cosa c’entra l’origami con l’apprendimento di una seconda lingua? Nell’educazione bilingue il tempo è un fattore fondamentale: non è mai abbastanza. E’ necessario riuscire ad organizzare attività di qualità con i bambini che permettano di ottimizzare al massimo l’esposizione alla lingua. Ma l’origami non è solo un bel passatempo per conversare nella lingua minoritaria. L’essenza stessa di questa attività, la concentrazione che richiede, le varie aree del cervello che coinvolge, fa in modo che si inneschi una sorta di “comunicazione potenziata“. Ecco come e perché.